caro amico ti scelgo


Se dovessi porre la domanda: “quando starai male, hai un amico su cui contare?“, molti non saprebbero cosa rispondere. Questo perchè si da prevalenza alla quantità di amici piuttosto che alla qualità. I rapporti sono orti da coltivare. Ci sono quelli di superificie che si intercambiano come le mutande e ci sono quelli profondi, che ti vedi ogni tanto ma è sempre un bel momento. Non mi sono mai “fidata” di chi ha tanti amici, per me è l’equivalente di non averne nessuno. Se io dovessi averne necessità (di una parola, uno sfogo, un sostegno) so perfettamente a chi rivolgermi. Non posso dire questo di molti altri. Intorno a me vedo solo chiasso, ma alla resa dei conti pochi dolori da curare. La vita non è la felicità in terra, la vita è casino, pene, cristi e madonne. E dato che passiamo la maggior parte del tempo a risolvere problemi, un amico vero è una manna dal cielo.

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Negli anni ho perso rapporti ma mai li ho recuperati. Perchè? Perchè se finiscono, per quanto mi riguarda, c’è stato un motivo davvero importante, altrimenti sarebbero ancora nella mia vita. Perchè rimescolare un’amicizia che non ha avuto la forza di restare in piedi, che di fronte alla burrasca si è dissolta? Come si può pensare che con un pò di colla possa affrontare una nuova bufera? Più gli anni passano più saremo vittime della vita, e se una persona non ha saputo starci accanto o noi non siamo stati capaci di fare altrettanto, non serve trattenere, bisogna lasciare andare. Ma chi resta, chi resiste, è un dono prezioso. Ma soprattutto chi ci accompagna ci deve piacere davvero. Non si può (e non si deve) far finta.

L’amico è quello che se hai un fiume da far straripare ti viene automatico chiamarlo. Correre da lui. Non quello che se lo fai, invece di ascoltarti, parla. Tira fuori chicche, elargisce consigli, confronta i tuoi drammi coi suoi, ti dice “anche a me era successo, dovresti…“. Ma che cazzo stai dicendo? Devi tacere e ascoltarmi. Devi abbracciarmi. Devi dirmi “testa di minchia, stai facendo una cazzata” se la sto facendo. Non devi difendermi per forza, non devi paragonarti a me. Un amico parla con gli occhi. Forse io non stata capace di ascoltare abbastanza ma negli anni ho imparato a non nascondere mai le mie paure, i miei limiti, le mie insicurezze. Sono spesso visti come ostacoli, in realtà sono proiezioni nitide di ciò che io sono. Da me non ti aspettare qualcosa di losco, sono esattamente ciò che vedi. Questo è stato pregio e difetto, nella mia vita. Chi è rimasto ha capito, chi è andato ha lo spessore di capire cose più alla portata di tutti.

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L’amicizia non è necessariamente da esibire. I sorrisi, gli abbracci, la condivisione, l’unione: non sono cose da dover per forza dimostrare a qualcuno. Nel silenzio, a piedi nudi, un amico c’è quando deve. Non è solo il contorno delle nostre giornate, dei nostri divertimenti, il rumore dei nostri brindisi, un regalo da comprare. Un amico è la sensazione che non sei solo, anche nei momenti più terribili e a km di distanza lui ci sarà. Questo è ciò che provo. In questo lungo periodo di polvere, in questa nebbia del cazzo, io provo esattamente la sensazione di avere un amico. Ma di quelli veri. Non mi sono mai interessati i rapporti di circostanza, non mi piace dare valore a conoscenze che non ne hanno per niente, enfatizzare elezioni che non esistevano prima e non esistono manco ora con persone che vivo con la stessa intensità di quando saluto il mio panettiere.

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Ad oggi vedo più sorrisi finti che reali vaffanculo. E anche quando questi vaffanculo arrivano non sono poi così convincenti. Restano più veri e tangibili i rapporti di convenienza, quelli che ti fanno sentire appagato e meno annoiato, restano in piedi congreghe e grupponi dove parlare (e sparlare) e basta, resistono al tempo e alle disgrazie tutti quei coinvolgimenti emotivi da spessore zero. E come biasimarli? In una società dove il peggiore dei mali è i “5 minuti attesa” dei cartelloni sulla metro all’ora di punta e “il prossimo?” nei reparti gastronomia quando non c’è il numerino, cosa ci si può aspettare? Che si abbia ancora la voglia di pensare ai rapporti autentici? Viviamo nell’era degli smartphone e di instagram. Scattiamoci sta foto. Poi però di quella foto non sbarazziamocene mai, perchè se succede…ahimè non valevi un cazzo.

E ne ho cancellate un bel pò negli ultimi tempi!

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