Archivi del mese: febbraio 2012

il manuale dell’anti-seduttore


Sto leggendo un libro, in questo periodo, ed è un manuale di seduzione. Leggendo e apprendendo tecniche che, modestamente, già possedevo e non ne ero al corrente, mi sono resa conto di quanto, nel corso della mia vita, abbia incontrato anti-seduttori.  Per questo motivo, mossa da bontà che solitamente non ho, ho deciso di creare un post.

Quello che scriverò in merito potrà essere un manuale di istruzioni su come far scappare la persona che vi sta troppo appresso o, al contrario, aiutarvi a capire cosa non fare per sedurre una bella vittima. Quindi qualunque sia il vostro scopo spero di darvi delle dritte come si deve. Altrimenti attaccatevi al cazzo.

L’anti-seduttore è insicuro, di quell’insicurezza così travolgente da congelare ogni possibilità di rimorchio.

Innanzitutto è uno poco generoso, quindi se uscite con uno stronzo che una volta finito il caffè si alza e si mette a cercare a moneta nel portafoglio in maniera minuziosa e oltremodo lenta, lasciate perdere. Significa che sta prendendo tempo per farvi arrivare prima alla cassa. Idem per quello che vi accompagna a provare una maglietta e al vostro dire “peccato, mi piace da morire ma sono uscita con 10 euro…” risponderà “dai, domani la ritrovi sicuro!”. L’antiseduttore è anche oltremodo fumentino. Se durante una discussione su D’annunzio, al vostro dire “trovo che sia il più grande seduttore della storia” lui risponde “ma si faceva defecare in faccia, non dire stronzate!”, prendete la prima uscita e fuggite. Altro connotato dell’anti-seduttore è la criticità. Ogni cosa che metterete sarebbe potuta stare meglio con altro, o avreste proprio fatto bene a non metterla. Sarà critico su come muovete la gamba, asserendo che date il nervoso. Lo sarà su come mangiate un gelato, troppa lingua non sta bene, è volgare, sarebbe meglio la coppetta. Anti-seduttore è anche colui che esagera coi complimenti o inneggia ad un amore intenso, quando vi conosce da due giorni. Vi sembrerà di avere una rete di trote appesa al culo, mollate il colpo. Ma andiamo per tipologie, così non ci sbagliamo.

1.  l’esoso: è quello scemo di guerra che vi fa fretta, per lui “l’attesa aumenta il desiderio” è una cazzata astronomica e ve ne accorgerete. Al primo vostro tentennamento romperà i maroni in maniera esagerata, lui è convinto di piacerti e di conseguenza trova assurdo attendere. In questo caso non dategliela, fatelo aspettare circa un mese, sopportate le sue reazioni e quando avrà le palle stracolme, mandatelo a cagare.

2.  l’asfissia ambulante:  è quello che prima ancora che tu sappia che è cagato al mondo si innamora di te.  In base alla rapidità con cui arriverà ad adorarti sappilo riconoscere, sembrerà che ti aduli, che trovi interessante ciò che fai, in realtà se analizzi bene la situescion, non c’è un cazzo che hai fatto per indurlo ad amarti in sto modo. Anzi, ti sei anche depilata i baffi con la lametta davanti a lui. Indi per cui mollalo ma attenta, farà leva sui tuoi sensi di colpa, nel caso in cui accada tiragli un calcio nei coglioni.

3. il moralizzatore di staminchia: è colui che leggerezza non sa che esista, per lui ogni cosa ha uno standard e un senso. E’ più rigido lui che il suo pene. Per cambiarti ce la metterà tutta, gratificandosi di vederti un pochino confusa su te stessa. Bene, quando arrivi a quel punto, dove il suo dominio è in atto per riempire l’infelicità che lo invade, devi abbandonare la zavorra. Come? Se vi ha fatto la morale sul vostro voto alla sinistra, fategli trovare una svastica appesa in cucina e chiedetegli se vuole fermarsi a cena.

4. braccine corte: è facile capire di chi si parla, è quel coglione di cui ho scritto sopra, quello che conta le monetine, quello che al casello scodella nel cruscotto per cercare soldi, temporeggiando e attendendo che tu intervenga a pagare,  quello che se ti piace il peluche di hello kitty in vetrina ti fa la mazzata su come sia stupido volere un pupazzo così commerciale. Quando arriverà a dirti “sono troppo carino, ma dove lo trovi uno così?” gongolandosi perché ti ha comprato un kinder bueno alla macchinetta e non mangiavi da due giorni, ficcaglielo in gola e scappa.

5. l’impacciato: è quello che sbaglia tutto, dal modo di vestire alle azioni. Ti rovescerà il caffè sul più bello di una dichiarazione, quando dovrà baciarti si morderà  la lingua e dovrai portarlo al pronto soccorso, quando ballerete in discoteca ti salirà sopra senza accorgersene, quando vorrà rimediare all’incidente portandoti sul cubo per ballare insieme cadrà, e voi dietro di lui. Questo essere pensa a sé stesso, a come riuscire, e quest’ansia lo farà sbagliare, portando anche te nella spirale. Evita, non credere che sia goffo perché gli piaci troppo, regalagli un pallottoliere con un bigliettino che dice “stammi abbuono”.

6. palato asciutto: è quello che parla, parla, parla, parla e ti assilla. Tutto ciò che questo scemo ti dirà sarà per il 90% su sé stesso. Il lavoro, la famiglia, la sua ex, il calcietto, la macchina, la moto, le pippe. Il rapporto diventerà pesante e logorroico, fatto di parole e pochi fatti. Anche durante le sveltine riuscirà a parlare, facendo del “love talking” un monologo senza fine. Quando arriverà il momento in cui ti dirà “ti sto annoiando?” alzati, stizzita rispondi “ma come ti permetti?” e vattene. Non ha senso ma non saprà come replicare e avrai tempo di dartela a gambe.

7. il grossolano di quartiere: è quello che non presta attenzione ai particolari, che veste di merda, che sproloquia in pubblico (e scorreggia in macchina o quando fa benzina), è il babbo di minchia che non controlla i propri impulsi e fingendo di fare la macchietta ti palpa la tetta. Se a te piace la Vuitton ti regalerà sicuramente una borsa dei cinesi, sostenendo che è uguale “è solo una questione di marca, mia cara”. Il suo egoismo gli impedisce di vedersi come in realtà lo vedono tutti, te compresa. Non attendere troppo, la seduzione è fatta d’altro. Fagli notare che si è cacato nelle mutande, tappandoti il naso, lui ci crederà e andrà in cerca di un posto per cambiarsi. Ora puoi scappare.

Questo in sunto è ciò che mi sentivo di consigliarvi, per il resto valutate voi.
Se vi piace questo genere di persone non siete dei seduttori e come si dice “Dio li fa cretini e poi li accoppia”.

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la piattaforma dei “non famosi”


Ultimamente Facebook sta perdendo colpi e l’avanzata di Twitter è colonica. Mi accorgo di come tutto questo stia accadendo, di quale spinta Twitter abbia in più, in questo periodo. Sono loro, i vip! Mentre su Facebook le loro pagine sono sempre gestite da pseudo fan, stalker, mitomani, psicotici che si fingono vip, Twitter permette loro quella discrezione e quella tutela che serve per poter vivere il network con più tranquillità, esponendosi, sentenziando, giocando con la gente “comune”. Così mi avventuro in questo nuovo mondo cercando di farmi conoscere come fotografa e come blogghettara. Non modifico di nulla il mio modo di vivere il social ed imparo quasi immediatamente le “regole” dell’uccellaccio. Nel frattempo mi accingo ad espolorare questo universo di vip sciolti, nella rete, liberi di essere “umani”.

Ma ecco arrivare la tranvata! Dritta nel coppino. La resa dei conti, la scoperta che tutto questo non è altro che una delusione su ampia scala. Partiamo da una frase (tra l’altro postata su Twitter proprio da un vip) che secondo me dice tutto: “Twitter regala a molti l’illusione di essere amici dei personaggi famosi. E a questi, l’illusione di essere famosi.“(N.Brunialti). Bene su queste parole io espongo il pensiero che ho formulato. E’ vero, drammaticamente reale. Appena approdata sulla piattaforma dei cip cip ho aggiunto nella lista “fallowing” un po’ di vip che mi facevano simpatia. Li vedevo interagire, scrivere spesso e così mi permetto di salutarli, mandare loro delle massime, rispondere ai loro twitter e bla bla bla. Niente, il vip non mi caga di pezza. Avrà molti contatti, si parla di cifre grosse e quindi soprassiedo. Alla mattina questi poveri cristi devono sorteggiare gli stronzi di turno per poter replicare, non è un lavoro facile. Così cerco di mettermi nei loro panni e vado avanti. Poi però mi accorgo che i tweet in home di questi nostri vip sono perennemente saluti tra loro, menzioni tra loro, qualche “grazie, prego, tornerò” ai sorteggiati del giorno, un sacco di “buongiorno” e “buonanotte”, alternati a “oggi nevica” “domani piove”. Dunque, cosa troviamo di interessante nei loro tweet da doverli seguire e replicare e retwittare instancabilmente? Niente, io perlomeno. Così ho eliminato dalla lista tutti i cari amici vip (i pochi che seguivo).

E rimango io con altri terrestri a contenderci l’uccello. Chi dice questo, chi dice quello e via discorrendo. Nonostante mi sia liberata dei vip, noto con stupore che non è lo status televisivo o giornalistico a darti la notorietà, diciamo che loro sono i master. I vip campeggiano nel social network a prescindere! Vince chi twitta di più, chi twitta interessante, cinico, cattivo, studiato. Vince chi twitta la cazzata più colossale o posta il link più cazzuto, vince chi ha più follower e se ti retwitta sei un figo! Ecco che la sindrome del vip ha colpito l’uccello in maniera più esponenziale di altri sistemi di interazione. Lo studio di come e quando twittare per avere maggiore visibilità è un’atroce realtà che, non nego, ha colpito anche me. Non trovo affatto disdicevole volersi far notare, perlopiù certe persone, fuori di lì, sono le più anonime mai incontrare, roba che le calpesti al semaforo tipo mozzicone e manco te ne accorgi. Quindi perché non approfittare della piattaforma internettiana? Ma in certi casi si sfocia in qualcosa di incontrollabile.

Il “non famoso” attende, sempre, paziente, la morte di qualche stella del cinema o della musica così da poter postare per primo il cordoglio ed il lutto e raccogliere consensi da ogni dove. Ecco la pubblicità che serve, tanti retweet, a garganella! Oppure si apposta su Twitter ed utilizza la strategia del “scrivo una cosa che non ha senso così mi contraddistinguo e mi cagano e mi seguono e mi retwittano” ovvero cose del tipo:

1. io non so remare
2. guarda che io non scherzo per niente
3. secchiello e palette sotto il piumone con la pasta e fagioli
4. mi gratto un unghia
5. i pinguini scopano ai caraibi

Altra tattica vincente è quella del contrastare in maniera cinica i postatori sopraelencati, coloro che si uniscono ai cori e dicono le stesse cose (esempio: la neve su Roma, le vittime della Concordia, il moralismo sul grande fratello e bla bla bla), quindi tweet tipici sono:

1. lo sappiamo che d’inverno nevica e d’estate c’è il sole, inutile twittarlo sempre!
2. che palle con questo lutto collettivo, manco sapevate chi era la Houston!
3. quanti pecoroni in questi social network, scrivono tutti le stesse cose

Ed ecco che ci troviamo di fronte al fenomeno al contrario, sono molti di più quelli che vogliono demolire i noiosi postatori-gregge che questi ultimi. Facciamola finita con sti luoghi comuni, con quest’aggressività verso chi non ha molto da raccontare, se noi per primi, siamo pallosi allo sfinimento! Di persone originali per ora ne ho viste poche, e le cerco disperata perché mi piace imparare nuove forme di vippismo. Io sono molto attirata dalla notorietà, è un mezzo insuperabile per far conoscere eventuali talenti. Peccato che spesso ad usare questa strategia è gente che non ha né arte né parte. 50.000 fallower non faranno mai di te una persona di talento, scrivere frasi a cazzo son capaci tutti. I vip veri, quelli che ti snobbano, che non hanno tempo, che scrivono “merda di mosca” e vengono retwittati da 150.000 stronzi, sono più coerenti di te, affamato di notorietà!

Fattene una ragione, non sempre basta il consenso collettivo su internet. Quando spegni il pc torni a essere uno sfigato!

Amen

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