Archivi del mese: gennaio 2015

la verità del “sto bene, dai”


Ci sono le domande e ci sono le risposte. Spesso ad una domanda rispondiamo con una frase, mai veritiera. Ci nascondiamo dietro un dito perché fa quasi più male dirla tutta che tenerla per sè. Spesso pensiamo di annoiare, spesso pensiamo di passare per negativi o ansiosi o paranoici. Allora tutte le volte che ci pongono la fatidica domanda “come stai?” la nostra replica è quasi sicuramente “bene, dai“. Dietro quel “dai” c’è un universo intero. E’ vero o no? Provate a mentire a me!

Se passi un periodo di merda è automatico che ogni cazzo di giorno incontri qualcuno: per strada, al supermercato, in palestra, al tempio buddista, in un autosilo, dietro una colonna. Le persone che incontri sono individui che non vedi da 100 anni ma li incontri sempre quando stai una merda. Mai una volta che tu possa rivedere un vecchio conoscente e tuonargli in faccia “sto bene per dioooo“. Magari quello che oggi ha sposato la ragazza più figa della scuola, o che lavora come dirigente alla Tiffany & Co., oppure quello che si muove tra Milano e Dubai ogni week end.

Sticazzi, è sempre la stessa storia. “Sto bene, dai“. Un cazzo. Sto bene, dai, un cazzo. Ma come si fa a riassumere questo tuo periodo di merda che dura da una vita? Impossibile. Allora glissi, alzi le spalle, rispondi con uno sguardo che dice tutto il contrario di tutto. Quasi speri che l’altra persona ci arrivi da sola. Poi capitano quelle volte che ti sei alzato col piede sbagliato e allora vomiti ogni cosa: sto una merda, la mia ragazza mi ha cornificato con un cofano sovrumano, ho perso il lavoro, ho una pustola enorme sul pene. E forse, quando l’altro guarda l’orologio e ti comunica che ha un appuntamento con l’estetista, ti dici “era meglio rispondere bene, dai“.

La vita è fatta di bugie. Bugie per nascondere sé stessi perché viviamo all’ombra del giudizio. La verità è che non stiamo mai bene, chi sostiene di stare bene è una parvenza, e se ne convincono così tanto che alla fine stanno bene davvero. Cos’è meglio quindi? Stare bene per illusione o realizzare di non star bene? Dipende dall’azione che ne consegue, da come tu la gestisci. Stare male non basta, va fatto qualcosa. Io sono per conoscere il mio problema e non renderlo un non problema“. Ecco perché spesso alla domanda “come stai?” io rispondo “periodo del cazzo“. Ecco. Questa è la giusta risposta da dare. Secca, riassuntiva, non vi domanderanno mai di scendere nei dettagli (perché non hanno un cazzo voglia di sentirli) e risolve la situazione. Sicuramente si passerà ad altro argomento o addirittura si arriverà ai saluti in un nano secondo!

Per concludere, se volete sentirvi meglio, quando qualcuno alla vostra domanda “come stai?” risponderà con un sorriso smagliante e un, apparentemente sincero, “benissimo” pensate che, svoltato l’angolo, si appoggerà al muro in lacrime.

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Boudelaire lo chiamava “spleen”


Arriva sempre quel momento dove tutto si appiattisce. Come quando fai l’abbonamento ad una rivista, tutta entusiasta e quando ti arriva il primo numero pare chissà che sarà mai. E poi ti annoia, al 5° numero ti domandi “perché cazzo l’ho fatto st’abbonamento?“. Nella vita più o meno va così. Inizi un sacco di cose e non ne porti mai a termine una, perché t’annoia, perché sei assuefatto, perché hai bisogno di qualcosa di più. Il problema è che non esiste “qualcosa di più“. E’ tutto uguale, solo che dopo un pò stanca.

Ci sono gli eterni insoddisfatti, come me. Che hanno un vulcano dentro ma lo tengono sempre a bada perché non hanno coraggio. Posseggono carisma, fascino, follia e iniziativa. Ma non hanno le palle. E allora non prendono decisioni, rimandano a domani, decidono di posticipare o rinunciare. Ma poi pagano le conseguenze. Si arrestano, i loro stimoli muoiono e con essi la voglia di cambiare, di dare una svolta. Questo “stop” è nocivo, per sé e per gli altri. Ma sarà sempre così, è una ruota che gira per tutti.

Più il tempo passa più questa cosa si moltiplica. E non c’è modo di arrestarla. Ecco perché quelli come me necessitano di continue attività: uscire, vedere gente, muoversi, agire. Perché se si fermano sono perduti. Si accorgono dell’assenza di reali interessi e vanno in tilt. Io, per esempio, non riesco a vivere di sentimenti, ho bisogno di molto, molto di più. Mi servono passioni, spazi, istanti miei, riflessioni, pause. Io adoro costruire me stessa, anche se per brevi momenti. Adoro pensare di avere qualcosa di mio, che faccio io e che appartiene solo a me. Per parlarne, per sentirmi gratificata di me stessa, per riuscire a portarlo a termine.

Spesso questi momenti sono fatti di poco, lo so. Ma mi appagano, perché sono miei. E’ come se fossi in una stanza protetta e tutto il mondo fuori non mi può toccare, non può interferire né giudicare. Ci sono solo io e ciò che sto facendo. Ma quando questi stimoli non ci sono oppure ho poco tempo per coltivarli, devo agire e agire a volte costa fatica perché non sei completa, non lo sarai mai e ti rattrista, e ti fa rabbia. Vorrei che le persone capissero quelli come me, che li interpretassero. Gli insoddisfatti ma così colmi di iniziative e idee da riempire il mondo. Ma non li capiranno mai. Ci si annoia (appunto) prima di capirli.

E se si annoiano gli altri, figuriamoci io. Tante volte penso a cosa vorrei. E il primo pensiero che mi colpisce è: andarmene. Non è la location che cambia lo stato delle cose, lo so, ma è come quando ti senti soffocare da te stessa e pensi che un pò d’aria che ti colpisca il viso possa farti riprendere. Ecco, è questa la sensazione. Dove andrei? Da sborona quale sono andrei oltre oceano, a Miami. Un posto che mi ha colpita, che mi ha devastato il cuore. Un posto che mi appartiene più che mai. Dove puoi essere niente e tutto ma per chiunque seitop“. Ma non posso, quindi resto. E nel mio restare cerco solo di “sopravvivere” alla mia noia. Al mio momento di stop. Al mio “vorrei ma non riesco“.

Mi resta lo shopping compulsivo. Ma gli armadi non sono più d’accordo.

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ciò che fa male ci piace da morire


Le cose più belle della vita fanno male. Così se mangi troppi dolci ti viene un campo minato in faccia. Se bevi troppo di sera il giorno dopo sei uno zombie. Se mangi etnico hai l’intestino che si ribella e il giorno dopo sono cagate colossali nel cesso del lavoro e poi entra il tuo collega e ti guarderà per sempre in un altro modo. Se fumi, ti rilassi, ma hai più probabilità di avere un enfisema a 50 anni di chi non lo fa, ma soprattutto quando ridi sembrerà che ti hanno preso a calci i polmoni e rantolerai come uno della bagina. Se trombi come se non ci fosse un domani devi per forza ricordarti come si chiama e se non te lo ricordi sono stress per 24 ore.

Vorremmo sempre poterci godere la vita, ma l’idea che abbiamo di godercela è un pò distorta. Tutto ciò che fa male ci appare come il più delizioso, piacevole, estasiante. Non ci siamo mai domandati se ciò che siamo possa bastare? No, perché se lo fosse non cercheremmo altro. C’è chi sostiene che si tratti di autolesionismo. Non sono d’accordo. Credo che tutto debba avere un equilibrio, sforarlo significa danneggiarsi, altrimenti niente è sbagliato. Andare oltre è omettere sé stessi, parere personale. Scrissi tempo fa sull’oscurarsi. Oggi più che mai ne so qualcosa. Spesso la sbronza aiuta: sei più disinibito, ti viene più facile “provarci” con quella che ti piace, sei più sciolto e propenso al divertimento ma… non sei totalmente te stesso. E un pò ti perdi la reale situazione, il come e il perché di ciò che ti accade. Quindi non ci sei davvero. Quindi te lo sei perso.

Vivere la vita senza i “vizi” non è giusto. Come non è giusto lasciare che i “vizi” diventino la priorità o il canale dove gettare tutte le frustrazioni. Lo stress, i pensieri, le delusioni. Bisogna che ce le viviamo tutte e non scappare. Spesso il “vizio” non è altro che un alibi, e io credo di averlo usato spesso ultimamente. Nascondersi dietro un “voglio godermi la vita” è da stupidi. Allora c’è da chiedersi: davvero devo mangiare 2 kg di lindt tutte le cazzo di sere? E se me ne mangiassi una tavoletta quando ne ho voglia? Davvero devo fumarmi sta sigaretta che ne ho appena spenta una? Magari me la fumo domani. Davvero devo scopare con questa perchè i 4 long island me lo suggeriscono? Magari mi scopo un’altra che mi piace quando ne avrò voglia. Davvero devo mangiare sti due pacchetti di crackers alle 2 di notte quando ho fatto fuori il mondo al cinese due ore fa? Magari evito e vado a dormire.

Ma non tutti ce la fanno a farsi domande e darsi risposte. Il più delle volte l’istinto è di fare ciò che fa sentire più “leggeri“, privi di limiti, pensieri, costrizioni, pressioni psicologiche. Ma un giorno, l’assenza di questi paletti diventerà una muraglia vera e propria e non saremo più in grado di distinguere ciò che ci fa male e ciò che ci fa davvero bene. Perché? Semplice, perché non ne conosceremmo più la differenza. E’ un pò come vivere sulla superficie della nostra esistenza. Senza sembrare una fottuta moralista, il succo di tutto è solo uno. Non dobbiamo privarci dei “piaceri della vita” ma non dimentichiamoci che ne esistono altri e che non fanno male.

Allora leggiamoci un bel libro, andiamo al cinema a guardarci un film divertente, facciamo l’amore con la nostra fidanzata e poi coccoliamoci fino alla mattina, andiamo a ballare latino americano anche se non lo abbiamo mai fatto, ceniamo a casa di amici come se fosse la notte di capodanno, facciamo un regalo ad un nostro amico, magari un oggetto che ci appartiene, e condividiamo i nostri pensieri con lui, passiamo una serata con la nostra famiglia come quando eravamo bambini guardando un film in streaming tutti assieme, beviamoci una tisana calda a mezzanotte prima di andare a letto.

E poi quante altre cose belle ci sono? Tante, piccole ma tutte da vivere. Forse sono l’ultima ora che può fare questi discorsi, agli occhi di chi mi conosce, ma anche se mi sbronzo spesso e spesso mangio cagate e spesso mi oscuro, so riconoscere la differenza tra questa vita e quella dove non sento necessità di questo genere di cose. La serenità che mi pervade non è diversa se non per il fatto che, senza i “vizi“, io assisto lucidamente al mio momento di piacere, non devo cercare di ricordarlo il giorno dopo. Meditate gente, meditate.

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