Archivi del mese: ottobre 2012

L Word: la fiera della disoccupazione


Premessa: se sei lesbica continua a leggere che ti ritroverai, se sei etero continua a leggere e ti verrà la curiosità di capire di più, se sei ninfomane continua a leggere che ti do informazioni utili. L’argomento che tratterò in questo post è orientato al mondo gay femminile, perché ho intenzione di sezionare un noto telefilm americano che tratta l’argomento, L Word.

Sezionare in che senso? Nel senso che lo voglio fare a pezzi. Ho seguito le vicende con interesse ma i sentimenti  dominanti  sono sempre stati l’imbarazzo e l’incredulità. Si può dire che 4 scene su 5 sono di sesso, di tutti i generi, perché le donne possono stupire in quanto a fantasia. Nonostante siano sprovviste di materia prima non si danno per vinte e possiedono un repertorio da leccarsi i baffi. Quasi sempre gemiti, urla, love talking, bocche spalancate e posizioni da acrobata sono in primo piano, poi va be, c’è una trama, un filo che le protagoniste seguono ed è quello della più estrema promiscuità. Amore? Non credo sia menzionato, velato da una facciata di normalità, anche quello è tremendamente cosparso di lubrificante.

L word parla di un gruppo di amiche che vivono vicende personali e tutte (ma proprio tutte) ruotano intorno a questo gruppo. In pratica si riciclano a manetta. E’ un universo di ex delle ex, di me che mi faccio te e poi te ti fai l’altra, poi quell’altra si farà me e via discorrendo. L’unica presunta etero del telefilm sin dall’inizio della stagione fa il salto della quaglia per poi diventare la lesbica più improbabile, stronza e senza senso di tutta la serie. Era meglio se continuava a prendere carpe e branzini, ci faceva un favore. Queste amiche sono tutte ovviamente lesbiche e il loro universo è unicamente gay, si muovono solo ed esclusivamente nella cerchia ristretta (Los Angeles la facevo più grande) di amicizie e amanti lesbiche. Se per puro caso incontrano una donna etero… datele una puntata, diventerà lesbica pure lei. La facilità con cui le donne etero di quel telefilm si mettono a leccare fagiane è impressionante, ma passiamo oltre.

Le protagoniste della vicenda sono l’emblema della serie, considerato che trama ce n’è poca. E’ tutto affidato alle vicende personali di queste signorine, ogni storia è a sé, legate da un unico collante: il tradimento ed il sesso. Nel senso che le storie si legano una all’altra tramite un passaggio del testimone e il testimone è uno strap-on. Perché c’è da dire che le donne con le donne sono davvero delle porche incredibili, mi domando perché con gli uomini molte fanno le puritane: tramite L Word ho scoperto che le donne sono degli uomini senza cazzo.

Parliamo ora del cast o meglio di quelle a mio avviso più rilevanti e presenti in tutta la serie o quasi, così vi fate un’idea (per chi non l’ha visto, per chi l’ha visto sono certa saremo d’accordo al 100%):

Tina e Bette: allora… qui ho da dirne un sacco. Questa è l’unica coppia della serie duratura e longeva, 7 anni d’amore profondo dove arriveranno anche ad avere una figlia tramite inseminazione. Le due sono molto diverse tra loro. Tina è una trota che con la gravidanza diventerà una balena. Bette è una figa assoluta (Jennifer Beals dopo Flashdance l’ha vista brutta se ha fatto sta parte), potente e ricca. Bene, le due stanno assieme e dovrebbero rappresentare l’emblema dell’amore tra gay. Si, certo, a parte che Bette la cornifica, Tina torna etero per qualche mese, si rimettono assieme 10 volte e 10 volte si ricornificano. Però loro sono la coppia vera della serie. La domanda per Tina e Bette è: perché la foca di Tina si fa sempre donne bellissime e potenti?

Jenny: lei e la inizialmente etero che diventerà psicopatica dopo il cambio di gusti sessuali. Piccola, fragile, indifesa e totalmente pazza, non credo che nessuno sia interessato al personaggio di questo gremlins, in primis perché le sue storie sono totalmente da guardare sotto trip (Donnie Darko le fa una pippa) e se non hai trip non ce la puoi fare, in secondo luogo perché è disastrosa da guardare (nuda) durante le sue relazioni. Lei non dialoga, delira. Lei non scopa, cinguetta. La domanda per Jenny è: ma perché quel reggiseno non se lo tiene addosso che le sta meglio?

Helena: la più figa in assoluto, ma la più improbabile. Troppo bella per essere credibile. Parte col turbo: donna potente, ricca sfondata, spietata e irraggiungibile. Poi non si sa per quale motivo diventa scema, imbranata, sfigata da far paura. Ah si forse lo so perché, s’è fatta Tina nel periodo gravidanza, s’è sputtanata il curriculum. Beh questa donna ha relazioni che non si capisce. Prima scappa con una carcerata oscena e muscolosa su delle isole sperdute, poi si mette con una donna oltremodo oscena che l’ha denunciata di molestie sessuali e poi? Un poi per lei non esiste. La domanda per Helena è: ma perché?

Alice: fisicamente la donna più storta, caratterialmente la più simpatica, eticamente non si descrive. Questo personaggio è senz’altro il meno noioso della serie, le sue storie sono molteplici e variegate (si fa anche uomini, si dichiara bisex), alcune di spessore, altre senza senso (come tutte del resto) ma è anche donna pettegola, attiva, irruente, insomma movimentata. Motivata soprattutto a far girare i coglioni a tutte, non si fa mai una cespugliata di cazzi suoi. La domanda per Alice è: perché si veste con le tende?

Kit: sorella di Bette e personaggio a mio avviso inutile all’interno della serie. Priva di spessore emotivo (perché di spessore fisico ne ha fin troppo), l’unica etero della storia (che però ha degli scivoloni di tanto in tanto, a forza di stare con lesbiche tutto il santo giorno), Kit rappresenta la totale inattività, nonostante sia la proprietaria del noto locale dove si svolgono gran parte degli intrighi, invece di preparare caffè alla clientela sta sempre seduta a farsi i cazzi delle amiche lesbiche. La domanda per Kit è: cazzo ci fa nel cast?

Max: personaggio interessante in quanto da donna prenderà la decisione di fare una transizione e diventare uomo, quindi uno dei percorsi meno superficiali affrontati nella serie. Una trascorso personale drammatico, la relazione complicata con la famiglia, la scivolata sulla banana quando si scopa Jenny e poi il trash, il fondo oltre il quale la serie non poteva andare: rimane incinto di un gay. La domanda per Max è: ma quando ha letto il copione perché non ha urlato?

Carmen: la donna meno discreta della terra, inizia la sua avventura nella serie scopandosi indovinate chi? La tenebrosa e irraggiungibile (?) Shane (ne parlo alla fine, lei ha il posto d’onore) e così, da subito, si sente integrata nel gruppo tanto da scialacquare per i cazzi (cazzi è la parola meno appropriata, lo so) delle protagoniste come il prezzemolo. La donna più pallosa del cast ma soprattutto la più cornuta vista sulla faccia della terra. Ma tipo cornuta e maziata! Di quelle che lo sanno ma va bè! La domanda per Carmen è: poteva mica andarsene prima?

Phyllis e  Molly: Phyllis è la vecchia lesbica per eccellenza, quella che ha preso un girino per anni e poi ad una certa capisce di essere gay e con chi fa il test di ammissione? Con Alice ovviamente. Devo dire che ne ha di pelo sullo stomaco la nostra simpatica giornalista. Insomma lei è la riprova che non c’è mai limite all’indecenza. Quanto a Molly, figlia reale dell’attrice che interpreta Phyllis (e si vede), trovo sia il personaggio meno rilevante mai proposto: cazzo c’entrava lei con Shane? Ma soprattutto: sarà molto poco attraente? La domanda per Phyllis e Molly è: si può dire sia genetica l’omosessualità? E la deficienza?

Jodi: la donna meno attraente, sgraziata, antipatica e vendicativa. Parte sostenendo il ruolo della sordomuta sciupafemmine, che non è fedele e che ha solo avventure poi si mette con Bette e diventa una specie di zecca. Non parla ma riesce comunque a litigare e a rompere i coglioni in continuazione. Per fortuna Bette riprende il senno e la scarica. Ovviamente a seguito di un tradimento, con Tina, tra le altre cose. La domanda per Jodi è: oltre a fare sculture col ferro e a rompere i coglioni, che fa?

Shane: dulcis in fundo lei, la migliore di tutte, la più amata dalle spettatrici, che siano etero o bisex o chessoio lei se le fa tutte, non gliene scappa una. Sguardo intrigante e truce, fare da maschio mancato, charme e fascino a gogo. Peccato sia una cazzo di parrucchiera coi capelli sempre unti e appiccicati, che mangi una carota al giorno (peserà 35 kg), che indossa sempre e solo magliette con le susine in bella vista e che si vesta da H&M. Fa cagare. Eppure conquista. Ho sempre pensato che fosse un personaggio costruito male e che sia la pantomima di una lesbica carismatica, nessuno o quasi nessuno se n’è mai accorto. Spero che quando si porta a letto Jenny qualcuno si sia potuto ricredere. La domanda per Shane è: se ti do 10 euro te li lavi i capelli?

Ogni volta che ho guardato una puntata di L Word ho avuto tanti quesiti per la testa, ma uno in particolare mi ha sempre trapanato il cervello: ma ste stronze non lavorano mai?

se vuoi saperne di più su questo, guarda L Word

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non sono cattiva, sono diversamente buona


Ormai è chiaro e noto a tutti, il mio blog non è e non vuole essere buono. Più che altro ritengo che ogni cosa da me scritta rispecchi, in parte, la realtà ed io sono drasticamente sincera, in tutto e per tutto. So bene di non stare simpatica al 90% della popolazione ma il restante 10% a me basta, in quanto so per certo che, come me, non ama l’ipocrisia e la falsa moralità.

Questa volta però non parlerò in linea generale ma di me e di alcune cose che ho fatto nella vita (e che con molta probabilità, nella stessa situazione, rifarei). Questi esempi che sto per raccontarvi non rispecchiano in niente una buona condotta, una sana morale e degli onorevoli principi. Di me posso dire qualsiasi cosa ma non che sia un’altruista. Sottolineo che nella mia vita ho compiuto molte azioni scorrette ma, a pari merito, ho avuto grandi slanci di bontà e di tenerezza. Ho fatto del volontariato per i disabili, ho pianto per persone disagiate, ho avuto modo di aiutare chi aveva bisogno di un sostegno, morale e materiale. So riconoscere il limite oltre il quale il cinismo diventa cattiveria. E non sono una persona cattiva.

vi sembro una persona cattiva?

Bene, dopo questa premessa atta a mettere in difficoltà i pallosi moralisti che leggeranno posso anche raccontarvi delle mie fantastiche prodezze e domandarvi se mai, nella vita, avete fatto lo stesso o lo avete anche solo pensato.

SCENA #1

Autobus pieno, io seduta con la fidanzata. Vecchietto sale, e ruota a 360° la testa alla ricerca di un posto. Nell’istante in cui lo individuo comprendo la situazione, mi guardo intorno, vedo solo anziani. Le uniche due giovincelle siamo noi. Mi volto verso la fidanzata e con estrema risolutezza tuono: “girati verso il finestrino e fingi di dormire, ora!”. Al che lei senza domandare nulla esegue, io appoggio la testa sulla sua spalla russando rumorosamente. Al che sento “signore, signore? Venga si sieda pure qui al mio posto”. Scampato il pericolo mi desto stiracchiandomi e la fidanzata si muove e mi domanda “ma devo ancora fingere di dormire?” e io “no, via libera, il vecchio ha trovato posto altrove”.

SCENA #2

Per strada, davanti a me cammina una mamma con bambino. L’infante tiene in mano un grosso palloncino di McDonald e continua, rumorosamente, a lamentarsi di nonsisacosa. Grida, piange, si dimena e la madre tace, ignorando il casino abnorme che il fanciullo produce. Io, dietro di loro camminando a passo di formica, sento che bisogna agire e farlo in fretta, in modo di liberarmi del fardello che mi rincoglionisce e che mi limita nel passaggio. Al che mi accendo una sigaretta e con fare disinvolto, mentre la porto alle labbra, l’appoggio delicatamente sul palloncino. Il resto è storia.

SCENA #3

Metropolitana, bambina seduta a fianco a me, madre e padre in piedi poco lontano che parlano. La bambina mette i piedi sul sedile, rannicchiandosi e canticchiando. La voce si fa acuta e fastidiosa, cerco disperatamente di resistere al rumore di fondo che mi impedisce di leggere il mio fottuto libro. Dissocio la mente dal reale ma non riesco, il canto si fa più incisivo e dominante. La nenia è a cadenza regolare con tanto di piedino che scivola e mi cozza sul ginocchio, sporcandomi. A quel punto chiudo il libro, controllo situazione genitori, mi volto verso la bambina che mi guarda e le mormoro sorridendo: “sai che non si mettono i piedi sul sedile? Stanotte l’uomo della metro verrà a trovarti nel sonno e te li taglierà!”.

SCENA #4

Autobus, in un attimo di distrazione una vecchietta mi bracca prima che finga di dormire. Mi si avvicina con aria di sfida ed esclama a gran voce “tu, ragazza, fammi sedere!”. Io la guardo con un misto di imbarazzo e stupore e resto in silenzio. Al che lei torna a ripetersi “ma non hai sentito? Dai cedimi il posto” con arroganza e prepotenza (sti vecchietti!). Allora io abbasso lo sguardo,  comincio a giocare nervosamente con le dita della mano e mormoro “mi dispiace signora, sono mortificata, ma soffro di una grave forma di antropofobia, devo restare qui rannicchiata fingendo di non esserci”.

SCENA #5

Seduta sulla metropolitana ascolto un po’ di musica con il lettore, vedo arrivare un mendicante che risoluto appoggia sulle mie ginocchia (e su quello di tutti i presenti) un foglietto con scritto “scusate se disturbo, chiedo solo una piccola offerta per non avere più fame”. Lo stesso giorno ho ricevuto in regalo da un’amica vegetariana una tortina fatta con cavolfiori, broccoli e farina di grano saraceno. Ho un’illuminazione e prima di scendere appoggio sul sedile foglietto, merendina e un euro (per prendere un litro d’acqua da berci dietro) e me ne vado.

SCENA #6

Stessa scena di madre con bambino lamentoso, di quelli da attacchi epilettici in mezzo alla strada. Madre lo tiene per mano senza cagarlo (tattica per non dargliela vinta) così a sorbirlo sono io ed il restante popolo che retrocede l’atroce accoppiata. Il bambino grida, impreca, quasi si soffoca dal pianto gridando “mammaaaaaaa ascoltami mammaaaaaaa”. Così, un po’ per solidarietà al bambino, un po’ perché m’ero già rotta i coglioni, do un colpetto di punta col piede alla pianta della scarpa del bambino mentre cammina, egli ovviamente per il rinculo e il mancato sostegno del suolo cade e resta appeso alla mano della madre strascicandosi. La madre si blocca per soccorrerlo e io passando “ecco, ora ti sta cagando”.

Questi fatti, accaduti nella mia adolescenza, sono rimasti nella mia memoria come i colpi di cinismo più grossi mai messi in atto. Spontanei, accorati, senza nessuna macchinazione. Viene tutto da di dentro. Ma sfido a dirmi che nessuno di voi ha mai voluto farlo. La nostra parte oscura è la più forte, respingerla spargendo moralismo a gogo non ve ne libererà, sappiatelo!

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la ciccia ti fa bella


Ecco, questo è il simbolo della stronzaggine. La Dove ha pensato di usare delle belle signorine in carne per rappresentare la campagna contro la “discriminazione” delle curve? No, è una campagna per i suoi prodotti. Cosa c’entra l’intimo con la cosmesi? Niente, ma di certo ha centrato il bersaglio. Ecco che la gente si è sentita di dover comparare queste immagini dimostrando l’ingiustizia per cui grandi aziende come Victoria Secret’s usi scheletri viventi per evidenziare il canone di bellezza per eccellenza. Avete mai visto donne in carne posare per Intimissimi? O per altri marchi di intimo. Ma anche solo di gioielli, profumi, vestiti. Mai. Ecco che la Dove allora ci prende in pieno. Ma io, donna con le maniglie dell’amore mi sento ancora più presa per il culo.

Questo post non vuole essere polemico, ma ironico. Anche se, a dirla tutta, un pò irritata sono. La gente si è presa la briga di comparare queste due immagini dimostrando come un’azienda al pari di Victoria Secret’s (quando arriva in Italia???) sbagli ad utilizzare donne magre per le proprie campagne. Ma secondo voi la Dove ha usato le curve per cosa? Per sensibilizzare o per sfruttare la sensibilità? Le donne con scarsa autostima e 4 kg di troppo hanno smesso di invidiare le modelle della foto sopra? Non credo, non credo proprio.

Ma ecco che le donne si sentono forti, pensano “visto? La vera bellezza siamo anche noi, lo dice Dove!”. Pronto? Sveglia? Le donne magre non devono essere viste solo ed unicamente come delle persone sofferenti, malate, che non vivono bene la loro esistenza. Non tutte le donne delle pubblicità sono persone disperate, sfruttate ed ingiustamente belle. La verità sta nel mezzo! I chili di troppo noi vogliamo buttarli giù, inutile prenderci per il culo! Non sarà una campagna pubblicitaria come questa o il paragone tra una e l’altra a farci sentire meglio. L’autostima è un affare personale.

Esiste un confine, un equilibrio. Le donne invidiano quelle così belle e magre e poi si incazzano quando non vedono mai dei grossi culi nelle mutande Roberta. Beh, che dire? Il messaggio educativo e sano non è di certo quello di mettere a confronto due realtà differenti e non per forza migliori o peggiori. Dare della scopa ad una donna magra equivale a dare della cicciona a una in carne. Le donne vorrebbero essere come quelle sopra e spesso lo ammettono, tipo me. Poi vedono un collage come questo e si agguerriscono, urlano “quelle sopra sono malate! Donna in carne è bello!”. Spengono il pc, vanno in bagno, si passano la crema Dove sul viso, guardano i rotoli che strabordano dall’elastico del pigiama e pensano “mi faccio schifo, vorrei morire”.

No, non è così che funziona. La realtà è che il 90% delle donne in carne vorrebbero essere magre: diete, sport, palestra, corsa, sacrifici, sofferenza. Alcune riescono a dimagrire, altre no, e restano nel loro lamentarsi quotidiano. L’autostima la gestiamo e cambiamo noi, accettando noi stesse. Non sarà una foto come questa ad aiutarci. E’ vero che queste pubblicità e lo standard tipico della donna in tv o nelle riviste accresce il senso di disagio e la ricerca della perfezione, sono d’accordo, ma usare l’anticonvenzionale per insegnare che la bellezza non sta nei centimetri, anche no!

come vedete il pregiudizio c’è per entrambe le parti

La salute è importante ma Victoria Secret’s continuerà a vendere molti prodotti a donne di tutti i tipi, anche a seguito di campagne come queste. Dove continuerà a vendere i suoi prodotti (che sono ottimi) ma non potrà insegnare alle donne ad accettare sé stesse e a non invidiare chi, magari per costituzione e non per malattia, porta una 38. Ci sono donne robuste che si piacciono, ve l’assicuro. Altre (la maggior parte, inclusa la sottoscritta) che continuerà a voler perdere peso e migliorare il proprio aspetto, il proprio look, il portamento e bla bla bla. Ma nella maggior parte dei casi, alla fine, dopo una lunga giornata di lavoro, molto stress e  quant’altro, davanti ad una mousse al cioccolato dirà “ma vaffanculo, chi se ne fotte? Le diete si iniziano di lunedi e oggi è martedi”.

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