Archivi del mese: gennaio 2016

i followers melliflui di instagram


Instagram, un social molto conosciuto e apprezzato. Ne ho già parlato in un articolo precedente ma vorrei soffermarmi sull’aspetto più inquietante. Ovvero tutti quei followers che diventano followers allo scopo di farsi seguire. Se ciò non accade, smettono di essere tuoi followers. Mi spiego meglio. C’è lui, che mette due o tre like, e poi ti segue. Ecco che il numero dei tuoi followers aumenta a +1. Tu guardi il suo profilo, non ti piace ciò che pubblica indi non ricambi. Passa mezza giornata, massimo una. Successivamente vedi che il numero si è abbassato a -1. Verifichi con un apposito programma ed ecco che il non seguace è lo stesso che aveva appena iniziato a seguirti. Schizofrenia? No.

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Il motivo è semplice. Questi personaggi ti seguono con la pretesa, la speranza, il desiderio, di farsi seguire da te al solo scopo di alzare il numero dei suoi followers, e quindi (secondo la linea guida del social) diventare più “popolare“. Se hai un numero alto di seguaci è altamente probabile che le tue fotografie saranno guardate di più e apprezzate da più persone. Pubblicare immagini che nessuno cagherà non ha senso. Quindi è tutto molto coerente e normale. Quello che non è normale, a mio avviso, è acquisire seguaci solo per “cortesia“. Io, esempio, non lo vorrei. Se vuoi seguire la mia pagina fallo perché ti piace ciò che vedi, altrimenti ciao.

Ci sono poi i casi più eclatanti: loro che ti seguono, poi ti mettono 15 like in 1 minuto e commentano con “bellissima” “fantastica” “mitica“. Passa mezz’ora e smettono di seguirti. Ecco, loro, sono personaggi altamente disturbati. Io non discuto che seguendo attiri l’attenzione e magari quella persona si interessa a guardare i tuoi scatti, ma perlomeno segui chi davvero ti piace, per poi continuare a seguirlo a prescindere. Che senso ha cliccare “segui” a cani e porci? Soprattutto, quanto cazzo di tempo da perdere hai a ricordarti chi devismettere di seguire“?

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Riesco ad ottenere 5/6 seguaci al giorno. Ma il giorno seguente ne ho acquisiti altri 5 e persi 7. E’ un’altalena che infastidisce ma che è sempre e solo in linea con quanto scritto finora. Sono followers di poche ore fa, che decidono di abbandonarti. Quindi sicuramente meglio così. Ma c’è una piccolissima nicchia di “non più followers” che mi fa sorridere. Le persone che un minimo conosci e che fino a poco tempo prima clikkavano “mi piace” ad alcuni tuoi scatti. Poi, di punto in bianco, smettono di seguirti. L’unico motivo che mi viene in mente può essere che non ricambiavo. Allora io mi dico, perchè smettere se ti piaceva ciò che pubblicavo? Non siete poi così diversi da quelli sopra descritti. A meno che… ci siano altri motivi.

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Tipo “pfff mi hai annoiato“.
E allora “pfff anche tu, ricambio e smetto di seguirti“.

Ci può essere un piccolo, sottilissimo, velo di piacere nel farlo perché tutto sommato “la verità è che non mi interessavi abbastanza” dal ricordarmi di cliccare “non seguire più“. Mi hai fatto da promemoria!

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i social e la loro fottuta utilità


Che grande, immenso, universo, quello dei social. Ogni giorno ne spunta uno, sono come funghetti. E pian piano si uniformano in un unico cosmo gigante che ci avviluppa. Che ci inghiottisce, oserei dire. Ma ognuno di loro ha una sua peculiarità, riesce ad estrapolare e far emergere, da ognuno di noi, lati differenti, manie differenti. Voglio portare come esempio alcuni dei più famosi social degli ultimi anni, a partire da Facebook che “trovami una persona che non è iscritta“.

Su Facebook si racconta ogni cosa facciamo. Condividiamo ogni istante, anche quello più intimo. E scatta la foto con lei nel letto sotto le coperte, e scattala mentre caghi, e scattala mentre mangi sushi, e scattala mentre festeggi il compleanno della nonna, e scattala anche in ospedale con la flebo in vena. I nostri dissensi, le nostre gioie, i nostri momenti. Tutto alla mercé del popolo. Ed è questo che ci piace. Esibizionismo, nudo e crudo. Ma c’è chi ancora dice “non è mica vero!“. Ma che cazzo di bisogno c’è di postare la tua foto con settordici sfondi diversi e persone diverse accanto, sembri copia incollato cristo di dio!

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Poi Twitter, il social più arrivista che io conosca. Credo che chiunque approdi su Twitter voglia solo notorietà. Anche perché che cazzo vuoi esprimere con 140 fottuti caratteri? E allora c’è quello che posta freddure politiche, quello ironico, quello depresso, quello romantico. E più followers hai, più sei un figo. E si fa a gara a chi spara frasi più originali, particolari, freddure che colpiscano. E poi si incazzano che se le vedono sciorinate su altri network. Ma fatemi capire: siete grandissimi autori o semplici cinguettii su internet? Avete ragione dai, una citazione è pur sempre una citazione ma, rimane il fatto che 8 ore al giorno lavorate come tutti. Siete come tutti. E Twitter non vi da altro che una vetrina modesta e, a mio avviso, inutile.

Parliamo di Tumblr, la piattaforma più “artistica” che io abbia mai visto. Frasi, fotografie, profili disparati. Che devi fare? Postare una foto. Per lo più non sono nostre. Vedi fotografie di chiunque, postate sul social così, tanto per fare. Se dovessi mai trovare un’immagine del tuo faccione su Tumblr e il profilo non è il tuo, non te la menare, “si trovano su google, cazzo vuoi?“. Citazioni, aforismi, immagini. Tutto senza un reale senso, una vetrina inutile ma colorita. Credo sia il social più stupido che esista ma ogni tanto ci trovi qualche immagine da ripostare a tua volta, senza porci il quesito: ma di chi è, questa fotografia?

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E poi c’è Instagram. Ecco, Instagram mi garba. Molto concentrato sulle immagini quindi non può che piacermi. Ma questa volta è tutta roba nostra (a parte alcuni profili creati per postare determinate categorie di foto, ampiamente specificate quindi in linea con la netiquette): dalle nostre belle facce, al cibo, ai paesaggi. Una fantastica vetrina per chi vuole farsi conoscere come fotografo o anche solo come persona. C’è la nostra faccia, il nostro look, la nostra casa, i nostri averi. Ma niente di troppo intimo. Anche qui il numero di followers alletta sempre. Ma in fondo, essere noti su Instagram è decisamente appagante. Con poco tu puoi piacere a un sacco di gente.

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I social sono tanti e sempre più invasivi. La nostra vita è condizionata dalla notifica, dal messaggio privato, dalla chat, dai likes. Vogliamo sempre essere di più, perché internet ce lo permette. A volte dimentichiamo chi abbiamo accanto, i nostri passatempi, quel tempo libero che si sfruttava per un buon libro o per una sana scopata. Maneggiare con cura dovrebbe essere il motto per i social ma non credo ci sia salvezza, ormai. Quando siete in metropolitana fate caso a chi sta seduto di fronte a voi: vi è mai capitato di vedere qualcuno leggere un giornale? Mi manca lo stronzo che apriva il quotidiano e mi finiva in faccia. Si, un pò mi manca.

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la stronzata del “in amore vince chi fugge”


Sono l’unica, forse, che preferisce le persone dolci a quelle stronze? Ma questa leggendaria voglia di stare dietro a chi non ti caga, o ti tratta male, quando finirà? Mai, probabilmente. Perchè le donne soprattutto sono attratte da questi personaggi. Non le richiamano, rispondono loro con due parole in croce e qualche smile sui social, se le scopano e poi hanno una riunione importante, indi scappano. Le riempiono di complimenti ma alla prima occasione fanno notare loro di aver visto un accenno di cellulite sul culo. Insomma, più fuggono, più li rincorrono. Più le trattano a pesci in faccia, più fremono di desiderio.

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Ma io no! Apprezzo una carezza, un complimento sincero, un “ti amo così come sei“, un sorriso in mezzo alla gente, un abbraccio a fine giornata, un messaggio amoroso prima di andare a dormire. Cazzo, ma sono davvero l’unica donna che vuole essere amata in maniera normale? Ma cosa mi rappresenta essere trattati come delle merde? Anche no. Quando, nella mia vita, ho avuto modo di conoscere gente del genere, sono stati gentilmente mandati a cagare in un nanosecondo. Appuntamento ore 15, ore 14.45 mi scrivi “mi spiace, non posso oggi, facciamo domani?” risposta mia? “no, facciamo mai più“. Questa è l’eccezione, oggi come oggi. Io sono l’eccezione.

Quando parlo di questo argomento mi sento un pesce fuor d’acqua. Sento donne che bramano al pensiero di quelli che fino a ieri le hanno considerate come straccetti da usare. Si fanno ammaliare da questo presunto mistero che altro non è che “non gliene fotte un cazzo di loroma si trastullano, di tanto in tanto, con le loro vagine. E tutte le volte ci ricascano, credono a tutti quei “ti amo” preorgasmici che si concludono con un “non posso dormire qua, mi dispiace, domattina ho la sveglia all’alba, devo andare ad Vimodrone da nonna per pranzo” e poi li vedi postare la foto del caffe su instagram che è già ora di pranzo accompagnata dall’hashtag “wakeup“.

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Tu poi così, decidi di fare una cena tra amiche, prepari gli inviti, crei la situazione, ti prendi la briga di cercare un bel posto, lo prenoti, sai che lei, la tua amica, è giù di morale, ci metti un impegno pazzesco, fai creare il menu che piace a lei, raduni tutte le persone che sai lei apprezza e magari altre che non vede da un pò. Il suo malessere è lui, quel pezzo di merda che per l’ennesima volta l’ha bidonata per portare la moglie e i figli a Cortina. Beh quando tutto è pronto e manca un’ora all’incontro arriva quel messaggio, quello che insomma, è tutto normale secondo lei: “mi spiace amica mia, ma Giuseppe mi ha appena scritto che si è liberato prima e passa da me, facciamo settimana prossima?“.

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E allora un “ben ti sta quando ti grattugerà il culo tutta la notte e il giorno dopo ti dirà che non prova più le stesse cose” te lo prendi tutto, amica mia. Certe cose alcune donne se le meritano, è tutto ciò che possono ottenere fintanto che affideranno i loro sentimenti all’adrenalina e non al cuore. Scelte. La mia è di essere felice. La loro è di continuare a rincorrere chi fugge perché “così si deve fare“, e se lo diceva Ferradini! A proposito, ma chi cazzo è Ferradini, ora che ci penso?

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