Archivi del mese: agosto 2015

il lato positivo delle abitudini


Ci sono cose che fai tutti i giorni. Vai a lavorare, incontri le stesse facce sui mezzi pubblici, percorri le stesse strade, schivi gli stessi ragazzotti di colore che ti appoggiano i bracciali addosso dicendo “regalo“, dici “no, grazie” a quelli che vogliono venderti il bastone per i selfie, sali e scendi le stesse scale, ti svegli alla stessa ora anche quando potresti svegliarti più tardi. Sei schiavo in qualche modo delle abitudini. E’ la vita di tutti quanti, più o meno. Sono così forti queste abitudini che finisci per non accorgerti che intorno a te c’è tantissimo altro. Ma devi, è il tuo treno, il mezzo che ti conduce alle tue giornate.

Ogni tanto si evade: serata con gli amici, la fidanzata, l’aperitivo improvvisato, i giorni di riposo. Quelle abitudini però sono lì, ad aspettarti, sempre, ogni giorno a venire. Poi sei alla vigilia delle ferie, come me. Ti senti euforica perché stai per scappare da tutto questo, per un periodo breve, ma comunque appagante. E il giorno prima di dirti in vacanza succede che vai al solito bar, dove tutti i cazzo di giorni ti prendi una centrifuga (ananas, mela, carota e zenzero), variando di tanto in tanto con un frappè alla banana. Che quando chiedi un’altra cosa senti il barista esclamare “cambiamo? e come mai?“. Così il frappè alla banana diventa una nuova abitudine. Ed eccoti lì, seduta, in attesa del tuo rito quotidiano.

Lo bevi con la stessa cannuccia rossa, messaggi al cellulare come sempre, ti fumi settordici sigarette perché sei in pausa e dopo non puoi fumare per 4 ore. E le fumi allo scoccare dello stesso orario, a distanza di mezzora. Cronometri. Questo tutti i giorni, tutti i fottutissimi giorni. Ma poi succede che ti alzi per andare a pagare, con il tuo solito pezzo da 5 euro. Sorridi alla stessa maniera, chiacchieri in attesa della cassa con la cameriera che ogni volta ti racconta qualcosa di nuovo e ti piace starla a sentire. Osservi i dolci nella vetrina con la medesima bava sul mento. E poi paghi. E poi lui, il barista, ti guarda con occhi gentili e ti dice: “allora sei venuta a salutarmi prima di andare eh?“. E tutti intorno “già, sei in ferie!“.

Ed ecco che succede qualcosa che ti fa apprezzare le tue maledette abitudini e non ti senti più schiava di esse ma semplicemente complice di gesti, azioni e consuetudini che ti portano a questo carezzevole momento. Il barista esce dalla cassa e ti chiede un abbraccio. La cameriera di bacia sulle guance e ti augura di passare fantastiche giornate. Gli altri dipendenti ti dicono “non ci dimenticare, quando torni siamo qua“. E ti senti smuovere il piacere di sentirti apprezzata, come persona. Non sei una cliente. Non sei una che consuma e se ne va. Fai parte delle loro giornate e loro fanno parte delle tue. Sono brevi momenti al centro del tuo quotidiano ma che sono il meraviglioso risultato di un affetto inaspettato.

Questi sono i lati positivi delle abitudini. C’è sempre qualcosa di bello nel fare le stesse cose. Incontri persone deliziose che ti trattano come un’amica. Non ti sei accorta che il ripetersi di questa routine ti ha esposta, ti ha fatta conoscere, anche se labilmente. Ma quel poco che hai dato di te è piaciuto, tra una bibita e l’altra, tra un “mi dai un posacenere” e un “mi metti un pò di gelato dentro, stavolta?“. Non è vero che le consuetudini uccidono. Rendono la tua vita più piena, perchè in mezzo alle “solite cose” arriva sempre qualcosa di nuovo.

Tornerò a settembre, amici del bar. Questo è poco ma sicuro.

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le verità nascoste delle donne


Noi, donne. Siamo creature complicate, contorte, strane. Le nostre sfaccettature non si possono contare. Ma c’è qualcosa che accomuna tutte le donne del mondo ed è un comportamento adottato dalla maggior parte di noi per un meccanismo psicologico estremamente femminile: apparire. Ciò che vedono gli altri è di gran lunga più importante di ciò che siamo davvero, perché le donne vogliono piacere a tutti i costi. In una relazione, con gli amici, nel mondo esterno.

Così succede che in un locale durante un happy hour, davanti al contenitore delle patatine, la donna le prende con la punta delle dita e le porta alle labbra con una soave armonia che ti incanti. Mastica con delicatezza, ingoia che quasi non te ne accorgi. E sorride. Beatamente. Non c’è un residuo sul suo viso, nemmeno una cazzo di briciola. E se per disgrazia dovesse sporcarsi le mani, lei tira fuori l’amuchina dalla borsa e sempre sorridendo si pulisce. A casa, il contenitore diventa magicamente un’insalatiera. Le mani sono immerse nelle patatine, unte e sgraziate, ravanano, ravanano e quando le portano alla bocca in quantità industriali, perlopiù si ficcano dentro le narici, si spezzettano sulle lenzuola, e nulla. Se ne frega. Mastica a bocca aperta, annaffia tutto con un litro di cocacola, ingoia e poi rutta.

Quando fa l’amore la donna sospira, si umetta le labbra, geme dolcemente e muove il proprio corpo come una danza idilliaca. L’uomo la guarda e lei chiude gli occhi, socchiude la bocca, porta le mani al viso, si accarezza e gode. Il suono della sua voce è una canzone. Le sue mani si liberano nell’aria come farfalle. Le parole che pronuncia sono sensuali, carezzevoli e lui la vede come un angelo. Una volta finito di fare l’amore, la donna sospira e si accoccola sotto l’ascella di lui, in posizione fetale, trattenendo la pancia. A casa, quando è da sola e si masturba, la sua faccia si smostra. Rantola, tira su parolacce, le mani si muovono con violenza e maldestramente. Il suo corpo si muove che sembra l’esorcista. Ha gli occhi sbarrati e la bocca piegata in una smorfia imbarazzante. Appena finito si alza, cammina nuda per la casa, cerca una birra, si accende una sigaretta, si siede sul letto a gambe aperte e poi rutta.

Quando la donna va a cena con un uomo è sempre ben vestita, sale in auto e si infila la cintura come se fosse una fusciacca. Al ristorante tiene le gambe accavallate, sorride il giusto, scuote la testa se le si fanno complimenti, portando la mano alla bocca, come dire “dai… che mi imbarazzo“. Beve il vino dal bicchiere appoggiando appena le labbra, lo sorseggia come se fosse il nettare divino. Si muove sulla sedia come se pesasse 20 kg. Mangia poco e nulla e lo fa masticando lentamente, pezzettino per pezzettino. A casa la donna quando cena con le amiche, cucina la lasagna. Tira fuori la teglia e la sbatte sul tavolo. “Bella ragaaaaa, minchia che famazzaaaa“. Si fionda sul piatto come un animale a digiuno da giorni. Parla di sesso, pompini, bevute e baldoria. Si mette scalza sul tavolo e lo sparecchia a calci. Alla fine saluta tutte, chiude la porta di casa e poi rutta.

La donna che dorme con un uomo è bellissima. Si mette sul letto come se fosse una piuma, si adagia in una posizione e la mantiene per tutta la notte (praticamente non dorme). Non emette un suono, respira a malapena. La posa che assume è sempre bellissima da guardare, soave e soprattutto nasconde pancia e glutei cadenti. Non si alza a fare pipì nemmeno sotto tortura. Al mattino prima che lui si svegli, si apre la chioma sul cuscino, mette il gloss che ha tenuto sotto il materasso tutto il tempo, socchiude le morbide labbra e lascerà che i suoni emessi dalla sua bocca siano un’orchestra sinfonica. Lui resterà estasiato da cotanta meraviglia. Ma lei, la stessa lei, a casa dorme come se non ci fosse un domani, russa, rantola che nemmeno il vecchio del bocciodromo, indossa il bite sui denti e sbava come un lama, si muove come un cavallo indomito distruggendo tutte le lenzuola, quando si alza per pisciare spinge talmente tanto per farla in fretta che scatta la scoreggia. La posizione che assume ricorda molto l’esorcismo di Emily Rose. Al mattino si alza che le è scoppiato un petardo in testa, cammina scalza, fa colazione, beve mezzo litro d’acqua e poi rutta.

Questa è la donna, questa è la sua vera bellezza.

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