Archivi del mese: giugno 2016

caro amico ti scelgo


Se dovessi porre la domanda: “quando starai male, hai un amico su cui contare?“, molti non saprebbero cosa rispondere. Questo perchè si da prevalenza alla quantità di amici piuttosto che alla qualità. I rapporti sono orti da coltivare. Ci sono quelli di superificie che si intercambiano come le mutande e ci sono quelli profondi, che ti vedi ogni tanto ma è sempre un bel momento. Non mi sono mai “fidata” di chi ha tanti amici, per me è l’equivalente di non averne nessuno. Se io dovessi averne necessità (di una parola, uno sfogo, un sostegno) so perfettamente a chi rivolgermi. Non posso dire questo di molti altri. Intorno a me vedo solo chiasso, ma alla resa dei conti pochi dolori da curare. La vita non è la felicità in terra, la vita è casino, pene, cristi e madonne. E dato che passiamo la maggior parte del tempo a risolvere problemi, un amico vero è una manna dal cielo.

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Negli anni ho perso rapporti ma mai li ho recuperati. Perchè? Perchè se finiscono, per quanto mi riguarda, c’è stato un motivo davvero importante, altrimenti sarebbero ancora nella mia vita. Perchè rimescolare un’amicizia che non ha avuto la forza di restare in piedi, che di fronte alla burrasca si è dissolta? Come si può pensare che con un pò di colla possa affrontare una nuova bufera? Più gli anni passano più saremo vittime della vita, e se una persona non ha saputo starci accanto o noi non siamo stati capaci di fare altrettanto, non serve trattenere, bisogna lasciare andare. Ma chi resta, chi resiste, è un dono prezioso. Ma soprattutto chi ci accompagna ci deve piacere davvero. Non si può (e non si deve) far finta.

L’amico è quello che se hai un fiume da far straripare ti viene automatico chiamarlo. Correre da lui. Non quello che se lo fai, invece di ascoltarti, parla. Tira fuori chicche, elargisce consigli, confronta i tuoi drammi coi suoi, ti dice “anche a me era successo, dovresti…“. Ma che cazzo stai dicendo? Devi tacere e ascoltarmi. Devi abbracciarmi. Devi dirmi “testa di minchia, stai facendo una cazzata” se la sto facendo. Non devi difendermi per forza, non devi paragonarti a me. Un amico parla con gli occhi. Forse io non stata capace di ascoltare abbastanza ma negli anni ho imparato a non nascondere mai le mie paure, i miei limiti, le mie insicurezze. Sono spesso visti come ostacoli, in realtà sono proiezioni nitide di ciò che io sono. Da me non ti aspettare qualcosa di losco, sono esattamente ciò che vedi. Questo è stato pregio e difetto, nella mia vita. Chi è rimasto ha capito, chi è andato ha lo spessore di capire cose più alla portata di tutti.

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L’amicizia non è necessariamente da esibire. I sorrisi, gli abbracci, la condivisione, l’unione: non sono cose da dover per forza dimostrare a qualcuno. Nel silenzio, a piedi nudi, un amico c’è quando deve. Non è solo il contorno delle nostre giornate, dei nostri divertimenti, il rumore dei nostri brindisi, un regalo da comprare. Un amico è la sensazione che non sei solo, anche nei momenti più terribili e a km di distanza lui ci sarà. Questo è ciò che provo. In questo lungo periodo di polvere, in questa nebbia del cazzo, io provo esattamente la sensazione di avere un amico. Ma di quelli veri. Non mi sono mai interessati i rapporti di circostanza, non mi piace dare valore a conoscenze che non ne hanno per niente, enfatizzare elezioni che non esistevano prima e non esistono manco ora con persone che vivo con la stessa intensità di quando saluto il mio panettiere.

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Ad oggi vedo più sorrisi finti che reali vaffanculo. E anche quando questi vaffanculo arrivano non sono poi così convincenti. Restano più veri e tangibili i rapporti di convenienza, quelli che ti fanno sentire appagato e meno annoiato, restano in piedi congreghe e grupponi dove parlare (e sparlare) e basta, resistono al tempo e alle disgrazie tutti quei coinvolgimenti emotivi da spessore zero. E come biasimarli? In una società dove il peggiore dei mali è i “5 minuti attesa” dei cartelloni sulla metro all’ora di punta e “il prossimo?” nei reparti gastronomia quando non c’è il numerino, cosa ci si può aspettare? Che si abbia ancora la voglia di pensare ai rapporti autentici? Viviamo nell’era degli smartphone e di instagram. Scattiamoci sta foto. Poi però di quella foto non sbarazziamocene mai, perchè se succede…ahimè non valevi un cazzo.

E ne ho cancellate un bel pò negli ultimi tempi!

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uomini che uccidono le donne


Gli uomini non sanno stare da soli. E allora tradiscono o si premuniscono di avere un’amante quando decideranno di lasciare l’altra. Da soli non ce la fanno proprio. E poi ci sono quelli che vengono lasciati e dato che una ragione non se la fanno, uccidono. Molti uomini hanno paura della solitudine o della semplice, umana condizione del “far da sè“. Il che implica: cucinare, lavare, stirare, pulire, essere felici. No. E’ la donna a portare a lui ogni cosa, come su di un vassoio: la sua presenza, il suo amore, le sue cure, le sue attenzioni. E se ciò dovesse spegnersi, questi uomini recidono la donna che li sta privando di tale condizione. E io aggiungerei: figli di puttana.

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Questo articolo non vuole essere accusatorio in linea generale ma mi rivolgo proprio a tutti quegli uomini (e ahimè ce ne sono tanti, ogni giorno un femminicidio o semplicemente un codardo che non sa stare al mondo) che non hanno imparato ad essere tali. Sono solo fantocci, inutili pezzi di merda tenuti in piedi dalla loro sicurezza di essere indispensabili. Ma di cosa? Ma davvero credete che eliminando la donna che vi sta lasciando avrete dimostrato il vostro fottuto potere? Siete dei burattini, la feccia di ciò che un tempo erano gli uomini, quelli che dovevano proteggere le loro mogli, i loro bambini, la loro famiglia. Oggi siete un pericoloso virus che si sta diffondendo a macchia d’olio.

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Fate schifo. Siete la bandiera macchiata di un genere che si erge così in alto da sentirsi padroni della vita di qualcun’altro. “Tu sei mia“. “Tu mi appartieni“. E allora se non saranno vostre le ucciderete. E quindi sentite che è ancora vostra, tutto sommato. Ve la siete portata via. Non apparterrà mai a nessun altro uomo. Ci sono quelli che a loro volta si tolgono la vita perchè sono ancora più codardi di fare i conti con la loro merdosa coscienza. E quelli che restano in piedi, vivi, sperando che la loro pena sarà meno di quanto temono. In fondo “lei mi voleva lasciare, che altro potevo fare?“. Vivere. Soltanto andare avanti come moltissime persone sanno fare. Dov’è tutto questo potere, uomini? Non siete nemmeno in grado di vivere.

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Dall’inizio dell’anno sono state uccise 50 donne, dal 2015 sono oltre 155. Tutte per mano di ex o compagni o mariti. E’ un qualcosa che non si può non guardare. Ogni notizia su una donna uccisa mi sconvolge, nonostante il reato sia ormai all’ordine del giorno, continuo a non crederci. Ma quanti sono questi uomini incapaci di accettare la normale fine di una relazione? Quanti ancora ne restano pericolosi e assassini? Perchè stanno aumentando in questo modo? Forse perchè la pena non è mai abbastanza. Forse perchè non si ascoltano le grida di aiuto di queste ragazze che vengono perseguitate, stalkerizzate, minacciate. Come Sara, la 22enne di Roma strangolata e data alle fiamme dall’ex fidanzato. Si stava rifacendo una vita con un altro, sia mai.

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scarpe rosse contro il femminicidio

Non c’è molto altro da aggiungere più di quanto già tutte noi pensiamo. Esistono uomini diversi, buoni, gentili, comprensivi e che sanno vivere senza una donna. Ma più andiamo avanti più mi sembra un’utopia. Troppi maledetti bastardi, traditori, bugiardi, violenti ed egoisti. Troppi incapaci di prendere una decisione, andarsene, ricominciare da zero, amare chi vorrebbero amare. Troppi che non sanno accettare che non sono più quelli da avere accanto (e menomale, dato l’epilogo) e che le donne che sono state con loro molto tempo, oggi, non li vogliono più. C’è un mondo là fuori fatto di tante cose ma per viverlo ci vuole quello che a questi omuncoli manca: il coraggio.

[…] Ricordatevi di Sara quando un uomo vi dirà che siete sue. Ricordatevi di Sara quando vi dirà che “quella minigonna è troppo corta”, “quel trucco è troppo pesante”, “quella scollatura è troppo profonda”. Ricordatevi di lei quando i vostri amici dicono che quella ragazza di paese, intervistata dai giornali, meritava lo stupro, perchè “se l’era cercata”. Ricordatevi di lei quando un uomo vi darà uno spintone, e poi vi porterà a cena per chiedervi scusa. Pensate a lei quando qualcuno vi dirà che pulire spetta a voi e cucinare spetta a voi e badare ai pargoli spetta a voi. Pensate a lei, quando il vostro uomo non rispetterà il vostro lavoro, quando penserà che non valete quanto lui. Vi stanno già ammazzando, senza il fuoco, ma vi stanno ammazzando.

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