Archivi del mese: dicembre 2015

cosa fai capodanno?


Ma che cazzo te ne frega? Ma basta con questa domanda, ogni fottuto anno! Come se questo giorno di merda dovesse essere osannato. Ma anche no. Capodanno è un giorno che mi fa pensare “che ansia“. E il cenone, e dove lo fai, e andiamo al concerto in piazza, ma no che ti tirano le bottiglie in testa, e chi scopa a capodanno scopa tutto l’anno, ma non dirne più che l’ultima volta mi è venuta la candida, e la brasiliana rossa di pizzo trasparente, che poi te le regala la fidanzata e ti ha preso una seconda e tu hai la quarta, e ti domandi se in realtà voleva farti fare il cotechino per il cenone.

Tutti gli anni la stessa storia, ti ritrovi a dover rispondere, con quell’espressione da ebete, “eh… non lo so ancora“. E parte il “ma comeeee?“. Ma come sto cazzo, coglione! E ti vergogni quando ti rendi conto che non hai voglia di fare nulla, che la cena da amici è il massimo che la tua energia ti concede. E più gli anni passano più ti accorgi che da che andavi in discoteca come una pazza a fare i numeri sulla colonna ionica posta al centro, a che ti sei ridotta a fare le tartine col salmone insieme alla tua amica. Ma a te sta bene così, ma che cazzo te ne frega di andare a fare baldoria? All’una sei già a letto che dormi.

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Se fosse per me non uscirei. Mi pianterei davanti ad un bel film, con una bottiglia di spumante vicino al letto, qualche salatino e il rutto libero. E non devi depilarti, e non devi farti bella, e non devi urlare “buon anno” come se poi fosse buono davvero. E soprattutto non devi uscire con la macchina sperando che non venga lanciata una lavatrice dal balcone di qualcuno. Per le strade si ubriacano, stanno a guardare i fuochi d’artificio a teste alzate e ridono e urlano e incitano, poi abbassano la testa e vomitano sulle scarpe di qualche cretina che s’è messa pure le Prada per l’evento.

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Quest’anno festeggerò con due amiche e la mia compagna. Sarà carino, lo so. L’intimità della casa, il calore di qualcosa di semplice, l’abbuffo senza pensare che sono a dieta e che domani mi pentirò, il brindisi che sicuramente per me sarà “ma vaffanculo il capodanno!” e il ricordo che esattamente un anno fa incontravo la donna che oggi amo immensamente. Proprio la notte di capodanno. Ma non indosserò mai quelle cazzo di mutande che mi hai preso, amore. Andiamo a cambiarle insieme, e mi prendi quelle di cotone con babbo natale stilizzato sul culo. Prometti?

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a natale sono tutti più stronzi


E poi c’è lei, che appoggi un secondo i tuoi acquisti su uno scaffale e li sposta perché deve vedere il prezzo. Allora tu le dici “un secondo, ora metto via la roba” e lei ti risponde “hey, stai tranquilla” al che la replica è ovvia “mi sa che sei tu quella agitata“. Bene, a quel punto, nel suo stentato italiano, senza nemmeno guardarmi, esclama “si, sono agitata se ho a che fare con rompicoglioni come te“. Beh, la parola “rompicoglioni” è quella che ha scandito meglio, come si suol dire, impariamo bene l’italiano.

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E dopo avermi anche fatto il verso, l’esaurita si dirige altrove, fingendo di guardare la merce. A me è venuto da ridere. Credo che sotto le feste, con tutto il macello che c’è in giro, la gente abbia dei seri disturbi. I nervi cedono e il cervello si sciroppa. Allora mi viene da dire loro “ma quest’anno passare e non fare regali?“. Odio questo periodo dell’anno, dove la gente sembra che non ha mai girato per strada. Ti sommergono, ti calpestano, ti spintonano. E poi ci sono quelle che per due ingoi fatti bene a qualche cazzone italiano, vanno in giro con 4 stracci regalati e creano problemi a chi ha appena finito il turno di lavoro e deve raccattare 4 biglietti d’auguri al volo!

Ci sono loro che camminano a due all’ora, quelli che invece ti sorpassano e non importa se ti scartavetrano la faccia con lo zaino, o se ti scippano la borsa e la trascinano per 20 metri senza accorgersene. Non importa se davanti ci sono io ed esisto, non sono finta, ma non fa niente e mi cammini sopra, e non importa nemmeno se siamo in un negozio di 4 metri quadrati e tu vuoi passare a tutti i costi e mi dici “ho fretta” ed io finisco stesa nel cestone dei cappelli di babbo natale. Non importa perché la gente ha da fare questi cazzo di regali di merda.

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E poi succede che arrivano in cassa e vogliono lo sconto e poi vogliono sapere quando iniziano i saldi e poi vogliono sapere se hai altri colori di quel maglione e mentre aspetti che il commesso risponda a tutto ciò, dietro di te orde di individui con i minuti contati spingono, come se avessero il diavolo in corpo, e ti sollevano da terra e se potessero ti farebbe ruzzolare fuori dal negozio, ma non possono, e allora sbuffano e si lamentano: “ma non c’è un’altra cassa aperta???“. Nessuno ha mai legalizzato i lacrimogeni. Dovrebbero.

E poi arrivi alla metropolitana, 8 minuti attesa. Sei carica di sacchetti e poi la borsa del lavoro e quella della schiscetta. La banchina è affollata, continui a mangiare i pelucchi della sciarpa, hai caldo, non puoi spogliarti, hai entrambe le mani occupate, e pure le braccia. Riesci a salire, sei pigiata come il mosto del vino e resti in piedi grazie alla ressa. E si libera quel cazzo di posto, proprio lì, davanti a te. Lasci passare la signora che si è alzata e sbuca lei, e se ne esce così: “beh, visto che non si siede nessuno!“, mi sorride, sorride a tutti, e si siede.

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Il natale quando arriva arriva. Si certo, il natale quando arriva potrebbe anche andare, a fanculo magari.

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cestiniamo i buoni propositi


Arrivi ad un certo traguardo dell’anno che è sempre lo stesso. Natale, capodanno e i fottuti “buoni propositi“. Beh, io per quest’anno passo. Non mi va più di pensare la solita cazzata: “quest’anno è stato orrendo, speriamo nel prossimo“. Non sarà affatto così, sarà una merda come quello precedente. Perché? Perché in ogni caso non andrà mai tutto bene, e come può essere possibile? La vita è fatta così, di alti e bassi, e lo sarà per sempre.

C’è una cosa però che mi piace pensare. Comunque andrà troverò sempre qualcosa che rimane. Nel bene e nel male. Qualcosa che, se positivo, mi avrà lasciato qualcosa che resterà indelebile, se negativo qualcosa su cui pensare e poter dire:

  • non sarò mai come questa persona
  • non farò più gli stessi errori
  • sarò più selettiva e non mi farò ingannare dall’apparenza
  • non mi fiderò più di chi mi dice “sei speciale
  • eviterò di mangiare per un anno tutto quel cibo spazzatura
  • smetterò di pensare che qualcosa può essere eterno
  • io non sono affatto forte come credevo

Un anno ti dà molto. Succedono cose,  raggiungi traguardi, perdi persone, ne conquisti altre, trascuri i tuoi interessi e, a volte, smarrisci il tuo cuore. Fai cose irragionevoli, cambi look, ti innamori e poi ti lasci, non credi più nell’amore e poi ti succede di nuovo che mangi le farfalle. Un anno è davvero lungo. Eppure così breve. E in un attimo è già quello nuovo dove ogni cazzo di volta è sempre la stessa speranza buttata in un prosecco.

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Ma vaffanculo! Io non ci sto. Quest’anno voglio sia come un giorno qualsiasi. Dove ti fai una cena tra amici, bevi, ti ubriachi, poi ti abbracci e vai a dormire. Perché tanto sarà tutto come l’hai lasciato, il giorno prima. Sta a noi cambiare le cose e io voglio credere che questa volta sia stata determinata nel farlo. Ho cambiato delle cose. Magari in ritardo ma qualcosa in me e fuori di me è mutato. Purtroppo non abbastanza per altri ma per me è già un buon punto d’inizio. Per il 2016.

Voglio smettere di pensare troppo, con la stessa volontà con cui ho smesso di fumare. Voglio smettere di piangere e di struggermi, perché tanto andrà sempre nello stesso modo, il treno si dirigerà sempre sullo stesso binario del cazzo. E’ il destino. Voglio smettere di credere finché non vedrò coi miei occhi. E voglio ritrovare me stessa, persa in quei luoghi remoti che mi hanno sempre protetta. Io le ho le risorse per andare avanti.

Dritta per la mia strada.

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