Archivi del giorno: gennaio 13, 2015

la dura vita delle zanzare


Le zanzare, diciamocelo, fanno una vita di merda. Passano l’intera estate a cercare sangue come delle bastarde, a rompere il cazzo ma allo stesso tempo a schivare la morte ogni minuto della loro esistenza (con scarsi risultati). Tutti le temono, passano le serate a cospargersi di veleno per tenerle lontane, le insultano e poi le uccidono. Le zanzare sono gli insetti più odiati del mondo eppure ci mettono pochissimo a morire perché qualcuno le schiaccia contro una parete e gode anche molto a vederle schiattare. Così va e così sarà per sempre. Non importa quanto la gente abbia timore di te, se ne ha è perchè ti disprezza o ti vuole lontano, e non è mai un bel sentimento. Perché le zanzare, tutto sommato, fanno le stesse azioni che compiamo noi ogni cazzo di giorno: sopravvivono.

Questo preambolo nemmeno ve lo sto a spiegare, perché capirete da soli (se avete qualche neurone funzionante e un grammo di sensibilità). Alcuni di noi passano la vita a voler proteggere l’altro, perché li fa sentire grandi, potenti, utili, quasi indispensabili ad un certo punto. Fanno di tutto per divertire, affascinare, far credere di essere completo. Ma sono queste persone che poi cadono spesso, inciampano nei loro piedi, come dei rincoglioniti. E allora l’altro li guarda come se fossero pazzi, alieni, stupidi. Li aiutano, lì per lì, ma non li capiranno mai. E come potrebbero? C’è qualcuno di voi, forse, che capisce le cazzo di zanzare? Manco per niente.

Nella mia vita io ho dato protezione, presenza. Alternando il tutto a pazzia, tristezza, rabbia sconsiderata. Perché sono sempre stata convinta di dover dare e se faccio il resoconto del mio passato so di averlo fatto discretamente bene. Mi piace accarezzare il “cucciolo“, pensare che se io non ci fossi, probabilmente, si sentirebbe un pò smarrito. Ma adoro poi vederlo “crescere” e conoscere sé stesso, nella sua interezza e nella sua grandiosità. Non mi sono mai avvicinata a “cuccioli dementi“, questo era il motivo per cui non mi pesava dare di me per vederlo uscire fuori. E allora la rabbia e quel vuoto da dove arrivavano? Dal fatto che di contro io non avevo protezione, né sostegno alcuno. Se non gesti fisici e qualche parola buttata qua e là. Fa sempre bene al cuore tutto questo, del resto è ciò che ci caratterizza. Un abbraccio, un bacio, una carezza, sono gesti universali.

Ma persone come me, che credono di esistere per stare sempre in piedi, non hanno che un unico destino: cadere, cadere, cadere sempre. E più il tempo passa più le cadute sono rovinose e difficili da gestire. La cosa che più piega e che rende faticosa l’uscita dal tunnel, è che se dai dai dai e dai e ti costruisci un muro dove tieni fuori le persone, non puoi aspettarti che quando cadi loro siano capaci di tirarti su. Non ne conoscono i mezzi, i modi. Ma è solo colpa tua. E questo ti rende frustrato, impotente e fottutamente arrabbiato.

Gli invincibili” non pensano quasi mai a sé stessi. Rimandano tutto a domani. Errore madornale. Domani sarà tardi. Domani non riusciranno più a trovare le parole giuste. Dovrebbero smetterla di indossare quel vestito da supereroe e mostrarsi per quello che sono. Per non confondere gli altri, per non creare aspettative. Nelle relazioni amorose, nelle amicizie, sul lavoro. Persone come me sono inizialmente antipatiche, pesanti, a tratti zanzare. Piacciono ma solo nei loro momenti up, per il resto “non si capisce“. Dovrebbero fare una cosa saggia: aspettarsi un pò di sostegno, smettere di cercare qualcuno da accudire e lasciarsi andare. Non esiste tempo, età, spazio, dove non si può essere protetti. E di conseguenza capiti.

La zanzara in inverno se ne va. Ma vi siete mai chiesti dove cazzo va? Una risposta potrebbe essere: a meditare. Su quante morti hanno dovuto assistere, su quante ne hanno scampate, su quanti giorni spesi a cercare di nutrirsi e basta e a chiedersi se la prossima estate sopravviveranno. C’è qualcosa che unisce me e le zanzare, ma lascio libera interpretazione a chi mi legge, non a chi mi conosce, perché chi mi conosce è ancora lì che se lo domanda.

12 commenti

Archiviato in le atroci verità