Archivi del mese: novembre 2013

facebook e il calderone dei cazzi tuoi


L’inarrestabile ed insano desiderio di dare in pasto i cazzi tuoi. E’ istintivo, primordiale, non ci si può far nulla. Negli anni 90 quando ti succedeva qualcosa di terribile lo scrivevi sulla smemoranda, oggi lo scrivi su facebook. La differenza sta che lo leggono tutti, quei tuoi fantomatici amici social. Ma è proprio per quello che scriverlo diventa una necessità. Forse per esorcizzare, forse per cercare sostegno, forse perchè non si ha un cazzo da fare. Cosa accade quando ti scatta quella molla? Dopo aver scritto la tua frasetta delirante, la folla si accalca, si sgomita, pur di guardare morbosamente il tuo dolore. C’è chi si dispiace “caspita è sempre così allegra, chissà che le è successo?“, c’è chi se ne fotte “ma perchè scrive ste cose? depressione latente” e c’è chi gode violentemente “ahhaha ti sta bene brutta stronza!“. Ovviamente queste persone tu non le hai mai incontrate, non le conosci per niente. Sono solo amici di facebook.

La reazione collettiva però è imprescindibile. Facebook è come una grandissima ciotola dove tu butti i cazzi tuoi e la gente si sfama come un branco di rottweiler. Il 90% delle persone che ti chiedono l’amicizia (e che tu non conosci realmente) non vedono l’ora di confrontare la propria sfiga con la tua, i propri dolori con i tuoi e le gioie, anche. La mia è più grande della tua? I miei successi superano i tuoi? Hai avuto quel figlio che cercavi? Hai perso quei maledetti chili che hai messo su con le feste? Ti ha lasciato o no quel figone del tuo ragazzo? Ah si? Allora aspetta che gli chiedo l’amicizia.

E’ un calderone, si mescola tutto e si costruisce l’identità della gente. Per questo ad una cena, o ad una serata con amici (veri) se si nomina tal dei tali amico di facebook si è capacissimi di andare avanti anche mezzora a parlare di lui/lei. Ma di che si parla? “Come mi sta sul cazzo lei, ma quanto se la tira?“. Questo perchè tu, carissima, hai deciso di postare quella foto al mare col bikini striminzito dove si vedono chiaramente i tuoi fantastici addominali scolpiti e il culo perfetto. Cosa ti aspettavi, dunque? Che loro vedessero le onde infrangersi sulla battigia? Oppure che notassero l’enorme trota che avevi tra le mani? Quando condividi con il social la tua vita, darai solo larghi spunti per poterti denigrare o credere di poterti giudicare. O anche semplicemente per sentirsi meno sfigati, ci sei tu che lo sei di più.

Sono scelte. Ma la scelta di farlo è sintomo di insicurezza, a volte. E’ il bisogno spasmodico di essere riconosciuta come individuo nel collettivo. La realtà è troppo dura da affrontare, non puoi decidere come ti vedono gli altri, sei semplicemente te di fronte a loro. Non puoi fare nulla. E anche se ti sforzerai di assumere le sembianze di un personaggio perfetto, non ce la farai. Ma il social ti aiuta in questo, ecco perchè la tua vita diventa un grande, immenso vassoio di pasticcini. La cosa assurda è che quasi ti senti gratificata ad ogni assaggio. Hai la necessità di farlo, non ti basta prendere un foglio e scrivere “sto male, mi manchi“, non è più sufficiente, oggi. Hai l’indigenza di farti divorare dalla massa, perchè un “ti capisco, ci sono passata anch’io” è quasi una spruzzata d’acquasanta. Ti senti addirittura meglio.

Fino a quando? Fino al prossimo status, fino alla prossima esplosione di cazzi tuoi. E nel mezzo ci sarà solo la tua nuda e cruda realtà.
(ve l’aspettavate sto finale so drama?)

Annunci

11 commenti

Archiviato in (a)social network

le modelle alternative non stanno in macelleria


Le modelle alternative, un mondo a parte. Le modelle alternative sono modelle che, a differenza delle professioniste, posano e scattano per fotografi che stimano, che hanno una loro particolarità e che “sticazzi, decido io“. Il mondo dei fotografi e modelle alternativi si distacca totalmente dal mondo della moda e del fashion, la resa finale che cercano è l’impatto visivo, l’immagine, il trasporto emotivo. Non è importante l’abito che indossano (se lo indossano), ma cosa la fotografia trasmette alla gente ma soprattutto a loro. La modella cerca sé stessa in ogni scatto e il fotografo? Anche.

Ma ve ne parlo come se foste dei bambini di 6 anni.

Esistono due categorie di modelle, quelle che vedete sui giornaletti di moda, tutte fighe, di legno e impalate. E poi ci sono quelle con più polpa sulle ossa che si tatuano, hanno capelli particolari, sono disinibite e ammiccano in camera. Questa categoria è molto nota sul web e non posa quasi mai per le riviste ma solo per fotografi che, a loro volta, si occupano di scatti di tipo personale, dove creano loro idee e sviluppano loro progetti. Il fotografo in questione contatta la modella che reputa più adatta e insieme collaborano su un lavoro che porti ad entrambi delle soddisfazioni di tipo artistico.

Dove voglio arrivare, dopo questa premessa? Alla resa dei conti, nel  vero senso della parola.

Ho fotografato per moltissimi anni, nel campo di cui vi ho appena parlato, specializzandomi in uno stile tutto personale. Ho lavorato anche con modelle alternative e ho sviluppato progetti che mi hanno molto entusiasmato e resa felice. Nel contempo anche loro hanno trovato il loro mood e il loro obiettivo. Il risultato è stata arte, per me e per loro. Ma cosa succede, nel web, quando si parla di questo? Come si pensa che la modella campi? Ci si è mai chiesti: chi è? Che lavoro fa? Ha un fidanzato? No, si pensa che le modelle alternative siano carne da macello. Tu posi e io ti scatto. Ecco perchè il fotografo che non ha ancora capito niente si incazza se la modella gli chiede un cachet. Cioè alla fine capirai, che cazzo fai? Io ti aiuto a fare portfolio!

Ci sta solo nel caso in cui la modella stimi molto il lavoro del fotografo, ma se non sa chi cazzo sei, tira fuori i soldi perchè lei lavora come te. Il tuo lavoro, fotografo, è faticoso, lo so. Ma se sei sconosciuto tanto quanto da non sapere che è normale che una modella chieda un cachet allora dammi retta, investi, perchè hai la materia prima giusta per aprirti le porte. Io parlo ovviamente di tutti quei soggetti che iniziano un percorso artistico e che ancora non hanno capito come funziona il sistema. Non mi metto a scrivere dei fotografi perchè, ovviamente, esiste anche una fetta di diritti sacrosanti che spesso vengono violati, ci vorrebbe un articolo a parte, mi limito ad osservare le dinamiche per le quali una modella alternativa è considerata “niente“.

Vi sbagliate. La suddetta categoria di donne è arte. E’ passione, è vigore, è bellezza, è sinuosità. E’ la garanzia che vi permette di porre le basi per un futuro artistico. Se non ci sono loro tu non vai avanti. Per la prima volta mi metto a difesa di tutte quelle ragazze che vorrebbero vivere di questo ma non ce la fanno perchè è una professione non riconosciuta (per il momento) e perchè ci si prende il lusso di dire “no grazie“, anche all’ultimo momento, non rispettando i loro impegni lavorativi.  Ma la cosa che più non è tollerabile è la maldicenza di chi diffonde l’idea che “quella mi ha chiesto i soldi, ma chi cazzo si crede, Naomi Campbell?“. Ciccio… Naomi stava in pensione a 25 anni grazie ai miliardi che s’è guadagnata in passarella, aggiornati.

Sopra due esempi di fotografia con modelle alternative, ho postato due scatti: il primo immortala Miele Rancido (fotografia di Luca Morfino) e il secondo Riae MacCarthy (fotografia di Sara Santirocco). Due immagini differenti, nel primo si mette in primo piano il beauty della modella e nel secondo un attimo, un millisecondo, una frazione emotiva. In entrambi i casi il risultato è ARTE. Guardatele e ditemi se sbaglio, se ne avete il coraggio.

6 commenti

Archiviato in nevrosi collettiva

la verità è che di te non gliene frega niente


Se una persona vi vuole, vi prenderà. Non esistono segnali da captare o mosse da interpretare, ancor di più non esiste che un atteggiamento di distacco possa denotare il contrario. Se non ti caga è perchè non gliene frega un cazzo, mettitelo in testa. Il film “la verità è che non gli piaci abbastanza” è un vero e proprio vangelo, quel che la pellicola racconta è la sacrosanta realtà. Non esistono eccezioni, o meglio, tu non sei l’eccezione, sei la fottuta regola. Perchè ostinarsi ad insistere quando è tutto così dannatamente chiaro? Ogni cosa che vi dicono, ogni comportamento che adottano, è reale, non camuffa qualcos’altro. Se a te piace una persona e quella persona contraccambia, andrà sicuramente bene. Vi farà capire le intenzioni, vi tratterà con interesse. Ferradini aveva ragione su una cosa, vince sempre chi vi tratta male. Ma del teorema non avete afferrato un concetto chiave: chi vi tratta da merde è perchè per loro valete come la merda.

Dunque analizziamo alcune regole, che spero voi possiate ben tenere a mente, per il futuro. Poniamo che a te piaccia quella tipa che hai incontrato diverse volte in discoteca, sai tutto di lei, perchè sei una cazzo di stalker. Allora la aggiungi su facebook e aspetti tipo una settimana prima di contattarla. Alla fine fai il primo passo e metti un paio di “mi piace” a delle sue foto dove fa la figa. Ma non ti caga, allora passi al commento in bacheca. Ma lei si limita a mettere “mi piace” al tuo commento (primo allarme che di te non gliene può fregar di meno, ma andiamo oltre). Passi al messaggio privato, che so? “hey ciao, ti ho vista in discoteca e ti ho chiesto l’amicizia!“. E’ probabile che sia una personcina educata e allora vi risponderà ma attenzione, come lo farà? Così:

ah… non mi ricordo di te ma hai fatto bene 🙂
eh si! ti si nota insomma :p
🙂

Ecco, a questo punto cosa pensate voi? Lo so io, pensate che il sorriso sia il lasciapassare per continuare, primo madornale errore. Lo smile finale, senza una sola parola vuol dire “si va be ho capito, ciaoooo“. Non le interessate, ma manco un pò! Quando scrivete ad una persona in privato su facebook, se le piacete, la conversazione andrà avanti, anche scrivendo un mucchio di inutilità, ma di sicuro non vi lascia lo smile finale, a quello come cavolo replicate? Stessa cosa vale se la persona la incontrate in un pub, state bevendo qualcosa, la notate, e cominciate a fissare. Lei si accorgerà di questo e le cose son due, o contraccambierà lo sguardo o lo indirizzerà altrove. L’errore vostro quale sarà? Considerare la mossa di spostare lo sguardo come “timidezza“. Ma che cazzo di timidezza, a lei non frega niente di voi!

E’ assurdo credere sempre che gli atteggiamenti palesemente di rifiuto siano indice di qualcos’altro. Ma perchè non accettare il fatto che non vi si filano proprio? Se entrate in un locale e non vi guarda nessuno è perchè non piacete a nessuno. Non importa se “loro non mi conoscono, se mi conoscessero gli piacerei“, sta di fatto che per il momento sei passata inosservata, fattene una ragione. Se poi vi aggregate ad un gruppo di persone e, dopo che avrete aperto bocca, stimolerete qualche risatina, non interpretatela come “ecco, a questo qua io piaccio“. Anche no. Avete solo fatto ridere, fine della storia. Andate a casa e dormiteci su. Quando vi capiterà di tornare in quel locale e, aggregata al gruppo, una persona vi guarderà sorridendo in disparte, sorseggiando un malibu cola… allora FORSE è arrivato il vostro momento. Ma sempre forse, eh? Non v’allargate.

I segnali di interesse sono quelli palesemente di interesse, non esistono doppie interpretazioni. Non sforzatevi di trovarle, non fatevi fumare il cervello in cerca di un gesto, un piccolissimo ed insignificante gesto, che riconduca a dell’interesse, perchè non c’è. Se piacete a qualcuno farà in modo che voi lo sappiate o lo capiate. Voglio portarvi solo un esempio di casi in cui a volte l’interesse è realmente celato, così da farvi capire meglio. Se andate ad una festa in discoteca e vi presentano Tizio, voi parlate due ore ma lui vi ascolta senza dire una parola, gli lasciate il vostro numero e poi andate via senza concludere nulla, c’è solo una cosa che può ribaltare la regola. Se mentre siete in taxi per tornare a casa vi arriva un messaggio su whats up di Tizio che dice “sei logorroica da paura ma mi piacerebbe riascoltarti ancora un paio d’ore, che so? domani?“. Afferrato il concetto?

32 commenti

Archiviato in le atroci verità