Archivi del mese: aprile 2015

il moralismo degli ipocriti


Ci sono tanti moralisti, in giro. Così tanti che dovrebbero inventare un pesticida solo per loro.  Ma una sottospecie di moralisti avrebbe bisogno della bomba atomica sganciata sul cranio. Tanto per eliminarli dalla faccia della terra, inutili persone del cazzo. Il più delle volte hanno questo gran bel modo di parlare, gonfiati come un pallone e talmente sicuri della cagate che stanno sentenziando che quasi ci credono. Si, penso proprio che abbiano il cervello sciroppato come le pesche. Il loro moralismo, la loro sicurezza nello sparare a zero sugli altri, il giudizio maneggiato come un pisello in erezione, goduriosi e saccenti. Lo schifo.

I moralisti ipocriti. Loro. Quelli dalla condotta non proprio perfetta, anzi, per nulla. Quelli che fanno ciò per cui accusano gli altri. Quelli che non si rendono conto (e se si rendono conto, poveri loro) del ruolo che hanno nella vita del prossimo. Tutto ciò che siamo o che facciamo può influenzare il corso del nostro destino. A volte invece capita. A volte non succede perché si vuole per forza cambiarlo, questo destino. E poi ci sono loro che fanno il cazzo che gli pare, fottendosene dei sentimenti altrui ma alimentando esclusivamente i propri. E poi? E poi puntano il dito contro chi, invece, è solo parte di un disegno più grande che non ha creato volutamente. E ribadisco: lo schifo.

Persone che non si risparmiano nemmeno cattiveria, insulti, parolacce, sentenze. Un pò per colpa di quel moralismo serpeggiante che viaggia nelle loro vene, un pò perché diciamocelo, tu gli stai sulle palle a prescindere, non vedevano l’ora proprio di spappolarti i coglioni e un pò perché credono ingenuamente che questo possa portare loro consensi o appoggi. Attenzione moralisti ipocriti: non andrà affatto come pensate. Quello che dimostrate d’essere vi condurrà solo sulla strada della ciecità, quella per cui perderete di vista il “giusto” e le persone intelligenti con voi avranno ben poca voglia di capire.

Bisognerebbe starsene fuori da certe cose, soprattutto se non le si conoscono affatto. Sarebbe il caso di non farsi trascinare dall’antipatia prepotente che provano per gli altri, tanto da detestarli e non aspettare altro che scaricare il loro disprezzo. Bisognerebbe conoscerle le persone prima di giudicarle sulla base di racconti, sensazioni e certezze assolute che quelle persone sono merda, solo perché lo pensano loro: i moralisti ipocriti. Molto spesso le mosse che compiono sono dettate anche dalla voglia di fare i paladini della giustizia, apparire forse agli occhi degli altri vicini e pronti a tutto per il loro bene. Idioti! Il loro bene non è certo alimentare odio e rabbia. Il loro bene non è crocifiggere chi pensate sia responsabile. Il risultato sarà l’esatto contrario. Ma possono forse azionare il cervello, questi moralisti?

Possono ferire, loro. Così taglienti come lama. Ma poi si rivelano per quello che sono, soprattutto se sei a conoscenza di alcuni non trascurabili dettagli. Ma lo facciano! Sono loro che non permettono agli altri di vivere la propria esistenza, né di fare delle scelte che non siano quelle che loro reputano giuste. Sono loro che rosicano e non ottengono un cazzo. Persone del genere sono da catalogare e mettere via. Dentro un libro impolverato su uno scaffale dimenticato. Ogni tanto soffiarci sopra per non farli soffocare nel loro fallace perbenismo. Povere gioie.

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le famose parentesi della vita


Ci sono quelle storie che ti capitano, no? E lì per lì ti sembrano importanti. Ma a volte basta un solo gesto e un solo conseguente pensiero per stravolgere ogni cosa. E allora ti svegli una mattina e rivaluti ogni sensazione provata. Tipo, un giorno compri una maglietta, te la provi, ti piace e sei entusiasta. Torni a casa e la metti nell’armadio. Passa un giorno e poi una settimana e metti sempre quella maglietta. Poi un giorno la guardi e pensi “ma che cazzo ho comprato?“. La togli e non la metterai mai più.

Sono quelle cose che sembrano chissà cosa, l’acquisto più azzeccato, la persona incontrata più interessante. Invece non è niente. Non è altro che fumo negli occhi. Succede così spesso che ormai siamo quasi abituati ai fallimenti. Generazione senza stimoli, annoiati e alla ricerca di “non si sa cosa“. Ti innamori, ti stravolgi, divori ogni secondo della tua giornata per questa persona e poi non ti resta che un soffio. Tipo una boccata di sigaretta e poi uno sbuffo denso e caotico di nulla. Non è stato nulla. E dopo lacrime e domande ti ritrovi a bere un drink con gli amici e guardare il cielo di primavera sorridendo e pensando “ma come cazzo ho fatto?“. C’è sempre tempo, però, per rimediare.

Perché sono tutte parentesi. Questi incontri, queste magliette comprate e poi gettate. Questi entusiasmi poi spenti e queste rivalutazioni col famoso “senno di poi“. Sono solo momenti che dovevi attraversare per poter guardare avanti con un’altra, nuova e stimolante, prospettiva. Perché non hai avuto altro che minuti che scorrevano e giorni che passavano. Qualche parola, qualche frase, qualche emozione ma nulla di concreto. Né fuori, né dentro. Ecco perché dopo aver rivalutato la maglietta non ti senti nemmeno in colpa nel desiderarne una nuova. Non ti rattrista accorgerti che non provi niente, nessun sentimento che somigli a quello che credevi di provare.

Può davvero succedere con le persone? Si. A me è capitato. A tantissime persone è capitato. Abbagli, sviste, convinzioni. Credere che ti piaccia qualcosa e poi scoprire che non è così. Ma anche queste parentesi possono aiutare a vedere le cose in maniera più selettiva. Non lasciarsi abbindolare dal desiderio di provare qualcosa perché ci si sente vuoti. Credere di poter fare qualsiasi cosa. Comprare una maglietta perché sei convinto di non averne più nell’armadio. E quella mi va stretta, e quella mi va larga, e quella è passata di moda. Anche quella cazzo di maglietta nuova diventerà vecchia. Anche in meno di qualche giorno. Non t’illudere.

C’è sempre una prima volta. Quella dove bastano una manciata di giorni per sentire scendere quello che ti sembrava grande. Valutarlo con occhio attento e cuore lucido. E accorgerti che non era niente. Non hai raccolto niente. Non credete che sia un male, uno sbaglio o chissà cosa. E’ semplicemente un percorso obbligato per capire cosa c’è di meglio. Per accorgersene quando ti passa a fianco e per dare più valore alle cose che condividi. Perchè devono lasciarti il segno. Nel bene e nel male. E quando quel segno è un graffietto da niente, ti dai un sacco di risposte. Ma non sempre il male viene per nuocere, tutt’altro.

Grazie, dunque, parentesi della mia vita, che mi avete fatto capire cosa di bello mi attende e cosa di grande posso fare.

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lettera ad una grande donna


Vorrei poterti dire che sto bene e che il giorno che te ne andrai io sarò felice. Vorrei che tu mi avessi visto crescere e diventare una donna come si deve invece di sbagliare, sbagliare sempre. Vorrei che ogni giorno fossi fiera di me e che il tempo che scorre fosse una carezza per noi, che tu possa vedermi sorridere tutte le volte che varco la porta per andare da qualche parte. Invece questo tempo segna il mio viso e tu lo guardi sempre con un velo di malinconia, come se volessi fare qualcosa ma non sapessi cosa.

Vorrei poterti dare la sicurezza che mi lascerai al sicuro, che ce la farò, che me la caverò qualsiasi cosa accada. Mi piacerebbe pensarmi circondata da persone meravigliose e che tu potessi vederle fino all’ultimo per sentire che anche quando non ci sarai io non resterò da sola. Che avrò sempre il tesoro più prezioso che un essere umano possa mai desiderare: amici, affetto, solidarietà, benessere e forza. Quella forza che mi hai insegnato a ricercare in ogni esperienza, anche la peggiore.

Vorrei dirti che non mi ha fatto nulla, questo maledetto 2014. E che non mi ricordo affatto tutti gli anni passati a piangere. Vorrei che tu non mi avessi mai visto così tante volte addolorarmi e struggermi tra le lacrime chiedendomi chi sono, cosa voglio o anche il più classico e martoriante “perché?“. Sarebbe stato meglio non raccontare di te a nessuno che non ne fosse degno, non dire nulla di noi, dei nostri piccoli riti quotidiani, dei nostri segreti. Di tutto ciò che ci ha unite, nel bene e nel male.

Si, io vorrei poterti rassicurare che nonostante tutto, non ti cambierei mai, per niente al mondo. Tu che mi hai accettata per quello che sono. Non ti ho mai dato grandi soddisfazioni, non ho avuto coraggio nel lavoro, non ho avuto perspicacia nella scelta delle mie compagne e non sono mai stata una ragazza tranquilla. Ti ho sempre e solo portato problemi, dolori, pianti e preoccupazioni. Mi volevi mamma, mi volevi moglie e invece non sono nemmeno capace di trovare una donna per bene da avere accanto. Ho sempre e solo sognato e coi sogni, si sa, non si va avanti molto. Quante volte me lo hai detto?

Vorrei non sentirti dire “te l’avevo detto” e vorrei urlarti ogni giorno che i valori che mi hai insegnato sono stati efficaci e che nonostante tutto, sono una persona onesta, che non inganna il prossimo, che non ferisce intenzionalmente le persone e che ha rispetto dei sentimenti. Non ho mai gettato al vento il mio cuore, l’ho sempre mantenuto saldo nel mio petto ricordandomi da dove sono venuta. Non ho mai regalato amore per convenienza e tutti gli sbagli che ho commesso sono stati il risultato di una poco evidente ingenuità.

Ci sono persone orrende al mondo, persone che non hanno forse ricevuto quel che mi hai dato tu, negli anni più difficili della mia esistenza. Persone capaci di tutto e che un domani raccoglieranno i semi di ciò che hanno piantato. Tu no, tu mi hai dato il meglio e dentro di me questo meglio palpita. Vorrei che tu lo sapessi, che non sono quella che sembro. Che anche se non ho costruito granché, quel poco che ho di buono nel cuore, io lo devo a te. Un giorno forse faremo in tempo a vederlo insieme, questo palazzo in costruzione dove tu hai steso le fondamenta. Perché meriti di ammirare il risultato di un amore incondizionato e puro che non molte persone riescono a trasmettere ai propri figli.

Io forse non sarò una donna completa, avrò avuto molte delusioni e tante ne avrò date a te. Ma sono certa che non tutti avranno la fortuna di ricordare quante volte si sono rialzati anche grazie ad insegnamenti dettati dal solo amore e da nessuna aspettativa. Avresti voluto grandi cose per me, lo so, eppure quando mi hai vista piangere e arrabbiarmi, quando mi hai sentita ripetere “come ho potuto farmi fare questo?“, quando ti sei accorta che mi sono fatta trascinare nel buio da persone che non valgono niente, mi hai abbracciata e mi hai detto “la cattiveria è una piaga, e tu potrai sempre camminare a testa alta“.

Vorrei tanto poterti vedere felice, un giorno. Perché so che se solo io avrò di meglio nella mia vita, tu di rimando sarai tranquilla. Perdonami se ho permesso di entrare nella mia esistenza persone così indegne, perdonami se ne ho parlato a te. Perdonami se ti ho mostrato una parvenza di serenità che non esisteva, perdonami se ti ho illusa che questa volta non ero stata sprovveduta. Farò del mio meglio per darti quella soddisfazione che da sempre voglio darti. E lo farò perché ci credo anch’io.

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