Archivi del mese: maggio 2011

il facebook addicted


Cosa accadrebbe ad un facebook addicted se un giorno il server venisse bombardato dai terroristi? Ve lo dico io, impiccaggione sicura. O gas. O lametta. O volo dalla finestra. Di sicuro non resterebbe, inerme, a guardare il monitor che segnala “errore del server, non ricaricare, tanto è finita”. Paradossalmente sarebbe la miglior soluzione per esorcizzare l’individuo affetto da questo morbo pericolosissimo. Un morbo che, ahimè, ha colpito l’80% della popolazione mondiale (e ho sparato a caso, ma secondo me, occhio e croce, sono pure il 99% e l’1% che non va su facebook sono i clochard). Perchè una soluzione? Perchè il dolore sarebbe feroce, la gente camminerebbe lobotomizzata per strada, lavorerebbe (mentre prima cazzeggiava su facebook anche dal posto di lavoro), tornerebbe a casa stanca, atrocemente consunta ma, alla fine di tutto, rinascerebbe. Perchè troverebbe, prima o poi, un’alternativa. Tipo trombare o bere qualcosa con gli amici, andare al cinema etc etc etc.

Ma parliamo ora del facebook addicted e di ciò che vive costantemente ogni giorno, prendiamo l’esempio più eclatante, diciamo l’ammalato allo stadio terminale.

Il soggetto vive una vita apparentemente normale.

Alla mattina fa un’abbondante colazione composta da cereali, mousli, yogurt activia, fette biscottate con marmellata, caffè americano e un succo d’arancia. Tiene molto a partire con sprint per affrontare la sua giornata. Mentre si abbuffa come un cinghiale tiene tra le mani il suo i phone e con dita appiccicose di confettura fa scorrere le notifiche notturne di facebook, quelle che per colpa del sonno che l’ha catturato, non è riuscito a leggere e commentare. Indi, si lava i denti e si sciaqua il faccino sonnolento. Dopodichè si veste e prende la macchina per recarsi in ufficio.

Sul tragitto, tra un semaforo e l’altro, si diverte a leggere gli status della gente nella sua home e, ovviamente, commentarli. Poi d’un tratto inciampa nello status della sua ex (arredatrice di interni con cui stava da 10 anni che ha lasciato perchè lei non approvava il router nella nuova casa, facendo poco design) e legge “tu, che sei entrato nella mia vita ❤“. Rischia un frontale, sterza, fa dribling tra abeti, cripressi e sequoie infine frena in prossimità di un chiosco facendo fuggire 15 pover cristi che masticavano brioche alla nutella. Respirando profondamente, mentre la polizia bussa al finestrino, rilegge, rilegge e rilegge. Indi commenta: “hai lasciato morire la nostra storia, non hai lottato per tenerci in piedi e hai anche il coraggio di postare queste parole? Sei vergognosa… avevi detto che il router non faceva arredamento e ora lo hai fatto entrare, muori stronza!“.

Una volta presa la multa e consegnata la patente alle forze dell’ordine, il soggetto arriva in ufficio, in ritardo mostruoso e spiega l’accaduto al suo titolare, omettendo il fatto di facebook. Indi si mette al lavoro, o meglio, si siede alla scrivania e accende il pc. In attesa dell’accensione che dura la bellezza di 1,05 minuti, accede a facebook dall’ i phone per verificare se l’ex fidanzata ha risposto. In mancanza di ciò viene preso da un’attacco di tachicardia e prende 2 xanax. Una volta calmatosi accede a facebook dal pc, scostando con il gomito le 250 pratiche da svolgere per la giornata. Comincia a mandare messaggi privati a tutti gli amici in comune, tra lui e la ex, chiedendo se sanno che tipo di router quella baldracca traditrice ha collegato in casa.

Pausa pranzo, il nostro facebook addicted si reca con i colleghi alla pizzeria da gino, poco distante, per rifoccilarsi dalla faticosa mattinata lavorativa. Nel mentre si trova a mangiare e scherzare sulle dimensioni del culo della cameriera, gli arriva un sms da parte di un amico facebookkiano, che lo avverte di non vedere più il suo profilo. Il soggetto, visibilmente allarmato si alza e annuncia a tutti di sentirsi poco bene e di rinunciare, quindi, a finire il suo pasto. Correndo come un matto si reca al primo angolo nascosto della strada e chiama il suo amico. Egli non risponde (essendo al lavoro) e il nostro soggetto ha un attacco di panico. Una signora di mezza età, passando, chiede se ha bisogno di aiuto e lui agitato risponde “no, lei non può aiutarmi, nessuno può aiutarmi!”.

Tornato in ufficio, accede nuovamente a facebook scoprendo che il profilo è temporaneamente in manutenzione. Beve un pò d’acqua, rasserenato e procede con la prima pratica di lavoro. Ma dopo i primi 5 minuti riprova ad accedere, niente, ancora manutenzione. Continua la sua pratica avvertendo poca salivazione e continuando a bere. Dopo altrettanti 5 minuti di apparente lavoro, torna a controllare la situazione e all’ennesimo rifiuto di facebook egli scaraventa tutto ciò che ha sulla scrivania, compreso il pc, a terra. Dopo circa mezzora tutto torna alla normalità, facebook permette all’amico di rientrare nel suo account. Rimettendo la pratica a lato entra nel profilo di Pinco Pallo e ha un’amara sopresa: è stato eliminato dagli amici. Prova a mandare un messaggio privato a Pinco ma gli è stata bloccata la possibilità quindi si reca a casa, chiedendo al titolare il permesso in quanto si sente malissimo dalla pausa pranzo. Tornato a casa si taglia i coglioni, li condisce e se li mangia.

Consuma il  pasto frugale per cena, rigorosamente davanti al pc. Un pò annoiato osserva i link su facebook, gli affari degli altri, piange per Pinco Pallo mentre butta un pò di sale sul coglione destro, infama ancora la sua ex, scrive status disperati su come sia stanco di farsi il culo tutto il giorno e non avere gratificazioni, posta la sua ultima foto fatta in bagno (dell’ufficio) con l’i phone e improvvisamente qualcosa non va. I comandi rallentano e la pagina non carica, clicca aggiorna e tutto appare bianco. Preso dal panico chiama amici e parenti chiedendo “a te facebook va?” “si va…” “ma sei loggato?” “si” “esci e riloggati e vedi se va” “ok” “allora?” “va” “cazzoooooooooooooooo“.

La notte non prende sonno, ogni 10 minuti ritenta a loggarsi, niente, carica e da pagina bianca. Piange sommessamente e pensa a cosa potrebbe fare in mancanza del suo social network preferito ma non gli viene in mente nulla. Poi dopo 4 sonniferi crolla. Alla mattina appena sveglio il suo primo pensiero gli da il tachicardio. Accende il pc, riprova e… un avviso gli comunica che il suo account è stato disabilitato. Agghiacciato cerca di capire perchè e si ricorda che la ex ha la password. Sviene. Si riprende e cerca di pensare positivo: posso sempre rifarmi un account. Ma… tutti gli amici persi, gli status, i ricordi, i punteggi a farmville. Come può superarlo?

Operiamoci per salvare dal morbo i facebook addicted. La ricerca ci aiuta. Insieme si può.

Se tu hai di queste deviazioni: prendi subito in mano la situazione. Chili di gelato, un centinaio di dvd e niente pc per un mese.

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il moralista e l’indecenza del trash


I moralisti. Quelli del “non lo farei mai e poi mai“. Oh quella è una bella specie! Ci piace un sacco. Di tutti coloro che osannano che mai scenderebbero a compromessi nella vita credo all’un per cento. Se così fosse, tra l’altro, manco sentirebbero l’esigenza di dirlo. Un’alzata di spalle e via.

Ma entriamo nel fulcro della questione prendendo come esempio il più rindondante. Il successo facile e i soldi altrettanto facili. Questi nostri amici tronisti, questi concorrenti da reality, questi opinionisti presi a casaccio. Ecco loro riempiono il nostro schermo domestico, ogni giorno, ovunque. Se c’è da fare un’intervista viene fatta ad uno di loro. Addirittura ci portano le ecografie se prolificano. Alcuni di loro da belli e dannati si sono trasformati in intellettuali con tanto di occhialino alla Woody Allen (e fanno anche un pò ridere come lui). Se si mollano, se si tradiscono, se cagano in un’aiuola… eccoli sulla seduta della D’Urso. E tutti lì a guardare. E tra i molti ci sono anche loro, i moralisti. Magari schifati ma sicuramente un numero in più per l’auditel. E sono proprio loro che, se ti confidi che ti piace sollazzarti su certi programmi, tuonano:

Senza scendere nei particolari su cosa penso di chi insulta tali trasmissioni (uomini e donne, amici, grande fratello, pomeriggio cinque, domenica cinque) perchè diventerei più che cinica, diventerei volgare, vorrei accostarmi alla risposta più gettonata alla domanda “ma tu accetteresti di fare ciò che fanno loro?“. Bene, i moralisti rispondono “assolutamente no, piuttosto vivo sotto i ponti“. Ora… analizziamo bene la cosa. Posso essere d’accordo che questi personaggi prendono un mucchio di soldi più di noi onesti lavoratori che si maciullano i coglioni nelle fabbriche (la maggior parte dei moralisti lavorano spesso in ufficio e digitano una tastiera, ma tralasciamo) ma non sono pienamente convinta che davvero non garberebbero loro 2.000 euro per ballare su un palco in discoteca un paio d’ore o 5.000 per fare una comparsata in un talk show. Mi sento dire “per avere quei soldi dovrei essere pari a quelle persone di merda, mai!“. E anche qui un pò stento a crederci, perchè? Ma perchè io mi domando e dico: a chi cazzo non farebbero comodo i soldi senza dover faticare più di tanto? Ma soprattutto penso che la personalità e l’acume di un individuo è intoccabile. Se tu sei una persona a modo, intelligente e con passioni ed interessi prolifici, che cazzo può farti apparire in tv come un personaggio inutile, quello che no ha fatto nulla per essere lì? Sta a te dimostrare chi sei, ma soprattutto sta a te investire i soldi in maniera asennata.

Io, per esempio, lo farei. Perchè fare l’ipocrita? Non sono di certo un’attrice, non ho doti canore, non so ballare e non sono tipa da tv o da spettacolo ma… qualcosa so fare. Non mi posso “vendere” per poter poi sviluppare i miei interessi e farne un’attività senza ledere la mia morale? Posso essere una meteora che sfuma e tutti dimenticano. Non per forza si ha fame di popolarità se si scende a tale compromesso. E’ tutto molto individuale. Possiamo forse condannare chi ha sfruttato la dialettica (e soltanto quella) per vivere di rendita? E qui non parlo di donne che si sono “prostituite” (ma pure qua ci sarebbe da scrivere per ore, soprassiedo, non amo parlare di politica) ma di signorine che si sono sedute su una poltrona per anni e ora abitano in centro a Milano senza lavorare. Io non ho mai insultato questo gruppo di personaggi. Mi sono limitata a dire “ma chi sono?“. Nessuno, probabilmente. Ma la notorietà televisiva c’è e nessuno può discuterne. Se li incontri per strada li riconosci. Fa niente che cosa hanno fatto, fa niente che non hanno né arte né parte. Se ne sono fottuti e vivono la bella vita. Con i loro problemi, ovvio, come tutti, ma sicuramente agiati rispetto a chi non è come loro. Biasimiamoli!

Il moralismo è una brutta bestia. Ti spinge a detestare queste persone, un sentimento inutile e logorante. Spinge le persone a blaterare e commentare acidamente chi guarda tali programmi. Senza domandarsi “come” li guardiamo. Io sono una di quelle che si spara le repliche di “uomini e donne” ogni sera e tiro l’una ma non è che il giorno dopo mi gratto la vagina. Lo spirito con cui si guarda un programma è il fulcro della nostra intelligenza. E’ saperlo comprendere e dargli il giusto peso. Così come alle persone che lo popolano. Smettiamola di fare quelli con i genitali d’avorio! Piantiamola di dire “mi rifiuto di guardare la tv trash“, perchè questo non fa di voi dei soggetti migliori. Se riesci a guardare certe cose con l’occhio giusto resti te stesso. Rifiutare qualcosa è averne paura. E’ sentire che potresti essere etichettato come una persona poco intelligente. Ne ho sentiti migliaia ripetere la stessa cosa: “ma guardi il gf? ma ti prego!“. Io mi reputo una donna non intelligente, di più! Non sarà certo un programma a classificarmi, né mi vergogno a dire che una vita così agiata la piglierei al volo, anche a costo di sapere che fuori si domandano la stessa cosa di me “ma chi cazzo sarà mai sta deficiente?“. Ciò che sono io lo so io e chi mi sta intorno. E credo sia il pensiero fisso di tutti questi personaggi del momento.

Ho preso come esempio la televisione ma il moralista impera ovunque, sul lavoro, su internet, per le strade, nei bar. Il moralista se attacca col suo pippozzo ti sfrantuma i maroni, stare alla larga è il consiglio che do. La maggior parte di loro sa fare solo questo, dimenticando di dedicarsi alla propria vita ma schiacciandola senza pietà sotto il macigno della loro rettitudine. Ma andate a cagare! Oh però… senza rancore eh? Sennò rimango male.

p.s. e comunque a me Tina MI piace

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la sindrome da Wonder Woman


Esistono donne, ed il numero cresce, che si convincono di essere delle grandi donne. Il problema è che codeste signorine sono, ovviamente, solo convinte. La realtà dei fatti è ben altra. Quando la sera rientrano a casa e si tolgono il costume da Wonder Woman, tornano ad essere le solite sfigate. Appendono il cinturone all’attaccapanni e restano tutta la sera a guardare documentari sull’accoppiamento degli gnu con un sacchetto di patatine dietetiche, chiedendosi cos’altro inventarsi, il giorno dopo, per restare sempre sulla cresta dell’onda. In gergo comune questa si chiama “megalomania“. Ovvero ciò che qualcuno credere di essere, ciò che crea, inventa, manipola, per far credere agli altri e a sé stessa, di essere il top. Si inventa una carriera, si inventa una vita, si inventa una realtà che esula dal vero. A volte, questo tipo di donne, sono proprio cieche. Vedono ciò che vogliono vedere. La maggior parte delle volte il loro specchio proietta l’immagine di una donna bella, carismatica, intraprendente, famosa, talentuosa, vincente. Ma ricordate qual’era la donna più famosa che si appellava dicendo “specchio specchio delle mie brame…“. Ecco la risposta.

Come si riconoscono le donne afflitte dalla sindrome da Wonder Woman? Semplice. Innanzitutto come si vestono. Solitamente fuori moda, credendo di essere controcorrente, alternative e di poter stare bene sempre e comunque, anche con un sacco di iuta, all’occorrenza. (peccato risultino essere inguardabili e assolutamente trash). Mangiano poco e niente, ovviamente la linea è importante, e parlano costantemente con la bilancia, ringraziandola tutte le mattine, di essere così solidale. (peccato che il peso sia proporzionale al volume del cervello). Frequentano solo ed esclusivamente persone che le considerano divine (per lo più sfigati come loro) e che le riempiono costantemente di complimenti (peccato non si accorgano che la S sul petto sta per “sfortunella). Si inventano, decidono di credere che il loro presente sia impeccabilmente perfetto e che tutto il resto sia merda. Che le persone discostanti il loro “percorso” di vita, siano dei poveretti che non avranno mai un futuro (peccato deluderle… la vita di tutti gli altri è senz’altro meno sfavillante ma sicuramente reale). Lo sfavillìo, però, sia chiaro, è completamente una proiezione della loro mente da Wonder Woman.

Non esiste nessun presente fulgente, non esiste nessun futuro eclatante. Tutto ciò che crea, la WonderWomanista, è conseguente al suo alto grado di megalomania. Crede con assoluta certezza di essere il top. Lei è, per fare esempi stupidi: quella che si stampa la t-shirt col proprio nome (o peggio se lo tatua sopra il culo), quella che dispensa consigli a tutti con fare saccente ed è, ahimè, lampante la marea di cagate che sta sparando (considerato la sua vita che è totalmente differente dal film che la sua mente proietta), quella che è sopra tutto e tutti e che non esita a fartelo sapere, con subdoli giri di parole ed è quella che si presenta come una persona buona, altruista, generosa e che l’unica cosa che in realtà può darti è il suo curriculum vitae. Ma soprattutto, l’aspetto più importante che la WonderWomanista possiede è la doppia faccia. Tutto ciò che dice a te e che pensa di te sarà sempre illustrato come positivo e piacevole, ma come giri le spalle non esiterà a gettare merda su ciò che fai e sei con l’intento unico di dare valore e credibilità a ciò che lei sostiene di sé stessa.

Importante sapere che la maggior parte di queste donne è pressochè sola, contornata da illusioni e realtà distorte. Darà peso e valore esagerato a persone e cose che riesce a tenere ancorate alla propria esistenza. Tutte le altre dotate di acume che la eviteranno come la peste, automaticamente saranno etichettate come pessime e negative. Ben venga. Questa realtà aiuta a capire molte cose di sé stessi. Comparati a questi soggetti tutti noi possiamo solo che consolarci. Vite mediocri, magari, stenti e privazioni, l’umile contentezza di ciò che si è, ma sicuramente la visuale nitida e reale di ciò che siamo, che possiamo diventare e che abbiamo. Nel limbo della convinzione si vive un mondo inventato. Quando le WonderWomaniste si risveglieranno avranno una brutta, amara sorpresa. Quale? Che possono creare intorno a sè tutto ciò che credono dia loro valore, autoconvincersi di essere mitiche e fortunate, vedere il mondo nell’angolazione più occultata, dove ogni cosa tangibile e non a loro favore non si nota, ma prima o poi lo specchio smetterà di rispondere a comandi preimpostati. Si sa come va la tecnologia!

Bella batosta, tesori miei.

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