la strana chiave del successo di certi negozi


Vorrei non fare nomi, di fatti non lo farò. Ma credo che molti di voi capiranno di chi sto scrivendo. Questo post vuole porre in evidenza la sorpresa nel vedere che certe aziende hanno un enorme successo, nonostante il modus operandi dei propri dipendenti. Parlo delle catene low cost di abbigliamento. Mi metto in mezzo alla selva oscura di dementi che ancora acquistano presso di loro, benché “vittime” spesso di poca professionalità, poca educazione e, soprattutto, scarsissima passione in quello che fanno. Le aziende sono responsabili della scelta del proprio personale, quindi è di loro che parlo e non dei dipendenti.

Tempo fa scrissi un articolo inerente, ma al contrario, “difendendo” la categoria. Di fatti non credo siano loro da condannare quanto la mediocre formazione che viene data ma soprattutto l’inesistente interesse che questi dipendenti facciano bene il proprio lavoro. Anni fa, ricordo, quando cercavo un impiego, feci un colloquio in uno di questi negozi. Ancora ho i brividi quando penso alla frase che mi fu detta: “non devi fare assistenza al cliente, ignoralo, devi solo pensare a sistemare, questa è la nostra politica“. Perfetto, niente da obiettare, se è la vostra politica. Ma la mia domanda è: come si può lavorare al pari di un robot, senza passione, senza scambio umano? Non è questo che fanno i pubblici esercizi? Non vivono il contatto con la gente? Fa niente se le persone a volte sono inopportune o irrispettose, è questo lo spirito che si dovrebbe avere. Altrimenti andassero in fabbrica.

Mi fanno ridere gli spot pubblicitari sui siti o i video che raccontano il “reclutamento” del personale. Perchè non è assolutamente questo che i dipendenti esprimono, tutt’altro. “Amore per il proprio lavoro” “passione per la moda” “spirito di squadra“. Si certo, potrei analizzare ognuno di questi concetti e lo faccio.

1. amore per il proprio lavoro: se amarlo significa azionare la leva “pronti partenza via“, correre a destra e manca per sistemare, svuotare i camerini, battere gli scontrini, ignorare la gente che passa, urlare di farli passare, avere un’espressione incattivita sul volto, chiedere alle persone di sistemare i vestiti sulle grucce come se fosse una frase da copione, ringraziare per aver dato i soldi all’azienda con la faccia rivolta altrove o con gli occhi su un punto fisso oltre il cliente, fare e dire ciò che viene imposto di fare  e dire, allora ho un concetto del tutto sbagliato io sulla dedizione al lavoro.

2. passione per la moda: se avere passione è indossare capi all’ultimo grido (possibilmente dell’azienda stessa, ovvio), fare da “modelli” affinchè la gente possa invogliarsi ad acquistare, essere giovani, carini, con un bel fisico, possedere le famose nozioni di moda oltre tutto questo, allora non ho capito perchè questi dipendenti non possano assistere il cliente sfoderando questo sapere per vendere, vendere e vendere. Avere passione per la moda e tenerla relegata in azioni di manovalanza è totalmente assurdo ma così è. Abbiate pure passione per la moda, se poi non serve a un cazzo nelle vostre mansioni poco conta.

3. spirito di squadra: e qui mi trovo in accordo, in questi posti lo spirito di squadra è assolutamente evidente. Chiacchierano molto volentieri tra loro, anche durante la cassa. Cazzo gliene frega se il cristiano davanti a lui/lei sta pagando 150 euro di roba. Facciamoci due risate col collega di fianco, senza mai guardare negli occhi il cretino o la cretina che ci sta dando la pagnotta.  Parliamo del nostro contratto di lavoro, della nostra azienda, lamentandocene, davanti al cliente. Ma se l’alto vertice me lo permette, perchè non farlo, penseranno questi dipendenti. E non si può certo dargli torto.

So per certo che oggi trovare lavoro non è semplice, e che spesso senza una vera e propria vocazione si prende ciò che si trova. Sono d’accordo sul fatto che chi lavora nei negozi di abbigliamento spesso si trova in difficoltà: la gente maleducata, l’insensatezza di certe richieste, la scarsa formazione, l’inesistente educazione da parte del cliente. Ma esistono persone che, al contrario, sono educate, discrete, pulite. Per quelle persone bisognerebbe alzarsi al mattino e andare a lavorare sereni. Divertirsi lavorando è la chiave del reale successo. E’ triste pensare che questi ragazzi siano già così arrabbiati. Ed è più triste sapere che queste aziende non si interessano al fatto che quando si parla di loro è in negativo. “Bella roba ma personale di merda“. Questa è una frase che sento spesso, gente si lamenta sempre di più dell’ineducazione e la bassa considerazione che queste aziende hanno della clientela.

Io penso che se formati nel modo giusto tutti questi dipendenti abbiano le carte per lavorare bene. Perchè è vero che oggi non serve, forse, perchè tanto fatturate lo stesso ma un giorno queste lamentele diventeranno così poderose che magari andrà male. Il marchio è una garanzia ma, a parte una catena che ha una collezione talmente accattivante che andrà sempre alla grande, il fatto di avere guadagni sicuri oggi vi farà adeguare e sto già notando una caduta libera verso la scarsa qualità. Personalmente credo che la vera chiave di tutto sta nella gentilezza. Un sorriso, un saluto cordiale, una chiacchierata con le persone che entrano nel tuo negozio: sono queste le azioni che il cliente ricorda sempre e che lo spinge a tornare. La magliettina “figa” prima o poi non basterà più.

Così la penso io. Ma magari mi sbaglio.

N.B. si generalizza, esistono aziende che lavorano bene e che esprimono totalmente la loro identità e lo scopo del loro mestiere. Purtroppo sono in numero minore.

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6 commenti

Archiviato in il popolo e la vita

6 risposte a “la strana chiave del successo di certi negozi

  1. Ciao Virginia,  il tuo articolo è molto interessante e mi piacerebbe riprodurlo sulla mia testata giornalistica online dedicata al lavoro. Mi autorizzi? La testata si chiama KONGnews (www.kongnews.it) grazie e ciao Filippo Di Nardo

  2. …scusa l’errore di battitura sul nick: Virginpunk…;-)

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