Archivi del mese: marzo 2011

i lottatori da materasso


Mentre mi sorseggio un caffè americano osservano dalla finestra i muratori sul ponteggio di casa mia che camminano attaccati ad un guinzaglio da cane un pò più grosso, mi è venuto in mente un fatto molto importante, fondamentale direi. Ovvero “cosa si fa dopo aver ciulato“. Insomma, la mia mente elucubra sempre aneddoti degni di nota, ogni volta che bevo il caffè americano guardando fuori dalla finestra i muratori magrebini che camminano con il filo che si allunga per non cadere e l’imbragatura.

Non è da tenere in disparte il durante, del rapporto intendo. Perchè in base a come fai l’amore, ti comporti nella fase successiva. E’ come un iter, un indole, un comecazzotepare. Ma in base a come scopi ti dirò chi sei (ed eventualmente non ti scopo più).

Parliamo di uomini, delle donne ho poca esperienza, mi farò dire da chi ne sa di più.

1. l’orsacchiotto: colui che mentre ti accompagna al letto (perchè lo fa solo lì) ti sussurra all’orecchio paroline dolci, poco accattivanti, frasi d’amore, ti ci soffia dentro che vorresti tirargli un calcio nei testicoli con una tale potenza da spappolarli e darli al cane al posto della carne trita. E poi quello che ti accarezza per due ore che sei lì che pensi “ma la settimana enigmistica no?“, quello insomma che vorresti si desse una mossa che magari ti sorprende. E di fatti… quando lo vedi nudo ti senti quasi consolata dal fatto che per un secolo hai subito i suoi pallosi preliminari. Ma poi… anche durante l’amplesso, dolci e piccoli colpetti da panda sterile. Che vorresti piangere e lo fai, un pianto sommesso. Lui ti guarda, si ferma (ecco, appunto) e ti prende il volto tra le mani mormorando “amore, non ti preoccupare, non sarà una botta e via.. io ti amo“.

E dopo, ti cinge tra le sue possenti braccia (ascella rigorosamente pelosa) e ti tiene stretta a sé tutta la notte. E tu ovviamente non dormi nemmeno un minuto. Temi di infartarti al mattino quando lo ritrovi lì e te ne eri completamente dimenticata. Ecco, l’orsacchiotto direi:

2. lo sborone: che non è colui che sbora molto (volutamente con una sola R o mi censurano) ma quello che ti fa il brillante tutta la sera con i suoi discorsi da megalomane, ti racconta di quante donne s’è trombato ma soprattutto quante auto ha cavalcato (porche, mercedes, maserati, chrysler). Insomma quello che ti offre da bere (tanto ovviamente, da metterti nelle condizioni di non capire quanto poco “interessante” è il soggetto) e poi ti porta a casa sua. Mega appartamento, letto da gran premio e sbaaam! Ti sbatte sopra (lenzuola rigorosamente leopardate) e ti comincia a tastare una tetta, ma così forte che un macellaio stressato ti fa meno male. Dopo il tasta-tetta passa all’attacco e mentre ti dice un sacco di porcate del tipo “ora ti trapano per bene, vedrai come urli” tira fuori l’arnese e tu vorresti ridere ma sei troppo educata così fingi con te stessa che sia la sbornia che ti annebbia la vista. Ed ecco che parte l’amplesso. Finito. Finito!?!? Ebbene si. Due colpetti da iguana allupato e via. Guardi il suo fiore avvizzito e domandi “tutto bene?” e lui “non mi è  mai capitato“.

E dopo, passa tutta la notte a ripetere tipo mantra “è colpa tua, sei poco seducente, dovevi bere di meno… non perdo mai un colpo baby, fidati, non funziona con te”. Ecco, lo sborone direi:

3. Il muto: colui che spiaccica due parole all’ora, che in mezzo agli amici spicca di meno ma è il più misterioso, carino. Quello che ti lancia le occhiatine di sottecchi e tu ti senti attizzata come un ceppo di legno nel camino di montagna ma anche come un turacciolo nel camino elettrico. E dopo questo magico gioco di complicità silenziosa ti avvicini e cominci a parlare (solo tu). Lui è quello che adora ascoltare ed è come se la tua voce lo sommergesse di nuove emozioni, così finalmente parla e ti dice “scopiamo?“. Compreso che non ce la fa più a sentirti parlare ti chiede di portarlo a casa tua (casa sua non si può, non è passata la filippina la mattina e c’è casino), così mentre entrate in casa lui già ti spoglia in salotto. Tu ti senti arrapata come una scimmia portoricana e emetti suoni striduli del gatto in calore. E poi vi trovate sul tappeto (quello accanto al letto, di persiani o pelle di mucca non ne possiedi). E via di trombata spettacolo! E’ proprio vero, quando stanno zitti riservano sempre queste performance da ululato.

E dopo, quando tu ancora respiri affannata e pensi di aver trovato l’uomo della tua vita, quello che non parla, che ti ascolta, che se lo porti a fare shopping non ti scassa il cazzo ma anzi, ti fa cenno con la testa per ogni capo (gli piace tutto) e ti porta anche i sacchetti e tromba come un martello pneumatico, ecco, mentre tu pensi a tutto questo senti un rumore molto fastidioso dal tuo lato, ti giri e lui DORME, russando come un trattore. Ecco, il muto direi:

4. il vicino di casa: quello che vedi tutti i giorni, che prende l’ascensore con te, quello sposato con la carrozzeria a due passi che ti tagli i pneumatici ogni settimana pur di andare da lui, quello che ti sorride sempre e nei denti ti ci specchi. Lui è il vicino con il quale ti scambi due parole davanti la casella della posta, quello che chiami quando ti si rompe una tubatura ma ti risponde “riparo solo auto“, quello che ti sogni la notte e che ti ricorda immancabilmente bobo del “bello delle donne” (non guardatelo mai, solo lo spot rompe i coglioni da morire). Ed è lui quello che dopo anni di tampinamento ti viene a chiedere lo zucchero e tu apri la porta col baby doll da zoccola e manco due minuti dopo vi rotolate sul parquet (sconsigliato, il giorno dopo hai le chiappe a pezzi). Discreto amante, ma non al pari delle aspettative. Meccanico e tecnico ma soprattutto con l’urletto da castrato ad ogni colpo. Beh… l’occhio sgranato vi verrà naturale ma poi torna tutto a posto. E nel mentre state per venire (finalmente) lui con un sorriso vi chiederà “me lo metteresti il mignolino nel…“.

E dopo, nemmeno finirà la frase che il vostro letto sarà vuoto. Ecco, il vicino di casa direi:

5. lo sconosciuto: colui che tutte la mattine beccate al parco a correre, nella stessa fascia oraria (in realtà non è casuale) e nello stesso lato, accanto al ruscelletto. Quello che ogni volta che vi incorciate ti sorride e saluta, quello che a volte è col labrador, quello che spesso incontrate anche dal panettiere. Insomma, quello che con la tuta adidas fa la sua porca figura e che beve dalla bottiglietta dell’acqua in modo sexy che non lo potete manco raccontare. Ma è anche quello che oltre non va mai, anche quando tirate come il pennuto antagonista di Willy Coyote per raggiungerlo e vi fa al max un cenno di saluto e poi guarda le papere nel ruscello. Ecco lui è quello che pensate “non me lo scoperò mai“. E un giorno arriva l’estate e lo ritrovate al solito posto, con lo short bianco che corre e vi accorgete che ha un pisellino invisibile e allora vi consolate e dite” ma menomale che non me lo scoperò mai“. Eppure… qualcosa accade. Una sera nello stesso locale vi incontrate, un cenno di saluto (ancora) e una bevuta pazzesca. Alla fine abbandonate gli amici e vi trovate al parco, di notte, sotto una fronda e via di Alligalli! Che ce l’avrà pure mediamente piccolo ma che arte!

E dopo, beh dopo mentre siete stremati e la brezza estiva muove le foglie del salice e vi sentite ebbri e volteggianti, lui prenderà una sigaretta, l’accenderà e ve la porgerà. Il gesto più punito dalle donne del pianeta per voi sarà la scintilla per capire che… Ecco, lo sconosciuto direi:

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l’educazione delle fanciulle


Come mai, la maggior parte delle adolescenti del giorno d’oggi sono così… come dire? Baldracchine e maledettamente stupide. Tutti a dar contro ai poveri genitori. Se la danno presto è colpa dell’educazione impartita, colpa dell’assenza del padre, colpa di genitori separati. E chi più ne ha più ne metta. Quel che le ragazzine decidono di fare parte dalla loro testa. Il più delle volte la cosidetta “sveltina” con il brufoloso e tamarro coetaneo è la tanto ricamata “dimostrazione d’amore“. Manco sanno cos’è un clitoride. Indi, considerato che il loro gesto è prettamente romantico, non diamo loro il peso di sentirsi responsabili. Di certo è che sono prese poi dalla smania di dimostrarlo anche al restante 90% della cumpa (il 10% sono le amiche). Ecco perchè poi diventano troiette. O almeno, così le catalogano i friends e a loro non da certo fastidio, da quel momento la loro notorietà è arrivata, fa niente se per certe cause.

Ma non fermandoci esclusivamente sulla troiaggine, parliamo della stupidera (detta anche, solitamente, buzzurraggine). Le signorine in questione, nei primi periodi della loro adolescenza, saranno sfigate, orrende, sciatte. Appena affacciate alla realtà scolastica, di quartiere e dei locali, si renderanno conto di come l’abito fa il monaco. L’unico problema reale non è seguire la moda ma è che se la creano, e fa pure cacare. Extensions colorate (assolutamente sintetiche), magliettine maculate, leggins di tutte le tinte, stivali col pelo (più sono gonfi meglio è) e piercing a gogo. Tutto questo sarebbe colpa della famiglia? Si domandano perchè la madre la fa uscire così? Ma siamo proprio certi? E il linguaggio forbito? Che addirittura si sente che usano l’A senz’ H pure quando parlano! I genitori non li seguono abbastanza nei loro percorsi di studio? O forse sono loro che mentre sono in classe si fanno la manicure con gli stickers di hello kitty?

Ma non dimentichiamoci il fattore “fotografie“. Si, perchè le adolescenti di questo decennio passano ore ed ore davanti allo specchio del cesso a farsi autoscatti strapatinati. Rigorosamente spalmati di photoshop subito dopo. Il tutto a discapito di quei due pirla dei genitori che per pisciare devono usare l’annaffiatoio (più il padre che la madre, per lei optiamo la baccinella del bucato) perchè la figlioletta sosta due ore d’orologio dentro il bagno. Ma se loro decidono di parlarne (dopo aver consultato lo psicologo di famiglia) la pargola risponde che non esiste posto migliore come il cesso per lo sfondo! Un conto è la mattonella chiara, un conto la tappezzeria di winnie de pooh di cameretta!

Ma perchè, mi chiedo, perchè colpevolizzare quei due coglionazzi che devono sorbirsi l’anticristo ogni santo giorno? E avere anche la responsabilità di sapere che l’hanno generato proprio loro. E tutti a puntare il dito contro di loro:

l’ hai educata male
l’hai lasciata sempre troppo libera
ma non le dici niente che esce così?
le hai permesso cose che tu non hai potuto fare, sbagliando

Eh beh… che dire? Essere madre non è poi così semplice. Una ce la mette tutta per infarinare le pulzelle e renderle diligenti, studiose, sobrie e soprattutto caste. Fanno di tutto per permettere che il futuro delle loro fanciulle sia sicuro e luminoso. Nel lavoro, nella scelta degli amici e dei fidanzati, nel dare consigli sempre ponderati. Solo che non sempre tutto questo funziona… soprattutto se la mamma in questione è come questa qua:

madre: “tesoro, hai finito di giocare con Ken? Vai a letto!”
figlia: “mamma, devo chiederti una cosa importante…”
madre: “su dimmi, che devo bere il latte col miele e andare a farmi un cannone”
figlia: “pensavo a cosa fare da grande…”
madre: “a mezzanotte? diocanta, ma pensaci tra dieci anni!”
figlia: “no davvero, è importante… cagami”
madre: “oh, non si dice quella parola, è brutta”
figlia: “ok, scusami…chiedo venia”
madre: “cazzo è mò venia?”
figlia: “io sono davvero in dubbio”
madre: “ho capito, niente cannolo… che dubbio?”
figlia: “non so se voglio fare il medico specializzato in malattie cardiovascolari o la ballerina di burlesque”
madre: “AHHAHAHAHAHA ma amore, che cazzo di dubbio è? IL MEDICO ovviamente”
figlia: “uhm… sei sicura?”
madre: “certo, salvi la vita alla gente e magari alla tua povera madre quando avrò un infarto, con quello che mi fumo…”
figlia: “si però anche se salvi la vita alle persone non ti si incula nessuno…”
madre: “aridaje con sto frasario!”
figlia: “MA E’ VERO!”
madre: “cazzo ti urli che è mezzanotte? Comunque.. ascolta mamma, salvare ogni giorno una persona farà di te un eroe e la sera tornerai soddisfatta a casa pensando a quante cose buone hai fatto”
figlia: “si ma pensa che la ballerina di burlesque è un mito, la gente vuole conoscerla e toccarla e salutarla e dire che è sua amica… è bella insomma, no?”
madre: “amore… a parte che lo so io che vogliono dalle ballerine di burlesque… ma a prescindere, preferisci l’onore o la fama?”
figlia: “non lo so… ecco perchè ho questo dubbio atroce”
madre: “zzZzzZzz”
figlia: “mammaaaaaaaa?”
madre: “ops, si dicevamo… boh amore io penso che tu sia un tantino troppo giovane per pensare a queste cose, fai la terza elementare!”
figlia: “meglio svegliarsi ora che dopo quando ormai sei in qualche paese sperduto a battere il marciapiede”
madre: “oh cretina, cazzo dici? E’ questo che prevedi per il tuo futuro? Che razza di educazione ti ho dato io eh? Mò sveglio tuo padre…”
figlia: “e dopo come te lo fumi il cannone?”
madre: “ah già vero… ma non sono cose che ti riguardano, non ti impicciare e vai a letto!”
figlia: “vabbene… vado allora, posso portarmi Ken?”
madre: “no, Ken solo di giorno e fuori dal tuo letto”
figlia: “ma la barbie me la fai sempre portare, perchè mai?”
madre: “lo capirai quando sei grande”
figlia: “ah dici che è lecito portare una femmina a letto?”
madre: “occazzo come gliela dico questa?”
figlia: “non preoccuparti, vado a dormire… notte mammina”
madre: “oh patatina… va che la mamma crede in te… diventerai qualcuno”
figlia: “speriamo…”
madre: “abbi fiducia, capirai cosa vuoi, un giorno”
figlia: “magari divento come te!”
madre: “eh mò pretendi un pò troppo… A LETTO!”

Meditiamo.

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l’importanza di chiamarsi ADSL


Viviamo in un mondo dove la tecnologia è il futuro. Dove la maggior parte della popolazione è profondamente legata a internet. I social network (primo su tutti Facebook) sono il pane quotidiano della nostra gente (nel terzo mondo i pc se li mangerebbero, fili compresi e io qui mediteterei). Ogni giorno, quando sono da qualche parte, supermercato, strada, bar, metropolitana, sento le persone (di qualsiasi età) chiacchierare e, tra una frase e l’altra, sento: “si ma l’hai vista su facebook? Che foto orribile!“, piuttosto che “stasera poi te lo passo su Facebook“, oppure “l’ho conosciuto su Facebook e sembrava un bravo ragazzo“. E via discorrendo.

Il problema è la mancanza di rapporti umani, e qui mi infilo anche io. Il dimenticarsi troppo spesso il mondo fuori. O anche il mondo dentro casa, quindi cucinare assieme, le feste, le cene tra amici e le tanto sane scopate tra partner. Oggi no, se si fa la sveltina è tanto perchè poi si va su Facebook a vedere la posta, le notifiche e poi ci sono gli audaci che pubblicano la foto post-copula sul profilo.

In un certo senso potremmo anche dire che, se presa nella giusta dose, la rete è un bagaglio. Si possono scoprire molte cose, conoscere argomenti mai affrontati, agevolare la propria esistenza consultando siti (per esempio, gli orari dello sciopero dei mezzi di oggi lo so grazie al sito ATM, sempre molto aggiornato quando non si lavora), conoscere anche le previsioni del tempo, all’occorrenza, se non eravamo a casa in orario TG. Così le notizie, il gossip, la possibilità di farsi nuovi amici. Leggere l’Hard Blog di Miz. E bla bla bla. Ma tutto questo ha un prezzo, se si supera la soglia. Quando si arriva a fare ordini online per la consegna a casa della pizza è la fine.

E qui parlo di me. Un fatto che quando accade mi fa rinsavire, mi fa rendere conto di quanto poca voglia spesso ho di rapportarmi col nostro universo, fatto anche di disgrazie e dolori ma pur sempre tangibile, reale, l’unica cosa vera. E me ne accorgo quando succede quel che fa impazzire il 90% della popolazione: quando non funziona la connessione. Togli quando Facebook ha il crash. Quello è un altro fatto molto grave che isola e paralizza la gente per tutto il lasso di tempo in cui gli omini si prodigano per rialzare il server da terra. Ma la connessione ti toglie ogni cosa, anche la possibilità di cazzeggiare in attesa del ritorno del nostro Social Network preferito. Ovvero: se non funziona Facebook, io vado su Twitter a scrivere che “non funziona Facebook“, giustamente. Ma quando l’adsl (o fibra ottica, o wireless, o vicino di casa che ha spento la sua di wireless, o chiavetta) decide di morire, in casa mia, accade questo:

Ore 10.00 a.m.

Miz accende il pc e il modem Adsl ma aprendo una qualsiasi pagina da “errore di connessione“, nonostante il modem sia acceso e funzionante.

1. Miz, calma e sorridente clikka “esegui diagnosi e ripristina“, bevendo il caffè del mattino e sperando poi di fare tanta cacca

2. al momento del risultato negativo della diagnosi, Miz smette di bere il caffè e guarda attonita il monitor

3. riprova a fare “esegui diagnosi e ripristina“, cercando di bere il caffè con calma e serenità

4. al risultato ancora negativo dell’operazione, Miz sgrana gli occhi e dice “oh… perchè?

5. riavvia il pc

6. nel notare che la cosa si ripete riavvia pc e modem adsl (e la mamma se passa di lì, riavvia pure lei)

7. all’accensione ha già finito il caffè ustionandosi la lingua e cerca di controllare un moto di tachicardia

8. accortasi dell’insistere della connessione fantasma agguanta il cordless con mano tremante componendo il 187 e  urlicchiando “cazzo no no no!!!

9. mentre attende in linea i tecnici Adsl prova di nuovo a riavviare il pc

10. ancora in attesa parla da sola “ma perchè tutte a me? come mai il mio pc ne ha sempre una? Come farò senza di lui?

11. mentre il pc si riaccende nota che la connessione riparte

12.alice buongiorno sono Antonella, in cosa posso esserle utile?

13. hey la mia connessione vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

14. click

E tutto questo… non va bene.

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