le donne dei saldi: commesse e clienti


Lo so che aggiorno raramente ma ditemi voi come posso fare la casaling(u)a, lavorare, fare fotografie, avere una vita sentimentale e sfornare idee così, come funghi? Avete mai pensato di suggerirmi qualche argomento? Che so: la masturbazione plantare? O che so: come curare una fistola anale? NO! Non mi avete mai dato una mano quindi è ufficiale, gradirei che mi sottoponesse, di tanto in tanto, qualche valido argomento su cui discorrere. Sarebbe anche un buon metodo di interrogazione, per vedere quanto sono preparata “in diretta”.

Ma oggi vorrei evidenziare un argomento. Una fantastica tipologia di donna: la commessa. E poi un’altra fantastica tipologia di donna: la cliente della commessa. Ovviamente in base a ciò che il mio fiuto ha potuto constatare in questo altrettanto fantastico periodo: i saldi. Lascio poi a voi la decisione di allearsi con l’una o con l’altra, sarò molto obiettiva. Mi baserò solo sul negozio di abbigliamento femminile.

La commessa

Boutique: ci sono due tipologie di negozio, ovviamente. Partendo da quello rinomato, chic e d’alta moda come la boutique, parliamo della sua addetta vendite. Solitamente porta una divisa nera, rigorosamente tailleur con camicia bianca e giacca nera. Anche se ci sono 40 gradi lei non la toglie mai. Trucco perfetto, capelli perfetti, unghie perfette e sorriso perfetto. Questa donna è il top per la clientela fissa (ovvero quella coi soldi) ma se entra una squattrinata come me la situazione cambia. La commessa della boutique ti guarda sbigottita, sorridendo forzatamente e cominciando a sfregare le mani in segno di nervosismo. “Posso aiutarla?” “no grazie, do un’occhiata” “ma aveva bisogno di qualcosa in particolare?” e intanto fa segni con gli occhi all’altra commessa in richiesta d’aiuto. “no, davvero, vorrei solo guardare un attimo” “ok…”. Ma durante la tua passeggiata all’interno del negozio la commessa sarà appostata al tuo culo mentre l’altra farà il palo alla porta. Inutile restare, solitamente si esce nell’immediato. Per la precisione: era un esempio, in quei posti non entrerò mai.

Low Cost: ce ne sono a iosa di questi negozi a catena, pieni zeppi di persone, soprattutto in questo periodo di saldi. Le addette vendita sono oltremodo differenti da quelle sopra citate. Avendo molto più lavoro (nella boutique entrano 4 clienti al giorno spendendo una media di 500 euro a testa) riescono meno a farti da segugio, di fatti hanno le loro fantastiche guardie di colore, grandi e grosse e minacciose.
Ed ecco che nel casino più immane non riesci a trovare la tua taglia. Così cerchi con lo sguardo la commessa che, accortasi del tuo voltarti a destra e a manca, si nasconderà dietro ad uno stendino o sotto un tavolo a raccogliere sandali. “Scusi? Potrei chiederle una cosa?”. “Eccola, mi ha beccata” penserà e poi sorridendo emergerà dal nascondiglio. “Dica…” “vorrei sapere se c’è una M di questa maglia!” “no, sono tutte esposte”. Questa è la frase standard, hanno una specie di disco incorporato. Se voi vi avvicinaste e cambiaste la domanda in “ti sei mai ficcata un manico d’ombrello nel culo?” lei risponderebbe “no, sono tutte esposte”.
La commessa dei low cost al camerino ha sempre la faccia incazzata, quasi tu ti senti in colpa ad essere li, ad esistere solamente. Così timida attendi il turno: “quanti?” “4” “tiè” e ti lancia il numero con un grugnito. Quando educatamente ridai alla commessa il tutto, abiti compresi (non è che devi comprare per forza) tu saluti “grazie, arrivederci” e lei “mmmmm”.
Alla cassa la commessa non ti guarda mai, fa di tutto per guardare qualsiasi altra cosa, parla con la collega a fianco, fa un mantra personale, si masturba, insomma tutto ciò che serve per non guardarti, perché lei ti odia! Però è abilissima, direi una professionista, riesce a togliere l’antifurto, battere il capo, insacchettarlo (il più delle volte spingendolo a forza stile ammasso di stracci), passare il tuo bancomat, darti lo scontrino, il tutto senza guardare! Una maga! *

Negozio fuffa: sono quelli dei cinesi o comunque dove trovi tutte le cose più oscene che durante i saldi ti danno a 2/5 euro massimo. Lì dentro non esiste un regime, non esiste nemmeno la commessa. C’è solo una figura alla cassa che fa la settimana enigmistica e quando vai a pagare non si accorge mai di te. Basta un colpo di tosse, tranquille. Se chiedete un’informazione sul modello, che so, “queste scarpe ci sono solo nere?” la risposta sarà “no io no fale sconto, ultimo numelo, essele andate a luba!”.

* Ovviamente non in tutti i negozi la situazione è così, pochissimi, ma reali, verificano in maniera corretta la presenza del capo o l’arrivo futuro  nel caso fossero davvero tutti esposti, ti sorridono, ti aiutano e ti fanno sentire a tuo agio, quindi non demoralizzatevi, è solo una questione di politica aziendale, credo

Ed ora passiamo alla controparte.

La cliente della commessa

Boutique: la cliente tipo della boutique ha tra i 50 e i 70 anni, è tutta rifatta e indossa una tenda. L’odore che emana è tipo d’essenza di rosa canina, quella che mia madre mette nei termosifoni, per capirci. Ecco lei non compra, lei cerca un guru. Entra nel negozio e bracca la commessa (che ovviamente è già sulla porta a fare un cazzo sorridendo), dopodichè dice “vorrei un abito per un cocktail” e la commessa le farà vedere tutto il negozio e tutto il negozio non andrà bene. “questo nero?” “è troppo nero” “questo petrolio?” “è troppo petrolio” “questo vaffanculo?” “è troppo vaffanculo”. Passeranno ore, nelle quali la povera commessa sarà intossicata da rosa canina e cipria per mummie. Quando alla fine la cliente, assumendo un’espressione triste e nervosa, sta per andarsene punterà un dito verso una foto nel negozio “voglio quello!” indicando l’abito indossato dalla figura nella foto “ma è Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany…” “frega un cazzo, voglio quello” “possiamo provare a recuperarlo, che so, per settimana prossima” “no, il cocktail è stasera”.

Low Cost: la cliente del low cost è uno spasso (ovviamente sono ironica). Normalmente genera caos e confusione mentale, durante i saldi è uno tsunami vero e proprio. Esempi: in camerino si fiondano dentro nonostante ci sia una stronza pagata per dare dei numeri e per controllare che non si formi confusione, una stronza che raccatta i vestiti e li sistema per farli poi rimettere in vendita una volta provati e abbandonati. Eppure non la vedono mai. Una volta finito di provare, se alla commessa sfuggono nello stesso modo, una volta aperta la tenda troveranno di tutto, accuratamente separato, omini da una parte (a terra), abiti dall’altra (appesi sulle sporgenze della cabina, qualsiasi sporgenza).
Nel negozio la cliente durante i saldi avvista sempre il tavolo più incasinato e comincia a scavare, penso che lo trovi divertente. Dove c’è caos c’è sicuramente qualcosa che piace, giochiamo a trovarlo! Quando prende un vestito da un modulo lo toglie sempre dalla gruccia e poi la gruccia la rimette a posto e il vestito lo sbatte sopra qualche piano orizzontale.
La cliente ha un’attrazione morbosa ed incontrollabile per gli stendini dove la commessa riordina, anche se il negozio è di 1500 metri quadri, no, lei vuole te, vuole quella maglietta che tu stai rimettendo a posto, se ti incontra per i corridoi mentre tu porti 500 kg di vestiti al loro posto lei ti ferma e tuona “quell’abito li, quello sotto, rosa, che taglia è?”.
In cassa la cliente ti darà sempre prima il bancomat e poi la merce. Cosa vuol pagare, prestazioni occasionali? Il più delle volte invece i capi da lei appoggiati saranno al rovescio, tipo li leva stile uomo delle caverne e li porta direttamente in cassa. Se poi glieli pieghi male “potrebbe piegarli meglio, si sgualciscono”. **

Negozio fuffa: la cliente del negozio fuffa è come a casa, non saluta, prende la roba, la prova, parla in dialetto napoletano alla figura presente, la quale annuisce senza staccare gli occhi dalla settimana enigmistica, poi andrà alla cassa e chiederà “quant’è?” “2 euro” “uno sconto?”.

** anche in questo caso non esistono solo questo tipo di clienti, ce ne sono tante educate, simpatiche, desiderose di fare del sano shopping e soprattutto capaci di intuire che l’educazione sta alla base di un meraviglioso scambio umano, di qualsiasi natura di tratti

Questo è ciò che negli anni ho osservato (sono un’osservatrice meticolosa) e come in tutte le cose ci sono le eccezioni e per fortuna queste sono le eccezioni. La regola è che nei negozi dove vige il rispetto del proprio lavoro ciò non accade, mentre la clientela è soltanto una questione di buona educazione, o ce l’hai o non ce l’hai.

Buoni saldi a tutte!

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6 commenti

Archiviato in il popolo e la vita

6 risposte a “le donne dei saldi: commesse e clienti

  1. 😀
    la masturbazione plantare sembrava un argomento così interessante..uff prossimo spunto? i modelli/le modelle che non avresti mai dovuto fotografare! 😉

  2. Quella dell’ombrello sarebbe da sperimentare con una commessa di H&M. Odio H&M, ci compro solo i calzini. Nel mio negozio d’abbigliamento preferito il commesso è gay. Lo adoro!

  3. Particolari e interessanti sono anche i ripiani di un ipermercato in cui sono messi capi d’abbigliamento scontati (tipo 5 €, evidentemente tutta roba abbastanza scadente ma che riempie l’occhio al cliente che comincia a rovistare affannosamente per trovare la taglia)
    Prossimo argomento per un post? Modi, usi e costumi della depilazione.

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