il predicatore e la razzola


Ci sono dei comportamenti che spesso ho riscontrato nella gente. Come quello che tu li cerchi e loro fuggono. Che tu vuoi passare del tempo con loro e loro decidono quando e come. Come quello di lamentare una tua mancanza e poi mancare per primi. Tra i tanti atteggiamenti che vedo questo è quello che trovo più frequente. E’ come se fossero quasi tutti così, cazzo. Non c’è scampo. Nella mia vita ho avuto questo “obbligo” mille volte, mi imponevo, proponevo, quasi supplicavo di stare con qualcuno. Ed erano sempre “eh dai ti aggiorno“, “eh si magari dai“, “eh ti faccio sapere perché sta settimana…” e poi il fantastico giorno prima di vedersi “mi dispiace, ho avuto un contrattempo“. Io allora capivo che forse non c’era questo grande interesse di stare insieme e voltavo pagina.

Negli ultimi anni non mi sono più comportata così radicalmente. Ho riflettuto che forse sono troppo drastica e poco tollerante. Che non siamo tutti uguali, che ognuno di noi ha delle preferenze/priorità. E allora ho cercato di adeguarmi. Ma ho una soglia oltre la quale, ahimè, non posso proprio andare. Perché divento scorbutica, perché mi irrito e perché finisce che quelle persone non le posso più vedere manco col binocolo! Per evitare questo cerco di dosare e centellinare quelle che iniziano come una frequentazione massiccia, perché non può essere equilibrata se le famose preferenze/priorità sono davvero troppo distanti. E fin qui…

Amicizia è una parola grande, è fatta di tante cose, una su tutte i “compromessi” che smettono di essere tali quando c’è voglia di stare insieme. E’ fatta di onestà: a me piace fare questo e quello, non mi piace uscire a fare quello o quell’altro, preferisco questo e quello; non campare scuse e poi ingenuamente dimostrare che erano pure un bel pò di cazzate. Siamo tutti liberi di scegliere per noi stessi, è un diritto, non è necessario nascondersi dietro un dito. Non bisogna essere ipocriti, è importante anche cosa ci piace fare, cosa ci piace vedere. Il contorno in un incontro fa tanto, e se non siamo a nostro agio o dopo un pò ci annoiamo delle solite routine, bisogna che si cambi registro, che si faccia qualcosa di diverso. Insieme. Ma ci sono persone che “ce la fanno“, altre che no. Nessuna colpa, nessuna macchia. Solo quella famosa “distanza” è più difficile di ciò che pensavamo. And go on.

E torno a scrivere: fin qui…

Ciò che mi “disturba” e non poco, è la continua convinzione che siamo noi a sbagliare. Quel “ma sei viva?” che ogni tanto arriva. Quelle “comunicazioni di servizio” che ci fanno pervenire sul nostro, a loro dire, atteggiamento egoista. Qui si scambiano lucciole per lanterne. Qui si parla di persone che per un pò hanno detto “si” e poi hanno smesso di dire qualsiasi cosa. Perchè tanto non sarebbe cambiato nulla. Come dire? Capita? Capita che non ci si vuole più adeguare? Capita che da entrambe le parti c’è stato uno stop e non solo da una? Che si continua a fare la propria vita ognuno coi cazzi propri e io non me ne sto affatto lamentando? E allora, di cosa parliamo? Ci si fa la propria vita, le proprie uscite (con tutte le proprie preferenze/priorità) senza considerarci e poi? Siamo noi a sbagliare? A me sta benissimo, ma vedo che ad altri non va proprio giù.

Ma è qui che sta il bello: predicare bene e razzolare male.

Credo che tutti noi dovremmo guardarci dentro e ripercorrere a ritroso il rapporto. Farci un’idea di ciò che è stato, di quante volte ci siamo adeguati, di quante volte abbiamo rifiutato, di quante volte non “avevamo voglia” e soltanto dopo, semmai, sentenziare sugli altri. Questo articolo parla di una parte della mia vita molto grossa, perchè ripeto, di persone così ne ho incontrate tantissime. Poi ovvio che uno spunto c’è, non posso negarlo, ma perchè ad una certa quando vedo ipocrisia mi vorticano le palle e vuoto il sacco. Poi io sono onesta nel dire che vivo serena, non ho problemi, non mi lamento, non sento il peso di tutto questo (magari un tempo la vivevo diversamente, ma non ora). Sono proprio, come dicono dalle mie parti, sciallissima.

Però non ho voglia di subire le paranoie degli altri su comportamenti che appartengono soprattutto a loro. Come si dice? Facciamoci un’esame di coscienza ballando, tutti quanti. Tipo flash mob, quando e dove? Accetto inviti.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in il popolo e la vita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...