la felicità esiste ma è molto diffidente


In fondo cos’è la felicità? Uno stato mentale o forse una condizione di benessere? Ma dura? E quanto dura? La frazione di un attimo, prima che la realtà ti prenda a schiaffi. Gli esseri umani sono tormentati e più lo sono meglio è. Non esiste persona capace di stare bene, non lo desidera davvero. Lo volesse tutto sarebbe diverso. Non ci sarebbero lacrime, disperazione, crisi, abbandoni, fughe. Saremmo tutti quanti degli androidi. Perché la felicità sembra essere l’inferno, per molti. E’ come se questa condizione quale aneliamo, in realtà fosse un incubo, un posto dove se ci vai non sai mai se farai ritorno. Nella vita vera. Quella fatta unicamente di dolore.

E allora si finge di essere felici, ogni tanto, per non dare nell’occhio.

Io credo di averla intravista, la felicità. L’ho sempre considerata un’utopia, una congettura dell’uomo per vivere meglio. Ma oggi posso dire che l’ho vista. Di sfuggita. E m’è piaciuta. Quella sensazione di immensità, di calore che ti avvolge. Quella luce abbagliante che nasconde ogni alone d’ombra. Ma è stato così breve da avermi fortemente illuso. Nonostante la delusione delle continue vicissitudini e degli ostacoli per raggiungerla, non mi sono arresa. Molti lo fanno, è più semplice. Io no, l’ho pedinata per tutto questo tempo. Perché era così bella da non volerla vedere svanire.

Sto bevendo un caffè americano, seduta alla scrivania, davanti al mio pc. Scrivo cose che forse solo io posso comprendere ma non mi interessa. Tra poche ore devo iniziare a lavorare, di domenica, fino a stasera alle 21. Avrò il tempo di non pensare, avrò il tempo di sentirmi le gambe a pezzi e di sciorinare un sorriso fasullo, di qualcuno che dentro ha un cumulo di macerie troppo alto. Arriva fino al cuore. Poi tutto tornerà alla mente. Quella sensazione di sentirmi protetta che è svanita insieme all’estate, l’estate che se ne va, portando via tutti i ricordi di quei sorrisi spensierati. E ora sono di nuovo come un tempo, maniche rimboccate e forza tirata su con la corda. Per fare coraggio, per consolare, per proteggere. Sono di nuovo nella condizione dove sono sempre stata.

La felicità ti fotte come ti giri, basta che ti distrai un attimo. E te lo infila dritto nel culo.

Ti è piaciuto pensare di avermi raggiunta, eh? Mi dispiace, troppo facile. Mi ti devi meritare“.

Voglio che queste giornate finiscano molto in fretta, ma è davvero un peccato. Dovrei desiderare che fossero più lunghe, più pregne di emozioni. Vorrei provare le stesse cose che provavo prima. Quelle dove non vedevo l’ora che questi giorni si ripetessero all’infinito, che ogni istante fosse uguale. Perché ero felice. Ma forse era solo un bellissimo sogno, quello che si fa perennemente quando si è entusiasti, come i bambini che credono in Babbo Natale, insomma. Però lo scoprono che è una stronzata, prima o poi. Ecco, io ho scoperto il Babbo Natale di staminchia.

Sono giorni dove arranco, mi sveglio e mi sento già stanca. Arrivo a sera che non senti più nessun palpito di entusiasmo. Cerco di aggrapparmi alla speranza che da sola io posso fare molto, è sempre stato così. Ma non ero affatto debole, un tempo. Qualsiasi cosa la portavo avanti con rigore, perseveranza e coraggio. Anche senza conoscere l’epilogo finale di ogni mia scelta. Oggi, che ho un obiettivo, al contrario mi sto spegnendo. Mi sto sentendo inutile e fragile. Come un coriandolo che viene portato via dalla corrente e non sa opporsi. Che dite, forse sarà l’età.

Sarà che tra pochi giorni ho 40 anni e non ho in mano che un pugno di mosche?

Mi dispiace averti vista, felicità. Perché nonostante questi anni di calci nel culo, nonostante gli scoraggiamenti e le speranze che facevano il tifo per la squadra avversaria, nonostante tutto, era meglio non averti incontrata. Non avrei idea di che sapore hai, di che meravigliose sfaccettature la tua essenza sa emanare. E quindi non ti desidererei così tanto, perchè non ho la forza di guardare avanti con eroismo. L’ho persa per strada. Nonostante le sagge decisioni prese e portate per ora avanti, nonostante gli obiettivi che finalmente mi sono posta. Nonostante i sorrisi che sfodero di continuo. Dentro ho una nube che non si dipana. C’è una sola cosa da fare: conquistare la fiducia della felicità. Fosse facile, direte. Beh, tentare non nuoce. In fondo tutto questo casino potrebbe essere solo un momento.

Sarà il cambio di stagione.

Sarà che sono diventata grande.

Sarà che i bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso (cit.)

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2 commenti

Archiviato in il popolo e la vita

2 risposte a “la felicità esiste ma è molto diffidente

  1. Sto passando il tuo stesso periodo.
    E cosa dire: la felicità deve essere dentro di noi, non oltre a noi.

  2. Una vita senza felicità è una vita sprecata. Fra alti e bassi ho trascorso molti periodi di felicità e già solo il fatto di ricordarli mi rende felice. Sono soddisfatto della mia vita fino ad ora e conto di esserlo per i prossimi 40 anni. Per farlo bisogna rinnovarsi e non accontentarsi mai di quello che si ha. Io l’ho appena cambiata, quella che avevo mi era diventata strettina.

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