quelli che non sanno piangere


Ci sono cose che non tutti possono capire, tipo come mai se perdi qualcuno non piangi. Le lacrime sono le conseguenze di un dolore che spurga come un brufolo che scoppia. Ma non sempre esprimono del tutto ciò che si prova. Se piangi sei ok, se non piangi sei un mostro. Io ho pianto tutta la vita, per niente, a volte per molto di più, altre non so nemmeno quantificare quanto tempo ho passato ad asciugarmi gli occhi. La sofferenza per una perdita è inaudita ma non sempre è espressa nello stesso modo per tutti. Io, per esempio, un tempo piangevo. Oggi non sempre ci riesco. Quando accade, spesso, sono da sola, davanti ad un programma in tv o al computer, mentre leggo un libro o sfoglio una rivista. Così, senza un reale motivo, scoppio in lacrime. Perchè si pensa sempre, i nostri neuroni viaggiano a velocità inspiegabili e di colpo ti ritrovi a soffrire, piangendo.

Oggi io piango di meno, mi soffermo a pensare a ciò che dico, a come lo dico e perchè lo dico. E mi arrabbio. Ecco, il mio dolore oggi è rabbia. Sono incazzata verso il mondo, il destino, la gente. Vorrei prendere l’universo e sgretolarlo tra le mani, ma poi non avrei terra sotto i piedi per continuare la mia vita. Perchè io tengo moltissimo a restare qui, non voglio andare via. Voglio poter soffrire ogni giorno e non aver paura di soffrire nuovamente domani. Ma dovrei dirlo? Dovrei buttare fuori frasi e discorsi innaffiati dalle lacrime, per risultare credibilmente addolorata? Credo di aver un problema con il dispiacere, oggi. Credo di volerne provocare agli altri, invece di accettare di averlo io. E’ illogico e sbagliato ma è la verità. Quando ho un leggero senso di colpa per questo, torno indietro con la mente a tutto ciò che ho vissuto e mi sento in diritto di fare del male, un terzo di quanto ne ho sopportato io. Ma perchè? Cosa penso di ottenere? Il risultato è sempre lo stesso, sto male io più di altri.

La vita non è stata sempre molto generosa con me, e penso con tantissimi di voi. Calci in bocca, inculate, delusioni. La vita ti affronta e tenta di schiacciarti ogni santo giorno. O stai a guardare o ti difendi. La difesa a volte è il contrattacco. Allora non piango, allora mi arrabbio e tiro pugni dove capita. Mi dimentico delle regole del gioco, le infrango, me ne frego. Per poi trovarmi così, davanti al pc, mentre leggo un libro o guardo la tv, a piangere, singhiozzando. Mi sento sola, mi manca la mia amica, vorrei abbracciare la mia ragazza e riprendere a parlare con mia madre. Oh si, mi manca tutto questo. In una frazione di secondo cado a terra, e soffro. Ma poi che cosa succede a quelli come me, che hanno voglia di rivalsa? Succede che perdiamo. Non saremo mai vincitori. Ci stancheremo e arriveremo a sera stremati, dormiremo male, ci accorgeremo di piangere mentre stiamo ridendo. Ci renderemo conto che non stiamo seguendo il filo del discorso. Eppure la vita ci sta parlando da un sacco di tempo.

Il mondo si è capovolto, quando ti ho perso. Ma non ce ne siamo accorte per niente. Stare a testa in giù è stata una vittoria, la forza di gravità non è riuscita a farci andare a fondo. Tutto sta in questo. Nell’accettare una conseguenza che non si aspettiamo, che non cadiamo anche se siamo capovolte. Che non si agisce come si dovrebbe. Nella capacità di andare avanti con la consapevolezza che ci dispiace ma che è cambiato tutto. Anche se non piangiamo, anche se non ci strappiamo i capelli, anche se ritroviamo negli altri un piacere sottile che accompagna la rinascita. Non esistono colpevoli o vittime. Esiste la realtà che siamo noi, tutti quanti. I sofferenti che piangono, quelli che non piangono, quelli che si perdono e si odiano, quelli che si vogliono bene e se ne vorranno per sempre. Quelli, come me, che perdono le persone amate e non sanno più piangere. Ma implodono dentro il cuore una bomba micidiale. E ci rende impassibili, e ci fa incazzare.

Arriverà la fine, ma non sarà la fine“.

Ci sarà chi mi perdonerà, chi ci perdonerà. Noi algidi bastardi. Noi in conflitto con la bontà, che ci sembra impossibile compiere un gesto umano, tenero, normale. Che alziamo la mano e ci pesa un quintale, che non riusciamo a tenerla per aria. E allora la carezza non arriva, ma avremmo voluto. Ci sarà chi capirà perchè si ha bisogno di non pensare e ci si sbronza, si cavalca la vita con un vigore mai visto, con una voglia pazzesca di ridere e non di piangere. Le lacrime arriveranno quando devono, tutto il resto è un grandissimo urlo senza sosta. Contro tutto. Contro quello che sono diventata, contro quello che forse resterò per sempre, contro la vita e contro chi mi ha abbandonata, più nell’anima che nel corpo. Non si resta mai gli stessi,  sapete? La realtà è che si aggiungono sempre dei tasselli che servono unicamente a tenerti in piedi, perchè la vera forza sta proprio lì: nel coraggio di fare scelte diverse da quelle che avremmo fatto un tempo, per non perdersi del tutto.

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