Archivi del mese: luglio 2014

un’emozione da poco


Si sa, quando ci piace qualcuno, a quel qualcuno non piacciamo noi. E quando ci piace qualcuno, quel qualcuno sta con un’altra. Nemmeno ci si fila. Ci sono rarissimi casi in cui quando ci piace una persona possiamo averla. E’ quando siamo belli o famosi, o entrambi. La bellezza oggettiva e la notorietà possono tutto. Ma ahimè la maggior parte di noi non è bella e non è famosa, è normale. La normalità blocca spesso la strada, non ci si concede quasi mai il lusso di scoprire se c’è qualcosa di speciale dietro quel banco di ordinarietà.

Nella vita ci innamoriamo, spesso è la persona che vorremmo ma non è stata quella che appena vista siamo impazziti, o sbaglio? E’ stata quella che ci siamo conosciuti per caso e poi è nato l’amore, da entrambe le parti. Storie che devono nascere, destini incrociati. Ma esiste sempre, in ogni esistenza, la persona che ci piace e ci piace e ci piace. Anche se non abbiamo mai parlato con lei, anche se non sappiamo i nostri nomi, ma che basta guardarla un attimo e sentire il cuore fare uno zabaione in petto.

A me, per esempio, è successo. Anche adesso. Capita che la incontro, per caso. E capita che mi sento come un milk shake. La guardo e non riesco a pensare, a parlare, a comporre un pensiero. La guardo e basta. E se mi guarda cade il mondo. So, razionalmente, che non è cosa. Che non succederà mai che le parlerò, che probabilmente è come zucchero filato, come panna, si smonta, finisce. So che non è la persona per me. Sono cose a pelle, che non si possono comprendere realmente. Ma so che mi basta incontrarla per sentirmi emozionata.

Sono quelle cose senza senso ma che ti fanno sorridere. Ti fanno sentire viva. Lei è l’emblema dell’eterna adolescenza, quella sensazione bruciante che si prova da ragazzina, per il bello della scuola, quello inarrivabile, quello che sta con la più bella della scuola, che ovviamente non sei tu. E ti ritrovi adulta a sapere di poter avere anche di più, forse, di questa sconosciuta bellissima e irraggiungibile, ma pensi di non potere, di non volere. Pensi di non avere più cuore.

In fondo per questa magia non ci serve il cuore. Basta emozionarsi. Non si investe nulla se non quel lasso di tempo in cui puoi guardarla da lontano, puoi sperare che ti noti, puoi pensare e fantasticare un bacio nell’ombra e poi basta. E poi è un altro giorno. Potrebbe bastare per riaccendere un fuoco che non senti da millenni. Tutto questo ci è concesso, nessuno si fa male, nessuno lo scoprirà. E’ il nostro stupido segreto.

E’ un’emozione da poco.

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lo schizzo di una nuova me


E’ vero quanto mi dicono: vai avanti, non sei tu sbagliata, non permettere a nessuno di toglierti il sorriso. Io sono convinta di ciò che ho dentro, sono sicura del fatto che in tutta la mia vita non ho mai ingannato me stessa né chi mi è stata accanto, indipendentemente dal suo ruolo. Ma non voglio scrivere un articolo strappalacrime, pessimista e deluso, come negli ultimi tempi. Oggi ho come la sensazione che stia nuotando verso il filo dell’acqua, verso il cielo, verso la luce. E’ come se vedessi uno spiraglio. Perchè? Perchè quando hai tutti i tasselli con te e quando li hai incastrati per bene ti accorgi di quanto vali davvero e quanto tempo hai perso a metterti in dubbio. E nella mia condizione attuale, di debolezza e paura, io sento di avere la forza di spingermi in alto.

Mia madre ieri mattina mi ha detto “quante persone ti vogliono bene, quante persone oggi ti stanno vicino, ti proteggono, ti sorridono e ti stringono quando ti vedono triste“. E’ verissimo. Mi sono bendata gli occhi perchè avrei voluto una carezza da chi, oggi, se mi toccasse mi farebbe venire la pelle d’oca, ma dall’angoscia. Sono stata cieca, sono stata egoista verso tutti. Non ho abbracciato mai queste persone con l’affetto che meritavano. Ho sempre e solo pensato a me, al mio dolore e all’ingiustizia della vita. Ma è arrivato il momento di chiarire a me stessa che io sono pulita, io ho la possibilità reale di essere qualcuno di diverso. Perchè quella che credevo una donna completa era solo la figura costante atta a tenere in piedi chi non ne era capace. Ero la persona col compito di dare la spinta a chi non era in grado di camminare da sola. Era ciò che sentivo giusto fare, era l’amore che ho dentro a spingermi a farlo, era dannatamente naturale. Ora la piantina da far crescere sono io, rinnovata e sana, ma con le mie uniche forze (perchè io le possiedo, magari sopite da un pò ma innate, non mi serve altro per riuscire nell’intento).

Da una parte mi sento quasi orgogliosa di me. Col mio carattere di merda, le mie sentenze, i miei toni, il mio modo spazientito di rispondere, la mia innata intolleranza. Ma vaffanculo, ragazzi! Io sono una donna invidiabile. Ho forse costruito poco, è vero, nella vita ma quel poco che ho lo devo a me e non a persone che mi hanno fatto il ritratto e mi hanno detto “questa sei tu“. La gente che purtroppo non ha spina dorsale e che si sente a posto solo se attorniata da stereotipi di vita quotidiana (come ho creduto di volere io per anni, pensando mi bastasse) prima o poi cadrà altre volte. Ma non sempre (se non mai) avrà accanto persone con la forza di tirarla in piedi. Se da sola non ne è capace. Chi nasce tondo non muore quadrato.

Oggi mi sento di pormi degli obiettivi, di buttare giù lo schizzo di una nuova me. Condendo il passato con il presente, prendendo me com’ero prima e quella di oggi e farne una fusione. L’amore è un elemento passeggero, è ciclico, nasce e muore (e vale per tutti, anche quelli che oggi si sentono in una botte di ferro) e poi rinasce o forse no, ma poco importa. Io cammino da sola, e anche molto bene. Io ho la forza necessaria per spazzare via per sempre le scorie di rapporti che non hanno lasciato che cenere e intonaco sgretolato. Io sono capace di ricordare le promesse fatte e dare loro il peso che meritano: parole di chi non aveva la benchè minima idea di cosa fosse vivere. Era troppo presto per saperlo e, forse, non sarà mai diverso da così: carattere. In cuor mio l’ho sempre saputo. E’ finita però l’era della crocerossina. Ora ci sono io e sopra di me non esiste nessuno.

La morale è: disegnate la vostra persona, quando le linee per cause esterne si sono sbordate. Non perdete la voglia di credere in voi perchè qualcosa o qualcuno vi ha fatto sentire uno straccetto. Non lasciate che i giudizi di chi, oggi, non conta più un cazzo, possano influenzare la reale visione di voi. Siamo più importanti di loro. La loro vita, forse, vi potrà apparire più “fortunata” ma non conosciamo il loro percorso e non conosciamo, soprattutto, il loro futuro. Tutto gira, in continuazione. Non pensate a loro, pensate a voi. Io oggi penso a me. Forse cadrò ancora, inciamperò nei miei passi, ricorderò con amarezza il mio passato recente ma, come disse qualcuno, su una cosa non ho illusioni: niente accade per caso. Cazzo se aveva ragione!

N.B. a chi urta leggere queste mie parole consiglio di farla finita di finire “accidentalmente” sul mio blog, perchè non ho intenzione di smettere di raccontare me stessa attraverso qualcosa che mi piace fare: scrivere. Quindi, fanculo.

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siamo la banchina di una stazione


E’ incredibile pensare a quante persone entrano nella nostra vita. E a quante, ovviamente, ne escono. Siamo tutti un pò come la banchina di una stazione ferroviaria: i treni passano, li prendi, poi scendi. E ritorni. Sento spesso parlare di “rapporto” ma è una parola usata a vanvera. Il più delle persone che sembrano affini, d’un tratto, sfoderano il loro lato peggiore. Ahimè spesso supera di gran lunga quello migliore. Ed ecco che non abbiamo più un “rapporto“, con quel tizio così simpatico. Mi sono spesso domandata se non è meglio così. Conosci un sacco di persone, ridi, scherzi, ti confronti e poi chissà se mai le rivedrai? Ma non è forse più “leggera” la vita vista da questa angolazione? Ma poi, quando hai davvero bisogno di chiamare qualcuno perchè sei nel cuore della notte con un cagotto inimmaginabile che ti si sfonda l’intestino, chi cazzo chiami?

Quando hai un rapporto autentico con qualcuno lui c’è, è il fottuto punto di riferimento. Belle le persone che prendono il tuo treno, non ti ammorbano, non ti sfiancano, non ti fanno domande. Ma cosa ti resta? La sensazione di aver sfiorato un’anima, ma quasi sicuramente non hai fatto nemmeno quello. E allora ben vangano le persone che sanno aspettarti. Le persone che, dopo, restano, anche se sono rare. Ben vengano le persone che ti amano così come sei e riescono a dirti “vaffanculo” mentre ti accarezzano. E lontane da noi quelle che millantano di volerci accanto e come facciamo indossare loro il nostro cazzo di vestito del lutto ci giudicano e ci insultano. Perchè noi saremmo sbagliate. Che errore madornale! Bisognerebbe partire dal presupposto che siamo tutti responsabili di ciò che facciamo e di ciò che “dimostriamo“, per quanto non compreso possa essere.

Relazionarsi non è un compito semplice. Ogni persona è diversa, per vissuto, per esperienze e anche per età. Ma non dovremmo arrenderci o arrabbiarci perchè non ci riusciamo. Ci sono tempi e modi differenti e con pazienza e reale interesse niente è impossibile. Anche se di fronte a noi troviamo un treno più veloce degli altri, non bisognerebbe pensare “non so correre così tanto” ma aspettare di vedere se quel treno rallenterà. Perchè se c’è pazienza e voglia, il treno rallenterà sicuramente. L’onestà in un rapporto è fondamentale. E l’onestà sta nel dire cosa non ci piace, cosa ci destabilizza e cosa ci fa allontanare. Perchè non siamo tutti uguali. Nessuno però ha più diritto di essere capito. Tutti ne abbiamo. Una volta confessati i nostri punti deboli e i nostri, maledettissimi, limiti, bisogna solo saperli accettare. Altrimenti si è liberi di andar via.

Ma mentre ce ne andiamo dovremmo domandarci se è il caso di arrabbiarci, con noi o con la persona che non siamo riusciti a raggiungere. Dovremmo chiederci se, forse, non abbiamo letto in maniera errata ogni cosa e, se, non abbiamo reagito in modo sproporzionato all’azione osservata. Il treno è passato e non ha rallentato. Il treno però fa sempre lo stesso percorso, perchè a casa ci deve tornare ogni giorno. Forse siamo noi che abbiamo i tempi corti e non abbiamo voglia di aspettare. Oppure siamo proprio noi ad avere la necessità di rapporti “facili” e che siano manovrati come a noi fa più piacere. Fa paura ciò che non si comprende, vero? Ma la paura è leggittima, la rabbia no. La rabbia denota che non siamo in grado, appunto, di relazionarci. A meno che non abbiamo di fronte persone semplici da decodificare. Non importa la sincerità, non importa l’onestà, importa solo che dicano e facciano ciò che noi conosciamo e sappiamo gestire. Beh, facile.

I rapporti con le persone non sono semplici. Mettiamocelo in testa. E fintanto che non comprendiamo l’animo umano, il nostro soprattutto, resteremo sempre su quella banchina a guardare treni sfrecciare, impazziti e rumorosi. Ma c’è una cosa positiva in questo, nella nostra perenne attesa. La possibilità di scegliere. Se abbiamo o meno voglia di aspettare che si fermino. A volte mi è successo di perderli e di pensare: meglio, molto meglio. A quel punto tutto decade. E possiamo concederci la possibilità di aspettarne altri. Migliori, meno rumorosi, meno arrabbiati, meno rancorosi e molto più riflessivi. Treni che ospitano pochissimi posti a sedere ma sicuramente comodi e accoglienti. Che non facciano brusche frenate al nostro primo tentennamento. Ma che ci facciano sempre sentire felici, mentre corriamo sul binario.

Le persone vanno e vengono, è vero. Bisogna saperle guardare attentamente. E non aspettare troppo, se è il caso, a scendere da quel treno e cambiare banchina.

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