Archivi del mese: marzo 2016

e adesso come cazzo ne esco?


Quante volte ci siamo trovati in situazioni così imbarazzanti da non riuscire a connettere, a capire come fare per dribblarle? Molte di queste circostanze sono accadute a tutti, non possiamo mentire. Qui di seguito ne elenco qualcuna.

Whatsapp

Stai guardando quella chat, così, per rileggere. Hai scritto bene? E’ comprensibile? Hai mandato il vaffanculo in maniera leggibile? Perfetto. E ti arriva un messaggio, il suono, l’anteprima, la vibrazione. E quel pensiero che stavi avendo, rileggendo la conversazione al peperoncino, diventa così forte che devi condividerlo con la persona che ti ha appena contattato e lo scrivi. Peccato che non ti sei spostata dalla finestra in questione. E il messaggio arriva a chi non dovrebbe. Palpitazioni e sangue gelato, e leggi “hai sbagliato finestra?“, tipico.

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Fotocamera

Vuoi fare la foto a questo stronzo seduto davanti, dai, com’è conciato? Cosa si è messo in testa, una colata di cemento? E perchè ha i baffi alla Dalì? No, che personaggio. Devo mandare la foto a tutto il mio gruppo su whatsapp, non posso non renderli partecipi. Bene, fingiamo di scrivere qualcosa, alziamo un pò il telefono, non ci vede, non se ne accorge. A fianco a me non c’è nessuno, sono indisturbato. Metto a fuoco e tac! Parte il flash. “Ma che cazz!?” dici tu, “ma che cazz!?” dice il baffo.

Considerazioni private

E ti trovi in mezzo alla gente, che so, in un negozio. In fila alla cassa, poco davanti a te c’è una che pare abbia un bastone nel culo. Cammina in maniera strana, si guarda intorno in maniera strana, insomma è una da prendere un pò per il culo. Di fianco a te, e la tua amica di chiacchiera, una ragazzina guarda gli occhiali ma te ne freghi se può sentire quanto siete cattive. Sparli, sparli, sparli, che quasi ti manca la voce. Poi la ragazzina si gira: “hey mamma, mi prendi questi?” e li passa proprio a lei. Si, proprio a lei. E ti sorride.

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La fotografia osè

Il tuo ragazzo, Francesco, ti chiede una foto no, si un pò succinta, dai fammi vedere quel culo! E tu non lo fai mai, non sei abituata. Ma no dai, perchè? E ci pensi su, in fondo sei pure dimagrita, ti sei depilata, ma si da mandiamola. Ti prepari, la fai, la ritocchi e poi la prepari da inviare. Sei un pò titubante, insomma, anche se hai tolto tutti i buchi della cellulite sei comunque con quelle mutande a fiorellini di tua nonna. Ma sticazzi, sei sexy lo stesso. Dai su, veloce prima che cambi idea. Manda. “Hey bambina, ma che foto mi mandi?“. Tuo zio Franco.

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I rumori sospetti

Devi andare al bagno, sono due ore che gironzoli nel centro commerciale e te la stai facendo sotto. Cerchi la strada, è tutto un labirinto, la tua pancia è sempre più gonfia. Hai bevuto 2 diet coke e 3 estathe. Potresti anche morire. Così lo avvisti, il cesso. Ti ci butti dentro e vedi una coltre di gente in attesa. Eh no, cristo! Aspetti tamburellando le unghie sull’orologio, la gambetta che sembri preda di una crisi epilettica. La coda dietro di te si fa ancora più lunga. Tocca a te! Ecco che quando stai per pisciare, non scende. Oddio… devo spingere. E lì accade l’irreparabile: scoreggi. Porte di cartapesta e 10 persone fuori in attesa. Non esco, no, io non esco più.

La telefonata inaspettata

Sono mesi che non parli più con quello stronzo del tuo ex amico, Giuliano. Quello che ti ha fatto incazzare di brutto e che se vi incontrate è possibile che vi prendiate a schiaffi. In un pomeriggio noioso sei a zonzo e ti devi incontrare con la tua amica di shopping. Vi date puntello, e ti metti li all’angolo ad aspettarla. Che palle, che due coglioni. Arrivi o no? Beh dai proviamo a mandarle un messaggio. Oh no, ha la connessione disattivata, non le arrivano. Ritardo di 10 minuti. Mo basta, la chiamo. “Giulia? che voce hai? sembri un uomo“.

Tutte queste situazioni sono imbarazzanti a livelli stratosferici. Ma capitano a tutti, anche ai migliori. Se vi ci siete ritrovati fatemi sapere cosa avete fatto per rimediare!

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su internet siamo famosi, ma davvero?


La notorietà su internet è un veleno. Più la desideri più qualcosa dentro di te cambia: livore, malcontento, ansia, invidia, sono all’ordine del giorno. Ma più di tutto scatta un delirio di onnipotenza insana, quando questa notorietà credi di averla conquistata. E’ come quando vinci una somma di denaro alle slot. Più vinci più continui e poi perdi ma continui, perchè è stato così orgasmico sentirsi vincenti che non puoi credere di non poterlo provare ancora. Ma come sempre, la “felicità” è un sentimento oltremodo effimero, e dura molto meno della delusione. L’essere noti, oggi come oggi, è davvero poco faticoso. Basta essere un pò furbi e creare qualcosa che molti non hanno già inventato, per essere cagati più del normale. Su internet è ancora più facile. Non serve creare nuovi brevetti, basta creare personaggi, la gente vuole solo questo. Ma attenzione, non per molto, poi vuole di più, giustamente.

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E allora ti senti importante, quello che magari nella vita reale non possiedi in termini di fama, l’ottieni con qualche seguace, e un pò di like. Anni fa mi cimentavo nella fotografia da studio, insomma, scattare era diventato un lavoro oltre che una passione. Ho conosciuto un sacco di ragazze, alcune note (appunto) sulla piattaforma virtuale e questo mi ha aiutata ad essere conosciuta e quindi “ammirata” (che è ciò che tutti desiderano), ed è capitato a me. Il passaparola, la continua propaganda di me stessa e di questo lavoro, mi hanno portato ad incrementare la mole di “amici” su facebook e di visite sul sito internet. Da lì la notorietà che volevo. Il fine era continuare a coltivare questo mio lavoro. Per un pò è andata bene, poi per mille motivi ho smesso. Ma quello che era stato seminato è rimasto. Sono io ad essere cambiata.

Mi piace condividere la mia vita, anche se in superficie. E mi piace l’interazione virtuale con altre persone. Mi piace che quando scrivo un articolo la gente mi legga e mi apprezzi. E’ assurdo pensare che ciò che facciamo su internet debba essere privato, altrimenti non utilizzeremmo il network. Ciò che però succede a molte persone è la convinzione che tutto questo ci possa bastare. No che non basta, no che non ci soddisfa davvero. Perchè tutto ciò che abbiamo è intorno a noi e se non c’è, non c’è. E ci manca. La sensazione di “onnipotenza” che sentiamo quando ci rileggiamo e pensiamo “quanto sono figo, quanto sono bravo, quanto mi piaccio” dura quell’attimo, poi siamo sempre noi. Non siamo cambiati poi molto, nella vita reale. Facciamo lo stesso lavoro, facciamo tutti i giorni le stesse cose e frequentiamo (più o meno) sempre le stesse persone. Ci piace?

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In realtà potrebbe piacerci, si. Se ci discostiamo per un attimo da questa fama del cazzo che di fondo non ci da altro che benzina per l’ego. Ma abbiamo realmente creato qualcosa, una volta che si è formato il “personaggino” (che se ne vedono 2.000 tutti clonati)? Se non hai costruito qualcosa intorno a te che ti faccia sentire come su internet, che appartenga davvero a te e a tue presunte doti, non hai che un pugno di mosche, alla fine. Anni fa, ero così. Prima che diventassi “qualcuno” in un piccolo microcosmo che era la fotografia e la scrittura. Prima che capissi che piaci se arricchisci, anche se a gente che non conosci e su posti che non esistono davvero. Ho crato notorietà su foto personali, su mie immagini e niente di più. Sono arrivata, semplicemente postando fotografie di me stessa in posa, cambiando colore di capelli, look e altre cazzate, ad essere contattata da endemol per un provino del gf. Ma ho smesso di credere di essere una figa quando la gente che mi “acclamava” poi s’è rotta il cazzo perchè, diciamocelo, ma chi sei? Ho trovato nella mia passione la strada per avere più di una soddisfazione: la notorietà e un motivo reale per ottenerla.

Ora che sono cambiata e che quello che si vede è esattamente quello che sono, senza troppi orpelli (perchè io sono esattamente quella che leggete), mi sono accorta della vita che posso vivere. Ho sentito, nell’ultimo periodo, emozioni vere, nel bene e nel male. Posso avere entrambi. Posso avere il seguito su internet ma la stima fuori da internet. Coltivo interessi in ambedue gli ambiti e nel contempo mi godo la vita, i miei amici, le risate e le pacche sulla spalla. Perchè non c’è cosa più bella dell’affetto incondizionato e la stima della gente che ti sta intorno. Chiunque tu sia, sei meravigliosamente interessante. Questo è la vera notorietà, questo non è una chimera. E se ci arrivi, sei un passo avanti. Pensaci. Ma pensaci davvero, senza temere di poter perdere chissà cosa, tornando a credere di essere davvero importante. Per qualcuno, non per qualcosa.

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N.b. grande stima per i blogger famosi (con testate giornalistiche, scandalistiche, fashionzine, di gossip, e via discorrendo, che si sono fatti strada e lo fanno come lavoro), stima per chi su internet pubblicizza il proprio mestiere e ne fa marketing, stima per tutti coloro che sono famosi attraverso la piattaforma e che con la  condivisione hanno arricchito molti di noi. Il mio articolo, ovviamente, non è per loro. E che nessun altro si senta toccato, se non in maniera positiva, grazie.

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diario di una cicciona dentro – parte I


Ho iniziato la dieta centinaia di volte. Alcune volte portata a termine, altre portata fino al martedì e l’ho iniziata il lunedì. Dipende, deve esserci quella molla che scatta e che ti convince che si, è arrivato il momento di smettere di mangiare come se non ci fosse un domani. C’è chi mangia per colmare i vuoti, chi lo fa per gola, chi mangia per nervosismo e c’è chi, come me, mangia perchè è una cicciona dentro. Anche se non lo faccio, in realtà sto sempre mangiando. Questa volta sono arrivata a perdere 8 chili in quasi 4 mesi. La mia dieta è regolare, seguita da una nutrizionista, come è sempre stato le volte che ho deciso di farlo. Ma quello che mi accade, ogni volta, è un iter ridondante.

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Prima di iniziare questo percorso dimagrante la mia giornata tipo era:

  • colazione: brioche, uova, pancetta, caffè, toast
  • spuntino: spaghetti cinesi riscaldati della sera prima
  • pranzo: pollo in agrodolce riscaldato della sera prima, pizza, pasta alla carbonara
  • spuntino: cappuccio, fetta di torta sacher, un dito del barista
  • cena: sushi all u can eat innaffiato con un litro di vino e 4 amari a finire
  • spuntino notturno: un kg di popcorn, tisana e 4 biscotti

Dai, non è mica risaputo che uno deve fare 5 pasti al giorno per stare bene? Beh lo spuntino notturno, quello mi fregava! Quando ne ho parlato alla nutrizionista la sua espressione fu di smarrimento e con calma, molta calma, mi ha spiegato cosa avrei dovuto fare per cambiare le mie abitudini e cosa sarebbe stata la mia esistenza, da quel momento, una volta modificate. Dieta per sempre, niente più abbuffate sconclusionate, niente più pasti senza un senso, niente piùme ne fotto“. Sono una fisarmonica da sempre e le mie smagliature me lo ricordano da una vita. Era ora di darci un taglio. Ecco che ho cominciato.

Agrodolce

Da quel momento i miei pasti erano si 5, ma di diverso tipo. Formaggi mai sentiti nominare, pesce (questo sconosciuto), verdure cucinate tristemente al vapore, carne magra, pasta e pane integrale, olio 4 cucchiaini al giorno, tutto grammato e sezionato. Niente più fu come prima. La mia esistenza costellata da molte cene fuori e alcol come se non ci fosse fine ha subìto un ribaltamento non da poco. Pranzi al lavoro con schiscette così tristi che mangio il tutto innaffiato da lacrime. Cene a casa che ci metto 10 minuti a finire di mangiare che poi scappo dalla tavola o mi mangio pure quella. Lo stomaco si è talmente ridotto che se tento di sgarrare non riesco manco a finire e per me lo smacco maggiore è proprio questo: sto diventando una cicciona dentro senza più fame spasmodica e incontrollabile.

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Questi mesi sono stati difficili, la mia vita sociale ha avuto un picco verso il basso non indifferente e le rare volte che mi sono concessa il lusso di una cena fuori, il mio pranzo subiva un radicale taglio. Praticamente già non mangiavo un cazzo, per permettermi un paio di bicchierini di vino la sera, dovevo rinunciare al carboidrato di giorno. Quindi arrivavo alla cena che ogni alimento vedessi sulla tavola mi sembrava una giamaicana con la ghirlanda di fiori che ballava sotto le cascate della Polinesia. Ogni volta che mi trovavo e mi trovo in situazioni di un certo tipo, il mio cervello fa una capriola e succede di tutto. Ma scriverò un altro articolo per raccontarlo, questo non mi basta!

Cicciona dentro, stay tuned.

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