babbo natale non esiste


Quando mi fu detto, ai tempi passati, direi secoli fa, non feci una piega. Perchè a Babbo Natale io non ho mai dato credito. Chi mai dall’alto manderebbe un personaggio del genere a distribuire regali? Peccato che i bambini non leggano i blog, altrimenti avrei parlato loro, con totale onestà. Confessando apertamente che il loro beneamato Babbo non esiste. Sono felice di essere cresciuta con questa verità. Perchè va apprezzato lo sforzo dei nostri genitori che comprano, portano a casa e impacchettano i tanto agognati doni. Ma devo ammettere che da allora ad oggi qualcosina è cambiata.

La scena che più sovente mi si propone è quella del centro commerciale, due o tre giorni prima del Natale. L’allegra famiglia davanti alla distesa cosmica di pandori e panettoni. E i due pargoli al seguito. Sono lì che guardano ogni singolo ingrediente delle scatole, che le maneggiano con ardore, che si consigliano e nel frattempo, qualcuno, non è molto d’accordo e compie ripetute gesta per palesare il suo diniego: il bambino che vuole passare al reparto giocattoli.

Ciò che avviene è in ordine cronologico questo:

1. il bambino tira la maglia della mamma mugolando
2. il bambino comincia a strabuzzare gli occhi ed emettere suoni tipo “mmmmmmmh” molto striduli
3. il bambino tira la maglia delle mamma e nel contempo si siede per terra, così che la madre si pieghi e si accorga della zavorra
4. all’indifferenza della madre, il bambino risponde con un grido inferocito
5. la madre cerca di strapparsi dalla presa del figlio ma egli inizia anche a distendersi sul pavimento
6. la madre si incazza in maniera soft e si volge altrove, smettendo di cacare il bambino

7. di fronte a tale atto il bambino inizia a contorcersi sul suolo del centro commerciale, gridando frasi contenenti la parola “mamma” seguita da parolacce ed impropri di stampo infantile, lacrime e grida convulse, vestitini strappati di dosso, idem i capelli

8. madre, padre e figlio più grande lo raccattano da terra con modi bruschi scaraventandolo nel carrello e si dirigono al reparto giocattoli

Il paragone al secolo passato, ovvero il periodo della mia infanzia, può apparire ipocrita o falso. Ma la scena che si creava, ai tempi, tra me e mia madre era la seguente, ve lo garantisco:

1. Little Miz si trova nel reparto pandori e panettoni del supermercato di quartiere con madre, padre e sorella maggiore

2. Little Miz nota da lontano il reparto giocattoli

3. la madre di Little Miz si volta verso di lei chiedendo quale panettone desideri e la pargola indica quello dove c’è il regalo attaccato, la madre lo mette nel carrello

4. la famiglia di Little Miz si avvicina al reparto giocattoli, passandoci davanti
5. Little Miz contrariata tira la maglia alla madre dicendo “ma i giochi?”
6. la madre di Miz replica “non possiamo ora… facciamo mese prossimo ok?”
7. Little Miz un pò triste non replica ma continua a voler spingere il carello

Quando la mattina di Natale mi alzavo per andare a controllare l’albero c’era sempre un regalo per me. Ed era sempre una gioia immensa. Bene, questo post ovviamente non vuole farvi commuovere, tutt’altro. Vorrei che i bambini potessero sapere quanti sacrifici i genitori fanno per potersi permettere un regalo. Ahimè però, come è mutata la reazione dei bambini di fronte ad un “no”, così è cambiata la regolazione dell’entità-regalo-per-figli.

Quando i bambini del 2000 si alzano la mattina di Natale, sotto l’albero, ci  trovano un’industria di giocattoli e Willy Wonka che fa da cicerone. E coi prezzi che ci sono oggi, direi che le famiglie o fanno i mutui o davvero non si può proporre lo spreco. Ovvio che si parla generalizzando (per fortuna esistono ancora famiglie dei tempi miei, dove i bambini erano ancora privi di epilessia virtuale) ma tutto questo è triste. Perchè le famiglie che si sono messe a novanta per farsi passare i bancomat nella crena del culo non capiscono che tutto il merito di questo va… a lui, a Babbo Natale.

Ma un figlio può crescere irriconoscente fino all’età della ragione? Naaah!

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2 commenti

Archiviato in le atroci verità

2 risposte a “babbo natale non esiste

  1. Jen

    Già vero.
    Qualcosa mi fa pensare però che Babbo Natale, come le altre figure legate alle festività, esistessero (ed esistono) per rendere i bambini motivati a controllare i loro comportamenti capricciosi.
    ” Guarda che se non fai il bravo, Babbo Natale ti porta il carbone!!” (metodo preistorico educativo verso il quale sono in totale disaccordo)
    E avoja dell’umiliazione con gli altri ragazzini, a dire che a te il panciuto vestito di rosso t’ha portato alimenti da camino!
    Per non parlare del fatto, che nell’illusione sull’esistenza di figure del genere, si stimolava la fantasia, rendendo i pargoletti felici e lontani dai problemi concreti della vita che avrebbe avuto comunque modo di conoscere crescendo.

    Nonostante ciò, l’altra parte della medaglia, mi rende conscia del fatto che serve ben poco all’educazione tutto questo.
    E’ bello sognare, ma forse più educativo rendere consci della verità sul mondo sin da subito.
    Se non altro, nel crescere, lo shock sarà minore e il disarmo nell’affrontare la vita meno evidente, essendo cresciuti nella consapevolezza.

    A me è piaciuto credere in Santa Lucia (Babbo Natale da me era meno usato, credevo che fin qui non ci potesse arrivare perchè il mio camino era troppo piccolo o.O), non mi pento di aver sognato quand’ero bambina in questa figura, ma trovo del tutto giusto rendere consapevoli i bambini che tutto ciò che possiedono è frutto del sacrificio dei genitori, dato che nulla piove dal cielo 🙂

  2. Capisco il tuo discorso ma ovviamente non lo condivido, o meglio, la prima parte. Altrimenti non avrei scritto questo post, penso che i bambini non siano protetti se infilati in un sacchetto di fiabe e sogni. C’è da dosare un pò tutto. Tu parli dei tuoi momenti di bambina, ti assicuro che non erano gli stessi tempi di oggi. Oggi sono spaventata dall’audacia di questi pargoli. Se la fantasia li fa essere così… non voglio immaginare la realtà!

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