da Dicembre non ci sono per nessuno


Arriva Dicembre con la sua aria frizzante, la sua atmosfera avvolgente che ti fa subito pensare al Natale, alla famiglia, al focolare domestico, ai regali, ai parenti, si loro, quei bastardi che l’ultima foto su facebook che hai pubblicato sono subito andati a spedirla a tutti i contatti whatsapp: “hai visto la figlia di? Ma come è diventata? Sembra un uomo!“. E così il mese più caratteristico dell’anno è alle porte e ogni cosa ci ricorda momenti passati, belli e brutti, che abbiamo vissuto. E’ come se Dicembre fosse il mese dei confessionali interiori, dove butti via il prima e guardi con ottimismo il dopo.

Questo non vale per noi, i commessi.

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Dicembre mette fine al temutissimo “black friday” (che va be, lasciate stare che poi diventa black week end, sono dettagli), lascia dietro di sé la scia delle clienti più pericolose, più affamate e più temerarie. Non si volta indietro, non ci pensa nemmeno. Ma poi ci giriamo in avanti e vediamo il buio. Il ponte dell’Immacolata con il suo Sant’Ambroeus di merda (vale solo per Milano) che gli fa da apripista, il periodo dei pre saldi (che poi perchè cazzo dobbiamo fare i pre saldi se ci sono già i saldi? A sto punto facciamo saldi tutto l’anno, così non sentiamo la differenza e le clienti perdono l’entusiasmo nei saldi veri e propri e non ci inducono al suicidio) e poi il Natale, i regali, i quesiti omerici del “fate già gli sconti?“, “ci sono già degli sconti?“, “posso avere uno sconto?“. Per poi concludere con lei, la notte prima dei saldi.

I commessi sanno di cosa parlo. Si tratta della prezzatura, predisposizione all’evento, lavori di manovalanza e stress psicogeno prima di dover affrontare il nostro più grande incubo. Uno dice “il mese di Dicembre dovrebbe far rilassare gli animi in vista dei mesi piu duri (praticamenti tutti fino a primavera)” e invece no! La nostra vita si ferma, mentre tutti si apprestano a giornate di vacanza, feste, gioie, noi moriamo. Andiamo in ibernazione mentale e il nostro corpo risponde solo ad impulsi esterni. Sogniamo i fantastici giorni a casa dal lavoro, lo sguardo verso la neve appena caduta dalla finestra mentre sorseggiamo un caffè caldo, le corse per schivare le palle di neve di tuo nipote, la cena della vigilia con quel meraviglioso albero che illumina la stanza.

dicembre

Noi avremo dei modernissimi e attrezzatissimi tupperware per mangiare prima di iniziare il turno nel nostro spogliatoio. Avremo quella dolce amica carezzevole che si chiama “ansia” che ci sosterrà per tutto il periodo. Avremo la visione dell’albero a casa di notte quando andremo a pisciare dopo esserci svegliati di soprassalto durante un incubo sul primo giorno dei saldi. Avremo la consapevolezza di questi mesi della nostra vita persi dietro a maglie buttate a terra, richieste inverosimili, ore senza fine e senza respiro. Avremo la certezza che tutto finisce ma che durante ci siamo lasciati scappare: un panettone Maina, quattro torroni del trentino con nocciole e mandorle, un kg di pistacchi, cinque portate per pranzo e la gioia di vivere.

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Ma che vogliamo farci? Questo è il nostro lavoro e ce lo siamo scelti noi (poi c’è chi si licenzia per molto meno, evviva l’Italia disoccupata!), ci sostenta, si prende cura di noi, ci fa sentire utili (ma non indispensabili, ahimè, come tutti i lavori) e alle volte ci da anche materiale succoso da raccontare ad amici e parenti, e da scrivere sul blog. Quindi perchè lamentarsi? Condividiamo il nostro Dicembre, restiamo uniti e ricordiamoci sempre che i più forti siamo noi. Noi che resistiamo, noi che ci mangiamo i tortelli Giovanni Rana alle quattro del pomeriggio per poi lavorare fino alle dieci, noi che carpiamo l’animo umano (chi meglio di noi conosce l’io più profondo delle persone?) e che ne usciamo sempre più forgiati. Siamo ormai entrati nel periodo più soffocante dell’anno ma ce la faremo, come tutte le cazzo di volte.

Buon Natale e buon tutto quindi. Noi commessi vi auguriamo un nuovo anno ricco di amore, pace e …vaffa moc a ched chiavic de mamt..c t awandc t romp u cul..vin do..vin do!

 

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