Archivi del mese: aprile 2016

la nevrosi da centro commerciale


Hanno appena aperto il più grande shopping center d’Europa: sticazzi, direi. E ne parlano da mesi, un sacco di posti di lavoro (e menomale), un sacco di metri quadrati, un sacco di tutto. E la gente è impazzita, addirittura è partito un vero e proprio countdown. Per lo shopping center di Arese. La data era giovedi 14 aprile. I nuovi dipendenti lavoravano già da settimane, ragazzi che preparavano gli allestimenti, le vetrine, l’inaugurazione e secondo me anche i piantoni per evitare il soffocamento. Perchè è stato peggio dell’arrivo del Papa. A me viene solo da dire: ma ce la facciamo?

Coda in autostrada (foto Chiara Baldi - Twitter)

E’ un cazzo di centro commerciale. Negozi visti e rivisti, roba vista e rivista, collezioni viste e riviste. E’ la stessa roba! Cosa cambia? Tanto spazio, tanti bar, tanti ristoranti nuovi, un Primark del cazzo che ancora non capisco perchè ci si esalta che la roba fa cagare. Insomma, la nevrosi collettiva è sempre e comunque in fermentazione, non aspetta altro di manifestarsi e si aggrappa a questi pseudo eventi. La strada Bollate- Garbagnate non è mai stata così intasata, traffico infinito, code della madonna di domenica alle 17, ma perchè? Perchè impazzire per un centro commerciale?

La coda (Benedetta Jacopetti - Tw)

Sicuramente è un buon posto dove passare del tempo libero ma con queste giornate splendide, ne siamo proprio sicuri? Spendere soldi e tempo in un grandissimo spazio chiuso? Ma i parchi, le passeggiate, i gelati all’aperto, le panchine, le camminate sul lago, le cene sulle verande? La primavera è un buon momento per vivere  lontani dal commerciale, dalla routine. Invece no, ecco che lo shopping center ha risucchiato la mente dei milanesi. Sono una shopping addicted anche io, ma negli ultimi tempi ho riscoperto il gusto di spendere soldi in altro, qualcosa di più sociale e meno superficiale. Ma se mi guardo intorno non è cambiato nulla e forse non cambierà mai.

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E poi parliamo di KFC, pollo, catena statunitense. Come il fenomeno Primark anche in questo caso la gente si accalca per provare qualcosa di “nuovo” ma che di nuovo non ha un beneamato cristo. E’ pollo fritto! E’ un negozio di abbigliamento low cost. A Londra ci girano col carrello tipo esselunga, in America pesano 150 kg in media. Di cosa cazzo stiamo parlando? Forse sbaglierò io, forse non sono abbastanza “moderna“, ma non posso credere che ci siano km di coda per arrivare e km di coda per mangiare un pollo. No, il tempo a mio avviso sarebbe speso meglio con il sole in faccia sulla Martesana.

Andrò a vederlo questo colosso, ma facciamo passare un annetto, dai!

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ansia: alleata o nemica


La frase più ricorrente negli ultimi anni è “non starò mai come allora, non può succedermi, perchè io non sono la stessa persona di allora“. In che senso? L’ansia mi ha divorata per moltissimi anni, togliendomi la possibilità di avere un’esistenza dignitosa. Mi ha tolto tutto: stimoli, emozioni, desideri, forza, serenità. L’ansia è qualcosa che hanno tutti, si prova ansia per un esame da dare a scuola, ansia per un appuntamento al buio, ansia per una bolletta da pagare e, cazzo, non hai i soldi, ansia di dover dire al tuo uomo che sei incinta, ansia perchè a lavoro stanno facendo un taglio del personale. Oppure ansia perchè “non lo sai“. Quell’ansia diventa fobica e non ne hai più il controllo. E ti spezza.

Questo articolo è serio e vuole essere, nel suo piccolo, un aiuto e uno stimolo a credere che l’ansia può essere “sconfitta“. Devo essere brava a riassumere tutto in poche righe, perchè la mia storia è una di quelle storie molto lunghe da raccontare. Ma il succo è che c’è sempre una via d’uscita e quella via d’uscita è dentro di te. Non è negli altri, non è in qualcosa di materiale, non è in un medico: sei tu la via d’uscita. Bisogna solo accettare. Si, l’accettazione è al centro di tutto ed è l’unica cosa da fare, credetemi. Non è combattere, non è rifiutare, non è respingere, ma solo accettare. Certe cose restano attaccate a noi come tatuaggi indelebili, come uno schifoso neo che non ci piace.

Ultimamente ho molta ansia, a volte così profonda che mi gira la testa e devo sedermi. Oggi so perchè. Riesco a collocarla in un punto preciso e su quello lavorarci. Sapere che se sto così il motivo c’è ed è quello che va sistemato. Poi tutto viene da sè. A 18 anni non sai nulla, non sai perchè mentre stai mangiando bruschette a casa d’amici, un’estate qualsiasi, tu smetti di respirare. E ti portano in ospedale. E da quel giorno respirare diventa un’impresa. Anni a cercare di capire, a cercare di stare meglio, ma non è stato facile. Per moltissimo tempo mi sentivo al sicuro solo a letto, chiusa in camera. Non lavoravo se non in quei rari momenti in cui l’ansia me lo permetteva, in cui mi dava una piccola tregua. Psicofarmaci, medici, gente che scuoteva la testa. Le persone non capivano, non potevano capire. E sono arrivata a 26 anni a chiedermi ancora: perchè?

Ormai pensavo che la mia vita sarebbe stata sempre costellata da pianti, dormite, attacchi di panico, paure, prigioni, nessuna relazione, nessun amico. Che vita era? Che voglia avevo? Tutti i giorni svegliarsi e non riuscire a tirare un respiro normale. Doversi piegare per farne uno. Sentire il cuore battere all’impazzata quando dovevo prendere una metropolitana, o un treno. Scappare, il più delle volte, dagli impegni. Non uscire con le amiche, non capire perchè esistere era diventato un lavoro. Poi l’analisi, psicologi sbagliati, soldi buttati. Speranze vane. “Dall’ansia si può guarire“. E quando ti accorgi che non guarisci, che è sempre tutto maledettamente uguale, credi di non farcela più.

Poi arriva un uomo che è un altro psicologo, e ci provi. Peggio di così non può andare. Ecco quest’uomo mi disse subito “l’ansia non è una malattia che si cura, non si guarisce, è dentro di te e l’avrai per sempre” “ma com’è possibile? Io non voglio, non posso vivere in questo modo“. I suoi occhi sorrisero e mi disse “l’accetterai, devi solo farla tua alleata, renderla tua, accudirla ed amarla come qualsiasi tuo difetto, fa parte di te, sei tu“. Beh da quel giorno la mia vita è cambiata, c’è voluto tempo ma ormai ne avevo sprecato così tanto che quell’unico anno per me è stato un gioco. Ho imparato a capire che non potevo scacciarla e di conseguenza se ci ricascavo non ne avevo più così tanta paura. Era normale che riaccadesse, è parte di me, non andrà mai via. Sapere questo ha reso tutto molto meno complicato. Se ti guardi quel neo sulla faccia per 30 anni, non lo odierai più. Perchè sarà normale. Perchè sei tu.

Oggi sono una persona ansiosa, ma la controllo. Non sarà mai un inferno come tempo fa. Ogni volta che mi capita non posso negare che abbia degli effetti su di me, anche fastidiosi. Mi agita il sonno, mi rende stanca, genera un pò di tristezza e quant’altro. Ma dura il tempo di una scoreggia perchè la mia voglia di serenità è più forte. Quindi la prendo per le corna e la sconfiggo. Ogni cazzo di volta. La cosa buona è che “ogni volta” è sempre più rara. So affrontare molte scelte importanti, oggi. Anni fa non riuscivo a scegliere il gusto del gelato senza avere l’ansia. Se tu soffri di questo disturbo, credi in te e non pensare che la tua ansia sia il nemico. Se viene a bussare è perchè ha qualcosa da dirti, ascoltala. Anche se ti fa male, tu ascoltala. Capirai il motivo per cui è venuta a cercarti e lo risolverai. Pensa sempre “passerà“. Perchè è vero, passerà eccome.

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diario di una cicciona dentro – parte II


La mia dieta è giunta al termine. L’ultima visita dalla nutrizionista non è stata un successo. Per due mesi ho altalenato le mie pietanze e per questo non ho perso nemmeno un grammo, insomma ho fatto mantenimento anticipato. Così lei mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “cosa sono 14 giorni di una vita?” e io “beh due settimane, circa” e lei “ce la fai a metterti il paraocchi e fare la dieta seria per soli altri 14 giorni?” e io “beh si, sono solo due week end” e lei “allora sappi che questo chilo e otto che ti manca, per il tuo metabolismo, con 14 giorni lo perdi“. E così ecco al mio 11° giorno che sono già arrivata al traguardo: 55 kg. Ovviamente ho festeggiato con un bella cena fuori e un’innaffiata di vino.

Ponerse-a-dieta

Che dire? Sono molto soddisfatta del risultato. I jeans si chiudono con facilità, l’adipe e i cuscinetti sono spariti e, a parte un pò di budino nell’interno coscia e il culo che s’appoggia alle ginocchia, posso dirmi contenta. Con un pò di movimento serio dovrei tonificarmi e pensare di iniziare a tirarmela un pò. Dovrei eliminare le maglie extralarge ma non sono ancora psicologicamente pronta. Così me la tiro con le maglie extralarge senza mostrare troppo il mio nuovo vitino da vespa. Ho tempo per credermela, devo imparare a farlo dato che normalmente non me la credo.

Non penso che la bellezza sia nella magrezza ma ho fatto questa scelta perchè non ero più felice di me, quando mi guardavo. E soprattutto non avevo intenzione di rinnovare il guardaroba, volevo tornare ad entrare nei miei vestiti senza dover fare un finanziamento per sostituirli tutti (sono moltissimi vestiti). La cosa  preoccupante di questo mio ormai concluso percorso di dimagrimento, è stato il cambiamento di umore. Il nervosismo ed il fatto che la solarità che mi rappresenta è andata un pò a puttane. Ma ne è valsa la pena, rinunciare ad un pò di vita sociale e a pasti sgrammaticati mi ha portato ad essere oggi più controllata nell’alimentazione. Anche perchè da ora parte il mio progetto di mantenimento, dove continuerò a mangiare in maniera corretta. Con un ventaglio però di possibilità sui miei tanto simpatici sgarri.

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La mia vita da cicciona dentro è difficile. Quando sto su instagram, le foto suggerite sono piatti di pasta, torte, brioche di tutti i tipi, gelati con litri di cioccolata sopra, ogni tipo di piatto possibile ed immaginabile. Quando apro quelle immagini ho la bava come i lama e lo stomaco inizia a sentenziare. Credo sia un complotto, quello di instagram. Ma io non mollo, anche perchè la cosa più calorica che ho in casa è un pacchetto di biscotti fibra e frutta. Nel caso non cagassi regolarmente. Da quando sono a dieta, poi, ogni volta che cammino per la strada mi arrivano odori di ogni genere alimentare e mi chiedo “ma un negozio di abbigliamento qui non esiste?“. Sono arrivata a imboscarmi dietro un muretto a guardare le ragazzine che mangiano le patatine col ketchup pensando di mangiarle io. Così, per sentirmi meglio.

donna-felice

Mi aspetta una vitaccia dura, lo so. Ma a parte le rinunce che ho fatto e che farò sono contenta di questa mia vita attuale. Ho eliminato molte scorie nel mio cuore e nel mio cervello, oltre che grassi e calorie. Ho da affrontare molte difficoltà e non è stato un periodo semplice per me, per mille motivi. Ma ora la salita è finita e sto guardando alla discesa con ottimismo. La felicità è un traguardo complicato ma è fatto di piccoli passi, uno dopo l’altro, che portano alla consapevolezza che tu vali più di chiunque altro. E per te devi fare delle scelte, solo per te. E mai più di adesso sono contenta di averle fatte. Più vado avanti e più mi guardo indietro con stupore. Del tipo “ma come cazzo ho fatto a non vedere?“. E nel mentre guardo anche quei chili di troppo che sono rimasti lì, in quel periodo di ingannevole meraviglia che era solo una patina di apparenze.

La cicciona dentro oggi è rimasta cicciona dentro ma tanto leggera fuori.

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