Archivi del mese: settembre 2015

essere lesbiche e non saperlo


Stanotte ho sognato il mio ex. Era un tizio piacente, simpatico, brillante, giovane e alla moda. Ricordo che mi sono follemente innamorata di lui nel momento stesso in cui gli ho stretto la mano. “Piacere, io sarò la madre dei tuoi figli“. Storie così succedono una volta ogni morte di papa e a me è successo. Dopo quella stretta di mano io e lui siamo stati assieme 3 anni, stupendi, meravigliosi, appassionati ma finiti in tragedia, come sempre. Ora mi sta sul cazzo. Ma questa è un’altra storia. Dopo il sogno mi sveglio con una sensazione di disagio. Vado in bagno e mi accorgo che è notte fonda. Cazzo, ma mi sono addormentata pochi minuti fa o cosa? Non ricordo nemmeno l’ora in cui ho spento la luce. La mia serata è stata un’accozzaglia dolente di pensieri distruttivi e fazzolettini di carta sparsi sul letto. Mentre piscio cerco di ricordare cosa di preciso ho sognato di lui, ma so che non era nulla di buono.

Torno a letto e resto a guardare il buio, con gli occhi spalancati. E d’improvviso ricordo. Eravamo uno di fronte all’altro e io con voce dispiaciuta annunciavo lui di essere lesbica. “Mi dispiace, ma a me piacciono le donne“. Ma io e lui non stiamo insieme da quasi un decennio! Perché proprio lui? Mi guardava disperato, sorpreso, incredulo e arrabbiato. E io lì a giustificare che “sono cose che succedono, è successo a me, ma in fondo lo sapevo… in fondo“. Ma cosa in fondo? E mi prende a ceffoni. Così ho pensato a lungo a questo mio cambio di rotta. Non è successo nell’età in cui dovrebbe succedere, dove i cambiamenti sono all’ordine del giorno. E’ accaduto ad età matura. Molto matura.

Sono sempre stata una persona per così dire “ambigua” ma non ho mai guardato o pensato alle donne come amanti. Erano un gioco, una fantasia ma una volta sperimentata, moriva. Non provavo impulsi sessuali, non le guardavo per strada (se è per questo difficilmente guardavo anche gli uomini), insomma non ero una potenziale lesbica, a dirla tutta. Ma certe cose non sono poi così evidenti, non sono consce. Vivono sotto strati di paura ed incertezza, di dubbi e stranezze. Ma nonostante questi “giochetti” adolescenziali e queste parentesi saffiche molto soft, ho sempre pensato di amare gli uomini. Forse perché ho amato lui, in maniera viscerale. Non gli uomini, ma semplicemente lui.

Dopo questa storia per me sono passati anni di grande dolore. Dove i cambiamenti dentro di me si facevano largo, straziandomi e logorando la parte migliore di me: quella sognatrice e romantica, quella dolce e paziente. Insomma, dopo di lui sono diventata fredda e anche un pò stronza. Ho passato 3 anni da single, senza nessuna voglia di legarmi a qualcuno. Storielle senza senso che, quando terminavano, non mi lasciavano nemmeno un pò di tristezza. Non provare nulla è peggio che perdere qualcuno, a dire la verità. Mi sentivo anestetizzata. Ed è in quel mentre che ho conosciuto una fanciulla lesbica. Non so nemmeno io come è successo ma mi sono trovata a provare emozioni devastanti.

Ecco, in quei frangenti pensi: ma che cazzo è? No, non può essere. Ho vissuto mesi d’ansia, di paura e di ripensamenti. “non si può fare, non è giusto, non sono lesbica“. Eppure dopo di lei la mia vita ha preso una strada del tutto inaspettata. Ma fottutamente bella. Io non lo sapevo, giuro. Non lo immaginavo neppure. Ma da qual momento non è più cambiato nulla. Ho avuto storie solo con donne. Tutte molto brevi, in fondo si sa, avere una storia seria con certi elementi è assai difficile. E io non sono di certo una tipa gestibile. Ho fatto scelte sbagliate, mi sono accontentata per lo più, ma per me era un universo sconosciuto e non sapevo destreggiarmi né captare i segnali di pericolo. E ho avuto brutte esperienze.

Dopo una storia di anni con una di loro, altre cose dentro di me hanno fatto la capriola. C’è stato un momento che mi sono detta: e se non fossi lesbica? Tutto in quel periodo mi sembrava fuori posto. Finita la storia, in confusione la mia identità di persona. E così ho fatto ciò che mi saltava per la testa. Tutto, dico proprio tutto. Senza sosta, senza respiro. Non volevo pensare, non volevo avere nemmeno il tempo di pensare. Chi sono? Amerò ancora le donne? O era solo una parentesi? Poi i giorni e i mesi passavano e mi accorgevo che io ero sempre io. Che la mia vita era esattamente quella. E che tutto ciò che volevo era trovare una compagna ideale. Io non ho mai avuto paura della mia sessualità, di cosa potesse pensare la gente. Non sono mai stata presa in giro, non ho mai avuto problemi di tipo omofobico. Forse sono stata solo fortunata.

Dunque ho passato parte della mia vita (e nemmeno troppo breve) a pensare di essere etero. Eppure i segnali c’erano e solo dopo ho compreso la verità. Oggi sono una donna soddisfatta, non tornerei mai indietro. Essere lesbica non mi procura imbarazzo né paure. Come molte donne sognavo di essere madre, è vero, ma non è forse nemmeno quello il mio destino altrimenti avrei preso altre rotte. Ho preferito amare ed essere amata. Essere finalmente libera. La mia vita sessuale è sempre stato un inferno, prima delle donne. Oggi, sono in ascesa. Ogni volta è sempre più bello e così dannatamente semplice da pensare “quanto tempo ho perso, in passato“.

Non lo sapevo. L’ho scoperto. Quella parte di me ha bussato alla porta, un pò tardi. Ma meglio tardi che mai.

L’importante era dirlo al mio ex.

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l’insostenibile leggerezza del desiderio


Lo so che oggi non vuoi ascoltarlo, ma è il messaggero più invadente che si conosca. So che sta parlando anche a te,  ma sono sicura che fingi di non sentire. Allora ti confido una cosa, io invece lo sto tenendo con me, tutto il giorno. Ripercorro a ritroso ogni singolo istante in cui i miei occhi si sono perduti nei tuoi e mi ricordo la sensazione che provavo. E’ la stessa. Ed è lui, solo lui che me la fa rivivere. Perché non si spegne. Non se ne va, non mi abbandona mai. E se allontano per un attimo quei sentimenti astiosi che invadono le persone arrabbiate, se cerco di scostarmi da tutti i pensieri negativi, io lo sento così forte e così violento da non riuscire a resistergli. E allora lo lascio parlare.

Dentro di me si allargano i suoi sussurri, tutte quelle parole dolci che adoro sentirmi dire, sono i nostri momenti, il caldo dei tuoi baci, il tagliente tocco delle tue mani. Ogni singolo millimetro di me vibra solo se penso a cosa provo per te. E allora mi ritrovo a camminare per il centro, dribblando la gente, quell’ammasso di corpi stipati e chiassosi. La camminata è veloce, i pensieri vanno a mille all’ora, e il mio corpo ascolta quel suono, quella voragine che si apre nello stomaco. E sorrido. Lo so, che è strano. Sorrido per il fuoco dolente che sento dentro di me se penso a te. A tutti quei larghi abbracci, a quella rugiada sulla pelle che è il nostro sudore. A quel fantastico odore che emani ogni volta.

Il desiderio è prepotente, e anche un pò arrogante. E’ frivolo, è leggero. Non porta rispetto per i sentimenti, è invadente. Ma ci sa fare e sa convincere. A me ha detto la verità, ha accarezzato il mio cuore e ha pompato sangue fino a farmi esplodere il cervello. Ho camminato ancora più veloce, volevo correre via. Scappare da quell’emozione così segreta che mi sembrava di essere nuda in mezzo alla gente. Non riuscivo a celare questa forza inarrestabile che è il desiderio di te. Credimi, ogni canzone distratta che ho ascoltato nel percorso, mi sembrava la colonna sonora di un eterno amore. Eppure ti conosco da così poco tempo. Ma che ne so perché? Chi sa rispondermi come mai sento le viscere ribollire ogni volta che penso a te. E come posso spiegare al mondo perché mi manchi anche quando stiamo insieme?

E’ tutto molto complicato, lo so. E lo sai. E’ tutto un gioco sporco del destino quello che ci è capitato. Non si è fermato a pensare per noi, ha agito e basta. Siamo in balia di tutto questo, siamo pedine di un disegno più grande. Non so chi delle due ha davvero ragione, chi cambierà o chi perdonerà. Non so nulla di quello che sarà di noi. Non so nemmeno se il suono della tua voce, che spesso mi ha dato ossigeno, sarà lo stesso anche domani. Non so cosa provo, se ho voglia di piangere o di ridere, se voglio gridare o stare zitta. Ma so perfettamente che il desiderio di te è fortissimo, è benzina, è un qualcosa di insostenibile. Non so se riuscirò a farlo andare via, oggi. Forse mi addormenterò pensando ancora, fortemente, a quello che è stato e che ancora sento.

Perché questo desiderio di te è il combustibile più potente che io abbia mai sentito scorrere nelle mie vene. Non posso fare a meno di te.

Nonostante tutto.

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la felicità esiste ma è molto diffidente


In fondo cos’è la felicità? Uno stato mentale o forse una condizione di benessere? Ma dura? E quanto dura? La frazione di un attimo, prima che la realtà ti prenda a schiaffi. Gli esseri umani sono tormentati e più lo sono meglio è. Non esiste persona capace di stare bene, non lo desidera davvero. Lo volesse tutto sarebbe diverso. Non ci sarebbero lacrime, disperazione, crisi, abbandoni, fughe. Saremmo tutti quanti degli androidi. Perché la felicità sembra essere l’inferno, per molti. E’ come se questa condizione quale aneliamo, in realtà fosse un incubo, un posto dove se ci vai non sai mai se farai ritorno. Nella vita vera. Quella fatta unicamente di dolore.

E allora si finge di essere felici, ogni tanto, per non dare nell’occhio.

Io credo di averla intravista, la felicità. L’ho sempre considerata un’utopia, una congettura dell’uomo per vivere meglio. Ma oggi posso dire che l’ho vista. Di sfuggita. E m’è piaciuta. Quella sensazione di immensità, di calore che ti avvolge. Quella luce abbagliante che nasconde ogni alone d’ombra. Ma è stato così breve da avermi fortemente illuso. Nonostante la delusione delle continue vicissitudini e degli ostacoli per raggiungerla, non mi sono arresa. Molti lo fanno, è più semplice. Io no, l’ho pedinata per tutto questo tempo. Perché era così bella da non volerla vedere svanire.

Sto bevendo un caffè americano, seduta alla scrivania, davanti al mio pc. Scrivo cose che forse solo io posso comprendere ma non mi interessa. Tra poche ore devo iniziare a lavorare, di domenica, fino a stasera alle 21. Avrò il tempo di non pensare, avrò il tempo di sentirmi le gambe a pezzi e di sciorinare un sorriso fasullo, di qualcuno che dentro ha un cumulo di macerie troppo alto. Arriva fino al cuore. Poi tutto tornerà alla mente. Quella sensazione di sentirmi protetta che è svanita insieme all’estate, l’estate che se ne va, portando via tutti i ricordi di quei sorrisi spensierati. E ora sono di nuovo come un tempo, maniche rimboccate e forza tirata su con la corda. Per fare coraggio, per consolare, per proteggere. Sono di nuovo nella condizione dove sono sempre stata.

La felicità ti fotte come ti giri, basta che ti distrai un attimo. E te lo infila dritto nel culo.

Ti è piaciuto pensare di avermi raggiunta, eh? Mi dispiace, troppo facile. Mi ti devi meritare“.

Voglio che queste giornate finiscano molto in fretta, ma è davvero un peccato. Dovrei desiderare che fossero più lunghe, più pregne di emozioni. Vorrei provare le stesse cose che provavo prima. Quelle dove non vedevo l’ora che questi giorni si ripetessero all’infinito, che ogni istante fosse uguale. Perché ero felice. Ma forse era solo un bellissimo sogno, quello che si fa perennemente quando si è entusiasti, come i bambini che credono in Babbo Natale, insomma. Però lo scoprono che è una stronzata, prima o poi. Ecco, io ho scoperto il Babbo Natale di staminchia.

Sono giorni dove arranco, mi sveglio e mi sento già stanca. Arrivo a sera che non senti più nessun palpito di entusiasmo. Cerco di aggrapparmi alla speranza che da sola io posso fare molto, è sempre stato così. Ma non ero affatto debole, un tempo. Qualsiasi cosa la portavo avanti con rigore, perseveranza e coraggio. Anche senza conoscere l’epilogo finale di ogni mia scelta. Oggi, che ho un obiettivo, al contrario mi sto spegnendo. Mi sto sentendo inutile e fragile. Come un coriandolo che viene portato via dalla corrente e non sa opporsi. Che dite, forse sarà l’età.

Sarà che tra pochi giorni ho 40 anni e non ho in mano che un pugno di mosche?

Mi dispiace averti vista, felicità. Perché nonostante questi anni di calci nel culo, nonostante gli scoraggiamenti e le speranze che facevano il tifo per la squadra avversaria, nonostante tutto, era meglio non averti incontrata. Non avrei idea di che sapore hai, di che meravigliose sfaccettature la tua essenza sa emanare. E quindi non ti desidererei così tanto, perchè non ho la forza di guardare avanti con eroismo. L’ho persa per strada. Nonostante le sagge decisioni prese e portate per ora avanti, nonostante gli obiettivi che finalmente mi sono posta. Nonostante i sorrisi che sfodero di continuo. Dentro ho una nube che non si dipana. C’è una sola cosa da fare: conquistare la fiducia della felicità. Fosse facile, direte. Beh, tentare non nuoce. In fondo tutto questo casino potrebbe essere solo un momento.

Sarà il cambio di stagione.

Sarà che sono diventata grande.

Sarà che i bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso (cit.)

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