il lato positivo delle abitudini


Ci sono cose che fai tutti i giorni. Vai a lavorare, incontri le stesse facce sui mezzi pubblici, percorri le stesse strade, schivi gli stessi ragazzotti di colore che ti appoggiano i bracciali addosso dicendo “regalo“, dici “no, grazie” a quelli che vogliono venderti il bastone per i selfie, sali e scendi le stesse scale, ti svegli alla stessa ora anche quando potresti svegliarti più tardi. Sei schiavo in qualche modo delle abitudini. E’ la vita di tutti quanti, più o meno. Sono così forti queste abitudini che finisci per non accorgerti che intorno a te c’è tantissimo altro. Ma devi, è il tuo treno, il mezzo che ti conduce alle tue giornate.

Ogni tanto si evade: serata con gli amici, la fidanzata, l’aperitivo improvvisato, i giorni di riposo. Quelle abitudini però sono lì, ad aspettarti, sempre, ogni giorno a venire. Poi sei alla vigilia delle ferie, come me. Ti senti euforica perché stai per scappare da tutto questo, per un periodo breve, ma comunque appagante. E il giorno prima di dirti in vacanza succede che vai al solito bar, dove tutti i cazzo di giorni ti prendi una centrifuga (ananas, mela, carota e zenzero), variando di tanto in tanto con un frappè alla banana. Che quando chiedi un’altra cosa senti il barista esclamare “cambiamo? e come mai?“. Così il frappè alla banana diventa una nuova abitudine. Ed eccoti lì, seduta, in attesa del tuo rito quotidiano.

Lo bevi con la stessa cannuccia rossa, messaggi al cellulare come sempre, ti fumi settordici sigarette perché sei in pausa e dopo non puoi fumare per 4 ore. E le fumi allo scoccare dello stesso orario, a distanza di mezzora. Cronometri. Questo tutti i giorni, tutti i fottutissimi giorni. Ma poi succede che ti alzi per andare a pagare, con il tuo solito pezzo da 5 euro. Sorridi alla stessa maniera, chiacchieri in attesa della cassa con la cameriera che ogni volta ti racconta qualcosa di nuovo e ti piace starla a sentire. Osservi i dolci nella vetrina con la medesima bava sul mento. E poi paghi. E poi lui, il barista, ti guarda con occhi gentili e ti dice: “allora sei venuta a salutarmi prima di andare eh?“. E tutti intorno “già, sei in ferie!“.

Ed ecco che succede qualcosa che ti fa apprezzare le tue maledette abitudini e non ti senti più schiava di esse ma semplicemente complice di gesti, azioni e consuetudini che ti portano a questo carezzevole momento. Il barista esce dalla cassa e ti chiede un abbraccio. La cameriera di bacia sulle guance e ti augura di passare fantastiche giornate. Gli altri dipendenti ti dicono “non ci dimenticare, quando torni siamo qua“. E ti senti smuovere il piacere di sentirti apprezzata, come persona. Non sei una cliente. Non sei una che consuma e se ne va. Fai parte delle loro giornate e loro fanno parte delle tue. Sono brevi momenti al centro del tuo quotidiano ma che sono il meraviglioso risultato di un affetto inaspettato.

Questi sono i lati positivi delle abitudini. C’è sempre qualcosa di bello nel fare le stesse cose. Incontri persone deliziose che ti trattano come un’amica. Non ti sei accorta che il ripetersi di questa routine ti ha esposta, ti ha fatta conoscere, anche se labilmente. Ma quel poco che hai dato di te è piaciuto, tra una bibita e l’altra, tra un “mi dai un posacenere” e un “mi metti un pò di gelato dentro, stavolta?“. Non è vero che le consuetudini uccidono. Rendono la tua vita più piena, perchè in mezzo alle “solite cose” arriva sempre qualcosa di nuovo.

Tornerò a settembre, amici del bar. Questo è poco ma sicuro.

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