Archivi categoria: le atroci verità

L’inconcludente e la prima casa


Sono io, quella che da il titolo ad un post di ritorno. Io che inizio un sacco di cose e non ne porto a termine una. Diciamo che sono passati diversi mesi dall’ultima interazione su questo blog e, senza stare a trovare scuse, non posso dire di aver avuto un lungo periodo tranquillo. Cambio di lavoro, cambio di stile, cambio di capelli, cambio di testa, cambio di partner, cambio di stagione e cambio degli armadi che sta arrivando la primavera, per la centesima volta.

cambiamenti

Ci sono fasi della mia vita (e penso anche di quella di molte altre persone) che faccio un sacco di cose dove non faccio un cazzo. Per spiegarmi, ho vissuto gli ultimi due anni a risistemarmi il cervello perchè non sapevo più se mi piaceva il bianco o il nero e se esistessero o meno delle sfumature degli stessi. Questo procedimento mi ha portato via tempo e soldi, per lo più spesi in bottiglie di vino. Eh si, mi sono data all’alzata di gomito in maniera costante ma equilibrata. Questo vizietto mi ha regalato grandi emozioni sotto forma di sbronze leggere che (vi garantisco che è vero) hanno dato vita ad un sentimento sincero verso me stessa. Si, mi piaccio tanto.

L’inconcludenza però ha regnato sovrana, come sempre.

help

  • Ho iniziato a dipingere, e poi boh mi si sono seccati gli acrilici.
  • Ho iniziato a usare Tinder, e poi niente ho dovuto cambiare numero.
  • Ho iniziato a fare work out, e poi che dire? sono stata a Tropea 6 giorni a mangiare pesce e alcolizzarmi.
  • Ho iniziato a fare le scale in metropolitana, e poi mi sono trovata sulle scale mobili, così, un giorno qualunque.
  • Ho iniziato a credere che forse sto bene da sola, e così mi sono presa una cotta.

Le persone credono di dover fare cose, così, a caso (adoro questo giro di parole) e tutte le volte sono spinte da un entusiasmo smoderato, come me, sempre. Mi piace questa cosa, mi piace che ci sto appresso tutto il giorno, se posso. Mi piace che mi da adrenalina pensare “ora torno a casa e lo faccio“, qualsiasi cosa sia. Chi inizia un percorso di studi, chi decide di tornare a guidare, chi pensa di essere un artista e compra tele e pennelli, e chi pensa di cercare casa, e comprare, e diventare coraggioso. Tipo me, adesso.

primacasa

E così prendi appuntamenti e vai. Arrivi lì e senti l’odore della lettiera del gatto dei proprietari, oppure vedi quel quadro orripilante in salotto, oppure trovi il figlio della tizia a petto nudo sul divano tutto stravolto che ti dice “mmmhsciao“, e vai sul balcone e vedi la ferrovia sotto il tuo naso, o anche ti accorgi che su ogni porta del pianerottolo c’è un post it col cognome dell’inquilino e degli sbreghi sulla porta che pensi sia stato un vicino che voleva entrare a casa di quell’altro per spaccargli la faccia perchè ha tenuto il volume della tv troppo alto alle due di notte e tu se vivevi lì avresti sentito tutto e ti saresti potenzialmente spaventata. Quindi che fai?

le faccio sapere

Comprare casa è la cosa più difficile che io abbia mai fatto. Dalla banca che ti parla di tassi agevolati per i giovani, e che devi muoverti perchè alla tua età col cazzo che ti danno 30 anni, abbassa il budget allora, e trova ciofeche, ma vai lo stesso e le sensazioni ti travolgono. Così ti senti inconcludente. Io la voglio questa dannata casa! Così finalmente decidi che vuoi smettere di usare la parte superficiale del tuo cervello e vuoi chiudere a chiave le emozioni corrotte. Se entro lì e c’è puzza di fumo o un copridivano a scacchi verdi e rossi o un tappeto egiziano, me ne frego! Apri la mente e guarda la casa come sarebbe se ci fossi tu, quando ci sarai tu.

casa

Appuntamento sabato 29, casa piccola, arredata di merda, foto con grandangolo, ferrovia a 300 metri, senza ascensore. Vado, la guarderò con la giusta prospettiva, non decidere ora, non farlo, pensa, immagina, puoi. E poi niente, c’è in giro il coronavirus, così l’agenzia ti chiama e ti dice:

stiamo disdicendo gli appuntamenti per il virus, le faremo sapere“.

A volte penso che la mia inconcludenza mi stia portando a qualcosa, stiamo a vedere.

Lascia un commento

Archiviato in le atroci verità

uomini che uccidono le donne


Gli uomini non sanno stare da soli. E allora tradiscono o si premuniscono di avere un’amante quando decideranno di lasciare l’altra. Da soli non ce la fanno proprio. E poi ci sono quelli che vengono lasciati e dato che una ragione non se la fanno, uccidono. Molti uomini hanno paura della solitudine o della semplice, umana condizione del “far da sè“. Il che implica: cucinare, lavare, stirare, pulire, essere felici. No. E’ la donna a portare a lui ogni cosa, come su di un vassoio: la sua presenza, il suo amore, le sue cure, le sue attenzioni. E se ciò dovesse spegnersi, questi uomini recidono la donna che li sta privando di tale condizione. E io aggiungerei: figli di puttana.

violenza-donne

Questo articolo non vuole essere accusatorio in linea generale ma mi rivolgo proprio a tutti quegli uomini (e ahimè ce ne sono tanti, ogni giorno un femminicidio o semplicemente un codardo che non sa stare al mondo) che non hanno imparato ad essere tali. Sono solo fantocci, inutili pezzi di merda tenuti in piedi dalla loro sicurezza di essere indispensabili. Ma di cosa? Ma davvero credete che eliminando la donna che vi sta lasciando avrete dimostrato il vostro fottuto potere? Siete dei burattini, la feccia di ciò che un tempo erano gli uomini, quelli che dovevano proteggere le loro mogli, i loro bambini, la loro famiglia. Oggi siete un pericoloso virus che si sta diffondendo a macchia d’olio.

Femminicidio-in-Italia-e-nel-mondo-dati

Fate schifo. Siete la bandiera macchiata di un genere che si erge così in alto da sentirsi padroni della vita di qualcun’altro. “Tu sei mia“. “Tu mi appartieni“. E allora se non saranno vostre le ucciderete. E quindi sentite che è ancora vostra, tutto sommato. Ve la siete portata via. Non apparterrà mai a nessun altro uomo. Ci sono quelli che a loro volta si tolgono la vita perchè sono ancora più codardi di fare i conti con la loro merdosa coscienza. E quelli che restano in piedi, vivi, sperando che la loro pena sarà meno di quanto temono. In fondo “lei mi voleva lasciare, che altro potevo fare?“. Vivere. Soltanto andare avanti come moltissime persone sanno fare. Dov’è tutto questo potere, uomini? Non siete nemmeno in grado di vivere.

vilenza--610x400

Dall’inizio dell’anno sono state uccise 50 donne, dal 2015 sono oltre 155. Tutte per mano di ex o compagni o mariti. E’ un qualcosa che non si può non guardare. Ogni notizia su una donna uccisa mi sconvolge, nonostante il reato sia ormai all’ordine del giorno, continuo a non crederci. Ma quanti sono questi uomini incapaci di accettare la normale fine di una relazione? Quanti ancora ne restano pericolosi e assassini? Perchè stanno aumentando in questo modo? Forse perchè la pena non è mai abbastanza. Forse perchè non si ascoltano le grida di aiuto di queste ragazze che vengono perseguitate, stalkerizzate, minacciate. Come Sara, la 22enne di Roma strangolata e data alle fiamme dall’ex fidanzato. Si stava rifacendo una vita con un altro, sia mai.

34a2a9519bed81c6a28b1a6d0bd1c8fb

scarpe rosse contro il femminicidio

Non c’è molto altro da aggiungere più di quanto già tutte noi pensiamo. Esistono uomini diversi, buoni, gentili, comprensivi e che sanno vivere senza una donna. Ma più andiamo avanti più mi sembra un’utopia. Troppi maledetti bastardi, traditori, bugiardi, violenti ed egoisti. Troppi incapaci di prendere una decisione, andarsene, ricominciare da zero, amare chi vorrebbero amare. Troppi che non sanno accettare che non sono più quelli da avere accanto (e menomale, dato l’epilogo) e che le donne che sono state con loro molto tempo, oggi, non li vogliono più. C’è un mondo là fuori fatto di tante cose ma per viverlo ci vuole quello che a questi omuncoli manca: il coraggio.

[…] Ricordatevi di Sara quando un uomo vi dirà che siete sue. Ricordatevi di Sara quando vi dirà che “quella minigonna è troppo corta”, “quel trucco è troppo pesante”, “quella scollatura è troppo profonda”. Ricordatevi di lei quando i vostri amici dicono che quella ragazza di paese, intervistata dai giornali, meritava lo stupro, perchè “se l’era cercata”. Ricordatevi di lei quando un uomo vi darà uno spintone, e poi vi porterà a cena per chiedervi scusa. Pensate a lei quando qualcuno vi dirà che pulire spetta a voi e cucinare spetta a voi e badare ai pargoli spetta a voi. Pensate a lei, quando il vostro uomo non rispetterà il vostro lavoro, quando penserà che non valete quanto lui. Vi stanno già ammazzando, senza il fuoco, ma vi stanno ammazzando.

15 commenti

Archiviato in le atroci verità

la stronzata del “in amore vince chi fugge”


Sono l’unica, forse, che preferisce le persone dolci a quelle stronze? Ma questa leggendaria voglia di stare dietro a chi non ti caga, o ti tratta male, quando finirà? Mai, probabilmente. Perchè le donne soprattutto sono attratte da questi personaggi. Non le richiamano, rispondono loro con due parole in croce e qualche smile sui social, se le scopano e poi hanno una riunione importante, indi scappano. Le riempiono di complimenti ma alla prima occasione fanno notare loro di aver visto un accenno di cellulite sul culo. Insomma, più fuggono, più li rincorrono. Più le trattano a pesci in faccia, più fremono di desiderio.

correre

Ma io no! Apprezzo una carezza, un complimento sincero, un “ti amo così come sei“, un sorriso in mezzo alla gente, un abbraccio a fine giornata, un messaggio amoroso prima di andare a dormire. Cazzo, ma sono davvero l’unica donna che vuole essere amata in maniera normale? Ma cosa mi rappresenta essere trattati come delle merde? Anche no. Quando, nella mia vita, ho avuto modo di conoscere gente del genere, sono stati gentilmente mandati a cagare in un nanosecondo. Appuntamento ore 15, ore 14.45 mi scrivi “mi spiace, non posso oggi, facciamo domani?” risposta mia? “no, facciamo mai più“. Questa è l’eccezione, oggi come oggi. Io sono l’eccezione.

Quando parlo di questo argomento mi sento un pesce fuor d’acqua. Sento donne che bramano al pensiero di quelli che fino a ieri le hanno considerate come straccetti da usare. Si fanno ammaliare da questo presunto mistero che altro non è che “non gliene fotte un cazzo di loroma si trastullano, di tanto in tanto, con le loro vagine. E tutte le volte ci ricascano, credono a tutti quei “ti amo” preorgasmici che si concludono con un “non posso dormire qua, mi dispiace, domattina ho la sveglia all’alba, devo andare ad Vimodrone da nonna per pranzo” e poi li vedi postare la foto del caffe su instagram che è già ora di pranzo accompagnata dall’hashtag “wakeup“.

woman-waiting-for-phone-call3

Tu poi così, decidi di fare una cena tra amiche, prepari gli inviti, crei la situazione, ti prendi la briga di cercare un bel posto, lo prenoti, sai che lei, la tua amica, è giù di morale, ci metti un impegno pazzesco, fai creare il menu che piace a lei, raduni tutte le persone che sai lei apprezza e magari altre che non vede da un pò. Il suo malessere è lui, quel pezzo di merda che per l’ennesima volta l’ha bidonata per portare la moglie e i figli a Cortina. Beh quando tutto è pronto e manca un’ora all’incontro arriva quel messaggio, quello che insomma, è tutto normale secondo lei: “mi spiace amica mia, ma Giuseppe mi ha appena scritto che si è liberato prima e passa da me, facciamo settimana prossima?“.

1445327199767.jpg--niente_piu_sesso_

E allora un “ben ti sta quando ti grattugerà il culo tutta la notte e il giorno dopo ti dirà che non prova più le stesse cose” te lo prendi tutto, amica mia. Certe cose alcune donne se le meritano, è tutto ciò che possono ottenere fintanto che affideranno i loro sentimenti all’adrenalina e non al cuore. Scelte. La mia è di essere felice. La loro è di continuare a rincorrere chi fugge perché “così si deve fare“, e se lo diceva Ferradini! A proposito, ma chi cazzo è Ferradini, ora che ci penso?

4 commenti

Archiviato in le atroci verità