Archivi del mese: luglio 2015

l’amore è uno specchio per le allodole


hey, tutto a posto?
no, mamma, non è tutto a posto.”

Quante volte ho detto questa frase? Troppe.

Ho passato tutta la vita a piangermi addosso, a cercare in me le risorse per essere una donna migliore. Ho creduto fortemente di avere tutte le capacità per costruirmi. Le ho cercate, ho scavato dentro me stessa, ogni istante della mia esistenza. Ma anche se sapevo essere lì, non le ho mai prese in mano. Non mi sono mai adoperata per crescere e diventare la donna che sognavo di essere. Non mi sono mai buttata, non mi sono mai creduta veramente capace, forte e in grado di affrontare la vita.

Ho sempre avuto l’illusione che fosse l’amore a darmi il coraggio per cambiare le cose. Ho guardato gli occhi di chi mi amava cercando il riflesso di me stessa, di quell’immagine idilliaca e speciale che sapevo poter essere. Ho ancorato la mia esistenza a questo feroce sentimento, mi sono aggrappata con tutte le mie forze per riconoscermi. Per trovare quella me meravigliosa che si nascondeva in angoli remoti del mio “io”. E ho sbagliato. Ogni storia che ho vissuto, ogni amore che mi ha attraversato, poi mi ha tolto qualcosa. Mi ha cambiata. Mi ha peggiorata. Mi ha mostrato, alla fine dei giochi, una me che non sono. Una donna che non sa amare, una donna che non sa rendere felice qualcuno, una donna con mille difetti.

Per quanto ancora dovrò sbatterci la testa? Quanti altri pezzettini di me stessa devo vedere persi per strada? Per quante altre volte dovrò fermarmi a guardare quei frammenti senza poterli più ricomporre? Il tempo passa su di me come un rullo compressore. Mi perdo. Mi annullo. Non è l’amore che mi darà ciò che mi appartiene. La donna stupenda che so esistere, in fondo, sommersa da macerie che la vita ha accumulato nel mio cuore. Ho cercato disperatamente nell’amore ciò che la sfortuna mi ha tolto, negli anni più belli. E non l’ho trovato. E forse non lo troverò mai.

Ogni parola, ogni mancanza, ogni sorriso che si spegne sulle labbra di chi amo, è un fallimento. Vorrei tirare fuori la donna speciale che non ha mai potuto liberarsi dalla prigionia del dolore. Ho usato i mezzi sbagliati. Ho guardato il viso di chi ho amato con la speranza di vederla lì. Confermata dal bene smisurato che si provava per me. Se mi ami, vuol dire che valgo qualcosa. Invece oggi mi sento come mi sono sentita mille volte. Una nullità. Una donna incapace di dare gioia. Una donna che non sa darsi pace, che non si perdona niente. Che si annulla per rendere migliore la vita di chi ama. Quanti errori! Quante stupide, romantiche illusioni. A 40 anni ancora credo nelle favole.

Se fossi stata una persona davvero disillusa, se solo avessi creduto davvero in me stessa, oggi non mi sentirei annientata. Sono quella che leggete su questo blog, la donna intelligente che spesso si sente dire “sei davvero brava“. La donna che ha imparato quello che sa dalla vita, dalle lacrime e dalle delusioni. Ho imparato a scrivere, ho imparato a leggere, ho imparato a guardare il mondo con la curiosità di un bambino. Ma non ho mai imparato ad usare tutte queste risorse per essere felice. Felice con me stessa. Non mi so voler bene, non mi so accarezzare, non mi so apprezzare. Ho volutamente e insistentemente cercato tutto questo nell’amore. In quegli occhi luminosi che per un determinato lasso di tempo hanno brillato per me.

Se sorridevo, se gioivo, se facevo l’amore, se ridevo, se abbracciavo, se dicevo “ti amo“. Ma non è mai stato davvero abbastanza. Non lo sarà mai. Perché io non so guardare me stessa, perché io ho rinunciato a me stessa. Perché io ho messo davanti a me ciò che gli altri volevano io fossi. Mentendo a tutti. Mentendo alla mia famiglia. Mentendo al lavoro. Mentendo su tutti i fronti. Io sono una ragazza semplice. Sono fatta di sentimenti e sogni infranti. Ho una voglia pazzesca di essere felice ma non posso cercare questa felicità in un gesto d’amore. In una frase che mi dica “tu sei speciale“. No, se io non mi prendo cura di me.

L’amore è un’arma a doppio taglio. Ti fa sentire in paradiso, ti dona l’illusione di essere importante, quell’illusione che sembra eterna. E respiri un’aria leggera, fatta di sensazioni che ti divorano lo stomaco. Fatta di fantastici risvegli dove il sorriso campeggia sul tuo volto. E quello specchio, la mattina, ti regala la magia che tutto questo ti restituirà quella parte di te che il tempo e la sofferenza ti hanno tolto. Ma con la stessa violenza, l’amore ti mostrerà che non è affatto così che vanno le cose. Finirà. Ti sentirai abbandonata. Ti sentirai meno speciale, meno apprezzata, meno incantevole. Ti accorgerai che non sei mai cambiata, che sei sempre la vigliacca che eri.

Cavalcare la vita è credere in se stessi, è mettercela tutta per affermarti. A casa, con gli amici, con la famiglia, a lavoro. L’amore è solo il condimento di un grande e buonissimo pasto. Sei tu la portata principale. E non importa quante volte ti diranno “non so vivere senza di te“, perché invece ce la faranno. Ma tu? Tu non puoi vivere senza di te. E’ ora che smetta di illudermi, è arrivato il momento di guardarmi nello specchio e vedere la realtà. Non quell’immagine distorta che è solo il riflesso di ciò che la mia idea dell’amore vuole che io sia.

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se ti fermi al primo impatto, non sai cosa ti perdi


La nostra occasione per fare una buona impressione è sempre la prima. Incontri qualcuno ed è in quel momento che ti analizza, ti studia, ti conosce e ti inquadra. Non gli piaci? E’ finita. Difficilmente cambierà idea. Non importa quanto di bello potresti offrire, quasi tutti si fermano al primo impatto, più per pigrizia che per altro. Se gli sembri stronzo, sei uno stronzo, se gli sembri antipatico, sei antipatico, se gli sembri snob, tu sei un cazzo di snob. Fine. Poi però ci sono persone con sale in zucca che si concedono il tempo per capire: è stata una sensazione oppure è davvero così? Sarà una sua impostazione personale per i primi incontri oppure è davvero una faccia di culo? Avrò qualcosa da scoprire?

Per quanto mi riguarda, difficilmente sto simpatica al primo incontro. Spesso la mia esuberanza, il mio carattere, o anche solo il modo che ho di ragionare, infastidisce. La massa è abituata ad un certo tipo di comportamento, non ama il “diverso” o ciò che non è immediatamente comprensibile. E’ faticoso aspettare e andare oltre, quindi si fermano. Stare sul cazzo alla gente è il mio hobby, ormai sono abituata. Spesso mi si riferisce che a tal del tali sto sopra i coglioni. Nell’ultimo arco di mesi poi, a iosa. “Lei non mi piace“, “ha un carattere del cazzo“, “fa troppo la sgargiante“, “ha bisogno di qualcuno che le domini“, “non le si può dire nulla” e bla bla bla. Se qualcuno non si esprime così su di me, mi preoccupo ormai.

Credo di avere un carattere indecifrabile, o perlomeno non subito. Credo di essere complicata, ma di quella complessità che dovrebbe suscitare curiosità. Ma se le persone non hanno ricchezza e stimoli personali, col cazzo che si incuriosiscono. Troppo difficile, non mi va. E gettano la spugna. E’ da sottolineare che non me ne può fregar di meno, se una persona pensa questo vuol dire che non ho nulla da perdere, un ciaone e vaffanculo! A volte però mi dispiaccio, soprattutto se questo avviene in persone che invece io vorrei poter conoscere meglio. Mi dispiace non poter offrire la parte migliore di me, tutte quelle piccole sfumature gentili e generose che mi appartengono.

Spesso, per non dire sempre, mi fermo a fare l’analisi delle situazioni. Non è da me lasciar perdere. Posso vedere arrendersi soggetti che a mia volta non desidero conoscere ma non posso lasciare arenarsi persone con le quali potrei costruire un rapporto. Io mi conosco meglio di chiunque altro; dietro questa scorza acida io sono un dolcetto. Amo smisuratamente, piango, mi struggo, odio gli abbandoni, mi piacciono gli abbracci, so ascoltare, so consolare, so dare consigli: io so essere una persona speciale. E se qualcuno mi accoglie nella sua vita, qualcuno che ne vale la pena, io do il mondo, del tipo che lo prendo e te lo metto nelle mani. Io so amare.

Se al primo impatto mi giudichi una persona del cazzo, allora vai. Togliti la possibilità di vedere di meglio, di arricchire la tua vita con una persona in più, che non fa mai male. Ognuno di noi ha qualcosa da dare al prossimo, di suo, di grande. Il nostro vissuto, le nostre esperienze, le nostre delusioni, i nostri fallimenti: sono tutti pezzi di esistenze che vale la pena condividere. Sulla nostra strada incontreremo molte anime, sta a noi decidere di fermarci al primo impatto o andare oltre. Dire “non fa per me, non mi piace” è da stupidi, è da conformi. Uscite dalla massa, per dio! Guardatevi intorno. Non tutto ciò che è lontano dal vostro modo di essere è necessariamente “sbagliato“.

Io me la do sempre una possibilità: quella di scoprire che dietro una prima sensazione posso scoprirne molte altre, tutte belle, tutte stimolanti, tutte positive e di quelle posso nutrirmi per molto tempo.

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d’estate la libido vien scopando


Qual’è il periodo migliore per fare l’amore? L’estate, per quanto mi riguarda. Quando sei madida di sudore e puzzi di cane morto. Quando ogni movimento è uno strato d’argilla dove scivoli, dove la pelle è una patina di diaforesi. E quando trombi selvaggiamente sono più scoreggine che altro. Ecco, questo lo definisco “fare le zozzerie“. Più zozzi di così si muore. Farlo sempre, soprattutto di pomeriggio, quando il ventilatore ti accarezza il culo bagnato e ti fa sentire i brividi nel midollo. Che mentre sei lì che ti muovi indomitamente non sai più riconoscere i liquidi: sono umori o sudore? E gli odori si mischiano e quella stanza, se esci e ci rientri, ha un tanfo di sesso così forte che ti viene lo svarione. Le lenzuola potresti buttarle, conserveranno il retrogusto per anni e dopo cento lavaggi ancora lo sentirai.

D’estate, anche se non ne hai voglia (perché sei provata dal caldo e stanca dal lavoro) basta essere leccata qua e là per non capire più un cazzo. E’ scientificamente provato: se ti fai trastullare d’estate, la libido vien scopando. Perchè senti ogni carezza, ogni sfioramento, fin nello stomaco. E quella canicola maledetta si trasforma in ormone primitivo: non hai più il dono della ragione, la perdi e impazzisci. E’ tutto un insieme di sensazioni fastidiose ma piacevoli. Potresti restare stesa lì, ferma, immobile, e ti faresti fare qualsiasi cosa. Urli di più, gemi di più, ti sconquassi come non mai. Perchè d’estate fare l’amore è bellissimo. Perchè dopo averlo fatto ti senti schiacciata da un rullo compressore e questo ti piace da morire.

Quando fa molto caldo si tende a cercare refrigerio, nei condizionatori, nei ventilatori. Entrare in casa è come morire se non hai di questi aggeggi. Ma se non li avessi, approfittane. Vai a farti una doccia, appena esci dal bagno passeranno 5 minuti e sarai nuovamente rorida ma perlomeno avrai le ascelle profumate. Vai in camera da letto, infilati una canottiera (e niente altro) e stenditi (con qualcuno, ovviamente). Basterà stare vicini, sentire i respiri caldi sulla pelle per farti partire uno di quegli ormoni bastardi che non ti dico. E’ tutto molto automatico, il calore provoca sesso. Il sudore provoca sesso. La spossatezza provoca sesso. La libido è un ingrediente altamente stimolato quando le nostre difese sono basse. E’ la spasmodica ricerca di piacere.

E allora lascia che i vostri respiri si accarezzino e ti sentirai l’interno coscia inondato da una cateratta. Ogni tocco sulla tua pelle sarà accentuato all’ennesima potenza. E allora, fidati, ti verrà da gemere come una cagnetta, tipo chihuahua, per intenderci. Non ci saranno più grandi pudori (se sei di questo genere, ovviamente), non sentirai più freni inibitori. La canicola ti stimola, l’estate è portatrice di orgasmi multipli. Fatti una bella scorta, come i cammelli, perchè l’inverno raffredderà i tuoi istinti, in parte. Scopare col freddo non è comodo: il piumone diventa indispensabile e ti ritrovi sempre intrappolata come un fottuto baco. La libertà dell’estate è puramente sessuale.

Dunque cosa aspetti? Sono le 13, vai a scopare. Porta con te un MG.K Vis e lasciati trasportare dall’ebrezza di un sana voluttà.

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