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facciamo una cosa a tre?


A parte che non scrivo da tipo, boh, un anno? Perchè? Beh non avevo stimoli né voglia, né idee né tempo. E forse dopo questo articolo tornerò in modalità silenziosa, tanto del mio blog non frega un cazzo a nessuno (vittimismo attivo). Ecco, a parte questo fatto, ho appena finito di colmare due ore del mio pomeriggio finendo una serie tv che avevo iniziato e che non vedevo l’ora di terminare. Questa serie fa acqua da tutte le parti ma soprattutto mi ha altamente innervosito. I personaggi, mi davano sui nervi, una in particolare, la volevo morta. Un telefilm assurdo basato su una relazione poliamorosa di tre imbecilli: moglie, marito e la terza (che diosanto ma più figa per tradirsi l’un l’altro no?).

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Ci sono loro, Jack e Emma, sposati, età non si capisce ma direi sui 40, una bella coppia americana con vicini simpatici, il cane, il lavoro e insomma che due coglioni di coppia. Non scopano più e quindi sono apatici, si guardano la tv con quel cazzo di carlino che ronfa lì sul letto e sospirano. Ma poi così dal niente lui decide di vedere una escort, ma una di quelle escort che non esiste: lei non scopa, se ti va bene è così altrimenti vai da un’altra escort! Beh i due si piacciono e quasi arrivano al dunque ma la moglie lo chiama. Torna a casa, lui confessa e lei non si incazza, anzi, il giorno dopo rintraccia la escort e ci esce lei, con limone finale annesso.

Ecco che inizia questa storia tra loro. Innamorati, appassionati, dolcissimi e tenerissimi. Si mollano, poi tornano insieme, cacciano la escort, poi la se la vanno a riprendere. Lei è gay, non è gay. A lei piace lei, no a lei piace anche lui. E poi decidono di avere un figlio e una casa tutta per loro. Ma alla fine… non spoilero. Vedetevela voi questa cagata.

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La riflessione: come si fa ad amarsi in tre? Come si fa ad andare oltre all’orgetta occasionale? Come cazzo si fa dopo 10 anni di matrimonio a decidere di fare una famiglia con una terza donna? Un figlio? Utero in prestito? Casa nuova? Ma sono la sola che ritiene impossibile possa andare tutto liscio? Io credo che l’amore non sia estendibile, non nella stessa forma e che non si possa vivere in tre senza che qualcuno si faccia male. La serie tv mi ha dimostrato che ho ragione. Oltre ad avermi fatto capire che chi ha inventato questa serie ci ha creduto ma a mio avviso ha fallito.

Due donne che si amano non possono amare anche un uomo, nello stesso momento. E, a parte il momento sessuale, che sicuramente è una giostra per il marito, se torni a casa e tua moglie è nella vasca con la sua amante e s’è stappata il tuo vino d’annata, non ci stai dentro! Non puoi. Non se l’ami veramente. Chiamatemi bigotta, ma una relazione a tre ci sta per brevi periodi, poi qualcuno si stanca. Secondo questo telefilm la moglie avrebbe prestato gli ovuli all’altra tizia, (cercava un figlio da 7 anni, invano) che fertilissima avrebbe sfornato il bambino e lei, la moglie, non si sarebbe mai sentita una cogliona, secondo loro? No, secondo loro sarebbero stati tutti felici.

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E quello che penso è poi l’epilogo della storia.

Una vicenda agghiacciante, a mio parere.

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a Milano se sei bravo nel “salto” non paghi il biglietto


Con questo articolo vorrei fare una pseudo denuncia sociale. O come si chiama. Insomma vorrei discutere di un fenomeno ormai noto ai milanesi, ovvero quello del “salto ai tornelli“. Si parla di metropolitana, si parla di soldi e si parla di “prendiamo tutti tante mazzate“. Che cosa succede, dunque, nelle metropolitane della grande città italiana? Succede che l’Atm, azienda ben conosciuta (unica in Milano per muoversi), ha deciso di tutelare sé stessa apponendo l’obbligo di timbrare anche all’uscita dei mezzi, appunto. Peccato che la cosa non serva ad un cazzo, ponga noi paganti nella condizione di regalare i biglietti agli sconosciuti e ci metta nelle condizioni di rischiare un linciaggio, dato che gli addetti ai lavori si fanno beatamente i cazzi loro senza sorvegliare.

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Spesso, per non dire sempre, quando mi accingo ad uscire dai tornelli o dalle porte scorrevoli (che abominevole stronzata) c’è un simpatico individuo che sembra me lo voglia appoggiare, invece no, deve solo uscire senza biglietto usufruendo del mio passaggio pagato. Se ci sono i tornelli, ci sta che te lo appoggi proprio, se ci sono le porte, i sensori le tengono aperte se rilevano un movimento quindi restano aperte anche per far passare intere famiglie. Il tutto pagato da me. Queste persone ti aspettano, nel caso arrivassero alle uscite prima di te, e pretendono di passare, alcuni te lo domandano, altri ci provano e basta. Ed io non li faccio passare mai!

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Ad Assago, limite urbano, pagavo 5 euro al giorno per andare a lavorare, abbonamenti mensili fino a 55 euro, per una fermata extraurbana. Bene, al momento di uscire questi personaggi se non li facevo passare, facendo presente che spendevo l’ira di dio per usare quel biglietto, si incazzavano, additandomi e mandandomi anche a fanculo. Poi arriva il cinese di turno e loro passano, col cinese. Il tutto con continui gestacci nella mia direzione, perchè ho fatto perdere loro del tempo. I più anarchici non usano i paganti, saltano proprio il tornello con agilità, stanno diventando tutti più spessi da quando c’è questo divieto. Tutti atleti. E nel mentre questo accade, io mi volto a guardare i controllori e li trovo sempre lì, dentro il loro tugurio a guardare il cellulare o peggio ancora, per aria, sforzandosi fortemente di non guardare nella direzione dei tornelli: sia mai che li veda e debba intervenire, con il rischio di prenderle.

Si, perchè oggi se fai il tuo lavoro, le prendi. E noi poveri stronzi che paghiamo i mezzi pubblici non possiamo ribellarci, perchè finora mi è andata bene, negando il passaggio a questi nullafacenti, ma prima o poi qualcuno mi tira una pizza in faccia che me la ricordo per il resto della mia vita, se non la perdo proprio la vita (vedi fatti accaduti in metropolitana per aver chiesto di non fumare nei vagoni). Questo perchè non c’è sorveglianza, sono io a dover tutelare me stessa e gli interessi dell’Atm, stando attenta a chi mi si piazza dietro il culo. E’ uno schifo assurdo. E’ una presa per il culo, perchè quando dimentico io di timbrare o prendo il biglietto sbagliato, mi dano 36 euro di multa, se pago subito ovviamente (hanno anche il pos wireless se usi il bancomat). E non serve nemmeno che io mostri un’enciclopedia di ricevute di pagamento mensile o dire che “si, mi sono sbagliata, non ho pensato che per una fermata diventa extraurbana” (una cazzo di fermata di merda), perchè a me, persona onesta, la multa me la fanno e anche con una certa arroganza.

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Qui è un pò come Trenitalia prima dell’avvento di Italo. Un “grazie per la preferenza accordata” quando non ci sono alternative. Ci tocca dare un mucchio di soldi all’Atm e potrebbe anche starmi bene considerato il servizio che offrono, ma parliamoci chiaro: non solo in certe fasce orarie e d’estate dobbiamo aspettare infinità di tempo, non solo nelle fermate extraurbane ci sono orari improponibili per prendere il mezzo (e pagare paghiamo uguale, per lo stesso servizio urbano), non solo d’estate si muore di caldo o ci si siede di fianco ai pinguini, non solo fanno uno sciopero la settimana vietandoci l’utilizzo dei mezzi pagati comunque (non mi scalano la giornata dall’abbonamento), ma dobbiamo anche regalare i viaggi alla gente e rischiare di prendere mazzate. Non ci siamo. Non ci siamo proprio. Per il momento continuo la mia battaglia personale, ma speriamo che cambi qualcosa perchè non vorrei mai trovarmi all’ospedale per aver detto “no” ad un appoggio gratuito.

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vademecum per la sbronza


Non tutti sanno reggere la sbronza. E non parlo di cosa il proprio corpo ci permette, ma come gestire una sbronza è roba da maestri. Partiamo dal concetto che sono una che si sbronza spesso e in diverse occasione ho affrontato situazioni, diciamo, non facili. E’ che quando la ciucca sale perdo ogni filtro e, soprattutto, ho l’abilità di parlare lasciando che la lingua resti a riposo. Indipendentemente da come dici le cose, il succo sta nel saper controllare l’euforia che l’alcol genera, o qualsiasi cosa farai/dirai sarà usata contro di te, il giorno dopo. Se sei con uno del sesso opposto (mediamente carino) non dimenticare di tenere a bada gli ormoni, non dimenticare che ti sei lasciata l’altro ieri e c’è ancora un mergine di recupero, non dimenticare che non ti sei depilata. Pochi consigli per non trovarti in situazioni davvero imbarazzanti ed intricate.

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Io mi diverto molto, da sbronza. E’ anche un grande alibi il più delle volte. In quante innumerevoli occasioni ho tirato fuori la frase “eh ma dai, sono sbronza“. E tutto mi viene perdonato o non viene dato peso. Ma ahimè la “storta” è un canale molto anarchico dove far uscire le proprie emozioni e i propri pensieri, spesso reali e profondi. Purtroppo però si condiscono a molto alcol e vengono espressi in maniera distorta e oltremodo enfatizzata. Quindi: ti sta sul cazzo quello? Diventerà satana e abbonderà in ogni tuo discorso della serata. Attenzione quando parlate. Io, da sbronza, accavallo le parole e la persona davanti a me, che ormai sa, riesce a comporre come un cruciverba tutto ciò che vorrei dire. Inoltre rido, rido come una bionda sobria, le frasi spesso le lascio a metà, il finale lo mimo, ridendo. Attenzione alla linea. Mangio molto, da sbronza. Direi che i chili che ho preso sono quasi tutti dovuti all’alcol, ma si sa: bisogna assorbire. Quindi mangiate molti carboidrati quando alzate il gomito.

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Quando sono sbronza non ho il freno delle bugie. Se sei brutto, te lo dico. Se sei antipatico, te lo dico. E intendo che la dico davvero, ogni cosa. Se sono sbronza io e tu no, bevo di più, fino a che non capisco proprio un cazzo. Perchè, diciamocelo, bere da soli è atroce. Ti senti imbecille, pazzo, contento solo tu. Davanti a te la persona è imbarazzata ed il suo unico impegno è comprendere quello che vuoi dire. Ma così si perde il divertimento. Essere sbronzi significa non capire niente, agire e basta. Lingua per parlare, corpo per muoverti e serotonina in quantità. Da sbronza io non controllo la rabbia, per esempio. Se mi parli di qualcosa che mi infastidisce io divento un tomo di parolacce. Ma l’abilità arriva qui. Mai andare oltre. Devi bere sempre mantenendo quello spazietto dove il tuo cervello ancora elabora e gestisce tutti i tuoi movimenti e pensieri in maniera calibrata.

Anche se faccio fatica mi impegno. Non muovo troppo le mani, cerco di camminare dritta e quando sento che la frase sta uscendo dalla mia bocca sotto forma di verso, io faccio un velocissimo reset del cervello e parlo piano, molto piano. Considera sempre chi hai di fronte, se è qualcuno di collegato ad altre persone che ti stanno sulle palle, non parlare di loro, nemmeno per scherzo. Da sbronza io non mi freno, se inizio, la cascata di parole ti sommergerà e lì lo stop diventa impossibile. Quindi non farlo, non parlare, ascolta e bevi. Affronta argomenti neutri e invita la persona con te a bere, sempre di più. Qualsiasi cosa poi dirai, se l’altro o gli altri sono sbronzi come te, sarà dimenticata quindi potrai togliere ogni cazzo di freno e parlare e ridere fino a scoppiare.

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Non scendere mai di gradi, non prendere un cocktail e dopo una birra. Sali sempre, prima la birra poi il cocktail. Se bevi vino continua col vino, al massimo poi concediti un amaro. Non mischiare gli alcolici: no vodka e poi rum, se bevi gin continua col gin etc etc. Mischiare ti fa sboccare e così ti perdi il vero gusto della sbronza. Non ci si deve stortare per stare male, ma arrivare fino al punto dove le inibizioni si sciolgono e fermarsi. Quindi bevi lentamente, non fare quello che beve come un pazzo. Consigliata la cannuccia per i superalcolici, sale più in fretta e risparmi un pò di soldi. Quando arrivi al tuo livello di controllo moderato, lasciati andare ma attenzione: la sbronza ti fa pomiciare alla grande. Non dimenticarti mai, e poi mai, che con te c’è Gerardo, il tuo amico cesso delle medie.

Concludo con: non metterti alla guida quando bevi.
Un pò di senno ancora ce l’ho.

 

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