Archivi del mese: settembre 2017

ogni cacca “stop”!


Quand’ero bambina facevo uno strano gioco con mia madre. Per molti anni io e lei abbiamo affrontato lunghi viaggi, tutte le mattine, per recarmi a scuola. Abitavo in un quartiere di Milano, in periferia, e la mia scuola si trovava da tutt’altra parte. Questo perchè avevamo avuto uno sfratto e ci siamo trovati a scegliere la soluzione più sbrigativa, ma ormai la mia scuola era nel quartiere dove abitavo prima. Così ho terminato gli studi accollandomi 3 mezzi per andarci. Quanto tempo passato insieme, io e mia madre! Sempre molto complici e sempre molto sorridenti anche se sveglie dall’alba.

Il gioco consisteva nel diventare cieca. Nei tragitti più lunghi, quasi sistematicamente, dicevo: “mamma, ogni cacca stop!“. La prendevo a braccetto e chiudevo gli occhi. Il suo compito ero accompagnarmi nel cammino e avvertirmi se ci fosse stato un imprevisto per strada, così che lo avrei scavalcato o driblato. Il comando era, appunto, “stop“. E’ divertente pensare che l’ostacolo più temuto era la cacca di cane sul marciapiede, quando ai tempi non esisteva l’usanza di raccoglierla, quindi Milano ne era cosparsa. Ecco che non vedevo più niente. Non sapevo dove stavo andando e lasciavo a mia madre il compito di indirizzarmi, come nella vita, anche sulla strada.

Cosa significava tutto questo? Perchè lo facevo? Ricordo che la sensazione più forte era “cosa penserà la gente vedendomi con gli occhi chiusi? Che sono cieca? Che sono pazza?” e mi divertiva pensare che le persone si interrogassero su questo. E poi pensavo “come sarebbe se non ci vedessi più?“. E questo mi faceva paura. Ma non abbastanza per riaprirli. Quando mia madre si fermava sapevo di essere giunta al termine (autobus, panettiere per la colazione, scuola) e allora tornavo a guardare il mio mondo. Così com’era. Con la gente che correva per andare a lavorare, con i bambini che prendevano la brioche calda al panificio, con tutte quelle persone adulte che io sentivo lontane. Io ero una bambina, e questa era la mia sicurezza maggiore.

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Oggi, a distanza di trent’anni, vorrei poterlo rifare, questo gioco idiota. Oggi avrebbe una connotazione totalmente diversa. Non mi intrigherebbe più la sensazione di essere oggetto di attenzioni altrui, oppure quella di essere condotta da qualcuno senza preoccuparmi dell’itinerario o anche quella di alzare in me l’adrenalina per schivare l’ostacolo nel momento del comando. Oggi mi piacerebbe non guardare il mio futuro, non osservare ciò che mi circonda, così cambiato, così atrocemente adulto. Vorrei poter chiudere gli occhi e lasciare che altri si occupino del resto, potermi nascondere, perchè se non vedo io non mi vedono nemmeno gli altri. Vorrei potermi sentire al sicuro, ad occhi chiusi, senza vedere quello che mi potrebbe accadere. Perchè oggi sono più vulnerabile di allora. Oggi non sono più quella bambina.

A quei tempi non immaginavo che sarei arrivata ad oggi, che sarei diventata la donna che sono. Nè credevo che mi sarebbe ancora venuto in mente quest’improbabile gioco. E soprattutto non pensavo che avrei provato il desiderio di rifarlo, per avere ancora la sensazione che niente e nessuno mi possa scalfire, che niente mi possa mai far inciampare. Credo però di averlo fatto ancora, credo di aver chiuso gli occhi un attimo, ma questo mi ha fatto commettere una serie di innumerevoli errori. Perchè oggi non sono quella bambina, oggi il significato delle cose, delle azioni, e dell’amore non è più lo stesso. Avrei dovuto aprirli, questi occhi, e guardare cosa stava succedendo.

Non ero affatto una codarda, trent’anni fa, ero pronta ad ascoltare le voci, le parole, i discorsi fuori dal mio mondo puerile. Oggi invece è tutto diverso. Non ho più saputo ascoltare, nè gli altri, nè me stessa. Consiglio a tutti voi di farlo, ogni tanto. Di chiudere gli occhi e di dire a chi vi ama “ogni cacca stop!“, affinchè vi eviti di farvi male, affinché vi aiuti a non farvi cadere. Per non avere la responsabilità di dovervi perdonare.

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le celebri frasi delle clienti


Le clienti entrano e tu le saluti ma automaticamente sentono il bisogno spasmodico di chiedere: “posso dare un’occhiata?“. Ma perchè me lo domandi? Ma secondo te? Che cazzo di domanda è “posso dare un’occhiata?“. Un negozio è aperto, chiamasi “pubblico esercizio” e tu mi chiedi se puoi guardare? E che cosa entri a fare, fammi capire? Ma dietro questa domanda apparentemente stupida e priva di senso, si cela un pensiero che accomuna tutte le clienti di questo tipo. Traduzione: “non mi rompere i coglioni, non voglio che mi assisti, voglio solo guardare e andarmene senza sentirmi angosciata da te che vuoi vendermi per forza cose di cui non me ne frega un cazzo e dovrei essere educata e gentile e non ne ho voglia e mi metti in imbarazzo quindi stammi alla larga tanto non compro o se comprerò lo deciderò in completa autonomia e serenità“.

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Mi rendo perfettamente conto che “posso dare un’occhiata” è senz’altro meglio rispetto a quello che in realtà pensano ma trovo comunque che sia fastidioso, cazzo vuoi rispondere a una domanda del genere? La nostra risposta è classicamente “ma certo” traduzione breve di “veramente ti stavo solo salutando, scusami se tra le tante cose che una commessa deve fare per prendere lo stipendio c’è anche quella di essere naturalmente gentile ed educata“. Queste clienti vogliono il mass market, vogliono farsi i cazzi propri, guardare e decidere. Le capisco, io sono proprio così. Ma mai sono entrata e in risposta ad un “buongiorno” ho chiesto se potevo “dare un’occhiata“. Mi sentirei idiota.

Preferisco di gran lunga quella che entra e ti dice “do un’occhiata“, perentoria, senza lasciare spazio a dubbi. E’ tutto molto più chiaro. Oppure quelle che dicono “do uno sguardo, poi torno con calma“, ma perchè entri se non vuoi provare nè acquistare? Ma soprattutto perchè “con calma domani” se stai entrando ora, se non hai tempo non entri direttamente, posticipi. E poi ci sono le meglio, i premio nobel del prima di provare “ma non compro oggi eh? devo aspettare fine mese, giusto per farmi un’idea“. Io sfido qualsiasi commessa a servire questa cliente con entusiasmo. Ci si prova eh? Ma dentro soffriamo, moltissimo.

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Non da meno sono quelle che “ho visto in vetrina due mesi fa…“. Allora, parliamone. Se tu passi davanti alla vetrina e vedi un tranch che ti piace da impazzire ma perchè non entri e te lo provi? Ma perchè aspetti due mesi? Ma perchè credi che possa essere ancora lì ad aspettare te? E poi loro del “torno coi saldi“. Ma chi cazzo te lo dice che lo trovi ancora? Ma come si fa a non acquistare un capo se ti piace solo perchè vuoi pagarlo meno e devi attendere 3 mesi. Al di là del fatto se il prodotto sarà ancora disponibile tu rinunci a lui per 10 euro? A me verrebbe un’ansia attanagliante.

Vogliamo parlare della cliente con il cellulare? Precisiamo subito che 9 su 10 usano questa tattica per eludere i nostri tentativi di agganciarla. Se una parla al telefono come fai a romperle le palle? Nessuna mai interverrebbe su una telefonata privata, giammai. Quindi lei lo sa e abilmente parte le chiamata poco prima di entrare. Così lei guarda e nessuno la disturba. E si fa il giro senza guardare le commesse, scartabella i capi, a volte riesce anche a provarseli (ci sono stati casi di donne con l’auricolare che provavano abiti senza smettere di parlare, ora voi ditemi come cazzo hanno fatto!) e poi se ne va, sempre parlando al telefono. Ok, furba ma non è un tantino senza senso entrare nei negozi distratta dalla telefonata?

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Concludo con la domanda più epica, la migliore, la più famosa, quella che tutte le commesse ne parlano (oltre al “ci penso”, di cui scrissi già un articolo a parte), la domanda del colore:

che colori hai di questo maglione?
rosso e nero
verde no?
no, signora, verde no
nemmeno fucsia?

Che possiamo fare? Se non sono così noi non le vogliamo!

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facciamo una cosa a tre?


A parte che non scrivo da tipo, boh, un anno? Perchè? Beh non avevo stimoli né voglia, né idee né tempo. E forse dopo questo articolo tornerò in modalità silenziosa, tanto del mio blog non frega un cazzo a nessuno (vittimismo attivo). Ecco, a parte questo fatto, ho appena finito di colmare due ore del mio pomeriggio finendo una serie tv che avevo iniziato e che non vedevo l’ora di terminare. Questa serie fa acqua da tutte le parti ma soprattutto mi ha altamente innervosito. I personaggi, mi davano sui nervi, una in particolare, la volevo morta. Un telefilm assurdo basato su una relazione poliamorosa di tre imbecilli: moglie, marito e la terza (che diosanto ma più figa per tradirsi l’un l’altro no?).

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Ci sono loro, Jack e Emma, sposati, età non si capisce ma direi sui 40, una bella coppia americana con vicini simpatici, il cane, il lavoro e insomma che due coglioni di coppia. Non scopano più e quindi sono apatici, si guardano la tv con quel cazzo di carlino che ronfa lì sul letto e sospirano. Ma poi così dal niente lui decide di vedere una escort, ma una di quelle escort che non esiste: lei non scopa, se ti va bene è così altrimenti vai da un’altra escort! Beh i due si piacciono e quasi arrivano al dunque ma la moglie lo chiama. Torna a casa, lui confessa e lei non si incazza, anzi, il giorno dopo rintraccia la escort e ci esce lei, con limone finale annesso.

Ecco che inizia questa storia tra loro. Innamorati, appassionati, dolcissimi e tenerissimi. Si mollano, poi tornano insieme, cacciano la escort, poi la se la vanno a riprendere. Lei è gay, non è gay. A lei piace lei, no a lei piace anche lui. E poi decidono di avere un figlio e una casa tutta per loro. Ma alla fine… non spoilero. Vedetevela voi questa cagata.

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La riflessione: come si fa ad amarsi in tre? Come si fa ad andare oltre all’orgetta occasionale? Come cazzo si fa dopo 10 anni di matrimonio a decidere di fare una famiglia con una terza donna? Un figlio? Utero in prestito? Casa nuova? Ma sono la sola che ritiene impossibile possa andare tutto liscio? Io credo che l’amore non sia estendibile, non nella stessa forma e che non si possa vivere in tre senza che qualcuno si faccia male. La serie tv mi ha dimostrato che ho ragione. Oltre ad avermi fatto capire che chi ha inventato questa serie ci ha creduto ma a mio avviso ha fallito.

Due donne che si amano non possono amare anche un uomo, nello stesso momento. E, a parte il momento sessuale, che sicuramente è una giostra per il marito, se torni a casa e tua moglie è nella vasca con la sua amante e s’è stappata il tuo vino d’annata, non ci stai dentro! Non puoi. Non se l’ami veramente. Chiamatemi bigotta, ma una relazione a tre ci sta per brevi periodi, poi qualcuno si stanca. Secondo questo telefilm la moglie avrebbe prestato gli ovuli all’altra tizia, (cercava un figlio da 7 anni, invano) che fertilissima avrebbe sfornato il bambino e lei, la moglie, non si sarebbe mai sentita una cogliona, secondo loro? No, secondo loro sarebbero stati tutti felici.

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E quello che penso è poi l’epilogo della storia.

Una vicenda agghiacciante, a mio parere.

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