l’alibi farlocco del bidone


I bidoni, pacchi, buche. Quelle mancanze che non si digeriscono. Da sempre le persone danno buca, non si presentano agli appuntamenti, soprattutto i primi appuntamenti. Da sempre esistono ste teste di cazzo che all’ultimo momento ti lasciano nella merda, anche nel lavoro, o negli impegni presi. Spesso non si presentano e scompaiono, spesso, se esiste un minimo di rapporto, mandano l’avviso preventivamente (24 ore di anticipo), spesso lo danno post, quando tu li insulti. Ma la cosa più esilarante, se ci pensiamo, sono le motivazioni date (quando sono così gentili da darne) per giustificare l’assenza.

Come sempre voglio farvi riflettere sulle tristi e alquanto folli verità della vita. Anche nelle piccole cose che se ci pensiamo tanto piccole non sono. Il comportamento e l’atteggiamento di fronte agli impegni, di qualsiasi natura siano, danno una completa valutazione sul soggetto. E nel corso nella mia esistenza vi posso garantire che ne ho sentite e viste di tutti i colori, in merito. Quindi voglio regalarvi una piccola carrellata di “scuse” sul bidone. Ovviamente sono fatti realmente accaduti, enfatizzati a seconda del caso, non vorrei mai dire “ogni riferimento a fatti o persone sono da considerarsi casuale” perché corcazzo!

1. Primo appuntamento galante: vi incontrate, lui vi dimostra un’attenzione esagerata, di primo impatto, poi si parla, si discute e tra una frase e l’altra parte la vostra affermazione “non la do mai la prima sera”. Ecco che il suo umore muta, qualcosa non va. Al momento dei saluti voi chiedete se vi potete rivedere, data la buona conoscenza. Lui acconsente e vi date appuntamento per una cena. Bene, per tutta la settimana mandate sms carini, di saluto, ai quali non verrà data risposta repentina, anzi, di solito intorno alle 5/6 ore dopo, se tutto va bene. Il giorno precedente all’incontro chiedete conferma sull’ora e sul posto, niente. Se non che, al mattino, troverete un sms del soggetto con testuali parole:

tesoro mi dispiace, non potevo rispondere, avevo il cellulare sotto sequestro, sono riuscito a riaverlo ora dal ris di Parma.Un fottuto caso di omonimia alla centrale, durante una ricerca sui loro database per incastrare l’assassino di una studentessa malese presa a testate e uccisa sotto un albero di fico. Bene, quel tizio si chiama come me e sono stato tutta la notte in cella, a pane ed acqua, manganellato di tanto in tanto sulle chiappe perché non si fa! Perdonami ma dobbiamo rimandare l’appuntamento, non sono sereno, ora, nell’affrontarlo”.

Amiche mie, era meglio andare da sole da MacDonald.

2. L’impegno di lavoro: chiedete in giro se qualcuno è interessato a lavorare ad un progetto, ricoprendo la figura mancante. Molte persone si candidano e voi, con la sfiga sulla spalla a mo di pappagallo, fate la vostra selezione. La persona scelta accetta l’incarico, dopodiché spiegate bene di cosa si tratta e cosa la persona dovrebbe fare, il compenso, le responsabilità e tutto ciò che concerne quel tipo di progetto. La persona sembra titubante ma continua a dichiararsi interessata. Ma la titubanza si fa evidente e, preoccupandovi di un possibile buco, fate presente che è sempre possibile una sostituzione, ma la persona asserisce che no, ci sarà. Così che il giorno precedente al lavoro si sollecita una risposta definitiva per potersi accordare. Bene, il candidato risponderà dopo qualche ora con queste parole:

sono rammaricato ma in questo momento sono su uno shuttle orbitante intorno alla terra, mi hanno chiamato poco fa in emergenza che hanno trovato delle forme di vita aliena che fumavano erba su un nostro satellite… non so nemmeno come riesco a prendere campo… mi dispiace davvero ma non credo riuscirò a scendere di qui prima di 18 settimane, rammaricato.. zzzz..z.zsaa..z.<.z..zx.xz” click.

Quando vi scrivono con pause esitative, rivolgetevi altrove. E ora… lavorate da sole!

3. La cena con l’amica: ovviamente trattasi di conoscenza non troppo profonda, l’amica di “ogni tanto ci facciamo un aperitivo in allegria” che puntualmente ha da fare e non si riesce mai ad incastrare il momento giusto. Ma finalmente quel giorno arriva, ci si accorda, posto, ora, tutto. Ci si presenta al luogo dell’appuntamento dopo aver ovviamente prenotato, si attende fuori, fumando qualche sigaretta… che poi diventerà un pacchetto. Voi provate a chiamare, niente. Provate a mandare sms, niente, provate ad appellarvi a Dio Onnipotente dammi la forza, niente. Ad un certo punto arriva un sms e le parole saranno esattamente queste:

cazzo tesoro sono una deficiente, mi sono completamente dimenticata che avevo preso un altro impegno per questo giorno, ma da mesi, tipo 7/8 mesi fa, capisci non potevo disdirlo, non ho visto le tue chiamate perché cazzo… sono a cosce spalancate con un torello che sta sudando come un matto per farmi venire e quindi niente, sto riuscendo a rispondere tra un colpo e l’altro e ti giuro mi sento una stronza, ti prego perdonami ma davvero erano anni che ero d’accordo con lui, capiscimi…

L’aperitivo va scartato, meglio ubriacarsi a casa.

4. Buca con senso di colpa: capita a volte che qualcuno ti contatti su facebook per mille motivi e poi c’è quella tizia che ha scoperto che tu fai l’allevatore di pechinesi e ti domanda se per caso hai un cucciolo da donarle, oppure sei un botanico e ti domanda se le regali una peonia da crescere ed accudire, oppure sei laureato in giurisprudenza e ha bisogno di una consulenza su come strappare dalle mani del suo ex il porcellino d’india che hanno preso insieme. E tu, gentilmente, acconsenti dandole un appuntamento. Ma quel giorno lei non si presenterà. Il numero squilla a vuoto, gli sms restano senza risposta. E passeranno giorni, e mesi, quando finalmente da facebook lei ti riscriverà:

mi dispiace… ma non credo di meritare il tuo dissenso…  non hai idea di cosa mi è accaduto. Comunardo, il mio pollo domestico, ha commesso un atto disperato. Il giorno prima del nostro incontro l’ho trovato appeso impiccato alla porta del garage di casa, con un’espressione agghiacciante, gli occhi vitrei e la lingua a penzoloni. Mio padre, quel testa di cazzo, continuava a tirare su e giù la porta del garage convinto si fosse inceppata e ho visto con questi occhi la faccia di Comunardo deformarsi ad ogni colpo. E’ stato deturpato, dopo il suicidio, è stato deturpato orribilmente. Non puoi capire cosa si prova, non puoi proprio. Quindi risparmiati quella faccia da stronzo e quell’aria di chi è stato bidonato perché un mancato appuntamento non è nemmeno lontanamente paragonabile al suicidio del proprio pollo di casa. Addio” e poi ti vedrai rimosso dagli amici.

Ricordatevi sempre, l’unico porcellino d’India che hanno non è un animale.

Quante volte siamo stati bidonati? E quante volte con scuse assurde? Troppe. Le persone dicono si ma non vogliono mai incontrarvi, eppure acconsentono. Preferiscono sparire e darvi pacco piuttosto che ammettere di non avere voglia di vedervi, o anche solo di uscire di casa, o di rinunciare ad un ultimo impegno per voi. Le persone sono stupide e superficiali. E le persone, ricordate bene, non hanno assolutamente un pollo domestico che si chiama Comunardo.

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13 commenti

Archiviato in il popolo e la vita

13 risposte a “l’alibi farlocco del bidone

  1. lunetta231

    haha 🙂 altro che palestra! Da quanto mi fai ridere mi sto facendo certi addominali 😀 😀

  2. Antonella Mu

    Ecco, sei il mio nume domestico!

    allora non li conosco solo io gli stro…mboli!

    Antonella

  3. Bidoni a parte (me ne sono presi da donne, amici e parenti, conosco bene l’argomento) scrivi mica male…

  4. Figurati. Sono sempre più curioso di leggere il tuo romanzo

  5. Grande Giove, vai fortissimo!

  6. ricky

    eheheheheheheheheh………

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