Archivi del mese: novembre 2014

l’amore sconfigge la paura


Ho sempre ascoltato la paura, l’ho seguita costantemente e mi ha condizionato la vita. Tutte le volte che sono inciampata in un problema io ho dato retta a lei e mi ha fottuta, per un pò di tempo. Una volta passato quel periodo mi sentivo invincibile, destinata ad affrontare la vita in maniera più semplice. Quanto mi sbagliavo, sempre. Eppure non imparavo mai nulla, da queste esperienze. Alla volta successiva avevo di nuovo paura, come se quella forza che credevo di aver acquisito fosse del tutto effimera, totalmente illusoria.

Oggi mi trovo nella paura, un’altra volta. Una paura forte, che mi attanaglia ogni ora della giornata. La paura di non vivere più la mia vita come prima. La paura di non liberarmi, di non avere la forza di combattere questo problema. Sono quelle cose che ti capitano, improvvisamente, e che tu non conosci. Perchè sto male? Che cosa mi è successo? Da dove arriva questo dolore? Quei malanni che ti colpiscono e non sai perchè. Un giorno stai bene e poi ti svegli che ti senti imprigionata in un altro corpo, che non è il tuo. Pensi che sia una cosa temporanea, non dai peso. E poi peggiori e ti arrendi. Niente sembra darti sollievo, nemmeno i farmaci. La tua mente si rassegna, pensa cose orrende. Picchi la testa al muro pensando che tutto è finito, che sei destinato a vivere in questo modo. Vedi il peggio.

Ma nella vita della gente c’è sempre una fortuna, un piccolo diamante. Una luce che splende in fondo al tunnel. E nel dolore io ho quel diamante. Quello spiraglio da guardare ogni mattina, quando mi sveglio e quasi non riesco a scendere dal letto. Quella splendida luce che mi illumina anche quando piango, senza sosta, durante i miei momenti di panico. Io ho lei. Una piccola lei, una piccola lucina, capace di illuminare tutto il mio universo. Una piccola donna che è così grande, che mi abbraccia senza esserci, che mi rassicura senza parlare, che mi è vicina anche da lontano. Una lei che ha accettato la mia assenza, temporanea, senza batter ciglio. Che ha costantemente tenuto in vita questa nostra fiamma, senza permettere nemmeno a me di spegnerla, con la mia fottuta mancanza di coraggio.

Ho amato, nella mia vita. Ho amato tanto e considerevolmente. E ho sempre saputo che l’amore è l’unica arma capace di sconfiggere la paura. Non mi era ancora capitato qualcosa di così invalidante (almeno, per la mia conoscenza) e tanto forte da piegarmi in questo modo ma so che se fosse capitato avrei avuto sempre la mia arma nascosta. Oggi è capitato questo male e mi ha allontanata fisicamente dall’amore ma non sarà mai capace di vincerlo. L’amore mi tiene legata alla speranza che tutto questo finisca presto. Ci vorrà più tempo del previsto, più ricerche, più domande, più approfondimenti, ma finirà e se non finirà lo accetterò e ci conviverò con le dovute precauzioni.

Nel frattempo io mi concedo l’amore. Quella medicina universale che mi salverà, ne sono certa. Perchè lei è lì che mi aspetta. Lei è capitata come è capitato questo. Improvvisamente, senza avvisare. Lei è stata la cosa più bella che potesse succedermi e io sono innamorata di lei, di quel suo sorriso disarmante, di quei suoi occhi cielo che mi guardano come se fossi un dono, di quei suoi baci che mi riscaldano il cuore e mi sciolgono l’anima. Non mi interessa cosa pensa la gente, se è o meno adatta a me, se sono recidiva e sto commettendo degli errori, non mi interessa se esiste qualcuno di più “idoneo“, io voglio lei. E questa volta non mi piegherò alle regole, quelle che ho sempre voluto seguire. Le mie regole mentali del cazzo che mi hanno solo accecato. Non voglio avere paura di amarla. Perchè paura e amore non vanno d’accordo.

N.B. Non sono prossima alla morte, volevo precisarlo a chi mi legge e chi mi conosce. Non ho nulla per cui allarmarsi in maniera seria. Ma sicuramente è qualcosa che ha piegato la donna che conoscete e vuol dire che non è una cazzata. Ma, la donna che conoscete, la sconfiggerà.

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il manuale lesbico – cap.5: voglio quelle femminili


Ci sono loro, le lesbiche che affermano a grande voce “a me piacciono quelle femminili“, e per femminili si intendono le donnine sexy stile “L word“. Ma dio santo! Ma dove le trovi? E’ come cercare l’ago nel fottuto pagliaio. Beh comunque ci sono, le ricercatrici della lesbica femminile. Quella coi tacchi, i capelli lunghi, truccata, le unghie ricostruite e sticazzi. Quelle “esagerate“. Dai, le trovi. Più che altro nei telefilm, ma ci sono. Ecco queste lesbiche (solitamente molto mascoline) si rifiutano di uscire con donne come loro, sostenendo che possono più essere “compagni di rimorchio” che amanti. Eppure…

Il risvolto è che il più delle volte le vedi in giro con le loro fotocopie e se così non è, la loro accompagnatrice è si femminile, ma anche altamente discutibile, volgare o raccattata da qualche parte, disperata e molto curiosa. L’atteggiamento di queste “lesbiche che vogliono le femminili” è molto imbarazzante. Si piazzano li, con la femminile di turno, atteggiandosi da macho virile che ha la miglior figa al mondo. Se la sbaciucchiano, la girano e rigirano come un sofficino, camminano impettite accanto a loro (arrivandole al gomito) sentendosi il boss della situation. Niente di più esilarante.

La concezione del “voglio quella femminile” è un pensiero alterato, voluto più che altro per non omologarsi a quello che è poi la scelta non studiata di chi amare. Non puoi decidere cosa volere. Nell’universo lesbico, nel 90% dei casi, anche la più apparentemente femminile, ha forti sfumature gay. Non è il trucco e il parrucco a fare la donna. Ma come si comporta, i gesti, la voce, le movenze, la testa. Donne si è al di là dell’aspetto. Sei proprio tu a sbagliare, atteggiandoti alla Vito Corleone che si spupazza la femme fatale di turno. C’è una novità per te: nessuno se la farebbe, quella che ti porti appresso.

Perchè? Semplice, perchè sono pantomime. Sono un trofeo. Sono l’ostentazione. Non si decide a tavolino chi volere, non esiste il “prototipo“. Il look è look, l’inside è l’inside. Non datevi limiti. Non cercate di essere maschi a tutti i costi, maschi che amano femmine. E’ triste, è alterato. Siete donne, se non ve ne foste accorte. E le donne che amano le donne, le amano e basta. L’ostentazione di un soggetto molto “femminile” (più che altro zoccolone) non serve, non vi rende più “credibili“. La femminilità può stare fuori come dentro ma la si vede subito, senza troppi sfronzoli.

E’ vero che tutte dicono così e hanno compagne mascoline. E’ verissimo, rafforzerei. Ma perchè si innamorano della persona, non dell’effetto che può fare vista da fuori. Agli occhi di tutte. Sei forse alla ricerca del “sono lesbica, e mi piacciono le donne“, e lo rappresenti con sto teatrino. Non è necessario. Ci sono donne non mascoline che non sembrano la presa in giro di Jessica Rabbit. Perchè diciamocelo, quelle che voi reputate “le femminili” sono solo ciò di cui ho scritto sopra. Un fuoco di paglia, una cazzata.

Non voglio fare di tutta l’erba una canna. Ma il più delle volte, nella maggioranza dei casi mi sono sentita dire questa frase e le stesse persone o si pavoneggiavano ogni sera con una diversa ma tutte dello stesso stampo (vedi sopra) oppure si accoppiavano con i loro cloni. Non ho l’assoluta certezza di ciò che affermo ma secondo me sono più “felici” se “non ci pensano” ma amano. Libere da questo limite mentale che finge di essere “apertura. Niente di più falso.

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c’è chi si accontenta e chi gode


Nel mondo esistono due categorie di persone: quelli che si accontentano e quelli che godono. E’ falso affermare che “chi si accontenta gode“. Trovo sia una parvenza, un’illusione, una congettura per sopravvivere. Ho un difetto: seleziono. Nella vita in generale non ho mai accettato compromessi, se non in casi dove ne ero obbligata. Così spesso mi sono trovata ad un bivio dove decidere che fare era un percorso indotto, dove per forza dovevo scegliere. Non mi pento di questo, di aver deciso una cosa piuttosto che un’altra, perché col senno di poi mi sono risparmiata molti problemi.

Cosa intendo dire con “c’è chi gode“? Ci sono persone che vorrebbero, desiderano, immaginano di possedere o di fare cose che non sentono di poter raggiungere in maniera semplice. E si arrendono oppure, persa l’occasione, virano verso mete più facili. Anche nell’amore, soprattutto nell’amore. Tu mi piaci, mi fai impazzire ma non mi vuoi. Allora punto l’altra, in fondo non è è poi così male, anche se fino a ieri solo pensare a lei mi dava l’angoscia, mi faceva capire di non avere ancora fuoco nello stomaco, di non provare emozioni reali, ma solo piccoli impulsi destinati a morire in fretta. Ma la prendo lo stesso, magari poi, col tempo…

Ecco, questa persona s’accontenta. Penso di aver commesso, a volte, anche io questo errore. Per fortuna solo nei casi in cui non avevo grandi alternative. Ma mi do sempre tempo, non smetto di credere di poter avere di più. Il di più non è necessariamente il massimo. Agli occhi di altri potrebbe essere niente. Sono i nostri obiettivi personali a contare davvero, non come li vedono gli altri. Io voglio quella persona? Lotto. Ma non pregandola, forzandola, tartassandola. Semplicemente credendo in me e facendole vedere che ne valgo la pena. Non sempre vinco, ma almeno “non mi sono accontentata“.

Nella vita si sogna. Non sempre i sogni sono ciò che avremo o realizzeremo, perché il tempo ti cambia, sposta le tue attenzioni, sempre, costantemente. Ma nel nostro presente sappiamo perfettamente cosa vogliamo ed è per quello che bisogna combattere, senza accontentarsi di risultati mediocri o rinunciare perché “è troppo complicato“. Sticazzi, aggiungerei. Le parole hanno sempre un peso ed i fatti devono coincidere con queste ultime. “Non è per me, non è abbastanza“: e allora cerca ciò che vuoi. Non fermarti mai. E su questo tutti dovremmo appoggiare le nostre aspettative.

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