Archivi del mese: maggio 2016

la frenesia della metropoli


Vivo a Milano da sempre. E negli ultimi giorni mi è capitato di passare con la macchina nella solita via dello shopping in piena ora di punta. Allora succede questo: clacson come se non ci fosse un domani, imprecazioni come se il domani fosse già oggi, manovre di automobilisti come se, qualora non lo facessero, si sentirebbero “diversi“, pedoni che passano perchè possono e devono e “se mi stiri mi paghi“, persone sui marciapiedi pigiati come formiche una sull’altra. E’ la metropoli, è la città. Sempre di corsa, sempre nell’ansia e sempre più incazzati. Per le strade come nelle metropolitane, sui mezzi pubblici, nei negozi e ahimè anche nei locali, dove dovresti rilassarti, lo stress stritola a più non posso.

A qualsiasi orario il milanese debba prendere il mezzo di trasporto, sta incazzato. Se prende la metropolitana, lui corre. Sempre più veloce, sbanda, va contro tutto e tutti, si lussa la clavicola, scaraventa la borsa contro ogni persona gli si pari innanzi, fa gli scalini a due a due, soprattutto sulla scala mobile (fa più in fretta), se davanti a lui uno timbra ai tornelli con più lentezza, parte la crisi isterica. Se prende l’autobus si lamenta: e la puzza, e tu col giornale porca troia spostati, e tu mi hai gabbato il posto immondo bastardo, e tu da che nazioni arrivi che sai di aglio?, e tu sei incinta cazzo me ne frega, stai a casa, e tu non timbri bastardo quando sale il controllore voglio vedere che fa, e tu perchè non stai a casa che sei vecchio e occupi solo spazio? Se prende l’auto arriverà a destinazione con un superbo attacco di nervi, così come tutti i suoi colleghi.

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Quando il milanese va a fare shopping sceglie sempre il giorno migliore o l’orario a lui consono: sabato pomeriggio, giorno feriale dopo le 18. Considerato che tutti i milanesi fanno la medesima scelta (anche per questione di tempo libero) si crea sempre un agglomerato di gente schiacciata e in marcia solenne sui marciapiedi. I posti dove comprare sono sempre gli stessi e vanno tutti lì. La camminata per raggiungere il negozio che desiderano sarà lenta, inesorabilmente lenta, e costellata da micro attacchi di rabbia funesta: ma porcodinci non cammini, ti devo spingere? Driblano, camminano in mezzo alla strada schivando le macchine in corsa, corrono, uccidono ma arrivano al negozio con la foga di un mandingo. Probabile che nel tragitto abbiano litigato con diverse persone. Dettagli. Nel negozio le file sono chilometriche, sia in camerino che in cassa. Ma loro non hanno problemi, per comprare la canotta basica da 5 euro fanno 2 ore di coda. Sbuffando, tuonando “hei tu, eri dietro di me!“, scalpitando, muovendosi come se avessero le tarantole nel culo.

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Il milanese si concede anche il relax di un aperitivo, di tanto in tanto. Tutti i milanesi, a dire il vero. Tutti ai navigli, tutti come un fiume a camminare verso il posto prescelto. Tutti a passo veloce, tutti che ormai conoscono a memoria ogni ciottolato della zona, ogni buffet, ogni drink, ogni avventore, ogni cazzo di locale. Ed ecco che c’è la fottuta coda anche per un tavolo, e loro aspettano. Poi trovato il posto dopo mezz’ora buona, la coda per prendere da mangiare al buffet e loro stanno dietro all’altro tizio con una paura tremenda di non trovare più un cazzo. Quindi tachicardia, ansia, panico, terrore puro. Immancabilmente accade: tutta la pizza, diocaro, si sono zappati tutta la cazzo di pizza! Inconsolabili si siedono in attesa di una nuova rimpiazzata e quando la vedono arrivare, rissa assicurata. Questo è il loro modo di rilassarsi, questo è ciò che la metropoli offre loro, offre a noi.

A large aperitivo at Gattopardo, a deconsecrated church, and one of Milan's hot nightclubs.

Sono tantissimi anni che vivo in questo sistema e non credo potrei farne a meno. Anche se a volte mi viene voglia di scappare, in quei posti immersi nel niente, verde e silenzio. Qualche agriturismo, il cinguettio degli uccelli, la pace e l’armonia negli esseri umani. Ma poi? Penso che potrei scoglionarmi dopo 24 ore. Quindi amo la mia città che non ci da tregua e che ci crea tanti di quei problemi che starli ad elencare non basterebbe un anno. E’ proprio vero, se solo noi avessimo un pò di oriente nel nostro occidente… aspetta, cazzo dico? Ne abbiamo abbastanza di oriente qui. Forse è meglio arrendersi al fatto che saremo per sempre figli dell’isteria.

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Archiviato in nevrosi collettiva

l’amore “nel bene e nel male”


Quando ti ho conosciuta non sapevo chi io fossi. Credevo di vivere su di una nuvoletta che mi portava a zonzo nella mia vita. Era tutto così effimero e superficiale che nemmeno mi credevo capace di riuscire a soffrire ancora. Ero come sotto effetto anestesia sentimentale. Stavo con persone delle quali non mi chiedevo nulla, credevo di provare affetto ma era amarezza travestita da amore, mi piacevano tutti e non mi piaceva nessuno. Ma tu, tu eri qualcosa di diverso ma anche in quel caso, non mi sono domandata perchè e ti lasciavo lì, nel tuo posto, un pò distante dal mio.

Ciò che mi serviva era solo “il nulla“: nessun problema, nessuna preoccupazione, nessun quesito, nessun impegno. Solo lo scorrere del tempo e delle emozioni, così labili da non ricordarle più, a distanza di un anno. E tu mi ha stravolto l’esistenza, sotto tutti i punti di vista. Mi hai attraversato il cuore con una violenza inaudita, ricordandomi dopo troppo tempo che esistevo, che non ero la proiezione di ciò che il dolore del passato aveva creato. Io ero capace di piangere, di avere paura, di gioire e di ridere. Io ero capace di cose che avevo dimenticato. E da  quel giorno non ho più fatto a meno di te.

Lo so, lo sappiamo, abbiamo passato momenti difficili, quelle montagne invalicabili che più di una volta ci hanno separato, ma solo col corpo, il nostro cuore non ha mai smesso di credere in noi, nemmeno per un attimo.I silenzi, i giorni amari, le litigate e la sensazione che forse, quel destino era il nostro, e non potevamo farci nulla. I nostri sogni, coltivati in momenti così tragici, dove lacrime, urla e negatività annebbiavano ogni cosa. Questi progetti così importanti, progetti di vita, d’amore, erano sotto il diluvio, bagnati e pesanti, schiacciati sotto il peso del “non ce la faremo“. E intorno a noi crollavano le certezze, perdavamo la sicurezza che fosse tutto a posto, si sgretolavano rapporti, idee, convinzioni. Tutto intorno a noi stava crollando. E noi lì, in piedi, a ripeterci “noi ci amiamo, non è questa la nostra storia“.

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Ti ho sorretta in un periodo complicato, al termine del quale ti ho detto “non credevo di essere così forte” e infatti, non lo sono stata. Ed eccomi qui, travolta dal compressore della tristezza e della paura, preoccupata del mio avvenire e dispiaciuta di tutto ciò che ci ha sommerso, ingiustamente o giustamente che sia. Doveva capitare, lo so. Ogni fottuta cosa doveva capitare, per portarci allo step successivo. Eppure oggi sono come questo cielo nero, così pregna di vetriolo da dimenticare, a volte, chi sono davvero. Come un anno fa. Ma ci sei tu, oggi. Ci sei tu che mi hai presa per mano e la stringi così forte che è impossibile non accorgersi che ci sei. Tu che, piccola come sei, riesci a guardarmi dall’alto. Tu che mi ripeti in continuazione “passerà, io sono sicura che tornerai“. E resti li ad aspettarmi, senza scoraggiarti. Stai li a tendermi le braccia e accogliermi ogni volta che scoppio a piangere. Stai li a guardarmi con gli occhi tristi ma speranzosi e le tue parole sono sempre le stesse “andrà tutto bene, io ci credo, io lo so“.

Sono passati tantissimi anni dall’ultima volta che mi sono sentita vinta dalla vita, atrocemente piegata su me stessa. Dove i giorni che passano sono vissuti con inerzia, attendendone la fine. Ma con te è più facile lottare e vedere quella luce in fondo, quella che mi ricorda che è tutto ignoto ma meravigliosamente perfetto, con te. Non importa più perchè, non importa più se è colpa di qualcosa o qualcuno, non importa più dare un nome a questa situazione o cercare un modo meno invasivo per risolverla. E’ tutto in me e dentro di me, è tutto in noi e in ciò che è vero: il nostro amore. Non c’è cosa più tangibile, oggi, nella mia vita, che noi. E il fatto che tu ci sarai. Con te mi sento al sicuro, ogni volta che te ne vai mi crolla il soffitto in testa, è vero, ma so che sei lì la mattina dopo ad attendermi per riprendere in mano un altro giorno difficile. E tu lo sai vero? Lo sai che ogni giorno sarà sempre meno difficile. E stai convincendo anche me.

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Questo è amore, a dispetto di chi non ci crede. A dispetto di chi non ha compreso. A dispetto di me stessa che ho temuto tu non fossi in grado, un giorno, di capire tutto questo dolore che ho dentro e che fa parte di me. Oggi mi conosci completamente, nel bene e nel male. Non ci sono più segreti tra noi, amore mio. Sappiamo chi siamo e insieme andiamo avanti, contro la forza delle onde che ti spingono al contrario, forti e coraggiose. Perchè abbiamo troppe cose da recuperare, troppi sorrisi da riprenderci e troppe cose da raccontarci. Ricorderemo questo momento come la dimostrazione più nitida che l’amore vince sempre, su ogni maledettissima cosa.

Ricordati sempre questo: tra le due tu sei quella più pura, perchè nonostante le tue traversie e mancanze, sai dare più amore tu di chiunque altro. E tutti quanti lo sanno.

Ti amo e ti amerò sempre.

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