Archivi del mese: novembre 2012

essere gay non è una scelta, essere coglioni si


“Roma, ragazzo gay di 15 anni si impicca per le prese in giro dei compagni: essere gay non é una scelta, essere coglioni si.” (Regrete)

Parto da questa citazione per scrivere cosa penso, in generale, sulle persone che non accettano l’omosessualità. Perché è di questo che si parla: accettazione. Non deve piacere, non deve essere compresa, deve essere solo accettata. Perché esiste, perché non si sceglie di esserlo, si è.

Non amo molto parlare di fatti di cronaca facendone un articolo, non mi piace l’onda mediatica e quella della rete, dove si rincorre spasmodicamente al “mi piace”, sfruttando le notizie più forti, quelle che per forza di cose il mondo deve condividere. Ma una voce nel coro non fa mai male, una voce che vuole raccontare il suo malessere, la sua rabbia, contro chi ci fa sentire sbagliati. Per omofobia si muore. Questo è capitato ad un ragazzino ma succede ogni giorno, ripetutamente e forse per sempre. Ed è per questo che oggi scrivo un articolo che non c’entra niente con il mood del mio blog, che di hard ha soltanto il cuore di quelle persone che ogni giorno si prendono la briga di odiare chi, diversamente da loro, vive liberamente la propria sessualità.

L’omofobia è una piaga della società che serpeggia fin dall’infanzia. L’educazione che viene impartita ai bambini comprende anche l’odio, l’intolleranza e la mancanza di rispetto. Se una persona è cresciuta nella serenità e nell’amore non arriva a prendere in giro un gay, a molestarlo, a deturpare la sua dignità. Solo gli infelici lo fanno. E allora andrebbe a loro, forse, il nostro dispiacere. Questo malessere costante, nel cuore. Questo no sense che li accompagna, per tutta la vita. E li seppellisce. Così come è stato seppellito un quindicenne che ha avuto solo terra franata sotto i piedi, sempre e comunque. Per il solo motivo di essere gay.

Ma in sostanza qual è la differenza? Che cosa cambia se scopo con un uomo o con una donna, se amo un uomo o una donna? Cosa toglie a voi, così arrabbiati, offesi, violati? Cosa prendo, dalle vostre vite del cazzo? Quanto posso pesare sulle vostre esistenze? Meno di zero. Niente. Il nulla assoluto. Ma per le strade due ragazzi che si tengono per mano vi offendono. Due ragazze che si baciano in stazione vi stizziscono. Due gay che ridono sull’autobus insieme vi incuriosiscono. Morbosi li guardate, vi date di gomito, sghignazzate. Ma a casa, voi, siete soli. Ed infelici. La gioia del vivere non vi farebbe mai notare una “diversità”, il vostro cuore e la vostra mente sarebbero impegnati a pensare alla giornata che vi attende. Ai vostri magnifici tasselli da incastrare. Il lavoro, la famiglia, l’amore, il sesso. Non c’è tempo per i gay. Perché i gay girano per le strade insieme a voi, vi passano a fianco sui mezzi pubblici, ballano accanto a voi in discoteca, bevono un drink al bar dove andate con gli amici, vi sorridono da dietro una cassa quando pagate una confezione di yogurt. Ed alcuni di quegli stessi gay mettono lo smalto a 15 anni, gridacchiano o si atteggiano tra gli amici a scuola o nei locali, usano sciarpe o cappelli vistosi, si decolorano i capelli, postano foto in posa su internet. E poi diventano grandi, adulti, proprio come voi.

PHOTO/GERARD JULIEN

Uno di loro non c’è arrivato, ad essere adulto. Colpa dell’omofobia. Ma che ve lo dico a fare? Lo sapete tutti. Lo leggete sui giornali, sul web. Si parla di questo oggi. Domani si parlerà d’altro e tutto sarà passato. Si dimentica. Ma i gay non dimenticano mai. I continui soprusi, l’ignoranza, la cattiveria. I gay si nasconderanno sempre dentro i loro locali, nelle loro serate, si ghettizzeranno perché di voi non si fidano. E come potrebbero? Nel 2012 ancora si ride per un omosessuale. Ancora esistono persone che trovano disdicevole indossare abiti da donna se sei uomo. Ancora ci si domanda, guardando una ragazza coi capelli corti e struccata, se è una cazzo di lesbica. Ancora una madre ha paura quando il figlio le confessa di essere gay. E come potrebbe non averne?

Non esiste, forse, una fine. La gente lotta perché si ponga un punto a questo dramma popolare. Immenso. Non ci si ferma mai e di fronte ad una morte del genere ancora di più si combatte. E io da spettatrice mi posso solo rammaricare, di non poter fare molto altro che gridare. E domandarmi perché. Cosa c’è di divertente quando si vedono gli omosessuali in giro, cosa c’è di così inaccettabile da doverli insultare o picchiare. Perché ancora devono sanguinare teste. Perchè ancora devo sentire la parola “frocio”. Forse io mi sento fuori, non mi stupisco troppo. Non so perché mi sento come incellophanata di fronte a questa ignoranza.

Un giorno piove, io e la mia fidanzata vogliamo andare al centro commerciale. Corriamo verso la metro e prendiamo posto. Una coppia mi guarda accanto alla persona che amo e traggono le loro conclusioni, bisbigliando poi qualcosa all’orecchio dell’altro. Fissandoci, sorridendo, abbassando il capo. Eppure noi siamo solo sedute sulla metropolitana. Teniamo i nostri ombrelli ai piedi, gocciolanti. Abbiamo in mente di fare qualche spesa e poi fermarci a bere un caffè o una cioccolata. Siamo felici. Ma loro continuano a guardarci, a ridere sotto i baffi. Mi sento a disagio, vorrei alzarmi e prenderli a sberle. Mi sento come un fenomeno da baraccone eppure noi siamo solo sedute. Stiamo solo parlando.

Questo è il mondo. Questa è la gente triste.

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il manuale lesbico – cap.2: il look


Come scritto nel primo capitolo di questo manuale, i miei post a riguardo non vogliono essere offensivi né classisti, ma generalizzare sullo stereotipo della lesbica media per concordare e riderci su. Ci sono tantissime lesbiche che non si riconosceranno nella descrizione del look, meglio per loro. Come in tutti i casi ci si prende troppo sul serio e si finisce per non comprendersi davvero. Troviamo il lato divertente della cosa.

Nel primo post parlai della fedeltà e di come la lesbica si destreggia tra emozioni fulminanti e bisogno di sentirsi sempre in balìa di sentimenti fittizi. Motivi per i quali ella tradisce (trovate il post a questo link: capitolo 1). Ma ora vorrei parlare di qualcosa di più futile, fare quindi il vademecum del look della lesbica. Una specie di piccolo manuale se sei lesbica e non sai come somigliare alle altre lesbiche. Se non sai dove fare shopping questo post ti aiuterà a scoprirlo!

La lesbica media cura oltremodo il suo look, apparentemente trasandato e del generis “scazzo perenne” è in realtà il risultato di uno studio attento e calcolato, tutto dev’essere al suo posto e niente lasciato al caso. Ad alcune di voi forse è capitato di pensare “che figa, questa si alza al mattino, indossa uno straccio ed è il top”,  la realtà è che quello che per voi è “una cosa messa a caso” non lo è!

Partiamo dai capelli: attualmente la lesbica si riconosce da una cosa, l’acconciatura. Praticamente sono tutte uguali. Seguono molto le mode del momento e non le biasimiamo, in fondo è sempre una figata stare al passo coi tempi. I capelli sono un fattore fondamentale per le lesbiche, si può dire il fulcro di ogni cosa, dopo la fagiana. Il capello in disordine è anch’esso uno studio articolato, non escono se i capelli non sono come vogliono. La lesbica spende miliardi in lacche, gel, cere. Nemmeno una raffica di vento da tempesta tropicale può smuovere i loro ciuffi. La lesbica dai capelli lunghi avrà spesso la coda da pompino senza preavviso. Cosa significa? Presente quelle code/chignon fatte alla cazzo in culo e alla veloce per fare un pompino senza che ti mangi i capelli? Ecco, stessa pettinatura. Per questo motivo, a lungo andare, anche la lesbica col capello lungo avrà la metamorfosi e si taglierà i capelli fino ad avere la stessa pettinatura della fidanzata. Tipico.

Passiamo alla t-shirt. La lesbica non metterà mai una maglietta attillata (a meno che sia un giubbino anti-proiettile o una muta da sub), assolutamente fuori luogo pizzi, elastano,colletti. Soltanto magliette morbide, stampate, felpe, camice monocolore. Se le t-shirt sono strappate, malandate, scolorite, ancor meglio. Assolutamente d’obbligo l’assenza di reggiseno, se si tratta di lesbica piatta. È un must andare in giro con i capezzoli ruggenti. Per le lesbiche un po’ in carne il reggiseno c’è ma non si vede: maglietta extra morbide.

Pantaloni assolutamente, gonne manco a parlarne (a meno che si tratti della lesbica in fase iniziale che ancora non sa che la sua gonna preferita diventerà uno straccio per la polvere). I jeans sono il classico, si sa. Strappati, slim, capri con risvolto ma anche un po’ di arabeggiante di tanto in tanto si vede, soprattutto per chi, come me, ha qualche rotondità da camuffare (fingendo di essere molto randagia). Il pantaloncino di jeans mai inguinale, sempre a cavallo basso e trasandato, da portare alla “cazzo me ne fotte a me di sta giornata?”.

Inverno o estate non conta, la pashmina domina. Va portata di tutti i colori, basta che sia molto “centro sociale”. In qualsiasi circostanza la lesbica l’indossa, anche con 40 gradi e la canotta. Fa molto “accessorio” e personalizza l’abbigliamento (lo personalizza con il resto delle lesbiche del locale, ovviamente).

Le scarpe sono un grandissimo must have! Qui la lesbica si sbizzarrisce e non tutte seguono una moda univoca. C’è la lesbica che ama le scarpe da ginnastica e passa interi pomeriggi da treesse, e quella che predilige mocassini et similia. In ogni caso non indosseranno mai stivali oltre la caviglia, anche senza tacco lo stivale è troppo “donna”. Non metterà mai scarpe ballerine, bandite assolutamente, così come le decoltè o le zeppe. La lesbica femminile oserà sicuramente utilizzare calzature tacco 12 ma per un periodo limitato, quello dove si troveranno al bivio: femminilità o conformità? Il 50% sceglierà la sua strada ma se sceglie la prima opzione sarà sempre o quasi ignorata alle feste: la lesbica che si veste troppo hot è snobbata, la moda gay al femminile non è un elemento da sottovalutare. Perdi pure un chilo di femminilità ma resta agghindata come si deve, o sei out!

A tutte le etero che pensano scioccamente di colpire entrando in un locale gay conciata come una femme fatale: segui un consiglio, se vuoi riscuotere successo esci dal locale, cammina 150 metri, entra in un locale etero e ne avrai.

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