Archivi del mese: agosto 2014

la violenza becera del giudizio sui social


Ispirata da uno status di facebook di Alizee ho deciso di scrivere la mia sulla forza che i social danno alle persone. Un potere così forte che alle volte rischia di diventare pericoloso. Quale potere? Quello di giudicare. Il giudizio è una forma violenta di pensiero. Rasenta la follia quando è direzionato a persone totalmente sconosciute nella vita reale. Ma il risvolto della medaglia siamo noi, che in qualche modo ci mettiamo in vetrina e lasciamo che quest’arma ci colpisca ripetutamente. Sono dell’idea che se ci si mette a nudo, si prende il brutto e il bello, sempre.

Ma ci sono dei limiti, secondo me, che non andrebbero superati. Se le tue parole invadono il mio intimo tu sei colpevole di superficialità. Tu sei un giudice che si nasconde dietro un monitor. Nessuno mai in giro per la strada ti fermerebbe perchè porti una minigonna inguinale e le tette in bella vista a dirti: sei una troia. Lo penseranno, forse, ma non si metteranno mai a farne un comizio, come invece accade su facebook. Polemiche, flame, botte e risposte. Come ha scritto Alizee, appunto, se tu posti 10 status profondi, questi soggetti si soffermeranno solo sull’undicesimo, quello dove scrivi che hai voglia di scopare. Ma chi, in questo mondo, non ha voglia di scopare? Non dovrebbero scriverlo? E perchè mai? Perchè di tutte le cose condivise, più o meno interessanti, più o meno impegnate, più o meno utili, parte un uragano per un pensiero universale come la voglia di scopare?

Mi soffermo sulle modelle di nudo et similia, una categoria molto colpita, soprattutto negli ultimi mesi dove sembra si siano armate di coraggio per esprimere sé stesse come hanno sempre voluto. Credendo ahimè in una svolta di pensiero. Invano, dati i risultati. Più postano foto più vengono bersagliate.

model: Tanya Girardi
Ph: Roberto Girardi

Perchè una donna non può fare del suo corpo ciò che desidera (come le foto erotiche o di nudo) e condividerlo con chi sa apprezzarne il contesto? Perchè deve temere il giudizio insindacabile del bacchettone di turno (che con molta probabilità sputa nel piatto dove vorrebbe mangiare ma non può)? Vedo spesso persone scrivere porcherie inimmaginabili a queste ragazze, gente che non sa nemmeno dove stia la grammatica italiana, uomini senza nessun senso civico, senza nessuna sensibilità, senza nessuna capacità di riconoscere un’arte. Loro vedono solo tette e culi. Ed è qui che si sprigiona l’ignoranza. Nelle loro sterili sentenze, nelle loro futili segnalazioni, nelle loro miserabili soddisfazioni nel vedere una fotografia rimossa dal social. Quante seghe si sarà sparato su quella foto prima di segnalarla?

Su facebook impazza la moda del giudizio, sono tutti fermi lì ad aspettare il primo passo falso, la prima frase “sbagliata“, la prima concessione di frivolezza, il primo abbassamento della guardia. E poi giù a criticare o, peggio ancora, a contattare queste modelle come se fossero prostitute. E se si ribellano le offese diventano taglienti, micidiali. Ma questi individui non hanno ancora capito una cosa fondamentale: si commentano da soli. Si spogliano dei loro stessi vestiti da superman, quei vestiti che si sentono appiccicati addosso grazie al computer. Si mettono a nudo e si mostrano in tutta la loro schifosa, viscida, natura. Frustrati, inappagati, insoddisfatti, tristi, commiserevoli omuncoli senza coglioni.

model: Westwood Lola
ph: Luca Cassarà

 

Per fortuna molte di queste donne sono delle wonder woman anche senza cinturone e mantello. Con i loro corpi, con la loro libertà, con il loro sano esibizionismo. Capaci di rispondere a tono, di dare il peso giusto alle parole, di usare questi giudizi come boomerang e ferire ancora di più lo stolto malcapitato. Perchè diciamocelo, questi stronzi non sanno davvero con chi hanno a che fare. Alle ragazze invece che purtroppo si accartocciano e si arrendono di fronte a quelle parole taglienti, consiglio di utilizzare la stessa forma di libertà mentale che hanno quando posano nude: non esiste ombra che non sia proiettata da noi stessi, tutte le altre non ci devono “seguire”. Solo noi siamo in grado di giudicarci, nessun’altro.

 

Consiglio agli amanti del genere di visitare le pagine di:

Tanya Girardi
Margherita Cesarano
Alison Flynn
Miele Rancido
Alizee
Westwood Lola

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il vero amore si vede quando finisce


Ci sono persone che amano e persone che pensano di amare. Le persone che amano, una volta finita la storia, fanno fatica anche solo a ricordare, piangono, soffrono e cercano in tutti i modi di allontanarsi da ciò che è fonte di sentimenti, troppo forti per poterli governare. Non significa che l’amore non ci sia più, tutt’altro. Significa che è ancora così forte il pensiero di loro che non può sussistere la sola presenza dell’altro. Ci si odia e ci si ama, si rifiuta il passato, si scappa più distante possibile da questo vortice impazzito di emozioni. Il dolore di una perdita, in amore, è la paura di provarlo ancora. E’ la voglia di cancellare ogni forma di sofferenza. Il non aversi è bestiale. Quando si ama è così che succede, il più delle volte.

Quando un amore finisce e uno dei due vuole a tutti i costi l’altro, allora non era amore. Ciò che ti consuma le viscere non può che farti soffrire, se non ce l’hai più. L’amicizia tra persone che si sono amate la vedo molto difficile a meno che, per entrambi, l’investimento non sia così tanto da non riuscirlo a superare. L’intensità dei sentimenti varia, da storia a storia. Non è tutto clonato ed identico. E’ soggettivo. L’amore nasce e cresce. E poi, ahimè, finisce. Almeno da una delle due parti, e non esistono colpe né accuse. Ma se anche solo uno dei due è innamorato o coinvolto, bisogna stare lontani. Non esiste amicizia fino a che non sia finito ogni coinvolgimento emotivo. Ma se tutto si fa per restare legato a quella persona, non si ama. L’amore ti fa stare male, come può una persona voler soffrire per forza?

Le storie che si ripetono mi hanno sempre fatto pensare a una minestra riscaldata. Ma so che esistono tantissime coppie che “ci riprovano“. Penso che facciano bene se sentono di volerlo fare. Io non sono una di queste. Se una storia finisce un motivo molto importante c’è e non si può dimenticare. Beato colui o colei che ce la fa. Se non amo più io riesco ad avere un rapporto civile con chi ho avuto una relazione. Ma dev’essere un rapporto alla pari, anche l’altro deve aver smesso di amarmi. Ci devono essere i presupposi ma devono essere identici per entrambe le parti. Ma ci sono persone che non si arrendono, che si convincono di amare e che non possono fare a meno di te. Eppure ti considerano un mostro per averle lasciate o addirittura una persona falsa, che ha proclamato sentimenti inesistenti. Ma ti cercano e ti accusano di essere arida, vuota, priva di pietà. Eppure ti vogliono. Ti pensano.

Se hai amato non vuoi il dolore dell’altro, anche se quell’amore non c’è più. Se hai amato non vuoi avere nella tua vita la fonte del tuo sentimento ormai scemato. Le strade si devono dividere. Fino a che entrambi non sono svuotati e ripuliti completamente da tutto. I casi sono tanti e tutti diversi. Non si può sicuramente generalizzare come sto facendo io ma pongo l’accento sulle storie normali, quelle che seguono un percorso naturale. Le eccezioni ci sono sempre, ovvio. Credo però che una cosa comune esista, ed è quella che segue la fine di una relazione importante (e parlo di relazioni finite più o meno bene). Bisogna capire, comprendere ogni azione dell’altro come atta a voler serenità e non il contrario. Allontanarsi fa parte di queste azioni. Non saperle interpretare è dovuto alla propria cecità di voler amare a tutti i costi, di volerlo dimostrare ogni giorno, di volersi autoconvincere che affrontando questo sentimento e soffrendoci si possa andare avanti. Errore. Bisogna levarsi la benda dagli occhi e capire che chi ci ha amato si comporta in relazione a questo amore. Volendo il bene di entrambi.

Non esiste un rapporto dopo l’amore che non logori tutto. Non se uno dei due ancora non ha capito che l’altro non hai mai voluto il male, allontanandosi. Ma certi destini hanno un percorso obbligato, uno prova a deviare il fato ma se non ci si riesce bisogna arrendersi. Bisogna fermarsi e rendersi conto che certe persone si amano per “errore“, non si sono realmente conosciute. Quando ci si guarda in faccia per la prima volta e ci si accorge che non era la persona che credevamo di amare, bisogna andarsene. Non esiste contratto che li leghi per l’eternità. Credo che certe coppie avrebbero potuto conservare il meglio di questo amore, ma non è quasi mai così. Perchè si commette sempre l’errore di non volerlo lasciare andare.

L’amore, se è vero, se è reale, se è concreto, va lasciato libero. E non legato con dieci giri di corda ad un ideale che non esiste. L’amore non è un’idea, l’amore è altro. E chi urla all’amore è il primo a non provarlo davvero. Perchè l’amore sussurra, non grida.

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