Archivi del mese: febbraio 2016

per avere notorietà basta sedersi su un trono


Non mi vergogno di dire che seguo Uomini e Donne da molti anni. Ho sempre avuto una mia linea di pensiero sul programma che non ho mai nascosto a nessuno, soprattutto a quelle persone che, come sempre, sentenziano sia un programma stupido per italiani stupidi. Sono dell’idea, e lo scrivo anche qua, che seguire certe trasmissioni non significa necessariamente essere idioti o boccaloni, basta guardarli con lo spirito che il programma richiede: leggero. Tutto ciò che succede li dentro può coronarsi sicuramente in storie d’amore reali (come di fatto, lunghe convivenze e figli dimostrano), ma di certo non credo che partano dal reale desiderio di trovare una compagna, tutt’altro. Detto questo credo che la mia intelligenza non sia mai stata minata.

Nell’ultimo trono mi sono resa conto di un fatto. Che, come il GF, più passa il tempo, più la qualità di risorsa umana investita scenda a livelli bassissimi. Parlo di tronisti e corteggiatrici (e viceversa). Ricordate Costantino? Beh, già lì non siamo partiti bene, il belloccio palestrato di turno, lo stronzo che più di tutti ha dimostrato di volere solo notorietà e c’è riuscito! Peccato che sia tramontato come era giusto che fosse. Bene lui è stato l’apripista a quello che è diventato il sex symbol per eccellenza tra un numero imprecisato di ragazze, che io definirei per lo più venali e affamate della stessa popolarità. Quindi possiamo dire che nella maggioranza dei casi si accoppiano tra simili, consideriamoci salvi, quindi.

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Tutti i tronisti e corteggiatrici si conoscono o si sono già visti, inutile prenderci per il culo. Se vai su internet e metti i nomi troverai sempre un collegamento, anche attraverso altra gente, tutti negli stessi posti e con le stesse manie di grandezza (la loro misura di grandezza ovviamente sappiamo qual’è). E’ un circolo vizioso dove gira che ti rigira tutti hanno a che fare con tutti, nel loro ambiente. Ma torniamo all’argomento base. Il tronista: bello, dannato ma soprattutto fragile, con grandi problemi famigliari alle spalle, ragazzi che hanno lottato con la sfortuna e in ultimo si chiedono “potrò fare qualcosa di speciale anche io?“. Si, andare a Uomini e Donne, sicuramente, ti premierà delle fatiche di vita. Corteggiatrici che si sono fatte da sole, che hanno 4 lavori, che hanno iniziato a 14 anni e portavano a casa i soldi per la famiglia disagiata. Tutta gente umile, insomma.

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Non si parla quindi solo di aspetto, che è decisamente opinabile (a me quel genere di uomo fa solo che ridere), ma anche di un vissuto particolare. Come si fa, quindi, per una ragazzetta che ha 2 neuroni incazzati tra loro, non resistere al fascino di questi individui? E poi arriva l’altro, quello “diverso”, quello con la macchinona e i soldi a pioggia. “Che colpa ne ha se è nato fortunato, sfoggia ciò che ha per parlare di sé, nulla di male“. No, nulla di male. Se non avvalorasse la tesi che “ma andare a lavorare invece di oziare su un trono, no?“. C’è molta ipocrisia dietro questi personaggi televisivi ma contestualizzati al programma non posso che ritenerli idonei e per niente fuori luogo.

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Concludo confermando che oggi come oggi il programma continua a sfornare personaggi che finiranno dalla D’Urso a raccontare com’è finita la loro relazione, a chiedere aiuto per ritrovare il compagno scomparso, a mostrare l’ecografia del figlio in arrivo. Ci saranno paparazzate, articoli su internet. Se scriverai un nome per cercare un attore famoso, al primo posto ci sarà quello del tronista di turno o la corteggiatrice scelta. E’ davvero la fine della fine. In Italia oggi i sex symbol e le coppie importanti sono loro, e continueranno ad esserci programmi spazzatura che li ospiteranno o che li infileranno a seguito di un servizio sulla povera donna uccisa e buttata in un pozzo. Fatevene una ragione.

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Archiviato in cazzo, sono proprio una star

il manuale lesbico – cap.9: le seriali


Ci sono loro, le lesbiche che si prendono tutto. Anche quello che un tempo non consideravano. Si prendono quella che era magari l’amica di un’amica, oppure la ex di un’altra sua amica, oppure la sua amica. Loro riescono a conquistare quelle che da etero diventano improvvisamente lesbiche (a tempo determinato, ovvio) e allora da conoscenti diventano amanti di quella che un tempo stava con un’altra conoscente. E quelle che in passato non si guardavano nemmeno, si accorgono che “cazzo, il tempo stringe, ora è lesbica, mettiamoci assieme!“. E via di emozioni, cuoricioni e amore struggente.

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Ma il vero dramma sono le lesbiche, che per ogni amante che si aggiudicano, mantengono perennemente lo stesso atteggio. Frasi romantiche, complimenti, promesse d’amore, “tu sei quella giusta“. E dopo un paio di mesi ne hanno un’altra. Ci sono diversi fattori per individuare una lesbica seriale. L’età innanzitutto, se è una ragazzina aspettati un comportamento da ragazzina. Trattare le persone come marionette è una cosa che ha sicuramente già fatto. Quindi aspettati che si ripeta. E questi selfie a manetta dove “sei una cosa meravigliosa” sono all’ordine del giorno non fanno altro che avvalorare la tesi che questa è una seriale. E anche un tantino inaffidabile.

Altri aspetti sono la facilità con cui ti vogliono e quella con cui non ti vogliono più. E’ tipico della seriale accalorarsi per qualcuno in maniera vorticosa ma nello stesso modo decidere che non è più cosa. Hanno amanti tutte diverse tra loro: una bionda, una mora, una alta, una bassa, una grassa, una magra, una piemontese, una calabrese, una ricca, una povera, una ragazzina o una matusalemme. Basta che sia donna, gliela dia, la faccia sentire una grande conquistadores, e poi chi vivrà vedrà. Se finisce hanno comunque la scorta di amiche delle amiche, e le ex delle amiche, e le ex delle ex o nuove etero da redimere.

Questo tipo di persona non soffre per amore. E’ capace di farsi pianti allucinanti ma non vi fate ingannare, è tutto molto facile per loro, lasciarsi andare in un teatrino di dolore e tre giorni dopo dirti “non mi interessi più“. Questo capita soprattutto a quelle che hanno una buona dose di fortuna (e non altro) e un’ottima capacità di prenderti per il culo. Nel complesso, infatti, se analizzate bene il soggetto, non è che abbia tutte ‘ste grandi qualità. E questi vuoti personali li riempie così, maneggiando maldestramente la vita di altre persone.

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Le lesbiche seriali sono pericolose. Sono generalmente bugiarde, sono quelle che vi dicono “non posso uscire stasera, ho la nonna da accudire” e alla fine, col senno di poi, scopri che si stavano trombando la badante della nonna, nello sgabuzzino. Non combinano nulla di costruttivo, né per sé, ne per chi ha a che fare con loro. Sono persone che, benché abbiamo fatto tutto da sole, sono capaci di giudicare te, se nel frattempo ti sei svegliata e hai capito che lei è stata una parentesi sgradita e ora hai molto di meglio. Sono capaci di farci anche del gossip. Se sei amante di una seriale augurati che prossimo giro non voglia conquistare tua sorella. E se non hai una sorella, occhio a tua madre se è sotto i 50.

Per chi come me, ha avuto a che fare con questi personaggi, do un consiglio che vuole essere più una rassicurazione. Non rimaneteci male all’epilogo, perchè non state perdendo nulla di buono. Anzi, spesso queste persone ti insegnano che vali molto di più, che sei una persona sicuramente migliore di loro ma soprattutto che “ma come cazzo ho fatto?“. Ecco, io oggi la vedo in questo modo. Sono esperienze che ti ricordano chi sei e che con certi scarti non vale la pena averci a che fare! Buona fortuna ragazze, perchè quelle testine di cazzo, sono ovunque.

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per trovare casa devi prostituirti


E arriva il momento che cerchi una casa, no? Non puoi comprarla perché non hai garanti se non te stessa. Così ti dici “ok, butto via i soldi ma ho bisogno della casa“. Così inizi: annunci su internet, agenzie, passaparola. Ma tutto ciò che ti si propone davanti è infattibile. L’annuncio su internet è fuorviante, ti sparano canoni da 500 euro e quando apri l’intero annuncio ti trovi +200 euro di spese. Ma che cazzo faranno mai in quel palazzo per volere quasi la metà del canone di locazione? Ti lucidano il culo quando esci dall’ascensore? Ti aprono la porta come gli hotel a 5 stelle o ti parcheggiano la macchina quando arrivi dal lavoro? Un custode mezza giornata mi costa 200 sberle (e considerate che tutti i condomini pagano la stessa cifra), cazzo è, il custode col culo d’oro?

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La frustrazione è quando quasi accetti il compromesso di pagare 650 euro per un bilocale perché è il più economico che tu abbia mai trovato. Arrivi, lo vedi, pareti da imbiancare, tubi incollati alle pareti, porta saponette incassate nelle piastrelle come i bagni del Carlo Cudega, pareti che cadono a pezzi, completamente da arredare e anche lì ti dici “ok qualche lavoretto si può fare, è bella grande, è la migliore occasione finora” e lei che ti dice? Lei, l’agentessa immobiliare. Caparra di 3 mesi + 3 mesi di anticipo. Insomma quasi 4.000 euro così, sull’unghia. Manco in San Babila. Un bel “ciaone” ci sta tutto.

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Non demordi e aspetti quell’appuntamento per vedere un piccolo bilocale che ti sembra l’ideale. La zona non è proprio comoda ma con un pò di pazienza e un paio di chilometri a piedi puoi andare a prendere la metropolitana. Non è enorme ma per due persone può andare bene. Si libera ad Aprile quindi hai il tempo di mettere via una pò di soldi per comprare i mobili. Ti risponde dopo un mese e ti da un giorno, un orario e non c’è verso di avere altri giorni e altri orari. E tu lavori, perché normalmente si lavora. E te lo dice 3 giorni prima e a lui non fotte un cazzo. E’ così. Se non va in porto per nessuno dei 150 soggetti che quel giorno andranno a vederla, allora magari fissiamo più avanti.

I siti degli annunci, ad un certo punto, diventano il tuo vangelo. Sai a memoria il nome di tutte le agenzie, conosci tutte le zone di Milano, hai imparato il chilometraggio per andare al mezzo pubblico più consono per te, hai nella mente tutte le immagini di quelle stanze fatiscenti, con i cessi che nemmeno negli anni 90, i mobili di 600 anni fa, le fotografie sgranate e i letti con l’armadio a ponte. L’indecenza di certe immagini e poi quei numeri, 550+250. C’è da tirarsi una fucilata in bocca.

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Trovare casa a Milano, con un costo decente per chi guadagna poco, è diventata un’impresa titanica, ci si sente totalmente schiacciati dal peso dei propri limiti. Ci si guarda in giro e vedi gente che è accomodata, a posto, in appartamenti in zone top. Ti chiedi perché non tu, perché certe soluzioni sono destinate ad altri e non a te. E se non hai i requisiti le case popolari manco per il cazzo. E allora io, che sono gay, e che non sono sposata, non avrò mai questa possibilità. Devo solo cercare e sperare di trovare qualcosa che possa permettermi. Vivere in una casa non significa imprigionarcisi perché una volta pagato affitto e spese non si hanno più soldi per andare a fare un aperitivo.

E allora forse una soluzione c’è: il cartone in stazione centrale. Più economico di così!

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