siamo la banchina di una stazione


E’ incredibile pensare a quante persone entrano nella nostra vita. E a quante, ovviamente, ne escono. Siamo tutti un pò come la banchina di una stazione ferroviaria: i treni passano, li prendi, poi scendi. E ritorni. Sento spesso parlare di “rapporto” ma è una parola usata a vanvera. Il più delle persone che sembrano affini, d’un tratto, sfoderano il loro lato peggiore. Ahimè spesso supera di gran lunga quello migliore. Ed ecco che non abbiamo più un “rapporto“, con quel tizio così simpatico. Mi sono spesso domandata se non è meglio così. Conosci un sacco di persone, ridi, scherzi, ti confronti e poi chissà se mai le rivedrai? Ma non è forse più “leggera” la vita vista da questa angolazione? Ma poi, quando hai davvero bisogno di chiamare qualcuno perchè sei nel cuore della notte con un cagotto inimmaginabile che ti si sfonda l’intestino, chi cazzo chiami?

Quando hai un rapporto autentico con qualcuno lui c’è, è il fottuto punto di riferimento. Belle le persone che prendono il tuo treno, non ti ammorbano, non ti sfiancano, non ti fanno domande. Ma cosa ti resta? La sensazione di aver sfiorato un’anima, ma quasi sicuramente non hai fatto nemmeno quello. E allora ben vangano le persone che sanno aspettarti. Le persone che, dopo, restano, anche se sono rare. Ben vengano le persone che ti amano così come sei e riescono a dirti “vaffanculo” mentre ti accarezzano. E lontane da noi quelle che millantano di volerci accanto e come facciamo indossare loro il nostro cazzo di vestito del lutto ci giudicano e ci insultano. Perchè noi saremmo sbagliate. Che errore madornale! Bisognerebbe partire dal presupposto che siamo tutti responsabili di ciò che facciamo e di ciò che “dimostriamo“, per quanto non compreso possa essere.

Relazionarsi non è un compito semplice. Ogni persona è diversa, per vissuto, per esperienze e anche per età. Ma non dovremmo arrenderci o arrabbiarci perchè non ci riusciamo. Ci sono tempi e modi differenti e con pazienza e reale interesse niente è impossibile. Anche se di fronte a noi troviamo un treno più veloce degli altri, non bisognerebbe pensare “non so correre così tanto” ma aspettare di vedere se quel treno rallenterà. Perchè se c’è pazienza e voglia, il treno rallenterà sicuramente. L’onestà in un rapporto è fondamentale. E l’onestà sta nel dire cosa non ci piace, cosa ci destabilizza e cosa ci fa allontanare. Perchè non siamo tutti uguali. Nessuno però ha più diritto di essere capito. Tutti ne abbiamo. Una volta confessati i nostri punti deboli e i nostri, maledettissimi, limiti, bisogna solo saperli accettare. Altrimenti si è liberi di andar via.

Ma mentre ce ne andiamo dovremmo domandarci se è il caso di arrabbiarci, con noi o con la persona che non siamo riusciti a raggiungere. Dovremmo chiederci se, forse, non abbiamo letto in maniera errata ogni cosa e, se, non abbiamo reagito in modo sproporzionato all’azione osservata. Il treno è passato e non ha rallentato. Il treno però fa sempre lo stesso percorso, perchè a casa ci deve tornare ogni giorno. Forse siamo noi che abbiamo i tempi corti e non abbiamo voglia di aspettare. Oppure siamo proprio noi ad avere la necessità di rapporti “facili” e che siano manovrati come a noi fa più piacere. Fa paura ciò che non si comprende, vero? Ma la paura è leggittima, la rabbia no. La rabbia denota che non siamo in grado, appunto, di relazionarci. A meno che non abbiamo di fronte persone semplici da decodificare. Non importa la sincerità, non importa l’onestà, importa solo che dicano e facciano ciò che noi conosciamo e sappiamo gestire. Beh, facile.

I rapporti con le persone non sono semplici. Mettiamocelo in testa. E fintanto che non comprendiamo l’animo umano, il nostro soprattutto, resteremo sempre su quella banchina a guardare treni sfrecciare, impazziti e rumorosi. Ma c’è una cosa positiva in questo, nella nostra perenne attesa. La possibilità di scegliere. Se abbiamo o meno voglia di aspettare che si fermino. A volte mi è successo di perderli e di pensare: meglio, molto meglio. A quel punto tutto decade. E possiamo concederci la possibilità di aspettarne altri. Migliori, meno rumorosi, meno arrabbiati, meno rancorosi e molto più riflessivi. Treni che ospitano pochissimi posti a sedere ma sicuramente comodi e accoglienti. Che non facciano brusche frenate al nostro primo tentennamento. Ma che ci facciano sempre sentire felici, mentre corriamo sul binario.

Le persone vanno e vengono, è vero. Bisogna saperle guardare attentamente. E non aspettare troppo, se è il caso, a scendere da quel treno e cambiare banchina.

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2 commenti

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2 risposte a “siamo la banchina di una stazione

  1. ome si dice “fermati e annusa il profumo delle rose”

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