vi racconto una storia


Vi racconto una storia. C’è una mia amica che è stata fidanzata per tre anni con una ragazza della quale aveva una fiducia impareggiabile. Da lei non si sarebbe mai aspettata nulla di male e, anche nel bene, sapeva prevederne ogni mossa. Il suo sorriso parlava, le sue mani parlavano e i suoi occhi dicevano tutto. La loro storia è stata bellissima, non avevano bisogno di nulla, all’infuori di sé stesse. Tutto intorno a loro assumeva sempre una forma positiva, perchè la loro aura sapeva purificare il contorno della loro esistenza. La storia poi finì, come tutte le storie che si rispettino. Ma finì come nessuno poteva capire. Si sono abbracciate, hanno pianto assieme, si sono chieste se era la cosa giusta, si sono sentite, confortate. Hanno fatto fatica a pensare di perdersi. La mia amica l’ha lasciata andare, sperando di volerle sempre quel bene inestimabile che ancora oggi, ahimè, prova.

Un mese dopo la fine decisiva la mia amica ha conosciuto una ragazza, dolce, presente, carina. Che le è stata vicino e le ha voluto bene come si deve. Le ha fatto capire che la vita va avanti e che il dolore è come una valigia, va portata con sé ma non va aperta se non al momento giusto. Il momento, quel momento, era quello della serenità. Ne aveva tutto il diritto. Mesi dopo la ex fidanzata ha pensato bene di scrivere un articolo pubblico dove “insultava” la sua storia  con la mia amica. Ci sputava sopra come fosse merda. Ne parlava come un ricordo sfocato e quasi fastidioso. L’accusava di essere una sconosciuta e di essere stata falsa se, oggi, stava con qualcun’altro. La mia amica ha iniziato ad aprire quella valigia, tirando fuori ogni piccolo oggetto, ogni maledetto ricordo. E ha sofferto maledettamente, così come avrebbe dovuto. Si è allontanata dall’amore, ne ha preso serie distanze e ha razionalizzato che la ex aveva ragione: non si può amare quando qualcosa di così grande ti ha travolto. Ma, ahimè, valeva solo per la mia amica, a conti fatti.

Perchè poi si scopre che pochissimi giorni dopo la fine della relazione (se non prima, a sto punto), la ex, aveva già un’altra. E tutt’oggi, probabilmente, ha ancora la sua bella vita confezionata. Che non include quella palla al piede della mia amica, non include una donna che è servita come ponte da attraversare per raggiungere mete più importanti. La ex fidanzata pubblicò sui social network l’evento importante della sua novella relazione. Commenti al seguito trascinavano come uno strascico da sposa, la felicità che ne comportava. Cazzo, aveva trovato la persona giusta: giovane, allegra, spensierata. Non di certo la carrampana della mia amica che, anche se l’ha sostenuta, capita, amata, per tre anni, era solo diventata un impiccio alla sua nascente storia. Alla sua nuova vita fatta di un ruolo, un lavoro, un’identità e tante persone che la facevano divertire. E perchè non condividerlo sui social network? Ma ovviamente la mia amica non lo sapeva, aveva fatto di tutto per non scoprire nulla che potesse ferirla ulteriormente. Ma a pagare lo scotto di aver tentato di essere serena è stata solo la mia amica. Lei ha avuto una relazione quindi lei è stata falsa e non ha amato la sua ex. Fa nulla se la ex, appunto, l’aveva da molto prima.

La morale di questa storia è molto semplice: si è perfetti fino a quando c’è da lasciare. Allora lì ci si trasforma. Si decide di guardarci negli occhi e mentire. Si decide di non dire la verità alla persona che tutto merita fuorchè una bugia. E la mia amica le ha domandato più volte di farlo, di dirle la verità. Ci sono voluti otto mesi per scoprirla. Perchè poi le cose arrivano senza chiederlo, e vengono a galla. La beffa oltre danno sta che per mesi la mia amica si è sentita quasi colpevole per aver avuto rabbia, risentimento, paura, dolore. Si è sentita male nel capire di non poter dare nulla a nessuno, che l’amore si era esaurito su quel letto, quando seduta ascoltava le parole dell’altra, parole oggi vuote, parole oggi false. Si è sentita sprofondare quando per mesi ha sperato di poter recuperare la sua serenità e riuscire a pensare alla sua ex come la cosa più bella della sua vita, senza più dolore.

Oggi ha l’amaro in bocca, oggi forse ha aperto gli occhi. Lei crede di non poter amare più e da una parte io la capisco. Crede che ogni giorno sarà una sopravvivenza. Ha pianto tutta la notte, si è scervellata per capire in cosa sbaglia, se è lei ad essere fuori posto. Si è domandata “perchè alla resa dei conti non mi merito la verità?”. Perchè questa presa in giro? Sono stata davvero un incidente di percorso? Ma lei ci credeva, in ogni cosa che ha fatto per la ex. Ci credeva con tutta sé stessa e su quello lei sopravviveva. Era come un filo che la teneva legata al ricordo stupendo di ciò che era con lei. Ma è ovvio, palese, evidente che non è mai stato così. La mia amica è un momento, poi passa.

La mia amica è un istante. Poi finisce.

Come finisce, oggi, questo orrendo capitolo.

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