Archivi del mese: dicembre 2015

degli estranei ti puoi fidare


La signora over 70 che mi dice  al lavoro “mamma mia che occhi stupendi che hai” è all’ordine del giorno. Poi si volta verso l’amica over 80 e le dice “Carmela, ma hai visto che occhi ha questa ragazza?” “merito di mio padre, signora“. Si volta, mi guarda e poi esclama “fossi più giovane che gli farei a tuo padre, allora“. Eh si, capita, storie vere. E sono cose che mi fanno sorridere, ogni cazzo di volta. Mi rende felice, questo complimento spassionato che arriva da una generazione che non giudica più l’apparenza. Non guarda i miei piercing o i tatuaggi, guarda i miei occhi.

Così succede che racconto qualcosa di me, do consigli per la dieta alla cliente che si vede grassa, che poi sembro una motivatrice del cazzo! Mi trovo a raccontare della mia vacanza al mare a quei signori di Agrigento che sono in trasferta per l’expo. Faccio battute su quello che ho fatto la mattina, quando in coma ho infilato i jeans al contrario. Mi trovo a parlare di me, della mia famiglia, dei dolori e delle gioie. E loro lo fanno con me, tra una prova in camerino e l’altra. Poi se ne vanno e mi mandano un sorriso sincero, o un bacio con la mano. E mi dicono “ci vediamo presto“.

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Questa è bellezza pura. E’ quella condivisione che mai sarà distrutta o annichilita da rancori e rotture. Una parte di te che scorrerà per un pò nei racconti che quella persona farà un giorno ad altri, ricordandosi dei tuoi consigli sul cibo a Natale. O ridendo pensando che l’anziana voleva farsi mio padre, o la famiglia che ricorderà che una ciuccianebbia ha amato spassionatamente il mare della Sicilia e tutto ciò che lo circondava. Son cose belle. Sono pensieri che fuggono e non sai se mai rincontrerai ma che non subiranno alterazioni dettate da rabbia e disprezzo.

Amo il mio lavoro soprattutto per questo. Perché ti rende umana, non ti cambia, non ti fa indossare maschere. Ci sei tu e delle estranee che entrano nella tua giornata prepotentemente e poi se ne vanno. Ma portano sempre qualcosa di te, nella loro giornata. Non essere arrabbiata quando lavori nei negozi, non innervosirti per quella cliente che è stata un pò maleducata, non esserlo anche tu. Vivi quelle ore di lavoro come l’opportunità di dare di più alla tua azienda ma di più anche a te stesso. Non c’è cosa più piacevole di una carezza esterna, di quelle persone che non ti guardano come un addetto ai lavori ma come un essere umano.

Always-Be-Yourself

Fidati, le tue ore passeranno in un attimo e lo stress non avrà il sopravvento. La vita è piena di dissapori, discussioni, incomprensioni e difficoltà. Sfrutta il lavoro per allontanarti da tutto questo, per sentire che qualcuno con totale onestà avrà di te un pensiero lieve ma incontaminato da tutto, perché non c’è canale più sicuro dell’estraneità per potersi raccontare e mostrarsi per ciò che si è davvero. Non lasciarti condizionare da chi non ha capito nulla di te, quello che pensano non è realtà. Hai presente la tizia in negozio che racconta del mare al tramonto?

Ecco, quella lì sei tu!

 

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il vero dramma di facebook


Se ne dicono tante sui social network: che sono pericolosi, nocivi, che tolgono tempo e serenità alla gente e via discorrendo. Io credo che il vero dramma sia non saperlo usare nella maniera corretta e, soprattutto, non dare il giusto peso e valore alla sua utilità. Il fatto di condividere molto o poco non credo sia importante perché sono dell’idea che non si manifesta davvero il nostro intimo ma solo ciò che vogliamo mostrare. Anche chi sembra racconti ogni cosa, in realtà non lo sta facendo, altrimenti sai che brutta figura tirare fuori tutto di noi? Non siamo mica così carini come sembriamo in rete!

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Il vero problema di facebook è quando diventa un canale per comunicare. Per offendere, per incanalare la rabbia, per sviluppare la gioia. In ogni caso, dal brutto al bello, diventa un labirinto oscuro dal quale è davvero difficile uscire. Si smette di vedere intorno a noi, ciò che accade, ciò che si muove e smettiamo di ascoltare parole, frasi, discorsi. Si smette di sentire la gente. Percepirla, toccarla, detestarla, apprezzarla. Anche chi è vicino a noi in maniera reale e concreta.

Facebook, come altri social, è una piattaforma virtuale. Cessa di esserlo nel momento in cui il nostro tempo libero si trasforma in una specie di impegno. Un progetto sociale al quale non vogliamo rinunciare, a discapito di qualcosa che gira intorno a noi e che crediamo di aver già conquistato. Dunque il sorriso, la gioia, il divertimento o, al contrario, la delusione, l’amarezza, la nostaglia, vengono convogliati in questo potente mezzo. Ecco che li stiamo perdendo, i nostri sacri valori umani.

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Dunque le litigate, le discussioni, commenti di qua, commenti di là. I botta e risposta sulle pagine, gli status pungenti e le puntualissime repliche piccate. Ma cos’è? Un circo? No, magari lo fosse. E’ lo spettacolo della superficialità umana. Quella paura del vero così ferrea da impedirci di affrontare i problemi. Quelli veri. Ma alcuni di noi non mancano di risorse per impedire quest’affossamento. Serve solo spolverarle e tirarle fuori. Tornare a vivere i social così come dovrebbero. Con l’accezione che realmente hanno.

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Il succo di questo articolo è molto più semplice di quel che sembra. Credo che a volte anche io sia caduta nella insidiosa trappola di facebook. Dove tante cose sono state scritte e non dette. Ma, per mia fortuna, erano cose già pensate e già ampiamente espresse. Così come mi è capitato di vivere i social con passione, dedicandoci del tempo. Sempre per mia fortuna non era tutto lì, non è mai stato tutto lì. Se così non fosse non avrei coltivato, nel frattempo, tutto ciò che oggi ho vissuto. E questo bagaglio mi ha fatta diventare ciò che sono, orgogliosamente in via di completamento.

Chi si ferma è perduto. Le emozioni sono di sangue e carne. Se non le riesci a vivere sulla tua pelle è un peccato. La sensazione di libidine che ti da un like, un commento favorevole, l’idea che tu possa essere visibile al mondo e non solo agli intimi, dura quell’attimo. Se spegni il telefono tutto è dissolto. Come il display che in un secondo perde la luce.

Non trovate sia triste?

 

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i sentimenti hanno bisogno di profondità


L’amore, l’amicizia, la fratellanza. Sono valori profondi e se sei in superficie, col cazzo che sai davvero dimostrare tutto questo. Ci sono i parlatori, gli oratori, i millantatori. Ci sono quelli che ne parlano come se leggessero una bibbia. Ma non funziona così. La realtà dei fatti che anche in persone apparentemente negative, aggressive, fumantine, scorre sangue caldo capace di una profondità idonea a manifestare i sentimenti.

Magari lo fanno poco o a modo loro ma non mancano di sensibilità. Sanno gridare, sanno piangere, sanno arrendersi e poi combattere. Sanno discutere e litigare ma per arrivare ad un risultato. Sanno riprendere in mano la propria vita, anche a costo di potare dei rami. La conservazione di legno marcio non serve. Gli alberi sani producono ossigeno per la sopravvivenza. Tutto il resto è surplus.

L’ostinazione a credersi perfetti o semplicemente capaci di dare amore e amicizia è pericoloso. Le persone che si autoproclamano buone, quelle che osannano una gentilezza d’animo innata, sono le stesse che a conti fatti sfoderano cattiveria travestita. Mi hanno sempre insegnato che ciò che le persone fanno contro altri, un giorno, lo faranno con te. E tutte quelle parole erano solo parole. I fatti dimostrano che non hanno quella meravigliosa sensibilità che porta poi ai veri cardini dei sentimenti.

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Diffidate sempre di chi non si arrabbia mai. Il giorno che lo farà sarà devastante, vedrai la persona per quello che è realmente. Non fidarti mai di chi parla costantemente di valori o accusa gli altri di non prestarne fede. Non riesce a guardare oltre il proprio naso. Non sentirti mai meno di qualcuno che sciorina una serie infinita di giustificazioni per quello che fa e che è, tentando di dare a te la colpa di certi tristi epiloghi. Non dare mai peso a chi, dopo ciò che c’è stato tra voi, prende di te ciò che fino a ieri considerava uno spunto per essere migliore, e tenta di ridicolizzarlo. Chi dice di volerti bene un giorno ti tratterà come il peggio nemico, solo perché le cose non sono andate come l’orchestraio desiderava.

Non dare attenzione a chi non ha saputo controllare i sentimenti più fastidiosi come la gelosia e la presunzione, come la rabbia e la repressione. Che ha sempre dato due pesi e due misure, valevoli solo per se stessi. Chi non ha compreso le necessità che avevi e ha messo al primo posto solo le proprie. E soprattutto non perdonare facilmente chi lamenta atteggiamenti del prossimo che per primo continua ad avere.

La morale è che nessuno è perfetto. E rendersene conto, scendere dal podio dove ci si è messi da soli, sarebbe un buon passo avanti. Capire che esistono altri, diversi da noi, che esistono vite, che necessitano di nutrimenti differenti dai propri ed esistono esigenze alle quali non si può rinunciare che non sempre sono come quelle che abbiamo  noi. E’ triste pensare di essere qualcuno che non si è, non accorgersi che quella fottuta profondità che da sempre si proclama non c’è, è tutta un’invenzione.

Come buona parte di ciò che si è diventati.

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