Archivi del mese: maggio 2014

la gente vuole divertirsi col niente


I giovani. La vita. Come ci si diverte? Come si passa il tempo? Qual’è il modo giusto per vivere? Ieri passeggiando per una zona “bene” di Milano ho guardato le persone da un altro punto di vista (oltre che da un altro, apparente, ceto sociale). Mi sono scontrata con una nuova realtà, quella dei locali “fighi“, dei club, delle liste, dei vip per strada. Mi sono accorta che era tantissimi anni che non varcavo la zona dei “fighetti” e non ricordavo cosa la gente fa per divertirsi. Così, da uno sguardo molto rapido ho scorto finzione, sorrisi forzati, bicchieri ancora pieni, culi pieni di paillettes che si muovevano. Tutto così statico ed immobile da farmi paura. Io, con i miei jeans strappati e le converse, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Ma in quel momento mi sono calata nel ruolo di “infiltrata“, e mi sono sentita subito trasparente.

Ora però cerco di darmi un tono da hard blog. Mentre aspettavo di prendere un fottuto cocktail in un locale, mi sentivo pigiata come l’uvetta del panettone, e quando mi sono voltata a guardare “chi cazzo è che mi spintona?” mi sono trovata tre facce che mi guardavano con l’espressione “ma tu, cazzo ci fai qua, parassita?“. Erano tre signorine con una chiara scopa su per il culo e diverso cerone sulla faccia, ciglia finte e abiti strizzati (oltre che tacchi da grattacielo). Ho avuto un terrore ciclopico, così ho finto di non aver visto e ho atteso lo scontrino. “Sono 10 euro“. Scusa??? Mi sono sentita male ma ho pagato. Ho sorseggiato il mio ginlemon come se fosse il sidro dell’immortalità guardandomi attorno, vedevo solo spalle, tantissime spalle e sentivo solo musica, altissima musica. Apparentemente parlavano tra loro ma non ne sono mica sicura, e poi mi sono fatta versare il tutto in un bicchiere di plastica, per andarmene.

Fuori di lì, la mia “accompagnatrice” (anche lei un pò a disagio benchè stesse benissimo in quella cornice, se si è fighe si è fighe) incontra un suo amico e via di saluti. Io seguito a bere il mio cocktail da 10 milioni di dollari e per diverse volte ragazzotti  chiedono “puoi fare una foto con noi?“. Io mi sono domandata chi cazzo fosse. Perchè tutti vogliono fare una foto con lui? Forse perchè mi vedevano accanto? Beh, nel dubbio, quando è tornato ho chiesto “non so chi tu sia se non il suo amico” (indicando la mia accompagnatrice) “ma fatti na foto pure con me, si sa mai“. Ho scoperto dopo essere un ex calciatore. Mai seguito il calcio, sarà per questo?

Decidiamo di andarcene a mangiare e ho scoperto questo posto magnifico, un paradiso, “eataly” (consiglio) e ci facciamo una megatagliata, io l’ho anche innaffiata con del rosso. Beh, insomma, 15.50 euro per 4 fette di carne grandi come una blatta sarda. Ma ci sta dai, sei in zona in. Mangio e poi ce ne andiamo con delle amiche arrivate sul posto. Si fa una camminata e poi sedute al tavolo all’aperto di un locale/ristorante. Mi sono guardata attorno, persone che mangiavano (erano le 23 passate), che ridevano e persone che camminavano accanto ai tavoli, sulla strada. Un via vai incredibile di gente, una ressa stupefacente. Eppure mi sembrava tutto un pò meccanico. Quei posti dove la gente popola le strade perchè “così si fa“, perchè è quella la vera movida. Ho avuto la sensazione che tutto fosse così per un motivo, come una specie di copione. Io questo clima di divertimento non l’ho sentito. La gente è annoiata, è pregna di insoddisfazioni.

E poi prima di andare alla macchina siamo entrate fugacemente in un altro localino per salutare un suo amico: musica a palla, target “fighe di legno” e voci zero. Solo tunz tunz tunz. Due parole, sorrisi, un saluto e via. Ma prima di uscire cosa vedo? Lei! Lei che sale mezza nuda sul bancone dove campeggiavano le bottiglie. Noooo. Diocristo se le prendi dentro è una bestemmia! Beh ha iniziato a muovere il culetto perfetto, con indosso quei pochi straccetti striminziti e un sex appeal non indifferente. Ma… perchè? Non voglio fare la fottuta bigotta perchè non lo sono, mi domando solo se pensano che quello è ciò che la gente vuole vedere. Personalmente no. E’ stato un salto nel vuoto quello di vedere un barista simpatico e coinvolgente un minuto prima e la soubrette de noantri sul bancone un minuto dopo. Non ci siamo.

Ma questo è ciò che Milano chiede, pare. Questo è ciò che quei locali offrono in base alla richiesta. Non c’è niente di lasciato al caso. E’ questo il divertimento che si vuole ed è questa la risposta. Non voglio giudicare la scelta della gente. Ma mi soffermo sul pensiero della mia amica, tornando a casa.

E’ come se quelle persone si preparassero ogni sera per andare li, con un bel vestito, un corredo impeccabile, la borsa perfetta, i capelli perfetti e un sorriso finto stampato sulle labbra“.

Le stimo, non è facile mantenere la maschera per tutte quelle ore. Ma così è, così si sentono bene, pare.

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deliri di un cuore impazzito


Ci sono tante cose che oggi farei, gridare per esempio. Urlerei fino ad arrivare dove voglio arrivare, per ricordare chi sono. Passa il tempo e mi accorgo di non biasimare più. Di comprendere che è del tutto normale se qualcuno che hai perso, oggi, ti osserva distanziandosi dal cuore. Se mi guardo da fuori mi accorgo che una bella persona non lo sono forse mai stata. Mi sono illusa di aver compiuto gesti eroici, gettando il mio cuore nelle mani di qualcuno. Si chiama fiducia. Non ho mai pensato, nemmeno un secondo, che potesse accadere. Che mi si pensasse come una persona detestabile, vomitevole, disgregata. Ma anche io mi sono osservata. E non è poi così sbagliata la visione che si ha di me. Ma è questo maledetto disegno che è sbagliato. Totalmente fasullo. Credo di aver fatto molte cose per distruggere questo disegno, per farlo in mille pezzi. Perchè ad oggi mi interessa solo questo. Nel tempo ho pensato di aver dimostrato quanto la mia vita fosse in realtà una vita in comune. Non c’era nulla che non avrei fatto per questo, per viverlo sempre. Sono spesso stata la persona forte, quella fredda, quella che prevaricava. Nulla di più sbagliato. La vita mi ha sempre dimostrato questa stupida teoria, dove l’immune dalle emozioni, apparentemente distante, sia colui che vince. Non si vince mai un cazzo. Sono quelle le persone che perdono. Tutto ciò che ho fatto non aveva alle spalle alcuna strategia. Ho reagito alla vita così come mi è venuto, istintivamente, con la voglia pazzesca di vivere. Perchè ogni giorno mi sembrava di morire. Mi dispiace se ad oggi io venga ricordata come una specie di pantomima riuscita male. Mi dispiace che gli anni dedicati e accarezzati come se fossero un tesoro inestimabile siano svaniti. Ma non per me. Non c’è stato un solo istante che non ho avvertito quel buco nero dentro. E dopo mesi e mesi e mesi ancora mi sento di cadere. Io non ho mai finto. Nemmeno dopo, quando il destino mi ha regalato un sorriso. Perchè non ci sarebbe stato nulla che mi avrebbe riportato indietro. Nulla che mi avrebbe fatto dire “è solo un brutto sogno”. Fanculo, io non sono affatto forte. Sono tutte cazzate. E non sono nemmeno cattiva. Ho accettato la mia realtà, arrabbiandomi col mondo. Ho allontanato da me ciò che poteva ferirmi, perchè più di così non potevo star male. Non era giusto. Così penso che ci sono mille parole che oggi urlerei. Una su tutte “non ho mai finto”. E’ un tatuaggio sulla pelle, è indelebile e doloroso. Brucia sotto, dentro. Il ricordo e l’amarezza che non dovevo essere punita due volte. Si fa quel che si può, no? Ci si adegua, si volta pagina, si cerca una ragione per non pensare che la vita finisce così. Non è possibile. Deve andare avanti. E se andare avanti significa fingere, comportarsi male, rendersi irriconoscibili, allora ben venga. Ma non è la verità. Ogni giorno che passa è uno stillicidio tremendo. Perchè se solo si sapesse quanto dolore porto dentro, quanti pensieri maledetti, quanta voglia di scappare. Forse si potrebbe guardare una fotografia con un mezzo sorriso, pensando che è stato il più bel periodo della nostra vita. A dispetto di chi invece oggi lo ripudia, lo vede sbiadito e lontano, lo pensa sbagliato e sopravvalutato, io lo accarezzo e lo ricordo con un amore incommensurabile. Perchè è proprio su quello che io sto andando avanti. Non l’ho dimenticato. E non lo dimenticherò mai. Questo mi rende vincente, null’altro.

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la grandezza della parola “amico”


Gli amici. Che mondo infinito, quello degli amici. E che parolone, se lo pronuncio. Mi sembra di riempirmi la bocca, di scoppiare, di avere il palato in tensione, ogni volta che dico la parola “amico”. Perchè? Nel corso della mia vita di amici ne ho avuti abbastanza, ma mai nessuno che oggi possa dire “amico“. Ho perso di vista tutti, non ne è rimasto nemmeno uno. Alcuni per scelta, altri per mia decisione, altri ancora per causa forza maggiore. Ma il risultato finale è lo stesso, rapporti stabili? Nemmeno uno. Ogni volta incontravo una persona diversa, affine, che mi dava fiducia, ed ogni volta entravo in quel fantastico mondo dove l’amicizia c’è e su quella puoi basare le tue speranze. Quella di avere sempre una spalla su cui piangere, quella di sapere che al mondo una persona ti capisce e ti perdona, quella di credere che esista il famoso e fottutissimo punto di riferimento.

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Ma ogni volta la medesima conclusione. Spesso ci si convince che la persona in questione sia simile a noi. A volte perchè beve il nostro stesso drink agli aperitivi o perchè si scatena come non mai quando parte un certo tipo di musica, che fa scatenare anche noi. Oppure semplicemente perchè non dovete mai parlare, vi capite con lo sguardo. Ma questi non sono punti sicuri sui quali costruire un rapporto. Non c’entra nulla. Dalla mia esperienza ho capito che la chiave di una buona amicizia (si spera anche duratura) è l’accettazione. Accettare che l’altro sia diverso da te, che parli un’altra lingua, che non veda la vita come la vedi tu. E per questo “adeguarsi”, andare incontro, trovare compromessi. Io non credo di essermi mai davvero sforzata, in questo. Ho sempre “reciso i rami” quando qualcuno si comportava in un modo che non era il mio. Oggi sono cambiata.

Cerco sempre di alzare spalle se le persone che ho al mio fianco non la pensano come me, cerco di dirmi “questo non ci deve dividere, casomai avvicinare“. Ma oggi che sono cambiata io, vedo uguali tutti gli altri. Nessuno che fa davvero lo sforzo di venirti incontro, di apprezzare la tua visione della vita, di comprendere sul serio quali sono i tuoi sogni, i tuoi desideri, le tue esigenze per essere sereno. Quando questo non è avvertibile io mi sento delusa. Ma questa volta non da me. Questa volta io ce l’ho messa tutta. Gli amici sono quelle persone che se tu chiami ci sono, io ad oggi ci sono sempre. Gli amici sono quelli che se hai bisogno di sfondarti di ginlemon, anche se sono astemi ti accompagnano, io ad oggi se vuoi mangiare eritreo e ho la sindrome da intestino irritabile, ti ci porto. Insomma, l’impegno c’è e io lo sento, avverto che ho energie da dare agli altri. Ce la metto tutta per andare oltre, e “andare oltre” è sempre stato il mio fottuto tallone d’achille.

Gli amici non possono essere quelli da serata. Quelli che se ci sei si fanno una risata in più ma basta così. Niente altro. Non posso pensare di essere “importante” per chi mi cerca una volta ogni tanto per farsi una bevuta in mezzo ad altri 100 individui. Ci può stare la comitiva, ma individualmente devi apprezzare la persona come singolo, altrimenti non usiamo termini a caso, “amico” non lo sei. Tu sei un cazzo di numero. Nel resoconto attuale della mia vita posso dire di avere incontrato persone valide. Una su queste è una ragazza che non ha mai mollato il colpo con me, ha sempre messo a nudo le sue verità, i suoi punti deboli e ha apprezzato i miei, confrontandosi. Ci sono stati alti e bassi, assestamenti e terremoti, ma lei c’è ancora. Per questa persona credo io possa ancora sperare che esista un rapporto che vada oltre ciò che siamo, e che non faccia fatica a coesistere col ciò che vogliamo“.

Ho una personale visione dell’ amicizia. Oggi posso affermare che amicizia (e altri tipi di rapporto) è diversità ma comprensione. L’amicizia non deve avere regole, come in amore. Io le ho sempre messe, come una spietata “nazista“, ma ad oggi le uniche “regole” da seguire sono quelle messe in atto per capire che quella persona fa per noi, ci vuole bene e per noi vuole solo felicità. Anche se la nostra felicità non contempla per forza la sua.

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