la psicologia del commesso


Voglio toccare un argomento, a mio avviso, “delicato“, sul meraviglioso mondo dello shopping. In particolar modo di quello low cost, il più battuto, alla portata di tutti. Catene, quindi. Franchising o anche nicchia, ma sempre frequentato da giovani, per lo più. In tutti gli anni della mia carriera da shopping addicted mi sono ritrovata ad acquistare (o anche solo a sbirciare) in tantissimi negozi, ma poi si sa, finisci per diventare cliente di quei 4/5. Beh in tutti questi anni le abitudini di chi lavora in questi negozi non cambiano mai. Abbiamo chi non ti caga, chi ti guarda male, chi ti sfancula, chi vorrebbe ucciderti, chi, in cassa, parla anche con il pos pur di ignorarti palesemente. Perchè? Te lo meriti, brutta merda!

Partendo dal presupposto che in parte comprendo le motivazioni che spingono i commessi a comportarsi con tale astio e rifiuto e se ci penso beh, non do torto. Molte persone si accaniscono, escono dal negozio dicendo “che maleducati, se non ci fossimo noi a dargli lo stipendio“. Magari è vero, sono state gentili, hanno posto domande sensate (hai questa taglia per caso? E’ terminato questo articolo? Posso sapere dov’è l’uscita?), non hanno sparpagliato vestiti come se fossero ad un buffet, ma il “risentimento” è talmente radicato e generale che è esteso a tutti, anche al cliente più bravo del mondo. Si, esistono clienti bravi e clienti non bravi, ma evito di addentrarmi troppo nel dettaglio, non voglio creare una guerra tra commessi e clienti.

Penso che la maleducazione sia un sintomo generale, insito nell’individuo, al di là del lavoro che svolge. Spesso vedo commessi molto giovani e non credo che abbiamo anni di esperienza alle spalle per essere già così incazzati. Penso “magari devono fare sto lavoro per forza per mantenersi, che so? e allora sono frustrati“, ma questo non lo trovo motivo di comportamento al limite dell’odio umano. Ma mettendomi dalla parte del commesso, a fine giornata, spesso, c’è da chiedersi “com’è possibile tanta pazzia?“. In cosa, vi domanderete. Beh, entrate in un negozio alle 20.00, guardatevi intorno (soprattutto a terra) e vi darete risposta. Fatelo soprattutto sotto saldo, e la risposta sarà totalmente esaustiva. Siete voi. Siete stati proprio voi.

Io, nonostante comprenda la fatica di questo mestiere e, soprattutto, la pressione psicologica che ne consegue, credo che esista il controllo. Quella capacità che va sviluppata per lavorare meglio. Non credo che il commesso viva quelle ore di turno in serenità e di conseguenza credo che sia sfinito, alla fine. Stanco, saturo, del proprio nervosismo. Ma il mio pensiero non vale nulla, sarà sempre così. E benchè capisca e sorvoli su questi atteggiamenti (chi se ne frega? Tanto io entro, provo, compro ed esco) c’è solo una cosa che mi lascia sempre, perennemente, perplessa.

IN CASSA:

Il commesso chiacchiera con il collega, la testa è sempre a 90 gradi, non ho mai visto un commesso in frontale, sempre di profilo. Il commesso non sorride, non ti parla, non ti guarda. Il commesso batte lo scontrino e ti consegna la spesa con uno “grazie, ciao” strascicato, amareggiato e al limite della disperazione. Il commesso nel frattempo ha parlato di diverse cose, con il collega. La busta paga, l’altro collega malato, le ingiustizie sui propri turni lavorativi, il sabato sera appena passato tra sbornie e divertimento, i kg che ha perso, quante poche ore ha dormito, che ha trovato una nuova ragazza da sbattersi. Il commesso è una macchina. Lui deve solo batterti quel cazzo di scontrino.

Ecco, questo atteggiamento mi fa stranire, mi inquieta. Trovo che sia l’unica cosa che non tollero e non tollererò mai. Ma ci sono aziende, deduco, che non si pongono la briga di formare il personale affinchè questo non accada, quindi: perchè il commesso deve essere cordiale col cliente se non gli va? perchè deve calcolarlo o farlo sentire un fottuto essere umano? La colpa non arriva da lui. Deduzione da cliente, poi la verità chissà dove sta. Ma accade in tantissimi posti.

Per il resto posso dire che casi eccezionali ci sono e che ho trovato anche cortesia e dedizione, ma ahimè, in numero minore. Credo che, come ho scritto sopra, dipenda anche dalla preparazione e predisposizione richiesta dall’azienda. Altrimenti, se così non fosse, sarebbe opportuno rivedere alcuni modus operandi.

A tutti i commessi che si possono sentire toccati o presi in causa rassicuro che so la fatica che comporta questo lavoro e so, ripetendomi, che alcuni atteggiamenti sono conseguenti ad atti di puro “vandalismo” da parte della gente. Il non rispetto, la maleducazione e l’arroganza sta anche dall’altra parte. Ma volevo solo porre in evidenza che comportandovi così non vi aiutate, rendete il tutto ancora più pesante. Un consiglio, così, tanto per 🙂

Annunci

5 commenti

Archiviato in nevrosi collettiva

5 risposte a “la psicologia del commesso

  1. sa proprietario di due negozi, una delle cose su cui assolutamente non transigo con le commesse è la disponibilità educazione e gentilezza con i clienti, persino quelli che sono stratosfericamente rompipalle 🙂

  2. Secondo me attendono che usciamo incuranti dalle cabine per spuntar fuori con una calza di lana o leggings e strozzarci. Poi nascondono i cadaveri nel classico ultimo camerino a sinistra, dove va mai nessuno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...