l’importanza di chiamarsi “ex”


L’ex è un ex. Dovrebbe restare al proprio posto. Invece gli ex, a volte, sono un virus, che ti si insinua nel sangue e spesso crea i più grandi problemi esistenziali di una persona. In qualsiasi rapporto, la figura dell’ex è costantemente sintomo di guai. Perchè? E’ una parola che si usa sovente, si paragona, si ricorda, si nomina. Quante volte capita di essere in un posto e dire “qui ci sono stata col mio ex!“. Niente di più sbagliato, ma succede. E’ spontaneo, è quasi un rito. Altrettanto accade di vedere l’ex come un fantasma costante, che volteggia sopra la propria testa, quando la tua vita sta andando da un’altra parte. L’ex dovrebbe essere un ex e per questo essere lasciato indietro, nel passato.

Il passato non è meno importante del presente, è quella fetta di te stesso che continuerà ad esistere nei ricordi e che ti ha resa quella che sei. Tutti gli ex di questo mondo hanno contribuito a creare in te quelle sfumature che prima non esistevano. Belle o brutte che siano. Ogni ex è stato un pezzo di vita. Ma un ex è sempre un ex. Se la vita ruotasse intorno a loro non si chiamerebbe vita, si chiamarebbe “paralisi“. Quindi, superato il trauma di chiamare il tuo fidanzato “ex“, si volta pagina. Non per forza dimenticando. Ma pur sempre rispettando il tuo presente, che nel momento in cui esiste un “ex“, diventa l’unica cosa di cui prenderti cura. Soprattutto se è proprio l’ex ad aver preso la decisione di diventare tale.

L’ex è la costante di tutte le coppie, non ne esiste una che non abbia a che fare con gli ex. I “nuovi arrivi” sono bersagliati da questo nome, e benché non lo conoscano, inizieranno ad odiarlo. E’ automatico. E’ nel dna: odiare l’ex. Benchè non lo si voglia, l’ex diventa il paragone continuo: il mio ex faceva così, il mio ex faceva colà, il mio ex aveva questo, il mio ex non aveva quello, il mio ex diceva così e bla bla bla. Ma vaffanculo il tuo ex! Molte coppie si sfasciano per l’ex. Perchè a volte gli ex ritornano e rovinano tutto. Non si può tornare con l’ex, chi lo fa è perchè non è sicuro, perchè non ha il cuore libero, non ha intenzione di andare avanti ma preferisce restare fermo. Non si può continuare a pensare all’ex, non ci sarebbe spazio per niente altro. E non è la mossa giusta.

E poi ci sono ex ed ex. Ci sono quelli che non si possono odiare o dimenticare. Sono un bagaglio importante, fondamentale, fanno parte di te. Sono inseriti in un contesto che dura nel tempo e che non si cancella. Nemmeno lo si deve volere. Ma, e questo “ma” è fondamentale, nel momento in cui diventa un ex smette di sapere tutto di te, non conosce il percorso che hai fatto per tornare a galla, non sa quante volte hai pianto o riso, non sa quante domande ti sei fatta, quante cose hai pensato, non sa che di tutto ciò che di orrendo credevi ti succedesse tu ne eri convinta. Proprio per questo l’ex dovrebbe fare una piccola autoanalisi e chiedersi: perchè sono un ex? Davvero ho diritto di sentenziare su ciò che oggi è la mia ex? Ma sopra ogni cosa, se metto da parte un attimo il mio orgoglio di ex, non sono sollevato se ora lei sta bene?

Non esiste nemmeno un tempo stabilito per innamorarsi di nuovo. Nè esistono amori uguali ad altri. Quando l’ex è appena diventato ex tutto appare nero, senza via d’uscita. Contano il fattore età, esperienza, tipologia di rapporto, crescita, abitudini. Tutti motivi per cui si pensa di essere “finiti” con quell’ex. Come si può ricominciare? Come si fa a trovare una persona come lo è stato il tuo ex? Quante volte lo hai pensato? E ci credevi, eccome se ci credevi. Ma il destino ha sempre in serbo qualcosa e quel qualcosa ti fa rendere conto, lucidamente, che l’ex è stato meglio diventasse ex. Ragioni e capisci che era la cosa più giusta, altrimenti non si spiega come mai il tuo cuore batte per un altro. Ed ecco che la famosa pagina si volta, non avvelenando però ciò ciò che è stato.

Ci sta, però. L’ex ha tutto il diritto di provare risentimento o di giudicare la persona con cui è stato, anche con commenti di bassa lega. E’ tutto perfettamente normale. E’ un comportamento di default, quando si diventa ex. Un pò una guerra fredda, si dice. Importante è per te non farti male, non credere nemmeno per un attimo che quei pensieri appartengano a ciò che è stato prima il tuo ex, continuare a sapere che sei stata sincera, contro quello che si pensa di te. Ma sei un’altra persona, porti con te la valigia di ciò che è il tuo passato e non la abbandonerai mai all’angolo della strada, ma ne hai una nuova da riempire e solo quella, adesso, merita la tua attenzione. Tu sai, il resto non conta.

Se non si andasse avanti, dopo un ex, ci si potrebbe considerare morti. Ogni ex ha il suo tempo ma soprattutto ha il suo spazio. E il suo spazio non deve invadere né influenzare negativamente il tuo. In conclusione credo, suppongo, ipotizzo, che sarebbe opportuno disinteressarsi alla nuova vita della propria ex se non se ne conosce il percorso. Proprio per non inciampare in un cliché che è quello del subdolo e bestiale risentimento che porta a dire enormi, emerite, infinite, cazzate.

Io ce l’ho fatta, e voi?

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1 Commento

Archiviato in l'amore e le sue conseguenze

Una risposta a “l’importanza di chiamarsi “ex”

  1. redbeppeulisse

    io non mi pongo questo problema in quanto sono single .me lo pongo solo con gli ex amici \ che

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