Boudelaire lo chiamava “spleen”


Arriva sempre quel momento dove tutto si appiattisce. Come quando fai l’abbonamento ad una rivista, tutta entusiasta e quando ti arriva il primo numero pare chissà che sarà mai. E poi ti annoia, al 5° numero ti domandi “perché cazzo l’ho fatto st’abbonamento?“. Nella vita più o meno va così. Inizi un sacco di cose e non ne porti mai a termine una, perché t’annoia, perché sei assuefatto, perché hai bisogno di qualcosa di più. Il problema è che non esiste “qualcosa di più“. E’ tutto uguale, solo che dopo un pò stanca.

Ci sono gli eterni insoddisfatti, come me. Che hanno un vulcano dentro ma lo tengono sempre a bada perché non hanno coraggio. Posseggono carisma, fascino, follia e iniziativa. Ma non hanno le palle. E allora non prendono decisioni, rimandano a domani, decidono di posticipare o rinunciare. Ma poi pagano le conseguenze. Si arrestano, i loro stimoli muoiono e con essi la voglia di cambiare, di dare una svolta. Questo “stop” è nocivo, per sé e per gli altri. Ma sarà sempre così, è una ruota che gira per tutti.

Più il tempo passa più questa cosa si moltiplica. E non c’è modo di arrestarla. Ecco perché quelli come me necessitano di continue attività: uscire, vedere gente, muoversi, agire. Perché se si fermano sono perduti. Si accorgono dell’assenza di reali interessi e vanno in tilt. Io, per esempio, non riesco a vivere di sentimenti, ho bisogno di molto, molto di più. Mi servono passioni, spazi, istanti miei, riflessioni, pause. Io adoro costruire me stessa, anche se per brevi momenti. Adoro pensare di avere qualcosa di mio, che faccio io e che appartiene solo a me. Per parlarne, per sentirmi gratificata di me stessa, per riuscire a portarlo a termine.

Spesso questi momenti sono fatti di poco, lo so. Ma mi appagano, perché sono miei. E’ come se fossi in una stanza protetta e tutto il mondo fuori non mi può toccare, non può interferire né giudicare. Ci sono solo io e ciò che sto facendo. Ma quando questi stimoli non ci sono oppure ho poco tempo per coltivarli, devo agire e agire a volte costa fatica perché non sei completa, non lo sarai mai e ti rattrista, e ti fa rabbia. Vorrei che le persone capissero quelli come me, che li interpretassero. Gli insoddisfatti ma così colmi di iniziative e idee da riempire il mondo. Ma non li capiranno mai. Ci si annoia (appunto) prima di capirli.

E se si annoiano gli altri, figuriamoci io. Tante volte penso a cosa vorrei. E il primo pensiero che mi colpisce è: andarmene. Non è la location che cambia lo stato delle cose, lo so, ma è come quando ti senti soffocare da te stessa e pensi che un pò d’aria che ti colpisca il viso possa farti riprendere. Ecco, è questa la sensazione. Dove andrei? Da sborona quale sono andrei oltre oceano, a Miami. Un posto che mi ha colpita, che mi ha devastato il cuore. Un posto che mi appartiene più che mai. Dove puoi essere niente e tutto ma per chiunque seitop“. Ma non posso, quindi resto. E nel mio restare cerco solo di “sopravvivere” alla mia noia. Al mio momento di stop. Al mio “vorrei ma non riesco“.

Mi resta lo shopping compulsivo. Ma gli armadi non sono più d’accordo.

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3 commenti

Archiviato in il popolo e la vita

3 risposte a “Boudelaire lo chiamava “spleen”

  1. alice

    devo dire che solo stando a quello che scrivi io ti sposerei!!! le parole che usi e quello che riescono a disegnare è qualcosa di veramente favoloso!!! scusa se mi sono permessa di eccedere nel commento…ma ne avevo voglia!!! concedimelo..;)
    A.

  2. Uno squalo sempre in movimento per sopravvivere.

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