Archivi del mese: giugno 2015

se non ti gestiscono, sei una tipa pesante


Ieri sera, parlando del più e del meno, mi è stato riferito qualcosa che non mi ha colto poi tanto di sorpresa. Perché? Perché me lo sono sentita dire altre volte ma, guarda caso, la personalità di chi lo proclama è inversamente proporzionale alla mia. Che strana coincidenza! E’ stato detto che sono “pesante“, poverina la “donna” che stava con me a sopportarmi. Io sarei una persona difficile, polemica, cattiva, aggressiva, disagevole, coriacea, inaccostabile e problematica. Chi più ne ha, più ne metta, dunque. A dire di queste cose sono persone che hanno avuto a che fare con me, ma mica poco: la fidanzata e l’apparente amico di turno. Gossip, lamentele, pareri. Il tutto senza che io ne sapessi niente, o meglio, senza che mi fosse riferito ciò che in parte intuivo dai comportamenti a me rivolti.

E allora scopri che la tua fidanzata temeva di dirti il suo pensiero, perché se mai fosse stato fatto io l’avrei lasciata o maltrattata. Così l’amico sosteneva che era una vittima della sottoscritta. Cose già sentite, ahimè. Ma la riflessione che ne è conseguita, stanotte, è stata la medesima di sempre: ho a che fare costantemente con persone piatte, prive di personalità, con una buona dose di vertebre mancanti. E allora cosa potrebbero mai pensare di me? E’ tutto molto naturale. Come si gestisce una persona con un vissuto (brutto o bello che sia) che ha uno stacco di 20 anni da loro? Non mi arrabbio, penso solo che se qualcuno mi ha amata, tutto sto marciume allora è solo di facciata. E’ l’alibi dietro il quale nascondersi per non sentirsi piccoli, piccoli come una formica.

Se non riesci ad affrontarmi, se non riesci ad andare oltre il mio involucro, se non apprezzi (o fingi di farlo) ciò che di buono possiedo ed il risvolto di ciò che sono, arricchendoti ed imparandone qualcosa, sei a livelli molto bassi. E dunque cosa mai potrai dire di me se non questo? Persone prive di visuali aperte, persone che vivono alla giornata, persone che dimostrano ampiamente le loro acerbe e inedificate vite. Individui destinati a vivere sulle fortune che la loro esistenza gli ha proposto, adagiati sul morbido degli amici trovati e che accomodano le loro misere esigenze, attirati da ciò che di semplice altri esseri umani pari a loro sanno donargli, esserini falsi che ti fanno la bella faccia o dicono di amarti e poi di te danno una pessima descrizione. E allora perché stare con me? E allora perché non ribellarsi a questo mostro che sono stata? Semplice, perché non c’è soluzione quando dentro non hai molto.

Ti va bene così, ti è sufficiente sparlare. Ti è facile fare finta di nulla perché tanto alla serata ti ci accompagnano. O qualche scopata te la sei riuscita a fare. Diventa tutto molto agevole se vuoi, il mio carattere, il mio modo di reagire, il mio modo di soffrire, tutto facilmente sorpassabile e gestibile se siamo alle porte di un locale dove vuoi entrare, e basta. Persone che ti guardano negli occhi e dicono che sei speciale o che ti vogliono bene ma appena giri le spalle, ebbene si, tu sei una stronza, un pesante macigno da sostenere. Poverini, quanto hanno mai dovuto sopportare prima di prendere la strada più facile? Sono oltremodo dispiaciuta per loro. E allora mentre mi riferiscono il malloppo di maldicenze io sorrido, guardo la persona con cui sto e mi sento in paradiso. Perché, restando la persona che sono sempre stata, lei mi ama. Mi ama di un amore folle, mi fronteggia a muso duro ed è riuscita a non farmi essere nervosa, intrattabile, maldisposta e incompleta. C’è da chiedersi come mai.

Ci sono persone che sono “passaggi” nella mia vita. Alcuni di questi sono recenti, altri molto meno. Ma senza fare paragoni inopportuni (chi diceva di me lo stesso, anni fa,  lo faceva guardandomi in faccia o lamentandosene in maniera costruttiva attraverso gesti o comportamenti) credo che ognuno oggi stia dove avrebbe sempre dovuto essere. Nel loro fantastico buco di culo dove ogni cosa è sempre al suo posto, dove nessuno potrà dirgli di no, dove ogni volta che ci si vedrà sarà un susseguirsi infinito di risate e promesse impossibili da mantenere. Dove tutto è positivo e niente e nessuno potrà mai farli sentire come li facevo sentire io: palesemente vuoti ma assurdamente appagati. E c’è sempre una spiegazione del perchè oggi non sono così “negativa” la maggior parte delle volte, ma anzi, sorrido e gioisco. C’è una ragione molto elementare se oggi sono più portata a dare una carezza.

Eravate voi ad essere un irresistibile calamita agli schiaffi“. Fatevi due domande.

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l’amore lo perdi, gli amici restano: ma sticazzi


Gli amici sono importanti e questa frase mi rabbrividisce da quanto è banale e risentita ma, ahimè, è vero. Se sono amici come si deve, sono punti fermi, considerevoli riferimenti. Ma non devono prevaricare nella tua esistenza, non devono mettersi al primo posto, non devono invadere gli spazi intimi di una coppia. E viceversa la coppia non deve essere fonte di discussioni tra amici. Che poi lo sappiamo che si forma la coppia e gli amici un pò si immischiano e fanno lo stracazzo di gossip: quanto durerà? ma ti pare? ma ce li vedi? ma ti rendi conto? Come la coppia invece che si sfascia dopo anni. Figa, se ci sono amici ancorati ai due protagonisti, è la fine: una fiction iperbolica.

Gli amici devono stare al loro posto in una storia d’amore e la storia d’amore deve prevedere gli amici. Non esiste un nucleo protetto e non deve essere così. Tutto fa bagaglio, tutto fa vita. L’amore da solo non può esistere, i valori degli essere umani sono molteplici, devono essere caleidoscopici. Altrimenti sei un fottuto eremita. Non hai capacità neurologiche per gestire più aspetti della vita. Si deve amare ma si deve coltivare ogni frutto. L’amico non va perso per l’amore ma soprattutto l’amore non va logorato per un amico. Quante volte sentiamo di litigi avvenuti perchè la tua ragazza sostiene che “ma ti pare normale che si tira su anche sua madre dalle narici?” e tu ribadisci “ma che cazzo ne sai tu di quello che sta passando?“. E allora ciao, ma ciao proprio.

Perchè ci sarà sempre un diverso scambio di vedute sull’amico di lui o gli amici in comune. Ci sarà sempre la possibilità che uno dei due litighi con l’amico e l’altro, teoricamente, dovrebbe sostenere il partner. Ma non sempre è così automatico. Si sa, le coppie si scannano se l’amico dell’altro ha preso a pippare o ruba o violenta le vecchiette e lo si giudica, ma il tuo ragazzo lo conosce e tu non sai un cazzo della sua vita.  E allora nasce la diatriba: “in casa mia quello stupratore/ladro/drogato non ce lo voglio!” e quindi “bene, allora io me ne vado e ti lascio la casa!“. No no e no! Non dovrebbe essere così. Perchè lo sappiamo tutti che quando il tuo fidanzato arriverà dall’amico per salvarlo dalla merda e, mentre bevono un caffè, gli dirà “ho litigato con Gaia, sono fuori casa… non capisce niente, non sa cosa significa amicizia“, l’amico risponderà “hai ragione, quella stronza! vieni da me stanotte, in stazione centrale ho due coperte“.

La morale? La morale è che nella vita è importante conservare gli affetti ma senza che questi minino il tuo benessere. Ognuno deve stare dove deve stare. Mai prendere parti, mai discutere perchè il tuo amico non va a genio alla tua ragazza, mai imporre il tuo punto di vista sugli amici, lasciare che la tua ragazza pensi ciò che ritiene opportuno su di loro, mai pensare che se due si mollano uno vada consolato e l’altro considerato colpevole. La coppia si arrangerà, i protagonisti di una storia sono sempre e solo due, e non 15. Così anche la coppia non deve mettere in mezzo gli amici se si dicute: chi ha ragione secondo te? Ma ti pare che lui ha fatto/detto questo? L’amico si troverà in difficoltà, l’amico non deve essere giudice. Ma si sbaglia, errare è umano. Tutto può succedere e forse succederà sempre, è la vita. Ma se si può anche solo salvaguardare i propri affetti cercando di razionalizzare i fatti e tenerli fuori dalla propria vita privata, é meglio.

Chiusa la porta le coppie hanno i loro problemi. Non è che devono seguirli fuori da quella porta ed entrare nella casa degli altri. Non credete?

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provarci: lo stai facendo male


E poi c’è lui, no? Lui che passi davanti per i cazzi tuoi e ti guarda come se fossi un gelato 4 gusti in una giornata d’agosto e a rincarare l’ormone negli occhi c’è lui che dice “sei bellllllissssssimmmaaaaa” e vari mugugni libidinosi e movimenti strani della mano sul pacco. E tu nulla, tu ignori. E quando sei quasi all’angolo della strada ti senti urlare “ma vaffanculo stronza“. E quindi ti domandi: cosa cazzo avrei dovuto fare? Ammiccare, sorridere, strofinargli la vagina sul naso? Per non essere una stronza, cosa avrei dovuto dire? Beh, non ho mai saputo rispondere, non so esattamente cosa vogliono questi cretini dalle donne.

E poi c’è quello che sulla metropolitana, accanto alla fidanzata, ti guarda mentre ti fai i cazzi tuoi al cellulare, è in piedi accanto a te e ti dice “bel tatuaggio, cos’è?“. Come cos’è? Ma non lo vedi testa di minchia? Sono fiori. Sai riconoscere dei fiori? O per te i tatuaggi sono geroglifici, razza di imbecille? Allora la fidanzata si esprime così: “oddio sempre così, quando vede una ragazza…” e lui “eh beh, sono un uomo“. Tu allora resti un secondo paralizzata e li guardi e pensi “ma come cazzo state?“. Beh ma non finisce mica qua, parte con le domande: “ma quante battute devi fare?” “hai speso molto?” e dulcis in fundo “chissà quanti ne hai e dove?“. E la ragazza? Beh lei è seduta da sola a parlare al telefono.

Ed ecco l’altro mentre ti fumi una sigaretta per la strada, seduta su un muretto, ti si avvicina. Vuole farti firmare qualche puttanata, un contratto, una petizione, un cazzo di abbonamento palestra. E tu dici “no grazie” e lui “sono arrivato, sono il tuo principe azzurro“. Al che alzi lo sguardo e lui sorridendo incalza “sei arrabbiata? sono qui per fartela passare“. La tua risposta è il silenzio. Lo sguardo vacuo posato su di lui con un punto interrogativo sulla fronte. Ma lui nulla, sorride e si siede accanto a te e tu resti li, con lo sguardo puntato nella stessa direzione. Parla, parla, parla e poi se ne va. Così. Perché lo rende felice.

E mentre stai lavorando e che ne so, magari ti chini. Non ti accorgi che la maglia si è allargata e appena alzi gli occhi lui è lì, con le pupille dilatate e lo sguardo puntato nella scollatura. Così a fondo e così intensamente che non vede che lo hai sgamato. Nulla, persiste, disperso nel mondo delle tette (anche se sono di una prima misura) e tu che fai? Beh ti fermi, ti alzi e lui che fa? Resta puntato con lo smarrimento nel volto. Alza gli occhi e incrocia i tuoi e mentre i vostri sguardi si intrecciano gli arriva una pizza a rovescio sul coppino dalla moglie e l’incanto finisce.

Questo è il microcosmo dei marpioni, di quelli irrecuperabili, di quelli tutto sommato felici. Si perché non sanno di esserlo, non si accorgono delle figura di merda che fanno, non hanno la consapevolezza che non scoperanno mai mai e poi mai una di quelle a cui fanno ‘sti teatrini. E ti fanno un pò tenerezza, alla fine. Non riesci quasi ad incazzarti o a ritenerti offesa. Innocui e chiacchieroni, sfigati e senza speranza. Insomma, derelitti. Ma fateci caso, questi elementi sono sempre fidanzati. E allora il mio sostegno va proprio a loro, le ragazze/mogli dei marpioni. Ci sarebbe da farne un’associazione o un ente benefico. Che dite?

“Non è bello quando un uomo serve solo da piedistallo al suo cazzo.”
Julija Voznesenskaja, Il Decamerone delle donne, 1987

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