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su internet siamo famosi, ma davvero?


La notorietà su internet è un veleno. Più la desideri più qualcosa dentro di te cambia: livore, malcontento, ansia, invidia, sono all’ordine del giorno. Ma più di tutto scatta un delirio di onnipotenza insana, quando questa notorietà credi di averla conquistata. E’ come quando vinci una somma di denaro alle slot. Più vinci più continui e poi perdi ma continui, perchè è stato così orgasmico sentirsi vincenti che non puoi credere di non poterlo provare ancora. Ma come sempre, la “felicità” è un sentimento oltremodo effimero, e dura molto meno della delusione. L’essere noti, oggi come oggi, è davvero poco faticoso. Basta essere un pò furbi e creare qualcosa che molti non hanno già inventato, per essere cagati più del normale. Su internet è ancora più facile. Non serve creare nuovi brevetti, basta creare personaggi, la gente vuole solo questo. Ma attenzione, non per molto, poi vuole di più, giustamente.

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E allora ti senti importante, quello che magari nella vita reale non possiedi in termini di fama, l’ottieni con qualche seguace, e un pò di like. Anni fa mi cimentavo nella fotografia da studio, insomma, scattare era diventato un lavoro oltre che una passione. Ho conosciuto un sacco di ragazze, alcune note (appunto) sulla piattaforma virtuale e questo mi ha aiutata ad essere conosciuta e quindi “ammirata” (che è ciò che tutti desiderano), ed è capitato a me. Il passaparola, la continua propaganda di me stessa e di questo lavoro, mi hanno portato ad incrementare la mole di “amici” su facebook e di visite sul sito internet. Da lì la notorietà che volevo. Il fine era continuare a coltivare questo mio lavoro. Per un pò è andata bene, poi per mille motivi ho smesso. Ma quello che era stato seminato è rimasto. Sono io ad essere cambiata.

Mi piace condividere la mia vita, anche se in superficie. E mi piace l’interazione virtuale con altre persone. Mi piace che quando scrivo un articolo la gente mi legga e mi apprezzi. E’ assurdo pensare che ciò che facciamo su internet debba essere privato, altrimenti non utilizzeremmo il network. Ciò che però succede a molte persone è la convinzione che tutto questo ci possa bastare. No che non basta, no che non ci soddisfa davvero. Perchè tutto ciò che abbiamo è intorno a noi e se non c’è, non c’è. E ci manca. La sensazione di “onnipotenza” che sentiamo quando ci rileggiamo e pensiamo “quanto sono figo, quanto sono bravo, quanto mi piaccio” dura quell’attimo, poi siamo sempre noi. Non siamo cambiati poi molto, nella vita reale. Facciamo lo stesso lavoro, facciamo tutti i giorni le stesse cose e frequentiamo (più o meno) sempre le stesse persone. Ci piace?

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In realtà potrebbe piacerci, si. Se ci discostiamo per un attimo da questa fama del cazzo che di fondo non ci da altro che benzina per l’ego. Ma abbiamo realmente creato qualcosa, una volta che si è formato il “personaggino” (che se ne vedono 2.000 tutti clonati)? Se non hai costruito qualcosa intorno a te che ti faccia sentire come su internet, che appartenga davvero a te e a tue presunte doti, non hai che un pugno di mosche, alla fine. Anni fa, ero così. Prima che diventassi “qualcuno” in un piccolo microcosmo che era la fotografia e la scrittura. Prima che capissi che piaci se arricchisci, anche se a gente che non conosci e su posti che non esistono davvero. Ho crato notorietà su foto personali, su mie immagini e niente di più. Sono arrivata, semplicemente postando fotografie di me stessa in posa, cambiando colore di capelli, look e altre cazzate, ad essere contattata da endemol per un provino del gf. Ma ho smesso di credere di essere una figa quando la gente che mi “acclamava” poi s’è rotta il cazzo perchè, diciamocelo, ma chi sei? Ho trovato nella mia passione la strada per avere più di una soddisfazione: la notorietà e un motivo reale per ottenerla.

Ora che sono cambiata e che quello che si vede è esattamente quello che sono, senza troppi orpelli (perchè io sono esattamente quella che leggete), mi sono accorta della vita che posso vivere. Ho sentito, nell’ultimo periodo, emozioni vere, nel bene e nel male. Posso avere entrambi. Posso avere il seguito su internet ma la stima fuori da internet. Coltivo interessi in ambedue gli ambiti e nel contempo mi godo la vita, i miei amici, le risate e le pacche sulla spalla. Perchè non c’è cosa più bella dell’affetto incondizionato e la stima della gente che ti sta intorno. Chiunque tu sia, sei meravigliosamente interessante. Questo è la vera notorietà, questo non è una chimera. E se ci arrivi, sei un passo avanti. Pensaci. Ma pensaci davvero, senza temere di poter perdere chissà cosa, tornando a credere di essere davvero importante. Per qualcuno, non per qualcosa.

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N.b. grande stima per i blogger famosi (con testate giornalistiche, scandalistiche, fashionzine, di gossip, e via discorrendo, che si sono fatti strada e lo fanno come lavoro), stima per chi su internet pubblicizza il proprio mestiere e ne fa marketing, stima per tutti coloro che sono famosi attraverso la piattaforma e che con la  condivisione hanno arricchito molti di noi. Il mio articolo, ovviamente, non è per loro. E che nessun altro si senta toccato, se non in maniera positiva, grazie.

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i followers melliflui di instagram


Instagram, un social molto conosciuto e apprezzato. Ne ho già parlato in un articolo precedente ma vorrei soffermarmi sull’aspetto più inquietante. Ovvero tutti quei followers che diventano followers allo scopo di farsi seguire. Se ciò non accade, smettono di essere tuoi followers. Mi spiego meglio. C’è lui, che mette due o tre like, e poi ti segue. Ecco che il numero dei tuoi followers aumenta a +1. Tu guardi il suo profilo, non ti piace ciò che pubblica indi non ricambi. Passa mezza giornata, massimo una. Successivamente vedi che il numero si è abbassato a -1. Verifichi con un apposito programma ed ecco che il non seguace è lo stesso che aveva appena iniziato a seguirti. Schizofrenia? No.

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Il motivo è semplice. Questi personaggi ti seguono con la pretesa, la speranza, il desiderio, di farsi seguire da te al solo scopo di alzare il numero dei suoi followers, e quindi (secondo la linea guida del social) diventare più “popolare“. Se hai un numero alto di seguaci è altamente probabile che le tue fotografie saranno guardate di più e apprezzate da più persone. Pubblicare immagini che nessuno cagherà non ha senso. Quindi è tutto molto coerente e normale. Quello che non è normale, a mio avviso, è acquisire seguaci solo per “cortesia“. Io, esempio, non lo vorrei. Se vuoi seguire la mia pagina fallo perché ti piace ciò che vedi, altrimenti ciao.

Ci sono poi i casi più eclatanti: loro che ti seguono, poi ti mettono 15 like in 1 minuto e commentano con “bellissima” “fantastica” “mitica“. Passa mezz’ora e smettono di seguirti. Ecco, loro, sono personaggi altamente disturbati. Io non discuto che seguendo attiri l’attenzione e magari quella persona si interessa a guardare i tuoi scatti, ma perlomeno segui chi davvero ti piace, per poi continuare a seguirlo a prescindere. Che senso ha cliccare “segui” a cani e porci? Soprattutto, quanto cazzo di tempo da perdere hai a ricordarti chi devismettere di seguire“?

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Riesco ad ottenere 5/6 seguaci al giorno. Ma il giorno seguente ne ho acquisiti altri 5 e persi 7. E’ un’altalena che infastidisce ma che è sempre e solo in linea con quanto scritto finora. Sono followers di poche ore fa, che decidono di abbandonarti. Quindi sicuramente meglio così. Ma c’è una piccolissima nicchia di “non più followers” che mi fa sorridere. Le persone che un minimo conosci e che fino a poco tempo prima clikkavano “mi piace” ad alcuni tuoi scatti. Poi, di punto in bianco, smettono di seguirti. L’unico motivo che mi viene in mente può essere che non ricambiavo. Allora io mi dico, perchè smettere se ti piaceva ciò che pubblicavo? Non siete poi così diversi da quelli sopra descritti. A meno che… ci siano altri motivi.

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Tipo “pfff mi hai annoiato“.
E allora “pfff anche tu, ricambio e smetto di seguirti“.

Ci può essere un piccolo, sottilissimo, velo di piacere nel farlo perché tutto sommato “la verità è che non mi interessavi abbastanza” dal ricordarmi di cliccare “non seguire più“. Mi hai fatto da promemoria!

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i social e la loro fottuta utilità


Che grande, immenso, universo, quello dei social. Ogni giorno ne spunta uno, sono come funghetti. E pian piano si uniformano in un unico cosmo gigante che ci avviluppa. Che ci inghiottisce, oserei dire. Ma ognuno di loro ha una sua peculiarità, riesce ad estrapolare e far emergere, da ognuno di noi, lati differenti, manie differenti. Voglio portare come esempio alcuni dei più famosi social degli ultimi anni, a partire da Facebook che “trovami una persona che non è iscritta“.

Su Facebook si racconta ogni cosa facciamo. Condividiamo ogni istante, anche quello più intimo. E scatta la foto con lei nel letto sotto le coperte, e scattala mentre caghi, e scattala mentre mangi sushi, e scattala mentre festeggi il compleanno della nonna, e scattala anche in ospedale con la flebo in vena. I nostri dissensi, le nostre gioie, i nostri momenti. Tutto alla mercé del popolo. Ed è questo che ci piace. Esibizionismo, nudo e crudo. Ma c’è chi ancora dice “non è mica vero!“. Ma che cazzo di bisogno c’è di postare la tua foto con settordici sfondi diversi e persone diverse accanto, sembri copia incollato cristo di dio!

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Poi Twitter, il social più arrivista che io conosca. Credo che chiunque approdi su Twitter voglia solo notorietà. Anche perché che cazzo vuoi esprimere con 140 fottuti caratteri? E allora c’è quello che posta freddure politiche, quello ironico, quello depresso, quello romantico. E più followers hai, più sei un figo. E si fa a gara a chi spara frasi più originali, particolari, freddure che colpiscano. E poi si incazzano che se le vedono sciorinate su altri network. Ma fatemi capire: siete grandissimi autori o semplici cinguettii su internet? Avete ragione dai, una citazione è pur sempre una citazione ma, rimane il fatto che 8 ore al giorno lavorate come tutti. Siete come tutti. E Twitter non vi da altro che una vetrina modesta e, a mio avviso, inutile.

Parliamo di Tumblr, la piattaforma più “artistica” che io abbia mai visto. Frasi, fotografie, profili disparati. Che devi fare? Postare una foto. Per lo più non sono nostre. Vedi fotografie di chiunque, postate sul social così, tanto per fare. Se dovessi mai trovare un’immagine del tuo faccione su Tumblr e il profilo non è il tuo, non te la menare, “si trovano su google, cazzo vuoi?“. Citazioni, aforismi, immagini. Tutto senza un reale senso, una vetrina inutile ma colorita. Credo sia il social più stupido che esista ma ogni tanto ci trovi qualche immagine da ripostare a tua volta, senza porci il quesito: ma di chi è, questa fotografia?

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E poi c’è Instagram. Ecco, Instagram mi garba. Molto concentrato sulle immagini quindi non può che piacermi. Ma questa volta è tutta roba nostra (a parte alcuni profili creati per postare determinate categorie di foto, ampiamente specificate quindi in linea con la netiquette): dalle nostre belle facce, al cibo, ai paesaggi. Una fantastica vetrina per chi vuole farsi conoscere come fotografo o anche solo come persona. C’è la nostra faccia, il nostro look, la nostra casa, i nostri averi. Ma niente di troppo intimo. Anche qui il numero di followers alletta sempre. Ma in fondo, essere noti su Instagram è decisamente appagante. Con poco tu puoi piacere a un sacco di gente.

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I social sono tanti e sempre più invasivi. La nostra vita è condizionata dalla notifica, dal messaggio privato, dalla chat, dai likes. Vogliamo sempre essere di più, perché internet ce lo permette. A volte dimentichiamo chi abbiamo accanto, i nostri passatempi, quel tempo libero che si sfruttava per un buon libro o per una sana scopata. Maneggiare con cura dovrebbe essere il motto per i social ma non credo ci sia salvezza, ormai. Quando siete in metropolitana fate caso a chi sta seduto di fronte a voi: vi è mai capitato di vedere qualcuno leggere un giornale? Mi manca lo stronzo che apriva il quotidiano e mi finiva in faccia. Si, un pò mi manca.

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