Archivi del mese: marzo 2014

le regole in amore sono cazzate


Ma davvero credete che esistano delle regole in amore? Nel momento in cui anche solo lo immaginate avete già perso tutto. Si nasce sognatori, e chi sostiene il contrario? Si desidera il meglio e il meglio sono le carezze, i baci, gli abbracci, le risate. I momenti condivisi, le telefonate, gli sfoghi, la complicità. E’ come un alfabeto, non può mai cambiare, resterà sempre lo stesso per tutta la vita. E poi ci sono le persone, come me, che hanno un a b c differente. Che hanno smesso da tempo di baciare, di accarezzare, di abbracciare. Che fanno ogni cosa attraverso gli occhi. E a volte anche loro si spengono. Il tempo cura le ferite, dicono, ma il tempo danneggia anche i fondamenti di ciò che è l’essere umano. Come si dovrebbe comportare, cosa dovrebbe fare? Tutto dipende da ciò che vive, in quel preciso istante.

Nella mia vita non rinnego nulla, ma vorrei essere stata più fortunata. Non credo che a nessuno piaccia essere così lontano dall’amore, così distante, diffidente, timoroso. Nessuno vorrebbe non essere in grado di fare quello per cui ognuno di noi è nato. La vita ti da molto ma ti toglie altrettanto. Ti rende forte ma nel contempo carente. Ci sono cose che ti riescono bene ed altre che sei una frana. Oggi sento che l’amore è un piacere del quale è difficile privarsi. Ma lo centellino come un buon bicchiere di vino, all’inizio posso esserne incuriosita, un nuovo sapore, un nuovo odore. Ma poi funziona come sempre, torno a guardarmi dentro e smetto di ordinarmi “la regola dell’amore ti impone che da oggi tu devi fare progetti“.

Un tempo lo avrei fatto, credo. Un tempo in cui ancora un barlume di me esisteva, quella fiammella che restava accesa, debole ma speranzosa. Oggi non resiste nemmeno ad uno sbuffo. E io di sbuffi ne ho fatti troppi, ultimamente. L’amore ha delle regole e ognuno di noi le segue spontaneamente. Ognuno di noi ha quella fiamma dentro, dipende da ciò che vive per giustificarne l’intensità. La mia l’ho alimentata con grande volontà ma non è stato abbastanza. Persone come me perdono la voglia, non riescono più ad essere quelle di un tempo, non sanno sognare. O forse non lo vogliono e basta. Ci sono quelle come me che superati i 30 credono di aver oltrepassato la soglia e che resti soltanto quell’inebriante, meravigliosa, voglia di vivere. Sorridere, divertirsi, gridare, sentire.

Le regole dell’amore per me oggi sono queste. Amare sé stessi prima di tutto e lasciare che se ci si accosta a me è perchè sono proprio così. La spontaneità dei miei gesti è strabiliante, ma pochi (se non nessuno) ancora l’hanno assaporata. Perchè vengo incalzata, perchè mi si chiede “come mai?“, perchè si domandano cose che io ho perso per strada. Io non posso dare più nulla, se non me stessa. Così come sono. Con gli occhi che luccicano ma le parole che non escono, con gli occhi che parlano ma le mani che a stento ti cercano. Fa male essere come me, ma non ho nessuna colpa in questo. La mia unica colpa è aver dato quella me a chi non l’ha davvero apprezzata. Credo che sarò sempre così, nella vita. Non amerò mai come la gente si aspetta. Regalerò silenzi conditi a punti di vista non condivisibili, sarò impopolare sull’amore. Ma non perchè desidero esserlo ma perchè questa sono io.

Ringrazio chi mi ha resa quella che sono, chi mi ha tolto la voglia di essere migliore. Perchè oggi non ho più voglia di soffrire e questo mi rende invulnerabile. Mentre chi, quelle famose regole dell’amore le segue alla lettera, avrà moltissimi calci in culo. C’è chi sceglie di abbandonare l’altro perchè crede di trovare di meglio o crede di volerlo. E c’è anche chi, come me, abbandona l’altro perchè sa che c’è di meglio di me, per lui/lei, in giro. Si chiama altruismo? No, amici, anche questo è amore.

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quelli che non sanno piangere


Ci sono cose che non tutti possono capire, tipo come mai se perdi qualcuno non piangi. Le lacrime sono le conseguenze di un dolore che spurga come un brufolo che scoppia. Ma non sempre esprimono del tutto ciò che si prova. Se piangi sei ok, se non piangi sei un mostro. Io ho pianto tutta la vita, per niente, a volte per molto di più, altre non so nemmeno quantificare quanto tempo ho passato ad asciugarmi gli occhi. La sofferenza per una perdita è inaudita ma non sempre è espressa nello stesso modo per tutti. Io, per esempio, un tempo piangevo. Oggi non sempre ci riesco. Quando accade, spesso, sono da sola, davanti ad un programma in tv o al computer, mentre leggo un libro o sfoglio una rivista. Così, senza un reale motivo, scoppio in lacrime. Perchè si pensa sempre, i nostri neuroni viaggiano a velocità inspiegabili e di colpo ti ritrovi a soffrire, piangendo.

Oggi io piango di meno, mi soffermo a pensare a ciò che dico, a come lo dico e perchè lo dico. E mi arrabbio. Ecco, il mio dolore oggi è rabbia. Sono incazzata verso il mondo, il destino, la gente. Vorrei prendere l’universo e sgretolarlo tra le mani, ma poi non avrei terra sotto i piedi per continuare la mia vita. Perchè io tengo moltissimo a restare qui, non voglio andare via. Voglio poter soffrire ogni giorno e non aver paura di soffrire nuovamente domani. Ma dovrei dirlo? Dovrei buttare fuori frasi e discorsi innaffiati dalle lacrime, per risultare credibilmente addolorata? Credo di aver un problema con il dispiacere, oggi. Credo di volerne provocare agli altri, invece di accettare di averlo io. E’ illogico e sbagliato ma è la verità. Quando ho un leggero senso di colpa per questo, torno indietro con la mente a tutto ciò che ho vissuto e mi sento in diritto di fare del male, un terzo di quanto ne ho sopportato io. Ma perchè? Cosa penso di ottenere? Il risultato è sempre lo stesso, sto male io più di altri.

La vita non è stata sempre molto generosa con me, e penso con tantissimi di voi. Calci in bocca, inculate, delusioni. La vita ti affronta e tenta di schiacciarti ogni santo giorno. O stai a guardare o ti difendi. La difesa a volte è il contrattacco. Allora non piango, allora mi arrabbio e tiro pugni dove capita. Mi dimentico delle regole del gioco, le infrango, me ne frego. Per poi trovarmi così, davanti al pc, mentre leggo un libro o guardo la tv, a piangere, singhiozzando. Mi sento sola, mi manca la mia amica, vorrei abbracciare la mia ragazza e riprendere a parlare con mia madre. Oh si, mi manca tutto questo. In una frazione di secondo cado a terra, e soffro. Ma poi che cosa succede a quelli come me, che hanno voglia di rivalsa? Succede che perdiamo. Non saremo mai vincitori. Ci stancheremo e arriveremo a sera stremati, dormiremo male, ci accorgeremo di piangere mentre stiamo ridendo. Ci renderemo conto che non stiamo seguendo il filo del discorso. Eppure la vita ci sta parlando da un sacco di tempo.

Il mondo si è capovolto, quando ti ho perso. Ma non ce ne siamo accorte per niente. Stare a testa in giù è stata una vittoria, la forza di gravità non è riuscita a farci andare a fondo. Tutto sta in questo. Nell’accettare una conseguenza che non si aspettiamo, che non cadiamo anche se siamo capovolte. Che non si agisce come si dovrebbe. Nella capacità di andare avanti con la consapevolezza che ci dispiace ma che è cambiato tutto. Anche se non piangiamo, anche se non ci strappiamo i capelli, anche se ritroviamo negli altri un piacere sottile che accompagna la rinascita. Non esistono colpevoli o vittime. Esiste la realtà che siamo noi, tutti quanti. I sofferenti che piangono, quelli che non piangono, quelli che si perdono e si odiano, quelli che si vogliono bene e se ne vorranno per sempre. Quelli, come me, che perdono le persone amate e non sanno più piangere. Ma implodono dentro il cuore una bomba micidiale. E ci rende impassibili, e ci fa incazzare.

Arriverà la fine, ma non sarà la fine“.

Ci sarà chi mi perdonerà, chi ci perdonerà. Noi algidi bastardi. Noi in conflitto con la bontà, che ci sembra impossibile compiere un gesto umano, tenero, normale. Che alziamo la mano e ci pesa un quintale, che non riusciamo a tenerla per aria. E allora la carezza non arriva, ma avremmo voluto. Ci sarà chi capirà perchè si ha bisogno di non pensare e ci si sbronza, si cavalca la vita con un vigore mai visto, con una voglia pazzesca di ridere e non di piangere. Le lacrime arriveranno quando devono, tutto il resto è un grandissimo urlo senza sosta. Contro tutto. Contro quello che sono diventata, contro quello che forse resterò per sempre, contro la vita e contro chi mi ha abbandonata, più nell’anima che nel corpo. Non si resta mai gli stessi,  sapete? La realtà è che si aggiungono sempre dei tasselli che servono unicamente a tenerti in piedi, perchè la vera forza sta proprio lì: nel coraggio di fare scelte diverse da quelle che avremmo fatto un tempo, per non perdersi del tutto.

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le donne demodè e le donne inconsapevoli


E poi ci sono quelle donne che hanno appena superato la pubertà ma che le guardi e sembrano cinquantenni. Con quei capelli demodè e le rughe d’espressione. Sono quelle che non si accorgono che se il mondo le fa sentire fighe è solo perchè hanno proprio l’odore, quello inevitabile, del “con me non te la devi sudare“. E allora come resistere dal ronzarle intorno? Ma tutto sta lì, non c’è molto altro. Sono del parere che meglio un cazzo in meno ma un sacco di verità in più. Nel senso: se io mi guardo attentamente mi dovrei accorgere che, magari, quel genere di vestito è un pò “vecchio“. Che non serve mettersi shorts inguinali per essere sexy se poi hanno una faccia di cazzo completa. Allora diamoci un pò di stile, rimoderniamoci, andiamo al passo coi tempi. Perchè un conto cercare di dimostrare anni in meno, un conto caricarsene 10 di più. Come? Iniziamo a conciarci meglio, levati quel boccolo, ti prego.

A volte mi guardo attorno, soprattutto sui mezzi pubblici, mi piace proprio fissare la gente. Da quando sono stata operata agli occhi poi, che posso permettermi gli occhiali da sole schermati, adoro radiografare le donne. Perchè il sesso femminile è quello più inquietante, se si tratta di stile. Il 90 per cento di donne sui mezzi pubblici che io osservo hanno il jeans attillato con la gamba dritta. Chiamasi “straight“. Osceni è l’aggettivo che più gli si addice. Solitamente l’abbinano alla scarpa da ginnastica, ma nemmeno una converse che ancora ancora, no! Una reebok o una nike. Magari con le bandine colorate? La t-shirt sempre alla vita, non più lunga, no, alla vita. Che se alzano le braccia ti saluto. Io rimango ipnotizzata dallo schifo che portano addosso, le guardo in viso e vedo qualcosa. Una bellezza così celata da far paura. Carine, loro sono anche carine. Se dovessi chiedere loro perchè si vestono così avrei come risposta: “perchè? come sarei vestita?“.

E ci sono anche loro, le stangone con il pantaloncino invisibile. La magliettina striminzita, un corpo fantastico, i capelli raccolti in una coda disordinata e poi, poi ai piedi le infradito. Si, hanno le infradito. E le dita dei piedi lunghissime e l’inconsapevolezza che se avevo il cazzo mi si era riammosciato di colpo. Poi ci sono quelle che d’inverno indossano il piumino. Che ci sta, il piumino tiene caldo ma, perchè fucsia? Perchè quel pelo sintetico sul cappuccio? Perchè con la cintura alla vita e quel grandissimo culo che hai? E vorrei strapparglielo di dosso e infilarle un parka imbottito o un cappotto di lana cotta o qualsiasi altra cosa, perchè loro non lo sanno fare.

Ci sono donne che sono convinte di essere belle. Ma belle inteso come interessanti, affascinanti, stilose e bla bla bla. E poi si vestono bene ma portano dei capelli senza senso, con le extensions magari. Oppure mettono le scarpe con il plateau alle quattro del pomeriggio, se esagerano pure di vernice nera o rossa. Sono quelle che hanno lo shatush con l’ondina sulle punte, quelle con il rossetto gloss, quelle che indossano i guanti di pelle con il pelo d’inverno o il colbacco (peggio ancora). Sono quelle che portano la camicia abbottonata solo fino al seno, solitamente di una taglia più piccola per far esplodere le tette, magari di jeans. O hanno i brillantini sui pantaloni, solitamente sul culo. Loro, si loro, hanno 25 anni. Lo diresti mai?

Queste donne sono inconsapevoli. Hanno una visione personale dell’estetica. Ed è ovviamente opinabile, ognuno porta lo stile che più gli si addice. Ma il problema di base è che non capisco perchè ostentarsi, palesarsi come delle persone piacevoli da guardare. Ma diciamo che è un mio pensiero, può anche morire qua, amici miei. Se non fosse che al pari di queste donne inconsapevoli viaggiano quelle che non sanno di essere noiose. Quelle che se la menano, che usano un lessico personale, che fanno vita sociale a gogo ma poi, al succo, quando scendi ad analizzarla, scopri che è ripetitiva, poco originale, pesante e anche monotona. Spesso queste donne mi stimolano lo sbadiglio. E poi anche un rutto, per digerirle.

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