le domande senza senso alcuno


Articoli, su noi commesse e su voi clienti, non si sprecano mai. Ma proprio mai. Come non si sprecano le domande, quelle argute, colme di intelligenza, quelle di tutti i cazzo di giorni. Le domande che se non le faceste noi che ci staremmo a fare? No, ma fatemi capire, perchè se ti dico che “c’è verde e rosso” mi chiedi “ma grigio no?“. No, grigio no. “Nemmeno blu?“. E vorremmo gridare.

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Durante un turno da commessa, facciamone uno medio, 6 ore dai, sono buona (magari di lunedi), le domande senza senso alcuno sono circa un centinaio, spalmate a tutte noi del turno, facciamo 4. Quindi in media riceviamo circa 25 DSSA (abbreviamo) a testa. Alle quali non possiamo che replicare cercando di sembrare il più calme possibili. Partiamo con la lista delle più popolari, in ordine di ignoranza:

– ore 20.28 (chiusura negozio 20.30), musica spenta, mezza porta chiusa, solo noi commesse dentro, rumore di grucce che sbattono (eco compresa), entra lei con fare vago, non saluta (ovviamente), tocca un pò i vestiti, bisbiglia qualcosa tra sé e sé, poi si volta, ci vede e chiede: “a che ora chiudete?

– entra lei con visibile e palpabile noia addosso, si dirige da noi e “chiedo che faccio prima… ma come vestiti?“. Forse fa prima lei, ma non facciamo prima noi. Ma come vestiti cosa? Cosa intendi, cosa vuoi, cosa mi stai chiedendo? Nella psicologia di questa cliente noi dovremmo capire i suoi gusti in fatto di stile, colore, lunghezza, vestibilità e soprattutto capire se è per un’occasione o per tutti i giorni. Così, con uno schiocco di dita. E quando per caso cerchi di sondare con “ma come lo vorresti?” lei prontamente risponde “non saprei, tu cos’hai?“.

– tavolo pieno di maglioni basici, ma stracolmo, strabordante, pregno di tutti i maglioni basici che una persona possa desiderare, e lei “scusa, come maglioncini basici hai questi colori?” “si signora!” “ah… ma quindi…” “si, verde, nero, bianco, grigio, bordeaux, beige, panna e senape” “ah… ma celeste no?“. Tornando alla intro dell’articolo, a questa domanda noi dobbiamo compiere degli sforzi disumani per non far trapelare la nostra forte perplessità e angoscia, e quindi la risposta vien da sé, rapida e indolore “no signora, celeste non c’è“.

– saldi, casino inumano, orde di persone nel negozio e c’è lei che si fa strada e ci raggiunge, raggiante nel suo sorriso migliore e parte la domanda “ciao, senti io mi devo laureare a breve, come tailleur cos’avete? Me li mostri?“. La domanda di per sé non è una DSSA ma in quel preciso momento io la definirei una domanda bastarda, molto infima, molto feroce, senza pietà.

cliente

– e poi c’è lei che non ha paura di niente e di nessuno, ma soprattutto ha uno spiccato ottimismo, perchè chiede “ciao, senti io ho visto un abito in vetrina tipo 4 mesi fa, nel vostro negozio di Roma Termini, ma non l’ho trovato qui da voi, mi puoi aiutare?“. Allora partiamo dal primo punto, lo vedi in vetrina 4 mesi fa? E secondo te ancora esiste? Non è stato macerato e buttato tra le fiamme (se avanzato)? Secondo punto, a Roma Termini. E secondo te io so come cazzo erano le vetrine 4 mesi fa a Roma Termini? O semplicemente le vetrine di Roma Termini in qualsiasi giorno dell’anno? Punto tre, non l’hai trovato in negozio se ti posso aiutare? No, non posso. E’ impossibile aiutarti.

– la temeraria, “buongiorno, ho comprato questo jeans l’anno scorso al centro commerciale di Carugate, si è completamente strappato sul sedere, cioè una cosa allucinante come s’è sfasciato! Comunque, non ho lo scontrino, posso cambiarlo?“. Devo aggiungere qualcosa?

– ci sono loro, madre e figlia, che si fiondano da te con calma e serenità e con la stessa calma e serenità la madre ti domanda “ciao, chiediamo a te, cercavamo un pantalone per lei” indicando la figlia “ok, che pantalone desidera?” “eh non so… per lei” (indicando nuovamente la figlia). Ora, io dovrei tradurre il “per lei” con: taglia, colore, modello, occasione, età e stigrandissimicazzi? Ma manco Harry Houdini!

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Di DSSA ce ne sarebbero una valanga ma non posso dilugarmi oltre. Queste sono le più gettonate. Dopo 10 anni di onorata carriera da commessa posso ammettere, senza vergogna, che ancora oggi rimango fortemente scossa, ogni volta mi pongono queste DSSA. Credetemi, ogni cazzo di volta.

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5 commenti

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5 risposte a “le domande senza senso alcuno

  1. Mi piace sempre leggerti! 😉 Ti auguro una piacevole serata. ❤

  2. claudio

    Che dire Virginpunk… Ho letto e mi sono divertito. Mia moglie ha fatto la commessa (lavoro tosto) e ho ritrovato alcune delle sue incazzature. Ti ho scovato per il tuo “i followers melliflui di instagram” … Mi hai spiegato come funziona, ti ringrazio. Mi piace come scrivi, è autentico… continua con la tua attività! Claudio

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