Archivi del mese: settembre 2016

a Milano se sei bravo nel “salto” non paghi il biglietto


Con questo articolo vorrei fare una pseudo denuncia sociale. O come si chiama. Insomma vorrei discutere di un fenomeno ormai noto ai milanesi, ovvero quello del “salto ai tornelli“. Si parla di metropolitana, si parla di soldi e si parla di “prendiamo tutti tante mazzate“. Che cosa succede, dunque, nelle metropolitane della grande città italiana? Succede che l’Atm, azienda ben conosciuta (unica in Milano per muoversi), ha deciso di tutelare sé stessa apponendo l’obbligo di timbrare anche all’uscita dei mezzi, appunto. Peccato che la cosa non serva ad un cazzo, ponga noi paganti nella condizione di regalare i biglietti agli sconosciuti e ci metta nelle condizioni di rischiare un linciaggio, dato che gli addetti ai lavori si fanno beatamente i cazzi loro senza sorvegliare.

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Spesso, per non dire sempre, quando mi accingo ad uscire dai tornelli o dalle porte scorrevoli (che abominevole stronzata) c’è un simpatico individuo che sembra me lo voglia appoggiare, invece no, deve solo uscire senza biglietto usufruendo del mio passaggio pagato. Se ci sono i tornelli, ci sta che te lo appoggi proprio, se ci sono le porte, i sensori le tengono aperte se rilevano un movimento quindi restano aperte anche per far passare intere famiglie. Il tutto pagato da me. Queste persone ti aspettano, nel caso arrivassero alle uscite prima di te, e pretendono di passare, alcuni te lo domandano, altri ci provano e basta. Ed io non li faccio passare mai!

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Ad Assago, limite urbano, pagavo 5 euro al giorno per andare a lavorare, abbonamenti mensili fino a 55 euro, per una fermata extraurbana. Bene, al momento di uscire questi personaggi se non li facevo passare, facendo presente che spendevo l’ira di dio per usare quel biglietto, si incazzavano, additandomi e mandandomi anche a fanculo. Poi arriva il cinese di turno e loro passano, col cinese. Il tutto con continui gestacci nella mia direzione, perchè ho fatto perdere loro del tempo. I più anarchici non usano i paganti, saltano proprio il tornello con agilità, stanno diventando tutti più spessi da quando c’è questo divieto. Tutti atleti. E nel mentre questo accade, io mi volto a guardare i controllori e li trovo sempre lì, dentro il loro tugurio a guardare il cellulare o peggio ancora, per aria, sforzandosi fortemente di non guardare nella direzione dei tornelli: sia mai che li veda e debba intervenire, con il rischio di prenderle.

Si, perchè oggi se fai il tuo lavoro, le prendi. E noi poveri stronzi che paghiamo i mezzi pubblici non possiamo ribellarci, perchè finora mi è andata bene, negando il passaggio a questi nullafacenti, ma prima o poi qualcuno mi tira una pizza in faccia che me la ricordo per il resto della mia vita, se non la perdo proprio la vita (vedi fatti accaduti in metropolitana per aver chiesto di non fumare nei vagoni). Questo perchè non c’è sorveglianza, sono io a dover tutelare me stessa e gli interessi dell’Atm, stando attenta a chi mi si piazza dietro il culo. E’ uno schifo assurdo. E’ una presa per il culo, perchè quando dimentico io di timbrare o prendo il biglietto sbagliato, mi dano 36 euro di multa, se pago subito ovviamente (hanno anche il pos wireless se usi il bancomat). E non serve nemmeno che io mostri un’enciclopedia di ricevute di pagamento mensile o dire che “si, mi sono sbagliata, non ho pensato che per una fermata diventa extraurbana” (una cazzo di fermata di merda), perchè a me, persona onesta, la multa me la fanno e anche con una certa arroganza.

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Qui è un pò come Trenitalia prima dell’avvento di Italo. Un “grazie per la preferenza accordata” quando non ci sono alternative. Ci tocca dare un mucchio di soldi all’Atm e potrebbe anche starmi bene considerato il servizio che offrono, ma parliamoci chiaro: non solo in certe fasce orarie e d’estate dobbiamo aspettare infinità di tempo, non solo nelle fermate extraurbane ci sono orari improponibili per prendere il mezzo (e pagare paghiamo uguale, per lo stesso servizio urbano), non solo d’estate si muore di caldo o ci si siede di fianco ai pinguini, non solo fanno uno sciopero la settimana vietandoci l’utilizzo dei mezzi pagati comunque (non mi scalano la giornata dall’abbonamento), ma dobbiamo anche regalare i viaggi alla gente e rischiare di prendere mazzate. Non ci siamo. Non ci siamo proprio. Per il momento continuo la mia battaglia personale, ma speriamo che cambi qualcosa perchè non vorrei mai trovarmi all’ospedale per aver detto “no” ad un appoggio gratuito.

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essere donna non è un gioco da ragazzi


Gli uomini ci appellano spesso a “complicate” e sinceramente non posso dare loro torto. Insomma, ammettiamolo, ci facciamo una serie di pippe mentali che potremmo farci un’impresa di pippe, talmente tante pippe che gli uomini ci fanno una pippa. Però non posso esimermi dal giustificarci, perchè cazzo dai, non è che la nostra esistenza sia proprio così semplice e lineare! Ci sono aspetti della vita delle donne che nessun uomo potrà mai capire, perchè mai vivrà le stesse situazioni. Che culo, aggiungerei. Con questo post mi rivolgo agli uomini per far capire loro cosa significa avere la vagina. E anche a tutte quelle donne che si sentono “strane” e non comprese. Siamo tutte sulla stessa fottuta barca.

Innanzitutto mi scuso per l’assenza, non sono una che pubblica ogni giorno ma devo ammettere che ‘sto giro mi sono fatta desiderare. Tra le ferie, i casini a lavoro, il sesso sfrenato e i kg presi nelle vacanze da smaltire col sesso sfrenato, non ho calcolato molto il blog, ma rieccomi qui, più scribacchina che mai! Partiamo da i punti più comuni delle donne:

La depilazione & le sue conseguenze

La donna si depila tutta. Nel 2016 non troverete mai una donna con i peli sul pube. Vagina anni 80? Più rara che mai (anche se ahimè mi capita di vedere che ancora è in voga, per alcune, tipo quelle che perdono il pelo riccio sulla tavoletta del cesso). Essere tutta glabra nelle parti intime oggi è sinonimo di sensualità, di arrapamento precose e di fortissima igiene. Ma ci sono dei “ma” a questa scelta. Se prima la donna faceva pipì in maniera esemplare, seduta sul cesso con la sua fantastica traettoria lineare, senza goccioline e schizzi come gli uomini, oggi è la fiera del “vado dove cazzo mi pare“. Quando si urina in assenza di peli, essa prende direzioni inaspettate: l’interno coscia, le chiappe, le tavolette, i pavimenti (se si urina nei bagni pubblici si sta accucciate senza sedersi, come ben sapete) creando fortissimi disagi. Ci si deve pulire non solo “” ma anche tutte le altre parti del corpo colpite dall’anarchico schizzo. Questo comporta irritazione, disgusto e nervosismo. Non c’è niente da fare, non siamo padrone della nostra vagina, fa come le pare.

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Il ciclo mestruale & l’istinto suicida

Questa ormai è quasi una leggenda, uomini e donne sanno perfettamente cosa accade quando si ha l’ovulazione da ciclo. Ma se un uomo potesse sentire, anche solo per un istante, cosa succede nel corpo e nella testa di una donna durante il ciclo, credo si sparerebbe tra i coglioni. L’ovulazione può partire anche 15 giorni prima, il che comporta che ti gonfi come una stronza, la pancia si espande e ti senti grassa che più grassa non si può. E dato che la donna si sente grassa tutto il fottuto anno, durante questo periodo potrebbe guardare “vite al limite” e sentirsi meno sola. L’umore si stravolge, le sensazioni predominanti sono: angoscia pura (si sente sempre sotto cospirazione mondiale), ansia (le tremano le gambe anche solo se deve fare la lista della spesa, terrorizzata di non ricordare qualcosa), acutizzazione degli eventi (se le si rompe un unghia è capace di mettersi in infortunio dal lavoro) e tristezza acuta (potrebbe piangere a dirotto anche se le mettono il cacao sul cappuccio quando ha chiesto la cannella). Tutto questo porta a stati mentali compromessi a tal punto che chiunque penserebbe sia il caso di un ricovero. Ma nessuno può capire le donne se non le donne stesse.

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Lo shopping come terapia & il circolo vizioso

La donna compra. Lo fa per colmare vuoti, lo fa per sentirsi più bella, lo fa per passare il tempo e per sdrammatizzare uno stato emotivo alterato (vedi ciclo mestruale). Il problema è che in questo modo la donna si trova spesso senza soldi prima del prossimo stipendio (quindi si aziona l’effetto che aveva portato allo shopping, la tristezza e l’impotenza), si sommerge l’armadio di vestiti accorgendosi di avere comprato doppioni (quindi sarà costretta a tornare allo stesso negozio per il cambio e comprare altre cose che innescheranno quando già scritto), si accorge inesorabilmente di un paio di kg presi perchè la roba non le va bene (quindi si sentirà frustrata e grassa, come già scritto) e soprattutto si renderà conto di avere buchi di cellulite come se non ci fosse un domani grazie ai fantastici specchi dei camerini di tutti i negozi (fari proiettati senza senso su ogni imperfezione umana). Comprare fa bene alle donne, è una vera e propria terapia, peccato che il circolo vizioso è inevitabile.

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Il make up & l’afa estiva

Si sa, le donne vogliono essere belle. Esistono quelle “acqua e sapone” e beate loro, aggiungerei. Ma le donne che si truccano sono la maggioranza. Queste persone vivono di make up, ci impiegano anche ore per farsi belle, è un rito più che una necessità, è come se in quel momento le loro insicurezze svanissero. Si truccano per fare la spesa, si truccano per andare a fare un giro, si truccano per la sera, si truccano per il giorno, si truccano per un appuntamento galante, si truccano anche d’estate. Ed ecco che qui parte la tortura. Essere belle e in ordine è una regola ferrea ma nel periodo estivo le donne soffrono: la pelle dopo due ore diventa lucida che sembrano statue di cera, devono portarsi dietro cleenex, ciprie tamponanti d’ultima generazione, specchi per controllare che le sopracciglia siano ancora al loro posto (ogni riferimento a me stessa è puramente casuale), e tanta tanta pazienza. Il caldo le uccide, i pori urlano vendetta, si squagliano come neve al sole ma non mollano! Non molleranno mai. Purtroppo per il fidanzato non sarà molto romantico, i suoi vestiti saranno perennemente lerci di fondotinta: non abbracciarla!

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Qui mi fermo. Penso possa bastare per comprendere che la vita delle donne non è una passeggiata. Tralasciando il famoso tasto del “parto” che è anche inutile menzionarlo, la donna è nata per soffrire e nella sofferenza si acutizzano atteggiamenti e comportamenti agli occhi dell’altro sesso insensati e indecifrabili. Abbiate pazienza, cari uomini, perchè sotto sotto le donne sono creature più semplici di quello che pensate. Basterebbe togliere tutti questi aspetti, dare un pò di schiuma da barba e lasciarle lì, davanti alla partita a scolarsi una menabrea in santa pace. Dai, su, che scherzo!

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