la legge di Murphy mi fa un pippozzo


Ho imparato una cosa: niente è mai come crediamo. Ti convinci che finalmente è come desideravi tu, tutto perfetto. E come lo pensi succede qualcosa che ti dimostra il contrario. Pochi giorni fa ho postato uno status su facebook che dice così: “quando le cose sembrano andare bene poi vanno male, invece quando sembrano andare male poi vanno malissimo proprio” e un pò me la sono tirata. Non esiste una cosa che vada davvero bene e se all’apparenza sembra tutto nitido e bellissimo sappi che il torbido sta da qualche parte e prima o poi emergerà.

Ci sono diverse teorie a riguardo, una è la legge di Murphy. La mia, invece, di legge, sostiene che non andrà mai bene. E stavolta ha un pò funzionato. E’ come un paraurti, un airbag, una preparazione alla delusione. Vi è mai capitato di avere una notizia, una notizia di quelle grosse però, di quelle che non te l’aspetti? Che tu ti ghiacci lì a quel tavolino e pensi “no, non è possibile“? Ecco, io l’ho ricevuta. Ma il problema non sta nemmeno lì, sta che se ci pensi, se ti fermi lucidamente a riflettere… tu invece ci credi eccome. Perché pensi “può essere tutto così dannatamente perfetto?“. No, la risposta è “no“. Ecco il motivo di questa sonora sberla in faccia. La vita funziona così.

Tante volte nella vita mi è dispiaciuto che non andasse come speravo. Ci ho sofferto. In tanti tipi di rapporto. Oggi mi domando perché dovrei starci così male, tanto in fondo va sempre a finire così, lo so. L’ho sempre saputo. Oggi, che è dopo ieri, penso che è davvero meglio sia andata com’è andata. Che alla fine non posso mettere sull’Olimpo le persone, non posso crederle immacolate e meravigliose. Perché le persone non lo sono mai. Io per prima. Facciamo tutti moltissimi errori, ogni giorno, ogni minuto. Ma credo che sia importante che questi sbagli siano visibili agli occhi. Quando non vedi difetti, quando tutto appare straordinario, fidati: c’è la fregatura. E allora scopri cose che non immagineresti mai. E come si dice “cadi dal pero” e che male al culo!

Quando ti raccontano qualcosa di shoccante su qualcuno è importante non fermarti alla prima versione. Ma la prima versione l’hai già avuta, nel tempo, conoscendo l’altro. Se emergono cose che ti feriscono e che ti sconvolgono, non credere di dover avere altre spiegazioni perché credere di conoscere qualcuno è già una fottuta versione. E quando tutto viene a galla e scopri che in quel frangente, in quell’occasione, per quei motivi, tu non sapevi la verità, anche la più stupida e banale verità, è questa la tua seconda versione. E allora decidi. Vai oltre? Si dai, le cazzate le facciamo tutti, suvvia.

E quando un pò scrolli le spalle ecco che arriva il dessert. Perché anche quando vorresti passare sopra certe cose, anche quando vorresti sfidare il destino che ti dice “sta andando male, molto male” e pensare che tu vuoi che vada bene per forza, arriva un’altra batosta, più grossa. Perché la legge della sfiga non si posticipa. Allora incassi, pensi e decidi che non ne vale più la pena. Che non hai nemmeno voglia di cambiare idea. In fondo è un periodo del cazzo, ci sarà anche un motivo per cui è proprio questo il tuo periodo del cazzo. Tutto una merda e solo una cosa positiva. Doveva distruggersi, era ovvio, è questa maledetta legge.

Allora io mi alzo dalla tavola ragazzi, barcollante e un pò a fatica, ma lo faccio. E la cambio. Cambio tavola, mi siedo altrove. Magari una tavola vuota, magari a fare un solitario, ma meglio così. E smettiamola di illuderci che arriverà qualcosa di meglio. E questi cazzo di “periodi di merda” non esistono: è tutto quanto un lunghissimo periodo di merda. Ma preferisco qualcosa di imperfetto agli occhi, che mi dica ogni giorno “che palle, non va bene“, ma che io scelga di viverlo così. Non le cose splendenti e luccicanti che poi alla fine di tutto sono solo una parte di ciò che vedi. Il resto non l’hai mai visto ma esisteva. Niente di grave, ma quel dettaglio nascosto è così diverso da ciò che hai sempre guardato che non puoi e non hai voglia di vederlo. E te ne allontani.

Inglobo ogni cosa negativa accadutami, ci faccio proprio un bel mazzetto e lo lancio via. Nessuno escluso. Vado alla ricerca di me e qualsiasi cosa mi accada da oggi, facciamo finta “che me l’aspettavo“. Facciamo un nuovo viaggio. Lascio agli “altri” la possibilità di fare il loro di viaggio, di fare le “cose” che pensavano e basta, di non dover rendere conto a nessuno, di non dover più nascondere le cose, liberi di fare ciò che è preferibile per loro. Piuttosto di camminare a fianco a me nascondendo sé stessi, prendendomi in giro, facendomi credere cose che poi basta poco per… Insomma, quasi quasi sto facendo loro un piacere: apprezzino.

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2 commenti

Archiviato in le atroci verità

2 risposte a “la legge di Murphy mi fa un pippozzo

  1. Che bel post, complimenti…
    Ma anche che ansia.
    Perché io mi sento proprio come dici tu. Le persone non sono immacolate e meravigliose e io posso amarle lo stesso, ma vorrei vedere anche l’altra faccia. Tutta questa perfezione mi fa paura e ora è un po’ come se vivessi con le mani premute sulle orecchie, in attesa di sentire il botto della brutta notizia che si schianta su di me, ma non arriva e non arriva.
    Certe volte la sfiga sa pure essere paziente, eh?

    • La sfiga arriva sempre… è appunto una legge. La botta arriva, fa più o meno male, quello dipende.. ma arriva. Tutto sta nel capire se quello che scopri è distante o meno da quello che potevi aspettarti… e nel mio caso.. davvero.. la parola “lontana” non è nemmeno abbastanza 🙂

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