la frenesia della metropoli


Vivo a Milano da sempre. E negli ultimi giorni mi è capitato di passare con la macchina nella solita via dello shopping in piena ora di punta. Allora succede questo: clacson come se non ci fosse un domani, imprecazioni come se il domani fosse già oggi, manovre di automobilisti come se, qualora non lo facessero, si sentirebbero “diversi“, pedoni che passano perchè possono e devono e “se mi stiri mi paghi“, persone sui marciapiedi pigiati come formiche una sull’altra. E’ la metropoli, è la città. Sempre di corsa, sempre nell’ansia e sempre più incazzati. Per le strade come nelle metropolitane, sui mezzi pubblici, nei negozi e ahimè anche nei locali, dove dovresti rilassarti, lo stress stritola a più non posso.

A qualsiasi orario il milanese debba prendere il mezzo di trasporto, sta incazzato. Se prende la metropolitana, lui corre. Sempre più veloce, sbanda, va contro tutto e tutti, si lussa la clavicola, scaraventa la borsa contro ogni persona gli si pari innanzi, fa gli scalini a due a due, soprattutto sulla scala mobile (fa più in fretta), se davanti a lui uno timbra ai tornelli con più lentezza, parte la crisi isterica. Se prende l’autobus si lamenta: e la puzza, e tu col giornale porca troia spostati, e tu mi hai gabbato il posto immondo bastardo, e tu da che nazioni arrivi che sai di aglio?, e tu sei incinta cazzo me ne frega, stai a casa, e tu non timbri bastardo quando sale il controllore voglio vedere che fa, e tu perchè non stai a casa che sei vecchio e occupi solo spazio? Se prende l’auto arriverà a destinazione con un superbo attacco di nervi, così come tutti i suoi colleghi.

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Quando il milanese va a fare shopping sceglie sempre il giorno migliore o l’orario a lui consono: sabato pomeriggio, giorno feriale dopo le 18. Considerato che tutti i milanesi fanno la medesima scelta (anche per questione di tempo libero) si crea sempre un agglomerato di gente schiacciata e in marcia solenne sui marciapiedi. I posti dove comprare sono sempre gli stessi e vanno tutti lì. La camminata per raggiungere il negozio che desiderano sarà lenta, inesorabilmente lenta, e costellata da micro attacchi di rabbia funesta: ma porcodinci non cammini, ti devo spingere? Driblano, camminano in mezzo alla strada schivando le macchine in corsa, corrono, uccidono ma arrivano al negozio con la foga di un mandingo. Probabile che nel tragitto abbiano litigato con diverse persone. Dettagli. Nel negozio le file sono chilometriche, sia in camerino che in cassa. Ma loro non hanno problemi, per comprare la canotta basica da 5 euro fanno 2 ore di coda. Sbuffando, tuonando “hei tu, eri dietro di me!“, scalpitando, muovendosi come se avessero le tarantole nel culo.

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Il milanese si concede anche il relax di un aperitivo, di tanto in tanto. Tutti i milanesi, a dire il vero. Tutti ai navigli, tutti come un fiume a camminare verso il posto prescelto. Tutti a passo veloce, tutti che ormai conoscono a memoria ogni ciottolato della zona, ogni buffet, ogni drink, ogni avventore, ogni cazzo di locale. Ed ecco che c’è la fottuta coda anche per un tavolo, e loro aspettano. Poi trovato il posto dopo mezz’ora buona, la coda per prendere da mangiare al buffet e loro stanno dietro all’altro tizio con una paura tremenda di non trovare più un cazzo. Quindi tachicardia, ansia, panico, terrore puro. Immancabilmente accade: tutta la pizza, diocaro, si sono zappati tutta la cazzo di pizza! Inconsolabili si siedono in attesa di una nuova rimpiazzata e quando la vedono arrivare, rissa assicurata. Questo è il loro modo di rilassarsi, questo è ciò che la metropoli offre loro, offre a noi.

A large aperitivo at Gattopardo, a deconsecrated church, and one of Milan's hot nightclubs.

Sono tantissimi anni che vivo in questo sistema e non credo potrei farne a meno. Anche se a volte mi viene voglia di scappare, in quei posti immersi nel niente, verde e silenzio. Qualche agriturismo, il cinguettio degli uccelli, la pace e l’armonia negli esseri umani. Ma poi? Penso che potrei scoglionarmi dopo 24 ore. Quindi amo la mia città che non ci da tregua e che ci crea tanti di quei problemi che starli ad elencare non basterebbe un anno. E’ proprio vero, se solo noi avessimo un pò di oriente nel nostro occidente… aspetta, cazzo dico? Ne abbiamo abbastanza di oriente qui. Forse è meglio arrendersi al fatto che saremo per sempre figli dell’isteria.

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