Archivi del mese: ottobre 2013

la preda, la conquista, la fuga


Torniamo sull’argomento uomini (ma è valido anche per moltissime donne). E parliamo di “conquiste“, di percorsi ben stabiliti per arrivare alla tanto agognata preda e poi mandarla a cagare. Il meccanismo di cui voglio parlare è riassumibile, come da titolo, in tre mosse.

1. scelta della preda

L’uomo prima punta la sua preda, se la donna è difficile, snob, pretenziosa, bellissima e apparentemente irraggiungibile, meglio, questo rende la sfida ancora più appetibile. Ne studia i comportamenti come gli allevatori di animali, cerca di carpire ogni sfumatura. Come parla, come gesticola, il modo che ha di pettinarsi, le cose che indossa, dove pone gli accenti alle parole, se guarda spesso in basso o riesce a sostenere gli sguardi, se ha un buon rapporto con la madre, se ha molte amiche, se le piace il gossip o leggere i classici, se guarda le soap, se tiene un’agenda e un calendario, se usa un iphone o un blackberry, come tiene la penna quando scrive, come firma un assegno, come… no, aspetta, cazzo dico? L’uomo non è capace di tanto (a parte i neuropsichiatri). L’uomo le guarda il culo, se è alto come una peruviana o a mandolino come un’esotica thailandese, allora la preda è scelta.

2. la conquista

L’opera di conquista per l’uomo non è per niente articolata tantomeno variegata, è piuttosto standard. Se la donna che viene mirata è anche solo lievemente delusa dall’universo maschile, la conquista diventa un gioco da ragazzi. Voi penserete “perchè? se è delusa non è più complicato redimerla?“. Assolutamente no! La donna quando dice “non voglio più saperne, basta uomini!“, in realtà sta facendo opera di autoconvincimento. Col cazzo! Lei un altro uomo lo vuole eccome! Quindi, ripeto, l’impresa si semplifica. Come l’uomo conquista la donna? Ve lo spiego molto brevemente:

Preda: Giuditta mollata da Marcello, appartenente compagnia d’uscite

Prima mossa: si dimostra abbastanza indifferente, non la caga molto, ogni tanto le butta un occhio ma solo quando è certo che lei lo stia guardando. Poi si volta e sorride ad un’altra e comincia a sparare cazzate, ridendo come un matto. I giorni seguenti trova il modo di trovarsi a dover comunicare con lei, che so? Al bar mentre lei ordina il caffè gli si affianca ad ordinare lo stesso caffè e le strizza l’occhietto.

Hey come va?
si va avanti dai…
ho saputo di Marcello, mi dispiace molto… si grazie, macchiato caldo
lascia stare va, ancora non ci credo…figlio di puttana (il finale è bisbigliato)”
stavate insieme da parecchio, se non sbaglio
due anni” voce tonante
… non so che dire, qualsiasi cosa sembrerebbe una cazzata… ho detto caldo!
non c’è nulla da dire” sorriso “capita
posso permettermi di dirti una cosa in totale sincerità?” attenzione a questo punto
si… certo” prende la tazzina dal bancone e sorseggia, occhi negli occhi
non sa che s’è perso, Marcello…” prende tazzina e si allontana, non dopo averle sorriso a 36 denti.

Bene, a questo punto lei è centrata, come una freccetta al bersaglio, zac, trafitta.

Seconda mossa: da quel momento messaggini sul cellulare, telefonate, comparsate in compagnia quando non era previsto che lui ci fosse, serate da soli e il primo, bramato, bacio in macchina quando lui la riaccompagna dopo un brunch della domenica. E’ solito che a quel punto la donna voglia mettere i puntini sulle “u” e a tutti ‘sti puntini l’uomo manco ci da ascolto. Sta pensando alla partita che sta per iniziare su Sky. Negli incontri successivi l’uomo fa presente, ripetutamente, che Marcello non è stato in grado di gestire una donna così “importante“, così matura e piena di fascino. Si sa, certi uomini è bene che stiano con le mezze donne. E Giuditta è troppo per uno come lui. L’uomo farà tutto quello che può per rendere felice la donna. Le farà regali, promesse, importanti dichiarazioni sui suoi sentimenti, ma niente sarà lasciato al caso. L’uomo, per quanto sia cavernicolo, ha delle regole e una di queste è: quando fai promesse stai bello vago. Come? Ve lo dico subito.

“Sai… io non ho mai incontrato una come te, non riesco nemmeno a capacitarmi di poter uscire con te, sei così bella e intelligente. Ultimamente la mia vita amorosa non è stata il massimo, un sacco di delusioni. Io ho davvero voglia di innamorarmi (ecco la prima mossa astuta, si parla di “tentativi” e non di fatti), di sentire quelle farfalle nello stomaco, di mettermi in gioco. Ma poi tutte si trasformano in qualcun’altra, cioè tu le conosci e sembrano una cosa e poi? Poi si rilevano tutt’altro (altra mossa, scarichiamo il barile). Non so più cosa pensare, non riesco a fidarmi (altra mossa, si mette lui dalla parte della preda) ma sono stanco di passare da un letto all’altro senza concludere mai niente, cosa mi resta? (ultima mossa, confessione di essere un puttaniere del cazzo ma col fine di innamorarsi)”.

La donna, in questo caso la nostra amica Giuditta, ci casca come una pera (tipico) e quella stessa sera gliela da.

Il corteggiamento, durato un paio di mesi, ha dato finalmente il suo tubero: la patata.

Terza mossa: dal giorno dopo qualcosa comincia a cambiare. Gli sms diventano più radi, non la chiama più “fragolina” ma Giuditta. Le chiamate cessano del tutto “tesoro scusa ho la febbre coff coff, vedi nemmeno riesco a parlare, coff coff“. Le uscite si dimezzano, gli incontri sono sempre più freddi “scusa se non ti bacio tesoro ma ho un herpes allucinante” “ma io non vedo nulla” “eh si ce l’ho al pene“. Finchè Giuditta, presa da uno sconforto incredibile farà la tanto famosa telefonata:

Hai un minuto?
Beh si, ma proprio uno eh? Ho una riunione che sta per iniziare…
Sai, non sono nata ieri, e ho visto che qualcosa è cambiato, vorrei che tu fossi sincero con me
Ma cosa dici? No… tu non centri affatto Giudi, è un periodo del cazzo, si sono accavallati problemi su problemi. Vedi? Quando sembra che tutto vada bene la sfiga è sempre in agguato, non sai che casini ho per la testa, credo che sto entrando in depressione
Vorrei poterti aiutare… possibile che non possa fare nulla per te? Qualsiasi cosa
No, non puoi e non devi, non mi perdonerei mai di farti stare male nel mio momento nero… arrivoooo, scusa mi chiamano per la riunione, ma ne riparliamo, ok?
Ok… buon lavoro allora

click.

Di quest’uomo, Giuditta, non ne saprà più un cazzo, è partita la mossa finale.

3. la fuga

La fuga è la fase più rapida, semplicemente la mollerà, nello stesso patetico modo in cui mille altri uomini mollano le loro prede. Ciò che desideravano l’hanno ottenuto, ovvero conquistare la donna che hanno puntato. Nelle fasi precedenti la conquista, l’uomo, è davvero interessato alla donna, la trova perfetta, unica, meravigliosa, bellissima. Il grado di interesse va scemando in proporzione alla facilità con cui lei si fa conquistare. Più rapida è la conquista, più rapido sarà il rapporto ma più educata sarà la fuga. Più lunga sarà la conquista, più lungo sarà il rapporto ma anche più straziante sarà la fuga. Dopo 6 mesi di conquista l’uomo s’è già bello che rotto i coglioni e il momento dell’addio è spesso riassumibile con:

Ma come cazzo fai ad essere così? Dopo tutto quello che hai detto, fatto per me?
Senti bella, vaffanculo

click.

Per fortuna non tutti gli uomini bramano la conquista come atto d’amore, né lo confondono come tale. Molti uomini, dopo la conquista, si innamorano. Ma donne, se un uomo dopo avervi scopato ben bene vi dicesse “io sono molto preso da te, ma vorrei che tu fossi a 1000 come me, vorrei tanto… solo allora potremmo camminare insieme“, fate una cosa, prendete la vostra roba, vestitevi e scappate, il più velocemente possibile.

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l’apparenza ti incula alla grande


Per variare dal solito “l’apparenza inganna“, che trovo alquanto riduttivo, preferisco parlare di inculate. Ieri sera mi sono persa nei meandri del mio cervello, percorrendo a ritroso tutto ciò che è successo in questi ultimi periodi, un anno/due per l’esattezza. Ho incontrato alcune persone che mi hanno sfiorata come una pioggerellina sull’impermeabile e alcune che, all’apparenza (appunto) mi hanno trasmesso qualcosa, chiamiamola “fiducia“, anche se è davvero difficile che ne dia completamente. Ma queste persone sono riuscite a far sì che il mio “essere me stessa” non influisse sul rapporto. Questo perchè sono consapevole che il “me stessa” è un tantino insopportabile, a volte. Sono una persona spigolosa, troppo diretta, capricciosa e tremendamente sincera. Non ce la faccio proprio a tenermi le cose, mi vengono fuori come il vomito. So di aver ferito o deluso alcune persone ma so anche che da me mai si sarebbero aspettate una pugnalata alla schiena.

Sono del tipo che se ti mando a fanculo (magari pentendomene, magari in torto marcio) difficilmente prima penso, lo faccio e basta. Il dopo non è prevedibile, ci sono stati casi che ho sentito che valeva la pena di tornare sui miei passi e altre che ho pensato “meglio così, pensi quel che pensi, tanto la sua idea di me era esattamente questa già da prima“, quindi non le reputavo persone alle quali far cambiare opinione. Un saluto e si ricomincia. Di certo non sono mai tornata indietro per “interesse“, non sono una persona tanto mediocre. Penso quid pro quo, oggi a me, domani a te. Ci si aiuta. I modi in cui cerco di “rimediare” sono sempre molto diversi e inaspettati, anche per me. Non sempre c’è la necessità di rivangare ciò che è stato e non sempre il mio atteggiamento è astioso davvero. Il più delle volte non ci penso, semplicemente. Traggo spunto da ciò che mi succede e rifletto in linea generale sui rapporti interpersonali. Ma poi con la persona interessata vado oltre, perchè penso che proprio lei è “oltre“. Perchè? Perchè mi permetto di credere di averla capita, di aver saggiato qualcosa di lei e che è buono, sano. A volte penso in maniera errata che ciò che ho fatto o detto possa bastare per far capire che dietro la facciata (e il mio carattere) c’è molto altro di positivo e mi metto a “disposizione” del prossimo. Magari non do molto, magari nel mio piccolo non sono abbastanza, ma ci provo, se penso che ne valga la pena. Il più delle volte però basta un piede in fallo o semplicemente una divergenza d’opinioni per passare il cancellino sulla mia persona, togliere la patina di umanità e vedere ciò che si vuole.

Questa premessa per parlare di ciò che ho capito, riflettendo, appunto, ieri sera. Si incontrano persone che vedi fragili, in difficoltà o semplicemente “positive“, al di là di ciò che fanno, di come vivono e bla bla bla. Ti piacciono, non esiste una ragione per la quale ti piacciono, ma è così e non puoi farci niente. E ti scontri con mondi diversi, con situazioni diverse, lontane anni luce da ciò che sei stata e che sei oggi. Ma mi ripeto, se ne vale la pena, mi modifico e vado oltre. La parola “oltre” è proprio il fulcro di tutto questo pensiero. Bene, cosa sono arrivata a capire da queste riflessioni? Che queste persone che ti piacciono, tu le stai a sentire e cazzo se è vero, ti dispiaci veramente per molte cose. Vorresti avere di più da dare ma sei bloccato, non ce la fai. Credi che qualsiasi cosa tu possa raccontare non può essere vicina al suo caso. Siamo tutti così variegati e pieni di vissuti che non si può avere la presunzione di “capire” davvero. Ma basta saperle ascoltare, credo che sia fondamentale per la nascita di un rapporto costruttivo. Un giorno, pensi, sapranno ascoltare te.

Succedono cose per le quali ti fai domande, vedi comportamenti che non ti aspettavi, o meglio, credi che non tocchino te, che non ti riguardino davvero. E poi scopri che non è poi così splendente quest’aura intorno a loro. Perchè al primo problema viene fuori l’essenza pura. E quell’essenza è tutto fuorchè splendente. La persona più buona che tu possa aver immaginato, non lo è affatto. E’ come te, come tutti. Scrolli le spalle e dici “ci penso su“. Poi però i casi della vita ti avvicinano alla verità, ti mostrano che all’apparenza non sei male, tu sei meglio. Che tu non avresti agito così. La gente pensa di te che sei una merda, succede una catastrofe e dicono “da lei non mi sarei mai aspettata una reazione così matura e ponderata” (da fatti realmente accaduti). E cosa ti aspettavi? Che uccidessi la gente con un macete per la strada? E io mi trovo, di sera a pensare, che da alcune persone non avrei mai immaginato un rancore ed un astio, una freddezza e un distacco emotivo, così forti per semplici “supposizioni“. Vedete la vita com’è strana? Coloro che sembrano “mostri a sei teste” alla resa dei conti ti danno il culo, gli “angeli caduti dal cielo” si legano al dito anche la madre.

Non esiste un radar per avvistare queste persone, ti capitano e basta. Ma ieri sera pensavo: vorrei poterlo capire prima, perchè anche io, nonostante tutto, provo affetto per il prossimo. Sono dispiaciuta per come sono andate certe cose, per come si sono evoluti certi rapporti. Alla fine di tutto, però, sono contenta di aver sorpreso il mio cuore accorgendomi che non molto lontano c’è chi ti vuole bene davvero e chi all’apparenza è splendido e poi è splendido anche “oltre“. Non tutti i mali vengono per nuocere, a volte questi rapporti distrutti aiutano perchè sono metodo di confronto con altri rapporti. E ringrazi il fato per averteli concessi.

Tornerò cinica e bastarda più avanti, promesso, in ‘sto periodo sono troppo romantica.

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“non hai più l’età” e il “ti piacerebbe”


Oggi vorrei soffermarmi su un “fenomeno” che impazza nella vita come nella comunità virtuale (in quella soprattutto). Molti anni fa, quindi ero anche più giovincella, mi iscrissi ad un social network che solo dopo mi resi conto essere imbarazzantemente costellato da adolescenti brufolosi. Nonostante non fossi decrepita, per loro potevo essere la madre, dato che l’età media sfiorava i 17 anni. In quell’anno in cui sostai e che mi sbizzarrii a fare la poser e crearmi un “personaggio” trash, fui spesso attaccata da questi poppanti che mi accusavano di essere “ridicola“. Il loro punto di vista non faceva una piega. A 17 anni una di 30 è una megera, diciamocelo. Quando avevo la loro età tutte quelle sopra i 28 erano da ospizio. Così senza prendermela più eliminai quell’account e mi avvicinai a facebook, una realtà senz’altro più ampia, che mi permetteva di mostrare molto di più che semplici foto.

Nel tempo tante cose non sono affatto cambiate. Si è diversificato il target d’età ma l’attacco arriva comunque. Succede a me come a tante altre donne che mi è capitato di osservare. Quando una trentenne (et similia) non ha i connotati, lo spirito, il look, delle sue coetanee medie, allora è “ridicola“. I consigli che maggiormente vengono dati sono “ma vai a lavorare!” “ma la finisci di fare la ragazzina?” “non ti vergogni alla tua età di conciarti così?“. Piano piano ho cominciato a trovare “normale” questo atteggiamento, perchè a differenza di prima dove non mi capacitavo, ora sono cosciente di come una trentottenne sia diversa da me, in tantissimi aspetti. Primo su tutti il look. Non voglio pensare né affermare che loro siano “vecchie“, semplicemente sono io ad essere ancora legata ad un senso della vita differente. Non mi reputo ridicola né adolescenziale nel mio aspetto, ma non mi piacerebbe essere come loro. Perchè? Non rispetterebbe ciò che sento dentro.

Ognuno di noi ha un vissuto e in base a quello si presenta esteriormente. Tutto ciò che è fuori è lo specchio del dentro. E non sono frasi fatte, per moltissime persone lo è davvero. Non considero “sfigata” una di trentanni piena di tatuaggi o con piercing ovunque, come non la considero “ridicola” se si veste con la roba di una di 20. Non esiste un età in cui si debba cambiare ciò che si sente solo per conformarsi. Chi ha stabilito che a 38 anni non si possa curare lo stile in maniera originale, usare abbigliamento giovane, evitare i tailleur e i cappottini col pelo, non portare il tacco 12 anche a fare la spesa? Chi ha deciso che sono quelle come me le sbagliate”?

Non ho quasi mai avuto amicizie della mia età ma non perchè a livello intellettivo non possa “competere” (cazzo, a volte io mi sono sentita in imbarazzo con certe 38enni da quanto fossero stupide), semplicemente perchè dato il mio spirito e il mio modo di fare, è più facile mi si avvicinino ragazzi/e più giovani. Il “problema” è che io non dimostro per niente la mia età e questo è un fattore genetico, non posso farci nulla. Considerato questo aspetto perchè dovrei invecchiarmi o nascondere il fatto che sembra che di anni ne abbia 25? Non ho mai osato più di quanto desiderassi, a volte mi è capitato di acquistare capi davvero troppo giovani e poi, tornata a casa, lasciarli in un angolo. Ho il senso del “pudore” e so fino a che punto voglio e posso spingermi. Conosco i limiti che ci sono tra l’essere “attenta” a non sembrare una 40 enne standard e il ridicolo, ma quello vero.

Ci sono ragazze di trentanni che si tatuano da capo a piedi e si presentano come dei personaggi davvero affascinanti. Queste persone sono oggetto di curiosità ma, ahimè, anche di scherno. Da parte di chi? Beh, come potete leggere dal titolo, ci sono delle categorie di persone che hanno la presunzione di affermare che “non hai l’età” per fare certe cose, come se tatuarsi o altro fosse una pulsione prettamente adolescenziale. Molte di queste persone fanno parte del “ti piacerebbe“, ovvero assolutamente corrose dall’invidia di non avere né il coraggio né la possibilità di fare altrettanto, ma lo vorrebbero, eccome se lo vorrebbero. Quindi che fanno? Si trincerano dietro il loro limite mentale e sociale e puntano il dito contro chi… a dirla terra terra, se ne fotte.

La vita è nostra, a parte alcuni freni e alcuni filtri che vanno utilizzati per non rovinarsi il futuro, siamo liberi di scegliere come viverla. L’aspetto è sicuramente il riflesso di ciò che siamo dentro ma mentre l’età avanza, anche le nostre conoscenze e il nostro vissuto cammina con noi. Quindi non necessariamente siamo “ragazzini” o incapaci di prendere decisioni importanti, di vivere da soli, di autogestirci, di amare e di avere l’intelligenza di confrontarci col mondo e scegliere il mezzo adatto per farci conoscere. Non sempre le persone che trovate strane non lavorano o non fanno qualcosa per sé stessi. Non per forza una donna tatuata è una donna che non si assume responsabilità o non è una buona madre perchè non è un buon esempio. Lo decidete voi? Ciò che è diverso da quello che siete abituati a vedere non necessariamente è sbagliato.

L’età conta, è vero. Tante cose vanno accompagnate all’età, trovo assurda una settantenne in minigonna ma penso che lei sia felice così. Una volta che la sorpasso per la strada è già dimenticata. Internet è una vetrina, invece, che non smette mai di mostrare chi sei, come ti vesti, come ti trucchi, se hai o meno l’età giusta per tatuarti hello kitty sulle tette. Quindi la gente si sente autorizzata a giudicarti e consigliarti di trovarti un buon lavoro e un marito, di levarti quei jeans strappati e di smetterla di scrivere cazzate tu facebook. Beh, credetemi, la maggior parte delle persone che si permettono di farlo, sono persone infelici, insapori, scialbe. Persone che nessuno noterà mai nella folla. Non ascoltate mai di questi “consigli“, perchè, se fate parte del genere di cui parlo, per voi sono sicuramente sbagliati.

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